Cosa significa essere femminista oggi? Per prima cosa reclamare la propria importanza, di individuo e di donna insieme; reclamare il diritto all'uguaglianza senza se e senza ma. E cosa significa essere una madre femminista? Non smettere di essere una donna, una professionista, una persona, e condividere alla pari la responsabilità con il proprio compagno. Mostrare a una figlia le trappole tese da chi la vuole ingabbiare per mezzo della violenza, fisica o psicologica, in un ruolo predefinito, e spiegarle che quel ruolo non ha nessun valore reale e che potrà scegliere di essere ciò che vorrà. Farle capire che la sua dignità non dipende dallo sguardo e dal giudizio degli altri e che la sua realizzazione non dipenderà dal compiacere quello sguardo. E significa soprattutto insegnarle che l'amore è la cosa più importante, ma che bisogna anche capire quando è il caso di battersi contro l'ingiustizia.
Adichie ha scritto un intenso pamphlet sotto forma di lettera, con uno sguardo confidenziale eppure politico. La sua voce, che sa essere intima e allo stesso tempo universale, ha saputo dare vita a un manifesto necessario in un presente in cui dobbiamo imparare a vivere la differenza per poterci ancora dire umani.

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Cara Ijeawele
Quindici consigli per crescere una bambina femminista
- 96 pagine
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Cara Ijeawele
Quindici consigli per crescere una bambina femminista
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Literature GeneralTerzo consiglio
Spiegale che l’idea di «ruoli di genere» è una grande sciocchezza
Spiegale che l’idea di «ruoli di genere» è una grande sciocchezza. Non dirle mai che deve fare o non fare una cosa perché è una femmina.
«Perché sei una femmina» non è mai una buona ragione. In nessun caso.
Mi ricordo che da piccola mi dicevano: «Chinati per bene mentre spazzi, da brava ragazza». Il che voleva dire che spazzare aveva a che fare con la femminilità. Vorrei che mi avessero detto semplicemente: «Chinati e spazza per bene, cosí pulisci meglio il pavimento». E vorrei che avessero detto la stessa cosa anche ai miei fratelli.
Di recente sui social nigeriani sono apparsi alcuni dibattiti su donne e cucina, e sul fatto che le mogli debbano cucinare per i mariti. È buffo, come possono essere buffe le cose tristi, che ci ritroviamo ancora a parlare della cucina come un indice per stabilire la «sposabilità» di una donna.
Il saper cucinare non è preinstallato in vagina. L’arte culinaria si impara. Far da mangiare – e la cura della casa in generale – è una competenza che in teoria sia gli uomini sia le donne dovrebbero avere nella vita. È una competenza, peraltro, che potrebbe mancare tanto agli uomini quanto alle donne.
Dobbiamo anche contestare l’idea che il matrimonio sia un premio per una donna, perché è proprio questa la base di tanti dibattiti assurdi. Se la smettiamo di condizionare le donne a vedere il matrimonio come un premio, ci saranno meno dibattiti su come una moglie debba «prendere per la gola» il marito per conquistare quel premio.
È interessante per me notare come il mondo cominci presto a inventarsi i ruoli di genere. Ieri sono andata in un negozio per bambini a comprare una tutina per Chizalum. Nel reparto bambine erano esposti pallide creazioni in varie slavate sfumature di rosa. Non mi piacevano. Il reparto maschietti, invece, sfoggiava vibranti completini in varie tonalità di azzurro. Siccome pensavo che l’azzurro sarebbe stato benissimo sulla sua pelle marrone – oltre a venir meglio in foto – ne ho comprato uno. La tizia alla cassa mi ha detto che era il regalo perfetto per il nuovo arrivato. Ho risposto che era per una bambina. Sembrava inorridita: – Azzurro per una femmina?
Mi chiedo spesso chi sia stato lo scaltro esperto di marketing che ha inventato questa dicotomia rosa-azzurro. C’era anche una sezione «neutra», con la sua varietà di esangui grigi. Una simile distinzione è sciocca perché si basa sull’idea che i maschi vestono di azzurro e le femmine di rosa, mentre il «neutro» diventa una categoria a parte. Perché non dividere semplicemente i capi per età, mostrandoli in tutti i colori? In fin dei conti i neonati, maschi o femmine che siano, non sono molto diversi.
Ho dato un’occhiata al reparto giocattoli, anche quello organizzato per genere. I giocattoli per i ragazzi sono perlopiú attivi, e prevedono un’azione di qualche tipo – trenini, macchinine – mentre i giocattoli per le bambine sono in genere passivi e quasi esclusivamente bambole. Mi ha colpito. Non mi ero mai resa conto della precocità con cui la società comincia a plasmare l’idea di quel che dev’essere un maschio e quel che dev’essere una femmina.
Vorrei che i giocattoli fossero organizzati in base al tipo e non in base al sesso.
Ti ho mai detto di quella volta che sono andata in un centro commerciale americano con una bambina nigeriana di sette anni e sua madre? La bimba ha visto un elicottero, uno di quei cosi che volano grazie a un telecomando, era affascinata e ne ha chiesto uno. – No, – è stata la risposta della madre. – Tu hai le tue bambole –. E la bimba ha replicato: – Mamma, ma io posso giocare solo con le bambole?
Non l’ho mai dimenticato. La madre era in buona fede, certo. Era imbevuta delle idee sui ruoli di genere – che le femmine giocano con le bambole e i maschi con gli elicotteri. Oggi mi chiedo, con un po’ di malinconia, se quella bambina non sarebbe diventata un rivoluzionario ingegnere se solo avesse avuto la possibilità di esplorare quell’elicottero.
Se non mettessimo ai bambini la camicia di forza dei ruoli di genere daremmo loro spazio per raggiungere le loro piene potenzialità. Considera Chizalum come un individuo. Non come una bambina che dev’essere in un certo modo. Vedi le sue debolezze e i suoi punti di forza in modo individuale. Non misurarla secondo il metro di come dovrebbe essere una ragazza. Misurala secondo il metro della migliore versione di sé.
Una giovane donna nigeriana mi ha raccontato una volta che per anni si era comportata «come un ragazzo» – le piaceva il calcio e i vestiti l’annoiavano – finché sua madre non l’ha costretta a rinunciare ai suoi interessi «da maschio». Adesso è grata alla madre per averla aiutata a iniziare a comportarsi da donna. Quella storia mi ha rattristato. Quali parti di sé, mi sono chiesta, ha dovuto silenziare e soffocare, e che cosa ha perso il suo spirito, dal momento che quel «comportarsi da maschio» non era altro che il suo modo di essere se stessa.
Un’altra conoscente, un’americana che vive sulla costa nordoccidentale, mi ha detto una volta che, al centro gioco diurno a cui portava il suo bambino di un anno, aveva notato che le mamme che accompagnavano le bambine erano molto soffocanti, ammonivano continuamente le figlie a «non toccare» o a «smetterla e fare le brave»; i maschietti, invece, venivano incoraggiati a esplorare senza tante restrizioni e non gli veniva quasi mai detto di «fare i bravi». La sua teoria era che i genitori inconsciamente iniziano molto presto a insegnare alle bambine come devono essere, dando loro piú regole e meno spazio, mentre i maschi ricevono piú spazio e meno regole.
I ruoli di genere ci vengono inculcati cosí a fondo che spesso li rispettiamo anche quando cozzano contro i nostri veri desideri, i nostri bisogni, la nostra felicità. È molto difficile liberarsene, e per questo è importante far sí che Chizalum li rifiuti fin dall’inizio. Anziché permetterle di interiorizzare l’idea dei ruoli di genere, insegnale ad avere fiducia in se stessa. Dille che è importante cavarsela da sole e badare a sé. Falle provare a riparare gli oggetti quando si rompono. Diamo subito per scontato che le ragazze non siano capaci di fare molte cose. Falla prova...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Cara Ijeawele
- Introduzione
- Primo consiglio. Sii una persona completa
- Secondo consiglio. Fatelo insieme
- Terzo consiglio. Spiegale che l’idea di «ruoli di genere» è una grande sciocchezza
- Quarto consiglio. Guardati dai pericoli di quello che chiamo «Femminismo Light»
- Quinto consiglio. Insegna a Chizalum a leggere
- Sesto consiglio. Insegnale a mettere in discussione la lingua
- Settimo consiglio. Non parlare mai del matrimonio come di un traguardo
- Ottavo consiglio. Insegnale a bandire l’ansia di compiacere
- Nono consiglio. Da’ a Chizalum un senso di identità
- Decimo consiglio. Sii determinata nell’affrontare la questione del suo aspetto fisico
- Undicesimo consiglio. Insegnale a mettere in discussione l’uso della biologia a «giustificazione» delle norme sociali
- Dodicesimo consiglio. Parlale del sesso, e comincia presto
- Tredicesimo consiglio. L’amore arriva, sta’ in campana!
- Quattordicesimo consiglio. Nel parlarle di oppressione, sta’ attenta a non trasformare gli oppressi in santi
- Quindicesimo consiglio. Insegnale la differenza
- Il libro
- L’autrice
- Della stessa autrice
- Copyright
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