La compattezza della Ballata, la rigorosa unità della sua misura, si identificano fondamentalmente con la inventività e l'equilibrio del linguaggio. Da questo punto di vista si spiega l'interesse di Fenoglio nei confronti della Ballata, un interesse tale da indurlo a ritentare egli stesso l'esperimento in una lingua che assai più dell'inglese ha stentato e stenta a liberarsi di strettoie ostinatamente radicate.

- 72 pagine
- Italian
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La ballata del vecchio marinaio
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Parte quinta
Oh il sonno! la dolcissima cosa
Prediletta dall’uno all’altro polo!
Lode ne sia alla Vergine Maria!
Lei mi mandò dal cielo il dolce sonno
Che mi s’insinuò nell’anima.
Per grazia della Madre santa, il vecchio Marinaio viene rinfrescato con pioggia.
Gli stupidi mastelli che sul ponte
Sí lungamente s’erano rimasti,
Me li sognai pieni rasi di rugiada;
Ed allorché mi risvegliai, pioveva.
Acqua sulle mie labbra e fresco in gola,
I miei vestiti eran tutti immollati;
Di certo avevo bevuto nei miei sogni,
E tuttora il mio corpo beveva.
Mi mossi, e non sentivo la mia carne;
Ero cosí leggero – quasi pensai
D’esser morto nel sonno,
Ed ora fossi spirito beato.
Ode rumori e vede strane visioni e commozioni nel cielo e nel mare.
E presto intesi la romba d’un vento:
Non c’investiva,
Ma col suo solo suono squassò le vele
Tanto fruste e secche.
Sopra il mio capo l’aria si commosse!
E s’accesero cento luminarie
Che facevano in cielo l’altalena!
In mezzo a quelle, a sinistra e a destra,
Ballavan pure le cineree stelle.
E quel vento rugghiò piú forte,
E come giunchi stormirono le vele,
E pioggia crosciò giú da nera nube;
La Luna ne sfiorava l’orlo.
La gonfia nube nera si squarciò,
E la Luna le stava sempre a filo:
Al par d’acque crollanti da una rocca
Piombò la folgore, ma non dentellata,
Bensí come ampia e precipite fiumana.
Non arrivava la nave quel vento sonoro,
Eppur la nave adesso si muoveva!
Sotto la folgore, sotto la Luna,
I morti mandarono lamento.
Un afflato pervade i cadaveri della ciurma, e la nave avanza,
Gemettero, si scossero, s’alzarono
Tutti: senza parlare, senza girar l’occhio;
Sarebbe stato strano anche in un sogno
Veder drizzarsi quegli uomini morti.
Col timoniere alla ruota, mosse la nave;
Pure non c’era un fiato di vento;
I marinai lavoravano alle corde,
Ciascheduno al suo posto d’una volta;
Alzavan gli arti come freddi arnesi –
Eravamo una ben macabra ciurma.
Mi stava accanto, ginocchio a ginocchio,
Il corpo del figliol di mio fratello:
Quel corpo ed io tirammo ad una corda,
Ma non mi fece la minima parola.
«Tu mi spaventi, vecchio Marinaio!»
Non già ad opera delle anime degli uomini, né di demoni della terra o dell’etere mediano, ma bensí d’una benedetta falange di spiriti angelici, mandata laggiú dietro l’invocazione del santo protettore.
Statti calmo, Invitato, statti calmo!
Non fu che l’anime involatesi in gran pena
Fosser tornate dentro i loro corpi,
Ma fu una mano di spiriti celesti;
Ché, quando albeggiò – calarono le braccia,
E intorno all’albero s’aggrupparono tutti;
Dolci suoni e lenti s’inalzarono dalle bocche
E da quei corpi si lontanarono.
Aleggiò intorno ognuno di quei suoni,
Quindi sfrecciò alla volta del Sole;
E adagio i suoni tornarono giú,
Ora frammisti ed ora separati.
Talvolta udivo gocciolar dal cielo
Il canto dell’allodola,
Un’altra tutti gli uccelletti che sono,
Talmente empiva e mare ed aria
Quel loro dialetto soave.
E un poco erano tutti gli strumenti
Insieme, e un poco un flauto solo;
E ancora un cantar d’angelo
Per cui si fanno muti i cieli.
Finí: ma il velame diede
Gradevol suono sino a mezzogiorno,
Eguale a quello di segreto rivo,
Nel mese di Giugno carico di foglie,
Che tutta notte canta agli assopiti
Boschi una sua cheta melodia.
Sino a meriggio navigammo tranquilli,
Senza ci fosse ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- La ballata del vecchio marinaio
- Parte prima
- Parte seconda
- Parte terza
- Parte quarta
- Parte quinta
- Parte sesta
- Parte settima
- Il libro
- Copyright