Centouno racconti brevi o brevissimi che giocano con i generi letterari - dal giallo al romanzo d'amore, dalla denuncia sociale alla fantascienza - ma soprattutto con il lettore. E che sposano appassionatamente la causa della parola contro quella del silenzio.
Microromanzi che si muovono sul terreno della piú ordinaria quotidianità: un amore sbagliato, un amore felice, un figlio che muore, uno che è all'ospedale, essere rapiti dagli alieni, un medico, un prete, una vedova, la mania degli autografi o quella degli anniversari, un terremoto, il ragazzo che si prostituisce, lo scrittore, il mafioso, una porta che sbatte, qualcuno che striscia, il basket, tornare a casa, addormentarsi, svegliarsi (a volte no). Le solite cose di tutti i giorni, appunto. Microromanzi ironici, autoironici, surreali, malinconici, spassosi, sempre folgoranti, che non sfidano il lettore, lo invitano piuttosto a una consapevole complicità pur riuscendo a stupirlo ogni volta, con quei colpi di scena che la vita (o sarà la scrittura?) regala in abbondanza.
Microromanzi che intercettano la piú grande rivoluzione scientifica di tutti i tempi, la fisica quantistica che ha già cambiato la filosofia, la religione e la nostra comprensione del mondo. Quella fisica quantistica che è la scienza degli universi paralleli, la scienza che riesce a raccontarci - con leggi via via piú precise anche se sembrano venire dal mondo degli Elfi (e magari vengono proprio da lí, chi può dirlo?) - come l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, che i nostri sensi non percepiscono, non soltanto esistono, ma determinano la nostra «realtà».

- 136 pagine
- Italian
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Informazioni su questo libro
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Amore disperato (1)
– Adesso ti andrebbe un bel caffè, vero?
– Uhmmmm. Direi di no. No, meglio di no.
– Hai ragione, meglio una Coca.
– Una Coca sí. Magariii…
– Hai ragione, in fondo avrai quattordici anni…
– Seeeeee. Ne ho undici, quasi dodici.
– Ma dài, davvero? Te ne avrei dati quattordici, forse anche quindici. Sei molto grande per la tua età.
– Grazie, sí, be’, me lo dicono tutti.
– Come ti chiami?
– Leonardo.
– Piacere Leonardo, bel nome. Io mi chiamo Giuseppe. Posso chiamarti Leo?
– Piacere. Sí, Leo va bene.
– Bene, Leo.
L’uomo – che di anni ne aveva settantatre – ammiccò. Cercava di farselo amico, facendolo sentire grande. Funzionava sempre. Ma temeva anche di apparire goffo. Nel buio, gli frugò un po’ addosso, delicatamente, tenendo a bada il tumulto del cuore, per non spaventarlo. Fino a che trovò ciò che cercava, la sua mano. La strinse. Il ragazzo si lasciò prendere. L’uomo si sentí allagare di tenerezza. E di angoscia. Sicuramente i suoi genitori lo stavano cercando.
– Non avere paura, – gli mormorò all’orecchio, in un soffio.
Non dovevo neanche passarci davanti alla scuola, questa mattina. Ma questo non lo disse, lo pensò soltanto. Destino. Cosa altrimenti? La scossa era stata violentissima. Improvvisa e fortissima. Nel tempo di un respiro si era trovato sotto le macerie. Lui. E quel ragazzino. Ad aspettare che qualcuno venisse a tirarli fuori.
Amore disperato (2)
Anche quel giorno, come tutti i giorni, udí il suono della campanella ed eccoli lí che correvano fuori urlando spintonandosi ridendo, gli zainetti colorati i jeans bassi i boxer che sporgevano di cinque centimetri buoni. A quell’età da che mondo è mondo è cosí che si scappa da scuola alla fine delle lezioni.
Lui stava lí, lí fuori, non troppo in vista, non troppo nascosto, tutti i santi giorni. Li guardava, quei ragazzini, con quel suo amore disperato negli occhi. Poi se ne tornava a casa. Sconfitto sfiancato riarso.
Ma sapeva che era solo questione di tempo. Prima o poi ci sarebbe riuscito. Doveva solo aspettare. E farsi trovare lí pronto giorno dopo giorno settimana dopo settimana anno dopo anno. Perché prima o poi lui l’avrebbe sentita in tempo quella macchina che arrivava a cento all’ora l’avrebbe sentita un attimo prima e si sarebbe buttato lui in mezzo alla strada l’avrebbe spinto via e ci sarebbe rimasto lui sull’asfalto. Non suo figlio. Che aveva dodici anni e nessuna colpa addosso.
Amore disperato (3)
A undici anni volevo fare il prete. Era il sogno di mia madre, e dunque fu felice quando le dissi che avrei fatto la prima media in seminario. Ma lei aveva letto tutti i manuali disponibili su come educare i figli, per non sbagliare l’unica cosa importante della sua vita, cosí adesso si sentiva in dovere di fare l’avvocato del diavolo: – Ma sei sicuro? Sei proprio sicuro? Ma lo sai a cosa vai incontro? Sai che non potrai mai avere dei figli?
I manuali fanno quello che possono. A undici anni di avere dei figli a me non me ne importava nulla. E chi ci pensava ai figli, ero io il figlio. Potete credermi se vi dico che questo era proprio l’ultimo dei miei pensieri. Ma il primo dei suoi, di mia madre, evidentemente.
Cosí un giorno, con l’aria cospiratrice, facendomi intuire che stava per farmi una rivelazione che non sarebbe mai piú stata capace di ripetere, ma che proprio non poteva negarmi, con quel suo tono da grande attrice tragica, mi sussurrò: – Io l’ho sentito un giorno, un prete, senza che lui se ne accorgesse, mentre guardava i ragazzi dell’oratorio giocare a pallone, l’ho sentito mormorare: «Dio, Dio, ma perché non posso averli?»
Mia madre me lo diceva per farmi capire appunto quanto fosse dura, quasi inimmaginabile, una vita senza figli da tirar su, e che non mi illudessi mi avrebbero colmato l’esistenza i «figli spirituali».
Da grande ho capito che non si era inventata nulla. Ma che anche per quel prete avere o non avere figli era l’ultimo dei suoi pensieri.
Andersen post-moderno
Combatteva contro il cancro. La chemio era pesante. E, come gli era stato pronosticato e come aveva tante volte visto, stava perdendo i capelli.
Di colpo cancellò con rabbia tutto quello che aveva scritto. Ed erano capitoli su capitoli, settimane e settimane di lavoro. Se ne sarebbe andato anche l’anticipo. Ma era stufo di tutti quei romanzi con la gente che lotta contro il cancro fa la chemio e perde i capelli. Non ne poteva proprio piú.
Scriverò una versione militarista della Sirenetta, pensò fra sé e sé. Spense il computer e andò a lavarsi i denti. Di nuovo felice.
Angioletti
Molte paia d’occhi, vicini troppo vicini, puntati su di lui. Legato alla sedia elettrica e ormai a pochi attimi dalla fine. Aveva provato paura, poi odio, poi rabbia, poi disperazione, poi impotenza, poi ancora terrore, e perfino curiosità e addirittura un’insensata speranza. Che all’ultimo non succedesse. Ora non sentiva piú nulla. Vedeva solo quegli occhi vicini troppo vicini che lo guardavano. Con odio, disperazione, paura. Poi ancora rancore, desiderio di vendetta, curiosità, sadismo e addirittura il vuoto.
I fili che avrebbero portato l’elettricità, la scossa che lo avrebbe ucciso, lo avvolgevano tutto.
Fu il capobanda, ovviamente, il bambino con i capelli biondissimi e gli occhi azzurri, a dare l’ordine di schiacciare l’interruttore per far arrivare la corrente a quell’impianto rudimentale m...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Dello stesso autore
- Fisica quantistica della vita quotidiana
- Abbandono
- A chi lo dici
- Adrenalina
- Affetto
- Alla ricerca del tempo perduto
- Amore disperato (1)
- Amore disperato (2)
- Amore disperato (3)
- Andersen post-moderno
- Angioletti
- Anna e Marco
- Appena in tempo
- Bar. Citazione dai classici (1)
- Big Bang
- Bilancio
- Buon compleanno
- Cattiva digestione
- Cautela
- C’è trucco, non c’è inganno
- Chat
- Che si tingeva di rosso
- Chissà chi era
- Chi tace acconsente (1)
- Chi tace acconsente (2)
- Chi tace acconsente (3)
- Colors
- Cortesie per gli ospiti
- Cuore a pezzi
- Dell’amore
- Depressione
- Dinamiche di coppia
- Domande che non hanno risposta
- Domani è un altro giorno
- Égalité
- Estate
- Étoile
- Exit (1)
- Exit (2)
- Festa. Citazione dai classici (2)
- Fraternité
- Ghibli
- Giovani d’oggi (1)
- Giovani d’oggi (2)
- Giovani d’oggi (3)
- Grazie a te
- Hi-tech (1)
- Hi-tech (2)
- Il Grande Fratello
- Il Paradiso può attendere (1)
- Il Paradiso può attendere (2)
- Il prezzo del successo
- Il settimo Paese piú industrializzato
- Insonnia
- La bella morte
- Là dove era iniziato tutto
- La mia prima volta
- La morte a Venezia
- L’arbitro
- La stanza del figlio
- L’attesa di una vita
- Lavoro precario
- Le stragi del sabato sera
- Liberté
- L’ultimo desiderio
- L’uomo dei foglietti
- Mamma (1)
- Mamma (2)
- Mancato
- Medicina interna
- Missione di pace
- Negazionismo
- Non ti è ancora passata, eh?
- Notte sul fiume
- Oggi mi hanno detto
- Pappagallo
- Passione
- Piacere mio
- Piccoli equivoci senza importanza
- Pienezza
- Prima pagina
- Privilegi
- Profumo
- Qualcosa di piú
- Quando finisce un amore
- Razzismo
- Riunione di famiglia
- Sala d’attesa
- Scorte
- Sí, viaggiare
- Sos
- Stress
- Telefono. Citazione dai classici (3)
- Ti amo
- Tribunale
- Tsunami
- Tutto in una notte
- Universi paralleli (1)
- Universi paralleli (2)
- Universi paralleli (3)
- Un uomo solo
- Viaggio al termine della notte (Caro lettore, ti sei divertito con me?)
- Titoli di coda (Questa nota è parte integrante del testo, grazie)
- Nota
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