Dago Red
  1. 264 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

Dago Red, la raccolta di racconti pubblicata da John Fante nel 1940, appena dopo Chiedi alla polvere, corona il momento magico della carriera del narratore italo-americano, offrendoci una serie di «istantanee» (ora comiche ora struggenti) di tutto il suo mondo narrativo, passato e futuro.
Come il suo grande amico William Saroyan, e tantissimi scrittori americani emersi negli anni Trenta del Novecento, anche Fante fu un maestro nell'arte della short story. Con un racconto pubblicato nel 1932, Chierichetto, iniziò in effetti la sua avventura di scrittore. I temi sono quelli che ritroviamo puntuali nei romanzi della saga di Arturo Bandini: ai ricordi dell'infanzia povera e dei lunghi inverni nel Colorado si aggiungono le prime avventure a Los Angeles di un giovane ambizioso e innamorato della vita, che punta tutto sul suo talento e sulla fiducia in se stesso. Ne viene fuori un libro straordinariamente compatto. Ben al di là della solita raccolta di testi sparsi, Dago Red è un complemento indispensabile alla conoscenza di Fante. Si potrebbe dire che, accanto ai quattro libri su Bandini, con Dago Red Fante ha voluto regalarci un libro di Bandini.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2010
Print ISBN
9788806171384
eBook ISBN
9788858401699

Storia di Dago Red
di Emanuele Trevi

Ho raccolto tutti i miei racconti,
e formano già un bel librone.
John Fante alla madre, 24 aprile 1940
Nella carriera artistica di John Fante, e soprattutto nella sua precocissima fase iniziale (il primo racconto viene pubblicato nel 1932, quando lo scrittore, ribollente di ambizioni e aspettative, non ha compiuto ventitre anni, e ne dichiara ancora meno), l’importanza della narrativa breve è un fatto evidente. Come accade con tutti i fatti davvero rilevanti della vita, questa importanza è di carattere sia pratico, sia psicologico ed estetico. Tanto per cominciare, è attraverso il mezzo della short story che il giovane Fante (come poi capiterà ad Arturo Bandini nei romanzi della sua saga) muove d’assalto, novello Martin Eden, all’impervia cittadella della letteratura, nell’ingenua (e a volte cosí spudorata da risultare adorabile) ricerca non solo della «gloria», ma anche dello status sociale di scrittore e di tutti i suoi benefici materiali. Proprio all’inizio di questa impresa, come si sa, Fante ebbe la fortuna di imbattersi nel piú prestigioso e influente critico americano, Louis Mencken, che incoraggiò i suoi primi lavori narrativi aprendogli le porte di «The American Mercury». Ben sette dei tredici racconti di Dago Red apparvero la prima volta, tra il 1932 e il ’37, sulle pagine della celebre e ambitissima rivista, anche se Fante, dopo che Mencken ne abbandonò la direzione, non ne gradí affatto lo spostamento politico a destra, arrivando a definirla «fascista» in una lettera del 1937 all’amico Carey McWilliams (Lettere, a cura di Seamous Cooney, p. 194). Aspetto non certo secondario dei benefici connessi alla scrittura di racconti, il «Mercury» e alcune altre riviste che accolsero racconti di Fante pagavano abbastanza bene. Secondo la testimonianza dell’amico Ross Wills, «un giorno di primavera del 1932» Fante ricevette una lettera di risposta di Menken, «e ne uscí fuori un assegno di 175 dollari». È l’inizio ufficiale della carriera letteraria di Fante. Secondo Wills, era stato lo stesso Menken a ricavare il racconto «seppellito nella sua ultima lunghissima lettera», e a intitolarlo Altar Boy (Chierichetto), facendolo apparire sulla rivista nel luglio del 1932. Oggi che le riviste letterarie (soprattutto in Europa) non prevedono in genere compensi per le collaborazioni (causa non remota, a ben pensarci, della loro tanto deprecata decadenza), è difficile anche solo immaginare che importanza materiale potessero avere, nella vita degli scrittori della generazione di Fante, Saroyan, Hemingway, questo tipo di pubblicazioni. Ottime anche, sia dal punto di vista del prestigio che di quello economico, le altre due testate dove apparvero racconti poi confluiti in Dago Red, «The Atlantic Monthly» e «Harper’s Bazaar».
Nel 1940, Dago Red (uscito per la Viking Press di New York) corona dunque un periodo eccezionalmente fertile e ricco di risultati, come Fante non ne conoscerà piú nella sua vita. Basti pensare che Dago Red è seguito da dodici anni di silenzio letterario (Full of Life è infatti del 1952): il primo dei tanti periodi di «latitanza» dalla scrittura che caratterizzano la discontinua carriera di Fante. Guardando indietro nel tempo, invece, Dago Red segue a ruota Aspetta primavera, Bandini, il primo romanzo pubblicato nel 1938, e Chiedi alla polvere dell’anno dopo, completando cosí una specie di trilogia che molti considerano l’apice dell’arte di Fante. Con questi due romanzi la raccolta di racconti condivide molto, a partire dai temi narrativi, che si possono nettamente suddividere in due insiemi. Prima di tutto, ci sono i racconti ambientati nell’infanzia in Colorado, tra il quartiere italiano di North Denver e Boulder: è lo stesso scenario di Aspetta primavera, Bandini. Piú che un protagonista singolare, al centro di questi racconti c’è sempre una povera famiglia italiana, alle prese con i gelidi inverni all’ombra delle Montagne Rocciose, i debiti con le drogherie, le bizze del capofamiglia. I ricordi del Colorado, peraltro, continueranno ad affiorare a intermittenza anche nella prosa piú matura dello scrittore, suggerendo temi e situazioni di molti racconti sparsi e di un intero romanzo composto negli anni Cinquanta, Un anno terribile. Svolgono un ruolo di primaria importanza, in questo gruppo di racconti di Dago Red, i ricordi dell’educazione cattolica. Emblematico a questo proposito è lo stesso Chierichetto, che come si è detto rappresenta l’esordio letterario di Fante. Piú che di un racconto, si tratta di una serie di «quadri» tenuti assieme da una voce narrativa in prima persona, quella di un ragazzino alle prese con le sue personali interpretazioni dei dogmi del catechismo. Proprio in questo primo racconto, si può rintracciare una spia molto eloquente sui propositi di Fante. Siamo a maggio, e i bambini vengono portati da scuola sulle colline a raccogliere fiori per la Beata Vergine. «Ci avviamo», si legge a questo punto, «come al solito in fila indiana per due con Madre Cecilia che ci guidava come una banda di forzati [...]. I protestanti si fermano per guardarci come se fossimo fenomeni da baraccone». Ecco, si potrebbe dire che la geniale intuizione, psicologica e poi letteraria, di Fante sia consistita nel trasformare quell’iniziale umiliazione in un redditizio e praticamente inesauribile repertorio narrativo. La letteratura di Fante, in altre parole, fa spettacolo delle origini italiane dello scrittore, dai rapporti familiari all’alimentazione, dalla povertà alla pedagogia cattolica, offrendo ai suoi lettori quello che potremmo definire un raffinato intrattenimento etnologico. Non agiranno diversamente moltissimi altri scrittori americani cresciuti in seno a una minoranza: ebrei dell’Est, latinos, irlandesi... Si ricordi che un esempio diretto arrivava a Fante da due amici intimi, anch’essi narratori di ispirazione marcatamente autobiografica: l’«armeno» William Saroyan e il «greco» Al Bezzerides. Anche i drammatici eventi storici del periodo, da questo punto di vista, possono indurre Fante a ben sperare sull’esito dei propri racconti, facendo leva sul loro eccezionale interesse antropologico prima ancora che poetico, come leggiamo in una lettera del giugno 1940: «Non vorrei proprio sembrare un profittatore di guerra, non lo sono per nulla, ma il fatto che gli italiani si siano precipitati in guerra provocherà un grandissimo interesse da parte degli italoamericani qui in questo Paese e per questa ragione te la do tre a uno che Dago Red sarà un successo» (Lettere, cit., p. 225). Questa lettera è indirizzata a Pascal Covici, editor della Viking Press di New York e amico intimo di Fante in quel periodo. Le lettere del 1940, indirizzate a Covici e ad altri membri dello staff della Viking, ci permettono di ricostruire passo per passo la gestazione di Dago Red, pubblicato nel settembre di quell’anno con le illustrazioni di Angelo Valente. È una storia dai tempi molto rapidi, se Fante propone a Covici (evidentemente per la prima volta) l’idea di una raccolta di racconti in una lettera del 23 aprile 1940: «Ascolta Pat. Sto pensando di far uscire un libro di racconti» (Lettere, cit., p. 219). In quel momento, il titolo scelto da Fante è quello di uno dei racconti, Odissea di un Wop, pubblicato nel 1933. Ma l’idea buona, e definitiva, per il titolo arriva in un’altra lettera a Covici, del 3 giugno 1940: «Ascolta Pat, ho un nuovo titolo, una chicca, un titolo forte. DAGO RED. Ecco Pat. Dago Red. Bang. Odyssey of a Wop suona troppo come cristo che porta la croce su per la collina. Dago Red è fulmineo e ha entusiasmo. Dago Red. Bang» (Lettere, cit., p. 223). Ha ragione Fante: bellissimo e intraducibile, Dago Red è un titolo che rende pienamente giustizia all’opera. In italiano si potrebbe dire qualcosa come «Rosso del Terrone». Il vino è quello «di uve generose, rosso rubino e dolceamaro», di Casa dolce casa. Dago, il nomignolo spregiativo usato per offendere gli italoamericani, è un perfetto equivalente di Wop. Nel cosmo fantastico di Fante, al vino è associata infallibilmente l’immagine del padre. Ancora nel 1977, quando si tratterà di fare un’ultima volta i conti con questo potente fantasma, Fante intitolerà il suo capolavoro senile La confraternita dell’uva (The Brotherhood of the Grape). E il padre è il protagonista di molti dei racconti di Dago Red, in particolare di uno dei suoi pezzi migliori, Muratore nella neve, un racconto del 1936 che sembra una «miniatura» di Aspetta primavera, Bandini. O di Una moglie per Dino Rossi, il piú lungo dei racconti della raccolta, che Fante definisce addirittura «un romanzetto» (Lettere, cit., p. 218).
La lettera già citata a Covici del giugno del 1940 è preziosa perché ci ha conservato un indice della raccolta sostanzialmente diverso da quello poi andato alle stampe. L’ordine dei racconti sarà completamente sovvertito, tranne che nel caso dei due finali, L’iradiddio e Ave Maria, seguiti in questo abbozzo da un titolo tra parentesi, Una notte a Venezia, poi lasciato cadere. E con questi due titoli, siamo arrivati all’altro dei filoni tematici dei racconti di Dago Red. Il protagonista non è piú un ragazzino povero che soffre i lunghi inverni del Colorado, come nella maggioranza dei racconti di Dago Red, ma un giovane di belle speranze che cerca fortuna e amori a Los Angeles – un vero Arturo Bandini adulto. Il libro, insomma, aprendosi a questo scenario narrativo cosí diverso dal primo, riproduce al suo interno l’epopea di Fante-Bandini cosí come i lettori ormai la conoscono dopo Aspetta primavera, Bandini e Chiedi alla polvere. Di quell’epopea, in particolare, Fante vuole riproporre nell’indice di Dago Red un’articolazione fondamentale: il passaggio dal Colorado alla California, pietra di volta di tutta l’educazione sentimentale dell’eroe. Un’importante cerniera tra questi due mondi narrativi complementari è fornita da un racconto del 1932, Casa dolce casa, in cui l’ambiente familiare è visitato da un protagonista che ormai se ne è andato a cercare fortuna lontano dalle mura domestiche. Non a caso questo racconto, che nello schema mandato a Covici nel giugno del 1940 appare al terzo posto, nel libro figura giustamente come terzultimo, prima dell’Iradiddio e di Ave Maria. Quanto a Night in Venice, era già stato rielaborato da Fante e trasformato in un capitolo di Chiedi alla polvere, e avrebbe dunque coronato degnamente questa sezione del libro. Il passaggio dal racconto al capitolo di romanzo è fluidissimo nel Fante degli anni Trenta, caratterizzando in profondo l’originale struttura di tutti e tre i romanzi portati a termine: La strada per Los Angeles, Aspetta primavera, Bandini e Chiedi alla polvere. Quasi ogni capitolo di questi romanzi, infatti, sviluppa pienamente una particolare situazione narrativa, e con lievi modifiche potrebbe essere letto autonomamente, alla stregua di un racconto. Come accade per il capitolo di Chiedi alla polvere che Fante pensava di riproporre come testo autonomo in Dago Red. Non è un caso, del resto, che prima della prima traduzione italiana completa di Aspetta primavera, Bandini, uscita da Mondadori nel 1948, alcuni capitoli del romanzo siano stati tradotti separatamente (vedi Francesco Durante, Notizie sui testi, in John Fante, Romanzi e racconti, p. 1670).
Rimane da osservare ancora qualcosa su questi ultimi racconti di Dago Red. Dal carteggio di Fante con Covici e i suoi colleghi della Viking, emerge nettamente una resistenza da parte della casa editrice al loro inserimento nel libro, tanto che lo scrittore è costretto a puntare i piedi in piú di un’occasione. E non si tratta di un puntiglio, questa volta. Lo slittamento di ambiente narrativo e prospettive cosí fortemente voluto finisce per fare egregiamente il gioco di Dago Red, sul piano artistico se non su quello commerciale (scarse furono le vendite del libro). Ne risulta un tassello tutt’altro che «minore» o occasionale dell’opera di Fante. Non si tratta solo della bellezza dei singoli racconti, tra i quali spicca Uno di noi (1934), commossa rievocazione di un tragico lutto familiare, degna di figurare in tutte le antologie della prosa moderna americana. Con la sua «coda» ambientata a Los Angeles, vicinissima per stile e ispirazione a Chiedi alla polvere, e tanto fermamente voluta da Fante da arrivare a imporla ai suoi editori, Dago Red acquista un singolare ed efficace dinamismo narrativo, imperniato sul contrasto fra due luoghi (il Colorado, la California) che sono anche due epoche della vita, due tappe fondamentali dell’avventura, per non dire dell’odissea, di Fante e del suo alter-ego Bandini. E anche se in nessuno dei racconti di Dago Red il protagonista si chiama Arturo, questa raccolta di racconti sembra proprio far parte a pieno titolo della saga di Bandini, accanto ai quattro romanzi. In un altro senso, infatti, Bandini può essere considerato il protagonista di Dago Red. Non in quanto personaggio, vale a dire, ma in quanto scrittore dei racconti che leggiamo. Che altro avrebbe potuto scrivere Bandini, durante le sue notti insonni, se non un libro di racconti come quello che teniamo per le mani, intitolato Dago Red ? Vero maestro della mistificazione autobiografica e della confusione sistematica tra vita e opera, con questo libro Fante si è rivelato capace di un vero colpo di genio, regalando ai fan del suo eroe non un libro su Bandini, ma un libro di Bandini. Realtà che genera finzione che genera realtà: il cortocircuito, nel 1940, è ormai scattato. E quando, dopo tanti anni, Fante troverà la forza di rimettersi alla macchina da scrivere, è di là che dovrà per forza prendere le mosse.

John Fante: la vita, i libri

La vita
Primo di quattro fratelli, John Fante nacque l’8 aprile del 1909 a Denver, ma gran parte della sua infanzia trascorse a Boulder, sempre in Colorado. Per uno strano vezzo, spesso Fante dichiarò, anche in documenti ufficiali, di essere nato nel 1910 o nell’11. Italiani della prima generazione di immigrati in America, i genitori di Fante erano decisamente una coppia male assortita. Abruzzese di Torricella Peligna (Chieti), misero paesino appenninico molto simile alla Fontamara di Ignazio Silone, Nick Fante arrivò in America nel 1901. Mary Capoluongo, figlia di un sarto di origini lucane, era nata invece a Chicago. Abile muratore, alcolista e giocatore impenitente, uomo violento e saturnino, Nick Fante avrebbe trovato la sua ambigua immortalità in molte pagine del figlio, a partire dai racconti giovanili pubblicati nei primi anni Trenta. In quell’epoca, forse solo un altro scrittore americano, l’Henry Roth di Chiamalo sonno, aveva investito con pari intensità le sue energie narrative sull’immagine del padre. Nick Fante è lo Svevo Bandini del romanzo di esordio, Aspetta primavera, Bandini. Alla sua figura, moltissimi anni dopo, Fante dedicò ancora il capolavoro della vecchiaia, La confraternita dell’uva, pubblicato nel 1977. Ugualmente intenso sul piano affettivo il rapporto con la madre, la ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Prefazione di Domenico Starnone
  5. Storia di Dago Red