Una telefonata a un numero sbagliato nel cuore della notte (l'episodio da cui nascerà Città di vetro ), una lettera che non abbiamo mai scritto che ci torna indietro da un destinatario che non è mai esistito, un poeta che conosce per la prima volta suo padre il giorno in cui suo padre inizia a morire. La piccola grazia di una monetina perduta che poi ritroviamo a chilometri di distanza. Felicità improvvise che bisogna allenarsi a riconoscere e conservare, istanti in cui la vita - che fino a quel momento ci sembrava chiusa nella grigia ottusità dell'abitudine - si apre alla gioia, al mistero, all'incontro. Il taccuino rosso ha la stessa concentrata luminosità del breviario zen.

- 42 pagine
- Italian
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Il taccuino rosso
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IX.
Uno dei miei amici piú cari è un poeta francese di nome C. Ci conosciamo da piú di vent’anni e se anche non ci vediamo spesso (lui vive a Parigi, io a New York), il legame che ci unisce è ancora saldo. È una sorta di legame fraterno, come se in una vita precedente fossimo stati davvero fratelli.
C. è un uomo dalle molte contraddizioni. Disponibile al mondo e al tempo stesso impenetrabile, una figura carismatica con schiere di amici dappertutto (leggendario per la sua gentilezza, il suo humour, la sua conversazione brillante), eppure un uomo ferito dalla vita, costretto a sforzi disperati per fare quelle piccole cose che la maggior parte della gente dà per scontate. Poeta e teorico della poesia straordinariamente dotato, C. è nondimeno preda di frequenti blocchi che gli impediscono di scrivere, minato da orribili dubbi sul proprio conto, e ciò che sorprende (per un tipo cosí generoso, cosí totalmente privo di meschinità), capace di rancori e inimicizie tenaci, di solito per delle inezie o per questioni di principio. Nessuno gode di una stima cosí unanime, nessuno è dotato di tanto talento, nessuno è capace di catturare cosí immediatamente il centro dell’attenzione, eppure ha sempre fatto di tutto per emarginarsi. Dopo la separazione dalla moglie, avvenuta molti anni prima, aveva vissuto da solo in un succedersi di piccoli monolocali, tirando avanti con pochi soldi e facendo solo lavoretti saltuari, pubblicando poco e rifiutandosi di scrivere una sola parola di critica poetica, pur continuando a leggere tutto e conoscendo la poesia contemporanea meglio di chiunque altro in Francia. Per noi che lo amiamo (e siamo in molti), C. è spesso motivo di inquietudine. Dal momento che lo rispettiamo e desideriamo il suo bene, ci preoccupiamo per lui.
Ha avuto un’infanzia difficile. Non saprei dire fino a che punto serva a spiegare le cose, ma non bisogna sottovalutare i fatti. Pare che il padre sia scappato con un’altra donna quando C. era ancora bambino, e in seguito a questo episodio il mio amico sia cresciuto con la madre, figlio unico senza una vita familiare degna di questo nome. Non ho mai conosciuto la madre di C., ma dalle voci si intuiva un personaggio bizzarro. Durante l’infanzia e l’adolescenza di C. ebbe una sequela di avventure sentimentali, con uomini via via sempre piú giovani. Quando, all’età di ventun anni, C. partí di casa per fare il servizio militare, l’amante della madre aveva soltanto qualche anno piú di lui. In questi ultimi anni, la principale occupazione della vita di sua madre consisteva nel condurre una campagna per la canonizzazione di un sacerdote italiano (il cui nome in questo momento mi sfugge). Ha assediato le autorità cattoliche con innumerevoli lettere che peroravano la santità di quell’uomo, era arrivata al punto di ingaggiare un artista che ne facesse una statua a grandezza naturale – statua che ora troneggia nel giardino di casa a perenne memoria della sua causa.
Nonostante C. non abbia figli, sette o otto anni fa è diventato una sorta di pseudo-padre. Dopo la separazione dalla fidanzata (con la quale aveva provvisoriamente rotto), quest’ultima ebbe una breve relazione con un altro e rimase incinta. La storia finí quasi subito, lei decise di avere comunque il bambino. Nacque una bambina e C., pur non essendo il vero padre, si consacrò a lei fin dal giorno della sua nascita e la adorò come se fosse sangue del suo sangue e carne della sua carne.
Un giorno, circa quattro anni fa, C. andò per caso a trovare un amico. Nell’appartamento c’era un Minitel, un piccolo computer fornito gratuitamente dalla compagnia telefonica francese. Tra le altre cose, il Minitel fornisce l’indirizzo e il numero di telefono di tutti gli abbonati. Mentre C. stava giocando col nuovo marchingegno dell’amico, gli venne improvvisamente l’idea di cercare l’indirizzo di suo padre. Lo scoprí a Lione. Quando piú tardi, quello stesso giorno, tornò a casa infilò uno dei suoi libri in una busta e lo spedí all’indirizzo di Lione – cercando, per la prima volta dopo quarant’anni, di mettersi in contatto con lui. Nulla di ciò che stava facendo aveva senso per lui. Fino al momento in cui si era ritrovato a farlo, non gli era mai passato per la testa di volerlo fare.
La sera stessa incontrò un’altra amica in un caffè, una psicanalista, e le parlò di questi strani gesti non premeditati. Era stato come se avesse sentito suo padre che lo invocava, spiegò, come una forza soprannaturale che si fosse liberata in lui. Non si ricordava assolutamente del padre, e non poteva neppure tentare di indovinare quando si erano visti per l’ultima volta.
La donna rifletté un attimo e poi domandò: – Quanti anni avevi quando tuo padre lasciò tua madre?
– Tre o quattro, – rispose C.
– Quanti anni ha L. ? – riprese la donna, riferendosi alla figlia della fidanzata di C.
– Tre e mezzo, – rispose.
– Penso sia questa la spiegazione, – disse la donna. – Sei preoccupato per L. Ha la stessa età che avevi tu quando tuo padre vi abbandonò, e tu stai rivivendo la tua vita attraverso la sua.
Alcuni giorni dopo, arrivò la risposta da Lione – una lettera affettuosa e piena di cortesia del padre di C. Dopo averlo ringraziato per il libro, proseguiva comunicandogli che il fatto che suo figlio fosse diventato uno scrittore lo riempiva d’orgoglio. Per pura combinazione, aggiunse, il pacchetto era stato spedito nel giorno del suo compleanno, ed era molto commosso per la simbolicità del gesto.
Nulla corrispondeva alle storie ascoltate da C. nel corso dell’infanzia. A sentire sua madre, il padre era un mostro di egoismo che l’aveva abbandonata per una «puttana» e si era sempre disinteressato di suo figlio. C. aveva creduto a questi racconti, si era perciò guardato dal cercare qualsiasi contatto con suo padre. Ora, a causa di questa lettera, non sapeva piú cosa credere.
Decise di rispondere. Il tono della...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Il taccuino rosso
- I.
- II.
- III.
- IV.
- V.
- VI.
- VII.
- VIII.
- IX.
- X.
- XI.
- XII.
- XIII.
- Il libro
- L’autore
- Dello stesso autore
- Copyright