Il mondo bello come le Spice che ballano
e altre storie mitomoderniste
Videocatalogo Italia
Ciao, sono Aldo Nove, lo scrittore che piace.
Questo racconto che ho scritto è una bella occasione di lettura per tutti perché dice che sono stato felice tre ore davanti alla tele, chiunque lo può fare se ha 20 000 lire da spendere bene. 20 000 sono il prezzo di un settimanale a vista del metrò milanese (da novembre) e chiunque le può spendere. Io l’ho fatto per avere il Videocatalogo 1995 Rabbit Home Video Rocco Siffredi Production Preziosa Lolita. 180 minuti di sesso!
Ciascuno deve amare il sesso! Fa dimenticare il lavoro e la morte, nessuna tristezza gli resiste, tutti sono contenti e lo vogliono fare: Gianfranco Fini e Gianfranco Funari lo fanno, Mara Venier e Roberto Baggio lo fanno, tuo padre lo fa (o lo ha fatto).
È un racconto un po’ sperimentale, tipo i libri sperimentali degli anni Sessanta come Nanni Balestrini ecc., ma leggendo piano si capisce.
La mia vita sessuale è incominciata a tredici anni, quando il venerdì sera su Telereporter facevano il porno. E io ero felice nella stanza dopo la finanziaria di Giorgio Mendella vedevo le fighe, ero felice come quando da bambino c’erano i cartoni animati della Svizzera, un programma che si chiamava Scacciapensieri, c’era un coniglio grasso (un topo?) che rideva all’inizio cercando di dire «scacciapensieri», era colorato e scompariva dal video.
page_no="157" Poi il tempo è passato e oltre ai cartoni animati guardavo le ragazze vestite della mia classe e le ragazze svestite dell’edicola dei miei genitori. Queste qua dei giornalini non tiravano sberle se gli guardavi le tette, erano lì apposta per farsele vedere e odoravano di «Topolino» e «Panorama», si mettevano i vibratori, estraevano la lingua mentre le ragazze della mia classe non la estraevano, erano ragazze finte. Le ragazze vere incominciavano dopo la finanziaria di Giorgio Mendella.
Dopo la finanziaria vedevo spuntare un cazzo e poi la bocca di una ragazza bionda che lo prendeva in bocca e io ero felice e non cambiavo canale, la mattina dopo nel laboratorio di fisica noi maschi eravamo stravolti perché eravamo rimasti alzati tutta la notte a vedere le fighe. Allora tutta la settimana era per aspettare il sesso bellissimo su Telereporter. Poi al sabato ha iniziato anche la televisione che c’è a Varese a fare i porno e specialmente un film, Can Can, lo replicavano sempre.
Ricordo che una sera sintonizzai la tele su Telereporter piuttosto tardi alle due, il porno doveva essere iniziato invece non c’era niente, non si vedeva niente e c’era l’effetto chiamato neve e delle linee nere che attraversavano lo schermo e quella notte era appesa a un canale che non c’era, volevo piangere e avevo il cazzo in mano, che senso aveva la vita mi chiedevo toccando i pirolini rossi della tele, giravo e giravo i pirolini alle tre di notte scivolando da un mago di Como alla vendita di una scala ripiegabile a un film con Bombolo ma niente, niente figa di Cicciolina, niente culo di Marilyn Jess (un’attrice) davvero niente mentre passavano i minuti le ore. Fino a quando verso le quattro del mattino mi era sembrato di vedere due labbra rosse grosse come piace a me di vedere, ma che si vedevano male, si intravedevano appena, ho mollato i pirolini della tele e mi sono fatto una sega perché mi sembrava che quello che vedevo era un pompino, dopo la sega ho sintonizzato meglio la tele ed era un’asta di tappeti.
page_no="158" Ora che ho ventisette anni sono padrone del mondo e tutto mi è cambiato, mi muovo meglio in questa società stupenda, vedo tutte le fighe che voglio, che fanno tutto quello che voglio alla tele, anche il giovedì pomeriggio e domenica mattina e non solo venerdì sera quando ero un povero ragazzino e Telereporter mi comandava come un pupazzo.
Ora vado all’edicola che c’è in corso Buenos Aires dove c’è l’edicolante con la maglietta Private con un cuore a forma di coglioni con una figa dentro e guardo tutte le fighe che ci sono sulle copertine delle mitiche videocassette del nostro tempo.
Ogni genere esiste, ci sono le cassette di merda, ne ho vista una che si chiama Popo Club n. 6 dove ci sono delle tipe che cagano, queste sono esagerate e se si inizia così non si sa dove vai a finire, forse ti droghi, sono solo per gente esagerata, ogni tanto ne vedo una.
Ci sono i video con le tipe che spompinano i lama o si scopano le trote. In una, Animal Fantasies n. 3, uno grasso si scopava un maiale mentre la moglie, in giardino, si faceva scopare dal cane lupo.
Alcune videocassette sono per quelli che studiano storia, ci sono i porno vecchissimi, es. una che ho visto si chiamava Sex Total Anno 1919 e c’erano delle tipe che facevano una pompa a uno che sembrava Hitler nudo, le tipe muovevano il culo alla velocità di Ridolini e quella videocassetta non mi è piaciuta nulla.
I video migliori sono quelli a episodi con le tipe bellissime che alla fine si fanno sborrare in bocca e bevono tutto come Private Magazine Berth Milton Production, che esce ogni mese e ha un grande successo, la gente è felice di comperarla, di vederla bene, prima di andare a dormire.
page_no="159" Siamo sempre in tanti dentro l’edicola e vediamo tutti questi magici film, decidiamo quale è meglio prendere per farci una sega coi controfiocchi. So che molti poveri cristi si devono fare le seghe così: a pura immaginazione, senza vedere nulla perché non hanno i soldi per comperare le videocassette, e non li invidio.
Quando uno ha scelto la videocassetta che più gli piace restituisce le vecchie e paga solo ventimila lire la nuova, questo è illegale ma non me ne frega niente perché in questo modo vedo le cose più belle che ci sono, es. Draghixa che si fa due uomini o Lydia Chanel che si fa rompere il culo.
Una volta che ho preso le mie due o tre cassette fumo una Ms blu dietro l’altra e vado a prendere il metrò per tornare a casa. La gente non sa che nella borsa ho decine di ragazze giovani che scopano molto bene, e io le guardo.
Poi salgo sul treno e mi prende un po’ la paura che mi succeda come a marzo, quando ho preso un video da 180 000, Magic Orgies 4 hours che non si vedeva nulla, era inutile toccare il televisore, solo ogni tanto si vedeva una cosa deformata che non capivi se era una figa o un ginocchio, 180 000 è un sesto del mio stipendio, quando succedono queste cose uno non sa cosa deve fare, allora quella sera ho bevuto mezza bottiglia di Martini e sono andato a letto.
Pure, mi è successo il fatto stupendo che adesso voglio raccontarvi, la storia che c’è in questo racconto, state attenti perché ne vale la pena, è una storia bellissima e l’ho pagata solo 20 000 lire.
***
Ero nell’edicola di corso Buenos Aires e sul terzo scaffale di destra ho visto una videocassetta con scritto sul dorsale Videocatalogo 1995, era molto semplice, non aveva foto di cazzi nel culo o altro, era colorata di verde.
L’ho estratta e ho visto scritto sopra Videocatalogo 1995 oltre cento titoli Rabbit Home Video Rocco Siffredi Production Preziosa Lolita 180 minuti.
Ho restituito all’edicolante con la maglietta di Private la videocassetta Euro Porno Anal Blomm (starring Tabatha Cash), ho pagato 20 000 lire, sono andato a casa con il Videocatalogo 1995 e l’ho messo nel mio videoregistratore.
Il mio videoregistratore è un Mitsubishi HS-MX11!
È stupendo perché ha il telecomando con il replay a due velocità, più il fermo immagine!
Quando ci sono le sborrate, all’inizio metto alla prima velocità, rallentato, poi quando la tipa lecca passo alla seconda, rallentatissimo, e se si vedono le gocce che entrano dentro la bocca scelgo il fermo immagine, ma devo stare attento perché dopo trenta secondi di fermo immagine va via il video, compare il canale che c’è sotto.
Una volta stavo vedendo con il fermo immagine una sborrata in faccia a Kay Nobel, la svedese rossa che è stupenda, quando è andato via il video e si è visto il papa che parlava della Jugoslavia, che deve finire ecc., io non riuscivo più a trattenermi e sono venuto guardando la faccia assurda del papa, tutto questo vorrei non accade mai più.
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Marta Russo
Io sono una ragazza che per un anno ero sempre sui giornali. Sono una fotografia che avete visto tutti. Sono la notizia che aspettavate. Sono stata meritoria della vostra attenzione. Sono stata la notizia che avete consumato.
Sono stata un giallo irresolubile.
Ho abitato nei vostri pensieri un poco al giorno. Un poco ogni tanto. Vi siete interessati a me. Vi siete interessati alla mia testa. Vi siete occupati di quello che avevo dentro. Di chi ce l’avesse messo. Dell’esplosione che a un certo punto ha messo nella mia testa quello che è entrato, che dentro la mia testa è entrato. Che spezzato in più frammenti ha sbriciolato un pezzo del mio cervello.
Camminavo, e dopo basta.
Dopo rumore metallico di sangue la mia vita nella cronaca la leggete, la mia morte. Come un fiore fragile mi sono accasciata senza un gemito.
Mi chiamo Marta Russo.
Sono una studentessa di giurisprudenza e cammino. Sono un caso chiuso dal procuratore aggiunto.
Sono la fidanzata di Luca.
Sono un corpo sull’asfalto.
Sono una folla che si raduna.
Sono il rumore di uno sparo.
page_no="162" Sono ancora viva.
Sono trasportata in ospedale.
Sono l’oggetto di un’intervista a Laura Grimaldi. Sono un ronzio che non finisce. Sono quello che nessuno ha visto. Sono chiusa nel box. Sono nella sezione nell’occhiello nel palinsesto nell’intervista nell’intervento nella didascalia. Sono un caso irresolubile. Sono l’impiego di ottanta poliziotti 70 telefoni sotto controllo decine di intercettazioni ambientali sono la richiesta del Sisde di collaborare al caso. Sono assimilabile, dal punto di vista giornalistico, a Simonetta Cesaroni. Sono l’oggetto di una discussione sul garantismo. Sono queste parole che state leggendo. Sono un vocabolo che si trova con il motore di ricerca digitando marta+russo. Sono nella Rete. Sono un caso. Sono stata ricostruita da Corrado Augias. Sono stata soccorsa da un impiegato della ditta di pulizie. Sono delle grida nell’androne. Sono sul piano emotivo meno coinvolgente di Alfredino Rampi. Sono nove pagine prima dello sport. Sono impaginata sopra l’impiego dei militari a Napoli. Sono 128 interviste 122.000.000 di battute. Sono ricoverata al Policlinico. Sono lo sconforto di Luca che rompe il silenzio che dice che potevamo fare tante cose insieme e invece non le abbiamo fatte, che con me ha passato due anni bellissimi. Sono sorella di Tiziana Russo che intervistata dal settimanale «Oggi» ha detto che a cinque anni nostro padre che era maestro di fioretto mi aveva iscritta a un corso di scherma. Sono figlia di un maestro di scherma.
Sono stata l’oggetto delle dichiarazioni di una donna sui trent’anni, meridionale, già laureata ma che continua a studiare Statistica in Università. Sono la morte silenziosa che ha fatto incriminare i due assistenti di Filosofia del diritto Salvatore Ferraro e Giovanni Scattone. Sono la condanna dei media a Salvatore Ferraro e a Giovanni Scattone. Sono l’intervista a Jolanda Ricci sul «Corriere della Sera» dell’11 luglio 1997. Sono uno strascinato momento di riflessione collettiva. Sono l’insidia mentale di una motivazione che sfugge. Sono una rassegna stampa. Sono due ragazzi che dopo l’attentato sono usciti dalla parte di Scienze politiche correndo via. Sono un via vai di risoluzioni e riaperture.
Sono morta dopo quattro ore di coma il 12 maggio dell’anno scorso alle ore 22.
Sono la causa dell’arresto del direttore dell’Istituto di Filosofia del diritto Bruno Romano, accusato dall’assistente Maria Chiara Lipari di aver coperto i colpevoli del mio delitto. Sono la causa dell’arresto per reticenza dei dipendenti dell’università in cui mi hanno uccisa Maria Urilli e Maurizio Basciu. Sono la protagonista di una canzoncina scritta sulla sua agenda da Salvatore Ferraro, allegata alle prove giudiziarie. Sono l’elemento che ha fatto cadere l’attenzione sull’elenco di donne con accanto particolari sulla loro biancheria intima ritrovato in casa di Giovanni Scattone.
Sono la perizia balistica ripetuta dai periti.
Sono un vuoto incolmabile.
Sono la fame di mostri dei lettori.
Sono la vostra fame.
Sono una nota in cronaca sempre più esile.
Sono il movente della dichiarata volontà di suicidio di Salvatore Ferraro. Sono il possibile soggetto per un film. Sono il trambusto nella redazione dei giornali le due colonne che stanno per arrivare. Sono un indagato messo in prigione con la speranza che confessi. Sono l’ombra inquieta di un paese civile. Sono un caso giudiziario risolto in quattro e quattr’otto rivelato poi sbagliato sono una sequenza di innocenti messi alla gogna sono la riabilitazione che non trova spazio.
Se avessi vissuto di più mi sarei dedicata al Telefono azzurro.
Se avessi vissuto di più avrei continuato a studiare.
page_no="164" Se avessi vissuto avrei continuato a frequentare Luca. Se avessi vissuto di più non mi sarei occupata di politica.
Se avessi vissuto di più avrei continuato a praticare lo scherma.
Se avessi vissuto di più avrei progettato delle gite insieme a Francesca Zurlo, accompagnatrice del Club scherma di Roma e mia amica intervistata da «Repubblica».
Sono Marta Russo.
Sono l’ombra inquieta di un paese civile.
Sono la ragazza innocente uccisa da un folle forse da qualcuno esaltato dalla vittoria delle destre, un individuo dissennato che ha agito da solo un fantasma forse qualcuno che mi amava perché ero una bella ragazza per fare qualcosa per provare il brivido di un’azione inconsulta per vedere scorrere il sangue per vedere la folla accorrere attorno al mio corpo per vedere un corpo crollare per vedere la scena la concitazione per sentire parlare al telegiornale per studiare l’effetto dei giornali per continuare a suscitare la tensione degli inquirenti per stimolare i giornalisti a scrivere articoli interessanti per spingere i giallisti di fama nazionale a intervenire sul caso per fare piangere i lettori per commuovere i lettori per intrattenere i lettori per far passare il tempo ai lettori per tenere aggiornati gli ascoltatori per fare intervenire i sociologi per fare intervistare i sociologi per continuare a parlare per considerare per occupare spazio.
Sono Marta Russo.
Sono morta il 12 maggio del 1997.
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Protezione solare diciannove
Io sono da solo qua sulla spiaggia sono sdraiato sullo sdraio ho un leggero mal di testa ho la settimana enigmistica cerco di risolvere le parole crociate facilitate c’è qualcosa che non va non riesco a dire a pensare ad affermare tra me stesso che io sono perfettamente felice adesso.
Ormai da una settimana sono qua nei Caraibi sono a Santo Domingo la Repubblica Dominicana è la località turistica dove le persone di successo come me vanno a passare le vacanze a superare le difficoltà che la vita di tutti i giorni in Italia in Europa ci presenta inevitabilmente per chiunque è necessario un periodo di relax un modo di tornare a contatto con la natura per fortuna sono una persona che socializza che conosce gente e che comunque è capace di ottenere il meglio dalla vita.
La sera sto bene vado nei locali che ci sono lungo il mare mi diverto qua fanno musiche che io apprezzo che ascolto in continuazione ci sono locali tedeschi americani domenicani più di tutto mi piace un locale che si chiama Ode, all’Ode ci sono le luci basse incontri ragazze di colore gente di qua persone che apprezzi per la loro naturalezza per il modo che hanno di essere naturalmente vivaci, spontanei, felici.
Allora la notte ti diverti stai bene bevi batida apprezzi la piña colada senti la notte che scorre liscia apprezzabile non pensi che al pomeriggio oggi pomeriggio appena alzato ci sono questi momenti, qui, di vuoto.
Tu vedi in alto in cielo il sole è come se nulla che praticamente non ti ricordi cosa hai fatto il giorno prima, cosa ho fatto io il giorno dopo è solo adesso, qui, nei Tropici e cammino sono sceso sulla spiaggia di Cost’Ambar sono venuto a riposarmi, sono un italiano in ferie vicino a Puerto Plata, sono sceso qui in spiaggia a prendere il sole tropicale mi sento bene o almeno abbastanza.
Ho la bottiglietta dell’acqua Santa Clara Gasificada 0,5 per quando ho sete ho la macchina fotografica Fun Kodak usa e getta per riprendere gli haitiani con la frutta, mi piace fotografarli ritrarli insieme a me che sorridono per fare una fotografia da portare a casa da fare vedere ai colleghi quando torno vedono che ho socializzato con la gente del luogo.
Ho il costume nuovo di Moschino nero con la foglia di fico davanti verde cucita ho l’asciugamano la settimana enigmistica mi sdraio e cerco di pensare a cose che non mi distraggono molto per esempio al campionato di calcio che adesso sta finendo, e intanto che penso ogni volta vedo il mare. Io da piccolo immaginavo il mare sempre e me lo sognavo lungo, diritto, disteso, per sempre, era azzurro, era il mare una cosa che mi suggestionava molto.
A volte, penso continuamente a delle cose che pensavo da bambino. Fino a un certo punto era il mare immaginavo e disteso non c’è nulla dopo ma soltanto il cielo come ad esempio un catino che lo raccoglie dello stesso colore dell’acqua che cade ed insomma altre mille stronzate che tu pensi quando sei bambino e mi sembrava allora una specie di sogno io ero tutto emozionato come anche adesso le emozioni queste che ti danno uscire nei locali con le troie di Sosua Sosua è l’inferno del sesso per i turisti oppure qua a Puerto Plata c’è il Tutti frutti il Tutti frutti è il locale di Santo Domingo dove fanno i massaggi per così dire per esempio è come quando da bambino andavi alle giostre è più bello è maturo è così.
Tu quando sei in vacanza devi cercare le emozioni, altre emozioni diverse, interessanti, cose che si possono riportare agli altri questo è il fatto della vita sono sostanzialmente fattori esistenziali di tipo diverso adesso la mia vita fa caldo dappertutto qui ai Caraibi e io sono in spiaggia oggi è domani, è lunedì, io sono da solo.
Eh, la cosa più tremenda della vita di chiunque è rimanere da solo, per molto tempo, qui di pomeriggio oggi mi sembra di impazzire quel modo di stare come fanno tutte le famiglie a Riccione o anche a Lignano Sabbiadoro a andare al mare con il pretesto di andarci, è solo una scusa nessuno vuole andarci veramente sulla spiaggia perché è tutto sempre pieno sulla spiaggia, è come se nessuno ci fosse mai andato davvero tranne io adesso qui da solo.
Una spiaggia, una vacanza è un ...