L'illuminismo perduto
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L'illuminismo perduto

L'età d'oro dell'Asia centrale dalla conquista araba a Tamerlano

  1. 704 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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L'illuminismo perduto

L'età d'oro dell'Asia centrale dalla conquista araba a Tamerlano

Informazioni su questo libro

In questo ampio saggio riccamente illustrato, S. Frederick Starr racconta la storia affascinante e in gran parte sconosciuta dell'illuminismo medievale nella Grande Asia centrale. La vita movimentata in popolose città organizzate e le sorprendenti creazioni di molte importanti personalità nei piú svariati campi del sapere vengono collocate dall'autore all'interno di un vivace affresco storico del periodo. Poiché molti scienziati e intellettuali scrissero per lo piú in arabo, a lungo sono stati definiti «arabi». In realtà, appartenevano a popolazioni persiane e turche che vivevano nella vasta regione che oggi si estende dal Kazakistan all'Afghanistan e dall'area piú orientale dell'Iran fino allo Xinjiang, in Cina. Fu infatti nell'Asia centrale che tra il 750 e il 1150 si diede un nome all'algebra, si calcolò il diametro della Terra con una precisione senza precedenti, si scrissero alcune delle piú belle poesie del mondo e libri che sarebbero serviti a definire la medicina europea. Con i soli strumenti della logica, basandosi sui dati dell'osservazione diretta, il persiano Biruni dedusse persino che dovevano esistere altre terre oltre a quelle conosciute, scoprendo in un certo senso l'America cinque secoli prima di Colombo. Raramente nella storia vi fu una simile concentrazione spaziale e temporale di saperi. Non c'è da stupirsi che ciò abbia influenzato la cultura europea dai tempi di Tommaso d'Aquino fino alla Rivoluzione scientifica, e abbia avuto un medesimo, profondo impatto in India e in gran parte dell'Asia. Questa storia culturale e intellettuale dell'Asia centrale inquadra nascita, sviluppo e declino di un periodo cruciale nella storia dell'umanità.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2017
Print ISBN
9788806232221
eBook ISBN
9788858425626
Argomento
Storia
Capitolo quindicesimo

La sabbia e l’ostrica

A segnare il punto di partenza di questa indagine sono stati gli stessi eventi storici. La conquista araba dell’Asia centrale tra il 680 e il 740, il ruolo fondamentale dei Centroasiatici nella rivoluzione abbaside del 750 e la presa di Baghdad da parte del califfo al-Ma’mūn nell’819 inaugurarono una nuova fase nella vita della già antica civiltà dell’Asia centrale. Per centinaia di anni dopo di allora, la regione situata fra l’attuale Iran orientale e la Cina occidentale ed estesa verso sud dal Kazakistan fino a tutto l’Afghanistan – in altre parole la Grande Asia centrale – fu il centro del mondo. In essa vi era la piú grande concentrazione a livello globale di empori commerciali e città fiorenti. Il ricco patrimonio del passato, i quotidiani contatti culturali del presente e un benessere sufficiente a sostenere schiere di pensatori e artisti – tutto questo creò un ambiente quasi ideale per lo studio e la riflessione. Autentica passione per l’indagine e l’apertura mentale all’innovazione determinarono un numero impressionante di primati in una quantità di campi. Comunque la si voglia valutare, questa fu una delle grandi ere di pensiero e creatività vissute dal genere umano, un vero e proprio secolo dei Lumi.
Dal momento che abbiamo già menzionato almeno alcuni dei particolari successi ottenuti in quei secoli da scienziati e pensatori dell’Asia centrale, non vi è bisogno di elencarli nuovamente tutti. Cerchiamo piuttosto di prendere atto di alcune caratteristiche comuni, tra le quali la piú sorprendente è che uno stesso pensatore era spesso autore di lavori fondamentali in tre, quattro o perfino piú campi dello scibile. Questa era la norma, non l’eccezione, e il suo impatto fu quello di focalizzare l’attenzione del pubblico colto non sulle peculiarità di questa o quella disciplina, bensí sulla conoscenza in quanto tale e sulle vie per raggiungerla, vale a dire l’epistemologia.
A tale riguardo, i Centroasiatici riconobbero due grandi strumenti: in primo luogo, la geometria e la matematica; in secondo luogo, la logica formale basata sul modello stabilito da Aristotele. Questi due strumenti per raggiungere la verità furono attentamente esplorati e meticolosamente elaborati da un gran numero di pensatori originari della regione, da al-Khwārizmī a Khayyām, da al-Fārābī ad al-Ghazālī passando per Ibn Sīnā. In modo del tutto indipendente dalle loro numerose e importanti intuizioni sui fenomeni naturali o sulla filosofia, quei pensatori chiarirono e ampliarono notevolmente la nostra conoscenza di come gli esseri umani sanno ciò che sanno.
Quasi tutti i filosofi e gli scienziati dell’Asia centrale durante l’età dei Lumi non ebbero difficoltà ad accettare una qualche forma di religione. L’islam, con il suo monoteismo assoluto e il concetto di Causa Prima, sembrava affermare per molti le verità della scienza e della filosofia. È vero, vi erano anche alcuni scettici, come anche agnostici e atei, ma non erano numerosi ed erano accettati con un livello di tolleranza piuttosto elevato, come testimoniano le idee del grande medico e scienziato ar-Rāzī, il cui scetticismo sarebbe stato considerato scandaloso perfino nella Francia del XVIII secolo.
Eppure, se qualche forma di fede era abbastanza generalizzata, non vi era invece alcun accordo su come essa si rapportasse alla ragione. In realtà, la crescente polarizzazione tra le due concezioni era all’ordine del giorno. Si trovavano massimalisti in entrambi gli schieramenti, con alcuni, come al-Ghazālī, che riconoscevano alla ragione un qualche ruolo modesto nelle questioni pratiche, ritenendola però irrilevante al fine di risolvere i grandi interrogativi dell’esistenza; vi erano poi altri, come Bīrūnī, che raramente si soffermavano a chiedersi quale ruolo avesse Dio – ammesso che ne avesse uno – nelle questioni che via via si presentavano. Infine, vi erano quelli che, seguendo l’esempio di al-Sijistānī, riconoscevano il dovuto rispetto alla scienza e alla religione, alla ragione e alla fede, ma insistevano sul fatto che i due ambiti di conoscenza appartenevano a regni separati e consigliavano a chi seguiva l’uno di evitare l’altro.
In molti centri di tutta l’Asia centrale emersero figure di potere che abbracciarono la creazione di conoscenza come uno degli obiettivi del loro governo. Alcuni di loro portarono l’esercizio della ragione fino a estremi considerati p...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prefazione
  4. Nota sui nomi, ortografia e traslitterazioni
  5. Elenco delle cartine e delle figure nel testo
  6. Elenco delle tavole fuori testo
  7. L’illuminismo perduto
  8. I. Il centro del mondo
  9. II. Gente di città aperta al mondo, in una terra antica
  10. III. Un calderone di conoscenze, idee e fedi
  11. IV. Come gli Arabi conquistarono l’Asia centrale e l’Asia centrale preparò la conquista di Baghdad
  12. V. Venti d’Oriente su Baghdad
  13. VI. Studiosi in cammino
  14. VII. Khorasan: astro nascente dell’Asia centrale
  15. VIII. Un fiore dell’Asia centrale: la dinastia samanide
  16. IX. Sosta nel deserto: Gurganj sotto i Mamunidi
  17. X. I Turchi rubano la scena: Maḥmūd di Kashgar e Yūsuf di Balasagun
  18. XI. La cultura sotto il governo di un predone turco: Ghazni ai tempi di Maḥmūd
  19. XII. Tremori sotto la cupola del dominio selgiuchide
  20. XIII. Il secolo mongolo
  21. XIV. Timur e i suoi successori
  22. XV. La sabbia e l’ostrica
  23. Cronologia
  24. Dramatis personae
  25. Indice dei nomi, dei luoghi e delle cose notevoli
  26. Inserto fotografico
  27. Il libro
  28. L’autore
  29. Copyright