
- 72 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Le ultime sette parole di Caravaggio
Informazioni su questo libro
Luglio 1610. Caravaggio appare su una spiaggia desolata accompagnato dal servo Tropea, una spalla comica che trasforma ogni dialogo in uno scambio alla Don Chisciotte e Sancho Panza. La sete di vendetta dei suoi nemici si incarna nelle «femminote», un gruppo di zingare provenienti da tutto il Sud Italia, prezzolate per avvelenare il pittore. Caravaggio deve morire perché con la sua pittura e la sua condotta «sputò in faccia alla Chiesa e ai signori». La commedia si volge in tragedia e in un dialogo disperato con se stesso l'artista morente dipinge il suo testamento.
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Informazioni
Ruggero Cappuccio
LE ULTIME SETTE PAROLE DI CARAVAGGIO
Giulio Einaudi editore
Le ultime sette parole di Caravaggio ha debuttato il 26 giugno 2009 al Napoli Teatro Festival Italia. Con Claudio Di Palma (Caravaggio), Lello Arena (Tropea), Federica Bognetti, Stella Egitto, Ilenia Maccarone, Giusy Mellace, Alessandra Roca, Marina Sorrenti e Ada Totano (le femminote). Regia: Ruggero Cappuccio. Aiuto regia: Nadia Baldi. Assistente alla regia: Iolanda Salvato. Musiche: Paolo Vivaldi. Scene: Nicola Rubertelli. Costumi: Salvatore Salzano. Progetto e immagini: Ciro Pellegrino. Elementi di scena: Alessandra Ricci. Luci: Franco Polichetti. Produzione: Teatro segreto.
Luglio 1610. Notte. Un arenile avvolto nella penombra. Da piccole lanterne opache disseminate sulla sabbia si effonde la svogliatezza di fiamme tremule. Sullo sfondo un’impalcatura da pittore: è costruita con legno fradicio, incastrata con viti arrugginite e corde di mare. Tutto intorno campeggiano tele arrotolate, piccoli vasi di bronzo e ottone. Il crescendo di un ritmo forsennato provocato dalla battitura di legni contro legni invade lo spazio. Il lieve intensificarsi di una luce che ricorda il freddo dell’argento, rivela una donna distesa al suolo: i piedi ben puntati per terra, le gambe piegate e divaricate, come nell’atto di partorire. Intorno a lei, appaiono sei donne: seguono il tempo con spasmi del corpo. Vestite di cenci e stracci di taglio e colore orientali, hanno le carni ravvolte in veli leggerissimi da cui traspaiono i seni, le cosce, le reni. Tutte, a turno, lanciano sassolini sul ventre della donna distesa, soffiando parole che prendono suono di imprecazione e preghiera. L’inno selvatico racconta l’anima delle sette donne: sono le femminote, uno dei numerosi drappelli zingareschi folti di sicule, calabresi, napoletane, cilentane, segnate da eventi infamanti ed espulse dalle comunità di origine. Messinesi, reggine, ragusane, femmine di colline e di mare infestano le coste innescando apparizioni e sparizioni improvvise, compiendo azioni oltre il confine delle leggi di stato e di religione.
CUNTHÈ
La luna s’è accuvata
e si’ la luna.
SCIARRA
La luna s’è addulurata
e si’ la luna.
GRECA
La luna s’è allertata
e si’ la luna.
HAIRÀ
La luna s’è sbregugnata
e si’ la luna.
MARÈ
La luna s’è affacciata
e si’ la luna.
ROSARÍA
La luna s’è allisciata
e si’ la luna.
Le femminote lanciano sassolini sul ventre scoperto di Santa, intonando il dire come in preda ad una possessione.
CUNTHÈ, SCIARRA, GRECA, HAIRÀ, MARÈ, ROSARÍA (in coro)
La luna è allésenata
e si’ la luna.
SANTA (all’unisono con il verso finale del coro)
E so’ la luna.
CORO
La luna s’è allummata
e si’ la luna.
SANTA
E so’ la luna.
CORO
La luna è ammalurata
e si’ la luna.
SANTA
E so’ la luna.
CORO
La luna s’è aggranniata
e si’ la luna.
SANTA
E so’ la luna.
CORO
La luna s’è scialata
e si’ la luna.
SANTA
E so’ la luna.
CORO
La luna s’è acalata
e si’ la luna.
SANTA
So’ la luna.
CORO
La luna è ammasunata
e si’ la luna.
SANTA
So’ la luna.
CORO
La luna s’è...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Le ultime sette parole di Caravaggio
- Il libro
- L’autore
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