
- 20 pagine
- Italian
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eBook - ePub
I miei genitori
Informazioni su questo libro
Antonio ha trentacinque anni, Gioia diciannove. A bordo di una Duetto Spider 1300 attraversano a gran velocità le distese di frumento del Tavoliere. Tutto ciò che vedono intorno appartiene alle loro famiglie. Si sono persi, ma a breve ritroveranno la strada.
Fino a quel momento ogni cosa si è svolta con «ingiusta facilità». Sono i loro giorni fortunati. Eppure, quando i pensieri di Antonio prendono la strada piú difficile, irrompe fra loro una presenza, «un fantasma molto singolare, visto che appartiene a una persona ancora in vita»: sua moglie, costretta in un letto d'ospedale.
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Informazioni
eBook ISBN
9788858407561Nicola Lagioia
I miei genitori
Einaudi
I miei genitori
Il grano ondeggiava per chilometri sotto il cielo stellato. Le infiorescenze si incrociavano tra loro mosse dal vento caldo, simili ad antenne prese nello sforzo di captare ciò che non la volubilità del cosmo ma la memoria ciclica del suolo ricordava molto bene a proposito dell’imminente falciatura.
Chiuso nel silenzio fino a pochi istanti prima, il rumore si dilatò scendendo lungo la striscia nera che divideva i campi. Le ombre delle spighe e degli alberi e dei cartelli stradali si staccarono dalle proprie fonti allungandosi verso la direzione opposta a quella da cui venivano i fari, ruotarono compiendo un mezzo giro e ripiombarono nell’alveo dell’estate appena cominciata.
Lui guidava a gran velocità e lei ostentava indifferenza. Affrontava le curve stringendo il volante con una mano, l’altra allacciata a quella della ragazza sopra la cuffia a fisarmonica del cambio. Erano partiti da Foggia nel tardo pomeriggio a bordo di una Duetto Spider 1300 fresca di concessionario. Finito di consumare l’aperitivo, erano saltati in macchina e avevano provato a farsi largo nel traffico del fine settimana. A un certo punto lui, innervosito dall’estenuante successione di utilitarie e autoarticolati che risalivano verso l’Adriatica, aveva deciso di tagliare per la zona industriale. Qui si erano persi. Avevano vagato per grandi strade solitarie incrociando capannoni e depositi di carburante, saltando svincoli e doppiando viadotti che si accendevano di rosso sotto il cielo di fine giornata. Quando si erano trovati per l’ennesima volta davanti alla stessa fabbrica di materassi lui aveva estratto una Colombo dal portasigarette mentre lei continuava a masticare il suo chewing-gum ben protetta dagli occhiali da sole.
Alle otto meno un quarto avevano trovato la via per l’autostrada. Si erano lanciati verso sud e avevano visto scorrere sempre piú rapidi i cartelli stradali, le aree di sosta, i veicoli che l’auto sportiva costringeva facilmente sulla destra. Davanti ai loro sguardi si erano aperte le vastità del Tavoliere. Il fantasma del sole scomparso oltre la linea d’orizzonte si riversava dalle nuvole sulle distese di frumento dando l’illusione di avanzare verso un braciere di proporzioni gigantesche. Sentirsi le spalle sgravate dai monti del Matese e avere come prospettiva la pianura e poi i paesi della costa li aveva sciolti temporaneamente dal nervosismo, restituendoli ai loro corpi.
Lui aveva trentacinque anni, si chiamava Antonio, e sotto un abito da sartoria che imitava i modelli inglesi delle ultime stagioni nascondeva un fisico ben educato dal tennis e dalle sigarette. Gioia di anni ne aveva diciannove. Lui era di statura media – fronte spaziosa, labbra strette, naso diritto, tutto in regola e tutto senza acuti con l’eccezione delle mani (lunghe estremità da pianista, al limite da ladro), l’unico pezzo forte della collezione insieme ai polsi, enfatizzati quella sera dagli insoliti gemelli con l’immagine di un cavallo al galoppo sulla grana d’oro.
La ragazza appariva splendida e abbronzata sotto la camicetta a maniche corte, la minigonna in pelle, gli stivali. Aveva gambe lunghe, occhi chiari, i capelli sulle spalle tinti di un bel rosso castagna. Chi aveva avuto modo...
Indice dei contenuti
- Copertina
- I miei genitori
- Il libro
- L’autore
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