Underworld (versione italiana)
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Underworld (versione italiana)

  1. 896 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Underworld (versione italiana)

Informazioni su questo libro

Un romanzo che fa esplodere la storia, i miti e la vita quotidiana dell'America del dopoguerra e ne ricompone i resti. In una vorticosa alternanza di epoche e figure, DeLillo costruisce un puzzle di sequenze narrative dove protagonisti e comparse hanno lo stesso spazio, dove personaggi di finzione convivono con Lenny Bruce e con J. Edgar Hoover, il potente capo dell'Fbi. Seguendo i passaggi di mano di una pallina da baseball, cimelio di una famosa partita tra Giants e Dodgers, si finisce da una costa all'altra, da un'etnia all'altra, in un destino collettivo dominato dalle immagini e dai rifiuti. Scorie nucleari, pattume generico, feticci sentimentali, erotici, artistici. Un affresco dell'America di ieri, di oggi e di domani come nei migliori film di Altman, ma con in piú la forza di una scrittura che ha fatto definire questo romanzo «il capolavoro della letteratura americana contemporanea».

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2012
Print ISBN
9788806173999
eBook ISBN
9788858406250
Argomento
Literature

Manx Martin 1

Poi si ricorda dei libri e ridiscende le scale, perché non puoi tornare a casa da scuola senza i libri di testo, scemo. Schiaccia la palla nella tasca laterale, si china nel triangolo buio sotto le scale, dove la prima rampa incontra il pavimento, e prende i tre libri che ha lasciato lí la mattina, li fa scivolare fuori e li prende, piú il quaderno dei compiti con la copertina maculata, e soffia via la polvere, la fuliggine e l’umidità rancida.
Il custode entra dalla porta posteriore che dà sul cortile, il nuovo custode, zoppica talmente che non sai nemmeno se dispiacertene – piú che altro ti viene da chiederti perché mai vada in giro.
– Cosa stai facendo?
– Niente. Mi era caduta una cosa, – dice Cotter.
– Ho bisogno di parlare con tuo padre.
– Quando lo vedo.
– Diglielo, – fa il custode.
Cotter non riesce a capire come faccia il custode a sapere chi è lui. L’ultimo custode se n’è andato in fretta e furia e questo è appena arrivato e deve star dietro a quattro edifici, con quella menomazione dura perfino da guardare, e sa già chi è figlio di chi e probabilmente non si sbaglia. La gente vuole sempre parlare con suo padre. Suo padre passa ore intere ogni giorno a evitare queste conversazioni.
Sale al quarto ed entra in casa. Sua sorella, Rosie, è china sui compiti al tavolo di cucina. Rosie ha sedici anni e si consuma sui libri, e Cotter ha anche due fratelli piú grandi, uno in Corea con la fanteria e l’altro con i paracadutisti di stanza in Georgia. Che è lo stato delle pesche. Ma se dovesse scegliere fra le due cose, Cotter pensa che preferirebbe affrontare un nemico armato nella neve e nel fango piuttosto che uscire da una porta nell’aria balsamica della sera con un fagotto di seta arrotolata appeso sulla schiena.
– Cos’avrà in tasca? verrebbe da chiedersi, – dice Rosie. – A me sembra una mela. Forse è andato in un frutteto nel suo giorno di vacanza.
– Quale giorno di vacanza?
– Ha fatto un viaggetto su al nord per raccogliere qualche mela. Naturalmente, le mele le abbiamo anche qui. Ma quelle sono per dopo la scuola. Niente scuola, niente mele. È per questo che lui si è procurato la sua mela?
– E dove sarei andato, secondo te, se non sono andato a scuola?
– Non lo so, ma quando ti ho visto dalla finestra non avevi i libri, poi sei entrato dalla porta e guardare per credere.
– Allora sai che non è una mela quella che ho in tasca.
Tira fuori la palla e si esibisce nel suo giochetto, facendola roteare sul dorso della mano e sul polso e acchiappandola come se innestasse la marcia, col gomito rovesciato. Questo fa sorridere Rosie che rituffa la testa nel libro e Cotter capisce di aver riportato una piccola vittoria perché sa che solo quando resta senza parole, questa ragazza sta dando segno di rispetto.
Una volta nella sua stanza, guarda fuori dalla finestra, la stanza che un tempo divideva con i fratelli, ora decisamente sua, poi lascia cadere la palla sopra la coperta cachi sulla cuccetta inferiore del letto a castello, è l’unico tocco militare, la robusta saia olivastra, e prende un maglione dallo schienale della seggiola. Si infila il maglione dalla testa e guarda di nuovo fuori dalla finestra, osservando la gente che passa dalle zone illuminate dai lampioni alle zone relativamente buie. Fa buio troppo presto. Sta lí a guardare, guarda e basta, un nessuno alla finestra, poi sente sua madre entrare in casa spingendo la porta.
Si riscuote, pensando a cosa dire se per caso gli chiede se ha marinato la scuola. Ma sa che Rosie non farà la spia. Almeno crede. Ne è piú o meno sicuro. Gli sembra di percepire la sua lealtà attraverso le pareti, quindi va in cucina dove sua madre sta riponendo la spesa. Mette una mano sulla spalla di Rosie e resta lí davanti al tavolo con gli occhi fissi sulle scatole e le lattine colorate che sua madre sta sistemando sugli scaffali.
– Quante volte te lo devo dire? – fa sua madre.
– Cosa?
– Di non mettere quel maglione. Lo devo lavare, quel maglione.
– Mettilo a bagno in qualcosa di forte, – dice Rosie.
– Quel maglione è sporco lurido.
– Se lo porti in lavanderia te lo danno indietro, – dice Rosie. – Respinto.
Accidenti, il mondo è pieno di cose che lui non dovrebbe fare o non dovrebbe mettere. Ma forse gli piace quando le due donne si alleano contro di lui, è diverso che con i suoi fratelli, che un po’ lo comandavano e un po’ lo strapazzavano ma non gli dimostravano questo insistente interesse, questa interminabile preoccupazione inquisitoria. Sua sorella sporge il capo per studiare la posa particolare che lui assume nel suo mutismo. Gli piace passare la punta delle dita sul bordo della ciotola per la frutta, sul vetro smerigliato, con i libri di Rosie sparpagliati sul tavolo, la frutta nella ciotola e sua madre indaffarata ai fornelli o agli armadietti, il modo che ha sua madre di parlargli senza mai guardare nella sua direzione, però sapendo dov’è e calibrando la voce in base ai suoi spostamenti, stanza per stanza. Forse desidera che lo smascherino in modo da poterle mettere a parte del segreto.
– Il maglione è pieno di lappole, – dice Rosie. Sembra che la parola le piaccia e la ripete con un tono vagamente dispettoso. – Il ragazzo si è riempito di lappole in chissà quale frutteto dove è stato chissà quando.
Cotter passa le dita sul bordo interno della ciotola, tastandone la ruvidezza come di stoffa ritorta, le protuberanze delle bollicine a capocchia di spillo. Sua madre gli dice di lavarsi le mani. Non lo sta guardando ma sa perfettamente in che stato sono le sue mani, lo sa dalla posizione del sole e della luna. Neanche fosse un cumulo di sporcizia vagante. Mr. Sozzoni dal pianeta Sporcizia.
A cena stanno in silenzio. Questo perché suo padre non c’è e potrebbe arrivare da un momento all’altro o non arrivare affatto e quindi sono tutti in uno stato di attesa involontaria. È strano il modo che ha sua madre di entrare a spintoni dalla porta, introducendosi con una spallata insieme ai sacchetti della spesa, ai fagotti e alla borsetta che porta con la tracolla infilata dalla testa e di traverso sul corpo, o trascinando una sacca per il manico, tirandola dentro a strattoni dal corridoio con un movimento a perno della gamba, producendo nel contempo almeno sei tipi diversi di rumore anche quando non è carica di pacchi, portandosi dentro le strade, la metropolitana, gli autobus, tutti i rumori e la fatica di battere la città in lungo e in largo, questa è sua madre, mentre suo padre di solito sguscia dentro senza annunciarsi, e resta lí con gli occhi fissi, attaccato al muro come se fosse entrato dalla porta sbagliata e dovesse elaborare i dettagli del suo errore.
Sua madre è alta e lievemente sbilenca, ed è forte. Cotter lo sa perché gli è capitato di portare le cose che porta lei, di salire quattro rampe di scale carico delle cose che lei porta abitualmente, e senza fare una grinza – le ci vuole mezzo minuto per strappare un sorriso a quei muscoli poco usati.
Sua madre dice: – Ho visto quell’uomo che predica per la strada. Sempre nello stesso posto.
– L’ho visto anch’io, – dice Cotter.
– Mi sono detta, quest’uomo ha una vita anche se non riusciamo a immaginarcela. Quest’uomo andrà pure a casa da qualche parte. Ma dove va? Come vive? Cerco di immaginarmi cosa fa quando non è fuori a predicare.
Rosie dice: – Vedo gente cosí in un sacco di posti.
– Ma quest’uomo è costante. Sempre allo stesso posto. Non credo che gli importi se la gente lo ascolta o no. Farebbe la predica anche alle macchine di passaggio.
– Cosa predicava?
– Bah, diceva che nessuno conosce il giorno o l’ora. Sembra che i russi abbiano fatto esplodere una bomba atomica. Cosí nessuno conosce il giorno o l’ora. L’hanno detto al giornale radio.
Rosie dice: – Non mi fa né caldo né freddo.
– Io invece mi sono agitata finché non ho cominciato a salire le scale con quei sacchetti della spesa. Credevo che mi sarei slogata la spalla.
– Tutto regolare allora, – fa Rosie.
– Però mi sono fermata ad ascoltarlo e devo dire che è la prima volta che ascolto quell’individuo.
– È sempre lí, – dice Cotter.
– Sí, ma è la prima volta che lo ascolto. Nessuno conosce il giorno o l’ora. Credo che sia Matteo ventiquattro.
– Non mi fa né caldo né freddo, – insiste Rosie.
– Ma quell’uomo ha una vita che resta un mistero per me.
– C’è sempre gente che predica, – dice Rosie.
– E i vestiti che indossa. È una vergogna. E dire che non è pazzo. Conosce bene le sacre scritture.
– Uno può anche conoscere a menadito le sacre scritture, – fa Cotter. – Ma c’è gente che conosce le sacre scritture ed è suonata come una campana.
– Amen, – fa sua sorella.
Dopo cena Cotter torna nella sua stanza a guardare fuori dalla finestra. In teoria dovrebbe essere in camera sua a fare i compiti ma in pratica, pur essendo in camera sua, non sa quali compiti fare. Si porta avanti di qualche pagina sul testo di storia. Facevano storia accelerata a quei tempi. A ogni frase c’è una nuova guerra o un crollo tremendo. Imparare a memoria le date. La caduta dell’impero e l’avvento corrosivo del moderno detersivo. C’è un ragazzo nella sua classe che mangia le pagine del libro di storia quasi ogni giorno. Bisogna vederlo, si piazza il libro aperto sulle ginocchia, sotto il banco, e accartoccia furtivamente una pagina man mano che la strappa dalla costa cercando di farla frusciare il meno possibile. Poi la sua strategia è di aspettare un po’ prima di portarsi la mano alla bocca fingendo di tossire, con la pagina stretta in pugno, come se niente fosse. Poi si ficca in bocca la pagina con tutte le lettere stampate a inchiostro e le date imparate a memoria, e assimila in silenzio. Aspetta un altro po’, lasciando poltrire la pagina in bocca. Poi la mastica lentamente, con cura ma non fino in fondo, badando bene a non serrare i denti per ridurre il rumore al minimo, e Cotter cerca di immaginare che sapore abbia, la carta con tutti i punti e gli spigoli inzuppati di saliva, mentre si ammorbidisce, si affloscia e si spappola in modo da andare giú liscia. Be’, non è che gli vada giú cosí liscia. Il pomo d’Adamo gli sobbalza in gola come se avesse appena compiuto un atterraggio in territorio nemico.
Guerre e paci, mangia e taci.
Rosie adesso è sotto la doccia. Cotter si siede sulla sua cuccetta e sente l’acqua scrosciare dietro la parete e pensa alla partita. Si ricorda di cose che non sapeva di aver visto o udito, gente sulla rampa d’uscita – vede camicie colorate e ode voci che rimbalzano verso di lui. Un poliziotto a cavallo, gli stivali lucidi e il calore animale, e sente l’acqua scrosciare contro le pareti zincate della doccia, la doccia rumorosa con le pareti macchiate che qualcuno ha installato nel bagno anni prima.
Quando suo padre entra, non ci sono dubbi circa il suo ingresso. Il cigolio dei cardini quando la porta si apre lentamente, quel suo modo di non portarsi dietro nessun rumore dall’esterno – non c’è alcun fruscio di indumenti tolti in fretta né respiro affannoso per l’arrampicata su per le scale. Non che non lo si senta per niente. È una presenza vicino alla porta, un non so che di udibile, forse solo la tensione di un uomo in piedi sul pavimento di linoleum, o una nota che esce dal suo corpo, una tensione che dice che lui è a casa.
Cotter resta seduto sulla cuccetta inferiore e aspetta. Suo padre attraversa la cucina e appare sulla soglia, Manx Martin. È un uomo che lavora, fa il traslocatore di mobili quando lavora e scola whiskey quando non lavora. Guarda Cotter e annuisce senza un perché. Sta lí in piedi ad annuire, un gesto che non ha scopo, che sembra dire ah sí, sei tu, semmai vuole dire qualcosa. Poi entra nella stanza e si siede sul letto in...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Underworld
  3. Copyright
  4. Prologo - Il trionfo della morte
  5. Parte prima - Long Tall Sally Primavera - Estate 1992
  6. Manx Martin 1
  7. Parte seconda - Elegia per sola mano sinistra Metà Anni Ottanta - Primi Anni Novanta
  8. Parte terza - La nube della non conoscenza Primavera 1978
  9. Manx Martin 2
  10. Parte quarta - Cocksucker Blues Estate 1974
  11. Parte quinta - Cose migliori per una vita migliore grazie alla chimica Frammenti Scelti Pubblici E Privati Degli Anni Cinquanta E Sessanta
  12. Manx Martin 3
  13. Parte sesta - Composizione in grigio e nero Autunno 1951 - Estate 1952
  14. Epilogo - Das Kapital