
- 150 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Tre atti e due tempi
Informazioni su questo libro
«Io mi chiamo Silvano ma la provincia è sempre pronta a trovare un soprannome. E da Silvano a Silver la strada è breve».
Con la sua voce dimessa e magnetica, sottolineata da una nota sulfurea e intrisa di umorismo amaro, il protagonista ci porta dentro una storia che, lette le prime righe, non riusciamo piú ad abbandonare. Con Tre atti e due tempi Giorgio Faletti ci consegna un romanzo perfetto come una partitura musicale e teso come un thriller, che toglie il fiato con il susseguirsi dei colpi di scena mentre ad ogni pagina i personaggi acquistano umanità e verità.
Un romanzo che stringe in unità fili diversi: la corruzione del calcio e della società, la mancanza di futuro per chi è giovane, la responsabilità individuale, la qualità dell'amore e dei sentimenti in ogni momento della vita, il conflitto tra genitori e figli. E intanto, davanti ai nostri occhi, si disegnano i tratti affaticati e sorridenti di un personaggio indimenticabile. Silver, l'antieroe in cui tutti ci riconosciamo e di cui tutti abbiamo bisogno.
***
«C'è morbidezza di toni, nel libro, malinconia; e anche, accanto alla trama a suspense, una delicata storia d'amore appena sfiorato ma che ci commuove...Eccellente sorpresa, insomma».
Giovanni Pacchiano, « il Fatto Quotidiano»
«(...) con Tre atti e due tempi, Faletti conferma la sua volontà di confrontarsi con temi più legati al nostro vissuto quotidiano: il conflitto tra le generazioni, la difficoltà di essere giovani, il ritorno al rispetto delle regole morali, la qualità dei sentimenti e la necessità dell'amore».
Santa Di Salvo, «Il Mattino»
Con la sua voce dimessa e magnetica, sottolineata da una nota sulfurea e intrisa di umorismo amaro, il protagonista ci porta dentro una storia che, lette le prime righe, non riusciamo piú ad abbandonare. Con Tre atti e due tempi Giorgio Faletti ci consegna un romanzo perfetto come una partitura musicale e teso come un thriller, che toglie il fiato con il susseguirsi dei colpi di scena mentre ad ogni pagina i personaggi acquistano umanità e verità.
Un romanzo che stringe in unità fili diversi: la corruzione del calcio e della società, la mancanza di futuro per chi è giovane, la responsabilità individuale, la qualità dell'amore e dei sentimenti in ogni momento della vita, il conflitto tra genitori e figli. E intanto, davanti ai nostri occhi, si disegnano i tratti affaticati e sorridenti di un personaggio indimenticabile. Silver, l'antieroe in cui tutti ci riconosciamo e di cui tutti abbiamo bisogno.
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«C'è morbidezza di toni, nel libro, malinconia; e anche, accanto alla trama a suspense, una delicata storia d'amore appena sfiorato ma che ci commuove...Eccellente sorpresa, insomma».
Giovanni Pacchiano, « il Fatto Quotidiano»
«(...) con Tre atti e due tempi, Faletti conferma la sua volontà di confrontarsi con temi più legati al nostro vissuto quotidiano: il conflitto tra le generazioni, la difficoltà di essere giovani, il ritorno al rispetto delle regole morali, la qualità dei sentimenti e la necessità dell'amore».
Santa Di Salvo, «Il Mattino»
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Informazioni
Print ISBN
9788806204259eBook ISBN
9788858405048Sedicesimo
L’addetto al cancello mi apre il battente e permette alla monovolume che guido di uscire. Mi osserva sfilare con un sorriso beato, facendo con una mano stretta a pugno e il braccio piegato un gesto di trionfo. Nel piazzale dello stadio la festa non accenna a placarsi. I tifosi sono impazziti e hanno invaso il campo subito dopo il fischio che ha segnato la fine dell’incontro. Sembravano locuste affamate che si avventavano sul grano. Ora i festeggiamenti proseguiranno per le vie cittadine per tutta la notte e oltre, con clacson, rumore di motorini, trombe e bandiere spiegate.
Ormai quello che è successo lo hanno visto tutti. E con gli occhi di tutti fissi in campo, chi vuoi che si accorgesse di me, mentre mandavo un messaggio a Gentile con un cellulare che usavo per l’ultima volta.
Fuori Della Favera e Fassi. Fai entrare Masoero e Bernini. Digli che giochino come sanno fare.
Roberto e il portiere si sono riscaldati e sono entrati in campo con la timidezza della prima volta, accolti da un’ovazione generale. Poi sono stati grandi, insieme a tutti gli altri. Mio figlio è ritornato il Grinta. La sua presenza in campo è stata galvanizzante per i suoi compagni e lui è subito diventato il punto di riferimento che tutti si aspettavano.
Abbiamo vinto tre a uno, soffocando nel secondo tempo la squadra avversaria, ridotta nella sua metà campo senza avere in pratica la capacità di uscirne, salvo pochi sporadici tentativi di contropiede stroncati senza pietà dalla nostra difesa. Il Grinta ha segnato il gol del pareggio, poi Zinetti, il mio protetto, ha messo a segno una doppietta che stasera sarà esaltata in ogni telegiornale e trasmissione sportiva e domani su ogni quotidiano.
Negli spogliatoi, dove i giocatori si sono rifugiati di corsa per evitare di essere fatti a pezzi dai tifosi in visibilio, è scoppiato un casino mai visto. Roberto è stato portato in trionfo, passato di spalla in spalla come fosse il feretro di un resuscitato. Quando lo hanno messo a terra, dopo abbracci e strette di mano e pacche sulle spalle, mi ha cercato con lo sguardo.
Io ero in fondo al corridoio, davanti alla porta della stanza in cui Sandro Di Risio mi era spirato fra le braccia. Quando hanno visto che stava venendo verso di me, gli altri lo hanno lasciato andare, per rispetto di quello che si presentava agli occhi di tutti come un legittimo momento intimo.
Roberto è arrivato davanti a me. I suoi tacchetti sul pavimento erano ognuno un battito del cuore. Ci siamo guardati. Questa volta non era una storia di forza o debolezza, solo una faccenda fra uomini.
Anzi, molto di piú.
Una faccenda fra padre e figlio.
– Sei stato grande, in campo.
– Tu sei stato grande. Non saprò mai in che modo, ma so che lo sei stato.
Io sono un vecchio rincoglionito, perché in quel momento mi si sono inumiditi gli occhi e nella gola avevo qualcosa che sapeva di ferro e sembrava fatto di gomma.
Gli ho teso la mano.
Lui l’ha ignorata e mi ha abbracciato, stringendomi con una forza che ero certo avesse.
La sua voce smorzata mi ha sussurrato all’orecchio le piú belle parole che ho sentito nella mia vita.
– Grazie, Silver.
Io mi sono sciolto dall’abbraccio e gli ho indicato la folla festante, cosí aggrovigliata da sembrare un unico individuo. Si era aggiunto anche il presidente, costretto a festeggiare suo malgrado una vittoria che per lui significava una sconfitta e la perdita di chissà quanti milioni.
– Vai, è il tuo giorno.
– No, è il tuo giorno. Tu e io lo sappiamo e questo basta.
Poi mi ha girato le spalle e ha raggiunto gli altri. Io ho fatto quello che dovevo fare. Sono entrato nello spogliatoio di Di Risio, ho raggiunto il bagno e ho aperto la porta di comunicazione con la chiave che avevo ancora in tasca. Sono entrato nel magazzino e l’ho richiusa. Sono salito sopra, dove il Mister era appoggiato a terra come se fosse stato colto da malore mentre era in piedi davanti alla vetrata. Mi sono chinato, gli ho infilato la chiave in tasca e gli ho appoggiato il telefono accanto. Mi sono rialzato e sono rimasto un istante a guardarlo, poi ho detto le sole parole che mi sono venute in mente.
– Abbiamo vinto, Mister.
Mentre scendevo le scale, mi sono detto che, d’istinto, forse avevo pronunciato l’elogio funebre che Sandro Di Risio avrebbe preferito sopra ogni altro al mondo. Da basso, ho aperto la porta del magazzino con la mia serie di chiavi e ho raggiunto il mio mezzo senza che nessuno mi notasse. Me ne sono andato, lasciandomi lo stadio alle spalle. Domani mattina, quando quelli dell’impresa troveranno il corpo dell’allenatore, avrà il riconoscimento che merita. Tutti sapranno quello che ha fatto. Nonostante non stesse bene, nonostante un attacco di cuore che infine lo ha portato alla morte, ha guidato la sua squadra alla vittoria.
Un uomo che avrà la gloria che si merita.
Prendo finalmente il mio telefono dal taschino e compongo il numero di Rosa. Risponde al primo squillo.
– Dimmi, Silvano.
– Lo sai?
– E come non potrei? Ho seguito la radiocronaca su Manila Sound. Sei contento?
Sí, sono contento, Rosa. Non puoi nemmeno immaginare quanto…
– Molto. Moltissimo. E per festeggiare ho una proposta.
Rosa pare incuriosita dal mio tono allusivo.
– Che proposta?
– Che ne dici se vengo da te a fare la Ghigliottina?
Dall’altra parte c’è un attimo di silenzio. Poi mi arriva una voce calma e dolce, una voce che ha un accenno di sorriso, dentro.
– La trasmissione è finita, Silver.
– Ci sono le repliche, credo.
– Va bene, vieni.
– Fra due minuti sono da te.
Riattacco e accendo la radio. Cerco una stazione che trasmette musica. Per qualche giorno, basta calcio. La voce del cantante di un gruppo degli anni ’70, i Panda, esce dalle casse e mi comunica che ha voglia di morire.
Io, da ora, non piú.
Sono contento che Rosa abiti vicino allo stadio. A quest’ora tutte le strade saranno intasate di gente in delirio. Non avrei voglia e pazienza di districarmi nel traffico. In cinque minuti d’orologio sono sotto la casa della mia cameriera preferita.
Parcheggio e scendo dalla macchina. Arrivo al citofono e premo il pulsante in corrispondenza del nome. La voce di Rosa esce dall’apparecchio sfilacciata dalla scarsa qualità del cavo.
– Sí?
– Sono io, Rosa.
– Terzo piano.
Sento lo scatto della serratura, spingo il battente ed entro. L’atrio è quello di un palazzo abitato da gente che lavora, famiglie con due stipendi e tre figli, donne anziane che vivono della pensione del marito, visitate ogni tanto dai nipoti. Nell’aria c’è odore di cera e incenso da chiesa.
Su, in alto, sento abbaiare un cane.
Entro nell’ascensore, che sta al piano. Oggi è proprio una giornata fortunata. Premo il pulsante contrassegnato col numero tre. Le porte si chiudono e la cabina si mette lentamente in moto. Sono un poco nervoso. Da quando Elena è morta, non ho piú fatto l’amore con una donna. Non che non ne sentissi il bisogno, anzi. Ma non sono il tipo che va in giro per le balere a rimorchiare e le prostitute non fanno al caso mio.
Mi chiedo se Rosa….
La cabina si ferma al terzo piano con un leggero sobbalzo. Le porte si aprono, cigolando un poco. Spingo la porta e Rosa è sul pianerottolo che mi attende. È vestita con una maglietta e un paio di jeans e ha un aspetto splendido. O forse sono io che la vedo cosí. In effetti, non mi pongo il problema. Il risultato è quello che conta e questa donna mi piace.
Lei mi apre la porta. Sorride e ha occhi vivi.
– Il padre del Grinta a casa mia. Che onore.
Si fa da parte per farmi entrare. Io le passo accanto e sento il suo profumo. Sa di spezie e ambra, è delicato e gentile, come lei. Un buon profumo per una buona pelle.
– È permesso?
– Vieni, vieni.
Mi fa strada e la seguo in casa sua, una casa viva, odorosa di pulito e di donna. I mobili sono modesti ma scelti con gusto e i colori sono accostati in maniera impeccabile. Rosa fa la cameriera part-time, un poco per arrotondare e un poco per amicizia con i Rué. In realtà lavora presso uno studio notarile come segretaria e adesso, dopo molto tribolare, se la cava abbastanza bene.
Mi fa accomodare in un salotto dove riconosco lo stesso divano che c’era nello spogliatoio del Mister, questa volta ambientato in maniera decisamente migliore. Di fronte c’è un televisore, incastrato in una libreria di legno e vetro acidato. Sugli scaffali cose solite ma disposte in ordine perfetto.
Libri, foto, soprammobili.
– È carino qui.
– Vivibile. Io ci sto bene.
La risposta e il tono di voce mi paiono sottintendere un pensiero. Che le piacerebbe che ci stessi bene anche io. Ma forse è l’euforia per la partita vinta e tutto il resto che mi fanno trovare significati che non ci sono.
– Vuoi qualcosa da bere?
La guardo e le sorrido. Non provo imbarazzo. Tutto mi sembra naturale, come se non fosse la prima volta che vengo qui.
– Quello che vuoi, basta che sia liquido e fresco.
Lei fa una faccia complice, come la sua voce.
– Senti, ho una bottiglia di vino nel frigo. Bianco e gelato. Che ne dici se ce la scoppiamo in onore della squadra?
Mi stringo nelle spalle.
– Va bene. Tanto lo so che è inutile opporsi alla volontà delle donn...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Tre atti e due tempi
- Prologo
- Primo
- Secondo
- Terzo
- Quarto
- Quinto
- Sesto
- Settimo
- Ottavo
- Nono
- Decimo
- Undicesimo
- Dodicesimo
- Tredicesimo
- Quattordicesimo
- Quindicesimo
- Sedicesimo
- Ringraziamenti
- Il libro
- L’autore
- Copyright