Il cane di Magonza
eBook - ePub

Il cane di Magonza

  1. 312 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Il cane di Magonza

Informazioni su questo libro

Gianni Rodari è stato un giornalista di quelli rari, capace di muoversi tra registri e voci diverse grazie alla splendida versatilità di una parola sempre esatta. Sapeva raccontare con semplicità il suo approccio pedagogico attraverso l'errore di una bambina, che orecchiando la Chanson de Roland dà vita a un misterioso animale: il cane di Magonza. Ma Rodari poteva trasformarsi in un cronista di razza, in grado di individuare, nel groviglio di voci che circondano un evento, il dettaglio che cattura l'attenzione. E sapeva quanto di vero si può dire con la fantasia. E cosí in queste pagine ci s'imbatte anche in meravigliosi esercizi narrativi; pezzi magistrali di «giornalismo surreale», in cui Rodari, da raffinato scrittore comico, reinventa completamente la realtà per mostrarci il volto segreto, talvolta tenero e talvolta ridicolo, della nostra vita di ogni giorno.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2017
eBook ISBN
9788858425732
Print ISBN
9788806205690

Materia prima

Nell’aprile 1968 Rodari torna con tutti gli onori (a lui è dedicata la copertina) sul «Caffè» con un consistente gruppo di 20 poesie. Di queste, l’Esercizio n. 18 e In viaggio saranno riprese per il libretto Parole per giocare dell’editore Manzuoli. Che dire di queste poesie? Ancora una volta evidente è il gioco con le parole. Un gioco che libera la fantasia e rende piú comprensibile il mondo e le sue storture. In alcuni di questi componimenti la satira si fa amara. Dettata da una forte amarezza è, ad esempio, Un sogno: sono aggredite le abilità camaleontiche messe in atto dalla diffusa pratica dell’arrivismo sociale. La forza trasgressiva dei versi sta anche nel ribaltamento totale dello stereotipo poetico che annette ai sogni soltanto qualità idilliche. Qui la dignità del sogno è progressivamente svenduta fino alla resa finale e allo spregevole ghigno conclusivo: l’abietta volontà di toccare i «parapetti della vita» produce incubi e fascismi. In Fucilazione, al contrario, al sapore amaro della violenza non cedono l’ottimismo e la speranza; la «dolcezza che non si può perdere» è la soluzione di ogni «smorfia di felicità»: all’infanzia è affidato il messaggio salvifico per l’umanità.
1. Il cavallo saggio.
C’era una volta un cavallo molto saggio.
Fumava la pipa, uccideva i microbi, aiutava le vecchine
ad attraversare la strada nei giorni di pioggia.
Per loro gettava ponti di barche sulle pozzanghere,
le sue intenzioni erano lodevoli, nondimeno
talune vecchine per goffaggine o impazienza
cadevano dai ponti, la piena le trascinava
dal Ticino al Po, dal Po all’Adriatico
che cosí veniva lentamente riempiendosi di vecchine,
ce n’erano migliaia da Cervia a Cesenatico,
se ne stavano nell’acqua fino al piloro
facendo la calza e borbottando continuamente
in tono nasale come le sirene dei mercantili
che partono da Porto Corsini per Patrasso.
La gente, chiusa nelle case per ripararsi dal malocchio,
sentiva le sirene e diceva: Sentite le sirene,
sentite come si sentono le sirene quando piove
e tutti questi bastimenti ne approfittano
per fuggire in Grecia con le stive piene
di cervello fritto e di funghi arrostiti sulla brace.
Verrà la carestia, i nostri bambini piangeranno,
ci chiederanno pane e dovremo dare loro code di gatto,
colpa di quelle maledette vecchiacce
che ostruiscono la foce del Po con le loro sottogonne.
Bisogna mandare una petizione al cavallo saggio
che fuma la pipa e uccide i microbi.
Un vecchio pescatore che in gioventú sapeva scrivere
mandò al cavallo un uovo sodo, due mele cotogne
e una fiasca di sangue di bue romagnolo.
Il cavallo ricevette il messaggio e lo interpretò rettamente:
l’uovo sodo significava pace e benedizione,
le due mele, che non ti manchi avena né bastone,
il sangue di bue romagnolo
significava, Che tu possa sputare il pancreas,
che cosa ti viene in mente di rifilarci quelle vecchie balorde,
con le loro chiacchiere hanno avvelenato il mare
da una sponda all’altra,
fanno tanta pipí che i pescherecci sbandano a babordo,
abbiamo già perduto sette mozzi nel fiore degli anni e tutti di nome Gioachino,
provvedi, saggio cavallo, che la pipa ti strozzi,
abbi compassione dell’Adriatico, figlio di una fogna.
Il cavallo comprese che era tempo di prendere provvedimenti
e si accinse alla bisogna con le migliori intenzioni,
ma i provvedimenti non si lasciarono prendere,
saltarono sul tetto della casa del parroco
invocando il diritto d’asilo
e di la...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prefazione
  4. Introduzione
  5. Il cane di Magonza
  6. L’uomo nella realtà
  7. Dibattito sul fumetto
  8. Due rose per un manifesto
  9. Compagni fratelli Cervi
  10. L’esplorazione del Rio Rubens
  11. L’astante
  12. Un benefattore incompreso
  13. Chi ha rubato il Cupolone?
  14. Premi letterari
  15. Il giudice a dondolo
  16. Teledramma
  17. Il discorso inaugurale
  18. Poesia lepidaria
  19. Favole minime
  20. Fondamenti di una fantastica
  21. Il cane di Magonza
  22. I giornali a fumetti e la scuola
  23. Leopardi e i giovani
  24. Materia prima
  25. La letteratura infantile oggi
  26. Pro e contro la fiaba
  27. I bambini e la poesia
  28. Lettera a un genitore sudista
  29. Autointervista
  30. La prof. allergica e il padre aggressivo
  31. Appendice
  32. Il libro
  33. L’autore
  34. Dello stesso autore
  35. Copyright