«Una volta mi è capitato di prendere tre multe per eccesso di velocità nel tunnel del Monte Bianco perché l'infrazione era stata rilevata da tre autovelox. Di qui, a parte l'esborso, la domanda filosofica: un evento (superare la velocità in un tunnel) si moltiplica in ragione degli osservatori? Si direbbe di sí, stando alla polizia italiana e alla gendarmeria francese che gestiscono il tunnel in condominio. Ma, in questo caso, se gli autovelox fossero stati mille, avrei dovuto pagare mille multe?»
Gli aneddoti che Maurizio Ferraris raccoglie in questo dizionario filosofico fuori dal comune sono piú o meno di questo tenore. Da Autovelox a Zuhandenheit, in centoventinove voci che spaziano dal Bancomat agli Zoccoli passando per i Cavatappi e le Madeleines, le Mutande e gli Odradek, senza dimenticare le Cazzimme e le Supercazzole, l'autore cerca di definire quelli che Roland Barthes chiamava «miti d'oggi» e Martin Heidegger «essere-nel-mondo».
Si va dal chiedersi che cosa potrebbe succedere se sugli «aeromobili» gli «assistenti di volo» non riuscissero a «disarmare gli scivoli» (forse un dirottamento?), all'illustrare usi e costumi dell'antenato della Porta allarmata, il Maniglione sensitivo, sino a trarre la morale della favola in un denso saggio conclusivo: Quisquilie e quiddità.

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- Italian
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Social SciencesCategoria
Popular CultureFonti e ringraziamenti.
Parecchie tra queste voci sono apparse in altre collocazioni (in prevalenza, «Il Sole 24 ore», «Il Secolo XIX», «Torino7»), tutte sono state modificate e adattate al progetto complessivo di questo libro.
L’idea di un libro di questo genere, perfetta come ogni idea, è di Andrea Bosco, editor dell’Einaudi. La realizzazione, imperfetta come ogni cosa di questo mondo (e forse anche piú imperfetta della media), è mia. Ma sarebbe stata ancora piú imperfetta se Andrea, oltre che nel darmi l’idea, non fosse stato largo di suggerimenti e consigli per la sua traduzione letteraria.
Ringrazio come sempre, da parecchi anni a questa parte, gli amici del Labont – il Laboratorio di ontologia della Università di Torino –, e in particolare, per questo libro, Tiziana Andina, Carola Barbero, Elena Casetta, Alessandro Gatti, Alessandra Jacomuzzi, Alessandro Lancieri, Alessandro Salice, Daniela Tagliafico, Giuliano Torrengo generosi di letture, consigli, commenti, sviluppi.
Daniela Padoan aveva curato l’editing di molti tra i miei ultimi libri, in veste professionale, da Bompiani. Lei forse ci aveva preso l’abitudine, io di certo avevo contratto una dipendenza. Sicché anche questa volta, e in veste amicale, ha letto il manoscritto e si è profusa in consigli.
La stessa gentilezza e generosa disponibilità ho trovato in Maria Teresa Polidoro, che ha curato il testo per Einaudi. A questo punto se il libro ha dei difetti (e ne ha) sono solo quelli che dipendono esclusivamente da me.
Un ringraziamento del tutto speciale va a Enrico Terrone, che nel leggere la penultima versione del manoscritto si è prodigato in idee e suggerimenti che si sono rivelati preziosi, e ad Anna Donise, che ne ha letta l’ultimissima.
1 John R. Searle, The Construction of Social Reality, Free Press, New York 1995; trad. it. di A. Bosco, La costruzione della realtà sociale, Edizioni di «Comunità» Milano 1996, nuova edizione Einaudi, Torino 2006.
2 Dopo aver scritto questa voce, mi hanno avvisato del fatto che «bamba» indica attualmente, in gergo giovanile, ma forse anche senile, la cocaina. La bamba, inoltre, è un ballo tradizionale messicano («Para bailar la bamba, | Se necesita una poca de gracia»), ma non ci pensavo, nella storia di Mike. Per me «bamba» significava quello che trovo, ad esempio, nella prima lezione di un corso di Lumbard su Internet: «àsen (lett. asino) ignorante, becero (anche cucú, bamba, cilap)».
3 Del resto non è escluso che prima o poi anche l’Ikea scenda in campo in questo delicato settore dell’industria della trasformazione del legno, e metta in commercio bare da montarsi a casa con la brugola.
4 Avevo scritto da anni queste illazioni sull’Aibes quando, grazie a una segnalazione di Daniela Tagliafico, ho potuto visitarne il sito: http://www.aibes.it/istitu_sostenitori.aspx, che comprende anche dei cenni storici sull’istituzione e sulla sua ragion d’essere: «Nell’immediato dopoguerra, accantonate in parte le preoccupazioni, l’Italia può riscoprire i piaceri di ogni giorno. In questo clima, l’Aibes, Associazione Italiana Barman e Sostenitori, viene fondata il 21 settembre 1949, per iniziativa del conte Antonio Spalletti Trivelli, possidente. L’iniziativa del conte è condivisa da altre nove persone: Giorgio Tremi, ingegnere e cavaliere del lavoro; Cesare Ponti, banchiere; Enrico De Adria, antiquario; Max Imbert, antiquario; Rigoletto Benedetti, barman; Giovanni Belloni, commerciante e pittore; Federico Pariani, ingegnere; Max Origoni, industriale; Pietro Grandi, commendatore e direttore d’albergo. Un barman, quindi, ed un albergatore, ma ben otto estranei all’ambiente del pubblico esercizio fra i suoi fondatori. L’Aibes, nella storia, è l’unica associazione di categoria voluta e promossa dai suoi clienti, piú che dai facenti parte». A parte la notazione finale, che a giusto titolo rileva la singolarità della istituzione, queste precisazioni storiche non servono a sciogliere i quesiti teorici che ho messo sul tappeto o, se preferite, sul banco.
5 Giuliano Torrengo mi ha inviato questo commento, di cui gli sono grato: «È interessante anche il fatto che la barzelletta e il mito sembrano essere oggetti sociali veramente molto simili – molto piú simili fra di loro, in quanto oggetti sociali, di quanto lo siano il mito e il romanzo (o l’opera letteraria in genere). E il punto mi sembra che sia proprio nel tipo di legame che hanno con l’autoralità. Il romanzo nasce da un autore e dipende essenzialmente dall’opera scrittoria dell’autore, ed eredita un valore artistico direttamente da questa – anche quando si presenta, almeno in parte, come una concretizzazione di un altro oggetto sociale (“notizie di cronaca” tipo Il fu Mattia Pascal, o letteratura precedente come per Shakespeare). Il mito e la barzelletta invece nascono dal diffondersi di iscrizioni nella memoria di piú persone. Entrambi possono, in seguito, concretizzarsi in opere di maggiore o minore valore artistico. I vari “Omero” non sono sempre alla stessa altezza, e sicuramente molti autori dei vari “Storie e miti dell’antica Grecia” che si trovano al supermercato non sono degli Omero. La barzelletta può finire in una raccolta di Gino Bramieri, in una sceneggiatura pensata per Alvaro Vitali, ma anche in una pièce di Petrolini. Ma l’identità di mito e barzelletta non è toccata da queste oscillazioni. C’è poi il caso del romanzo che funziona da prompt per un mito – Sherlock Holmes, Dracula ecc. – che può poi concretizzarsi in opere di vario valore (magari anche superiore all’originale)».
6 E si è prestata scarsa attenzione allo humour nero, dove ridiamo di cose per le quali – se fossero vere – dovremmo essere tristi. Sempre a rischio di cattivo gusto se praticato nella realtà, lo humour nero sembra trovare la sua perfetta collocazione nell’ambito della fiction, dove filosoficamente risulta molto meno paradossale della tragedia. (Devo questa notazione, insieme a molte altre, a Enrico Terrone).
7 Tanja Backe, One-to-one, Actar, Barcelona 2007.
8 Guy Debord, La Société du spectacle, Buchet Chastel, Paris 1967; trad. it. di C. Freccero e di D. Strumia, La società dello spettacolo, Baldini & Castoldi, Milano 1997.
9 Martin Heidegger, Sein und Zeit, 1927; trad. it. di P. Chiodi, Essere e tempo, Utet Torino 1986.
10 A meno di usi alternativi in situazioni specifiche, come quello suggeritomi da Daniela Tagliafico: «Per qualche italiano all’estero che si trova ogni giorno a cimentarsi nell’impresa di far cuocere la pasta su una cucina con → Forni tedeschi, il bollitore diventa un elemento essenziale: prima si fa bollire l’acqua nel bollitore, poi la si versa nella pentola messa sul forno tedesco, per evitare di morire prima che l’acqua giunga a ebollizione».
11 Umberto Eco, La memoria vegetale e altri scritti di bibliofilia, Bompiani, Milano 2007.
12 D. Fisher - R. Bragonier Jr., What’s what: A Visual Glossary of The Physical World, Hammond, Maplewood 1981.
13 Vocabolario Treccani Visuale, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2003.
14 Questo punto è decisivo. Il mio amico Alessandro Sali...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Il tunnel delle multe
- Lemmario
- Il tunnel delle multe
- Autovelox
- Bamba
- Bancomat
- Bara
- Barba
- Barbone
- Barman
- Barzelletta
- Biglietto
- Birkenstock
- BlackBerry
- Bollitore
- Bricco
- Caffè
- Call center
- Capestro
- Cappello
- Carta
- Carta del supermercato
- Case al mare
- Catalogo
- Catalogo di Giosafat
- Catena
- Cavatappi
- Cazzimma
- Cd
- Chiodo
- Clarks
- Collezione
- Colonia
- Confine
- Contagio
- Controlli aeroportuali
- Cosa
- Costume
- Cremazione
- Culo
- Desaparecido
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- Maniglione sensitivo
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