Arboreto salvatico
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Arboreto salvatico

  1. 128 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Arboreto salvatico

Informazioni su questo libro

Dal larice «albero cosmico lungo il quale scendono il sole e la luna», alla quercia con la sua forza araldica, al faggio «albero felice agli dèi», al tasso simbolo della morte e dell'eternità: Rigoni Stern sceglie venti alberi a lui particolarmente cari e li «racconta», dandone le caratteristiche botaniche e ambientali, illustrandone la storia e le ricchezze, spiegando gli influssi che hanno avuto nella cultura popolare e nella letteratura, e animando il suo arboreto con le proprie esperienze di uomo di montagna, i ricordi, la nostalgia di «quando gli uomini vivevano con la natura». La descrizione si intreccia cosí alle riflessioni personali dello scrittore che vede una consonanza di vicende e di destini tra gli uomini e gli alberi, chiusi nella parabola eterna di nascita e morte, gioia e sofferenza, destinati magari a vivere a lungo, ma comunque condannati a sparire, a essere sostituiti.

Cronologia della vita e delle opere a cura di Giuseppe Mendicino.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2013
Print ISBN
9788806250799
eBook ISBN
9788858410172

Cronologia della vita e delle opere

a cura di Giuseppe Mendicino

1921

1° novembre: Mario Rigoni Stern nasce ad Asiago, in via Monte Ortigara, nell’Altipiano dei Sette Comuni, da Giobattista, commerciante, e Anna Vescovi, discendente di una famiglia di avvocati e notai; oltre a lui, terzogenito, hanno altri sette figli, sei maschi e una femmina. La Grande Guerra si è conclusa da soli tre anni, e i paesi dell’Altipiano sono semidistrutti. Mario è un ragazzino vivace, ama i giochi all’aperto e i libri d’avventura.

1932

Dopo le elementari, i genitori lo iscrivono alla Regia Scuola secondaria di avviamento professionale; la concluderà nel 1936, senza poter proseguire gli studi. In questi anni scopre la grande letteratura: Dante Alighieri, Giacomo Leopardi, Joseph Conrad, Robert Louis Stevenson, Lev Tolstoj.

1938

In agosto, ispirato dalle letture dei romanzi di avventura e anche per stare vicino a Clary, la «ragazza di Venezia» di cui è innamorato, tenta di arruolarsi nei Corpi Reali Equipaggi Marittimi, ma non supera l’esame di ammissione. A ottobre riprova, facendo domanda per un corso di aspirante alpino-sciatore-rocciatore tra le montagne della Valle d’Aosta e del Piemonte. Trascorre un anno e mezzo in esercitazioni militari e alpinistiche tra le valli e le vette delle Alpi Occidentali, che resteranno tra i ricordi piú cari.

1939

Ad aprile viene nominato soldato scelto, specializzato sciatore-rocciatore, a maggio caporale e a luglio caporalmaggiore.

1940

Il 10 giugno l’Italia dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra: la Valle d’Aosta diventa teatro di guerra e Rigoni Stern partecipa alle operazioni contro la Francia tra il Passo del Piccolo San Bernardo e la Valle dell’Isère.
Il 28 ottobre l’Italia dichiara guerra alla Grecia e la divisione Tridentina, di cui Rigoni Stern fa parte, a metà novembre raggiunge quel fronte per aiutare la divisione Julia. A dicembre viene promosso sergente.
Durante la campagna di Grecia prosegue la corrispondenza con la ragazza di Venezia, che deve però interrompere per l’intervento di un monsignore, zio della giovane.

1941

Nel mese di dicembre, mentre si trova a Torino nella caserma Monte Grappa, gli viene ordinato di andare ad Aosta, dove sono in preparazione i Nuclei di addestramento sciistico per i reparti italiani sul fronte russo.

1942

Il 14 gennaio parte per la Russia insieme al battaglione alpino sciatori Monte Cervino. Ad aprile i Nuclei di addestramento rientrano in Italia e a luglio viene trasferito al reggimento 6° alpini e assegnato al battaglione Vestone, 55a compagnia. Alla fine dello stesso mese riparte per il fronte russo, dove viene decorato con la medaglia d’argento per il coraggio e la generosità dimostrati nella battaglia di Kotowskij, il 1° settembre 1942; tre mesi dopo viene promosso sergente maggiore.
A dicembre si trova nel caposaldo di Ukranska Bujlova sulla riva del Don.

1943

Il 16 gennaio gli viene affidato il comando del caposaldo e la notte del 17, dopo aver ricevuto l’ordine di lasciare la postazione sul Don, partecipa alla tragica ritirata del Corpo d’Armata alpino. Durante il ripiegamento, il suo battaglione Vestone è tra i reparti operativi che guidano la lunga colonna della Tridentina. Rigoni Stern combatte anche nell’ultima e decisiva battaglia della ritirata, Nikolajewka: è tra i primi a superare la prima linea dei russi e a entrare tra le isbe del paese. In quello scontro perde i suoi migliori amici: Rino Rigoni e Raoul Achilli.
Dopo l’8 settembre rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale di Mussolini. Trascorre venti mesi di prigionia nei Lager nazisti: dapprima in Masuria (oggi regione della Polonia nord-orientale), poi per breve tempo nella Slesia polacca, infine in una miniera di ferro tra le montagne della Stiria, in Austria. Durante la prigionia comincia a scrivere i ricordi della ritirata di Russia.

1945

9 maggio: ritorna ad Asiago dall’Austria affrontando un lungo viaggio, in parte a piedi in parte con mezzi di fortuna. Ritrovare la natura dell’Altipiano lo aiuta a superare l’abbattimento fisico e morale dovuto alla lunga e dura prigionia.
Rinuncia alla carriera militare per le troppe sofferenze viste e subite, e viene assunto all’Ufficio distrettuale delle Imposte dirette di Asiago.

1946

Il 22 maggio, dopo due anni di fidanzamento, sposa Anna Maria Rigoni Haus, una ragazza di Asiago, bella e dal carattere deciso. Avranno tre figli: Alberico, Gianbattista e Ignazio.
Ben presto comincia a riscrivere le memorie della ritirata di Russia e grazie all’amico scultore Giovanni Paganin riesce a farle avere a Elio Vittorini, che propone all’Einaudi di pubblicarle.

1949

A causa dell’ostilità del suo capo ufficio, viene trasferito ad Arzignano. Solo nel 1952 riesce a riprendere servizio ad Asiago.

1953

A marzo esce Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, nella collana «I gettoni», diretta da Vittorini. Il libro ottiene subito un clamoroso e inatteso successo di critica e di pubblico; nello stesso anno vince il Premio Viareggio per la migliore opera prima. Lo stile è chiaro e incalzante, lessicalmente ricco e a tratti poetico. L’abilità nel raccontare si fonde con gli spunti offerti da letture di qualità (tra gli altri, Ernest Hemingway, Federico García Lorca, Lev Tolstoj, Anton Čechov).

1954

Il sergente nella neve viene tradotto in Francia, Inghilterra e Germania.

1962

A marzo, su sollecitazione di Italo Calvino, esce Il bosco degli urogalli, una serie di racconti pubblicati in precedenza su «Il Ponte» e «Paragone», che vince il Premio Puccini-Senigallia.
Dopo aver letto questo libro, Primo Levi scrive a Rigoni esprimendogli stima e apprezzamento: è l’inizio di un solido e duraturo legame di amicizia. Risale a quel periodo anche il rapporto di stima che lo legherà per tutta la vita a un altro scrittore dalla forte etica civile: Nuto Revelli.

1963

A dicembre avvia, su invito di Italo Pietra, una collaborazione con «Il Giorno» che durerà fino al 1974.

1964

Comincia a collaborare con il bimestrale «Quaderno Franchi», pubblicando racconti di caccia.

1967

Per Ferro Edizioni cura l’antologia La guerra della naia alpina, raccogliendo testi di autori che hanno scritto della Prima e della Seconda guerra mondiale.

1971

A settembre viene pubblicato Quota Albania, che rievoca i suoi giorni di guerra sul fronte italo-francese e su quello greco-albanese.

1973

Pubblica la raccolta di racconti Ritorno sul Don che restituisce le emozioni del suo primo ritorno in Russia dopo la guerra, nell’ottobre del 1971.

1977

Inizia la collaborazione con «La Stampa» e con «Tuttolibri».

1978

A novembre esce Storia di Tönle che Rigoni ritiene il suo libro piú bello e che ha come protagonista un venditore di stampe e contrabbandiere, pastore e viaggiatore, innamorato della libertà e insofferente a ogni autoritarismo. L’anno seguente il romanzo vince il Premio Bagutta e il Premio Campiello.

1980

A novembre pubblica Uomini, boschi e api, una raccolta di racconti apparsi su «La Stampa» e «Tuttolibri» tra il 1978 e il 1980. Memorie di guerra e di prigionia si alternano a vicende dell’Altipiano, di animali, di cacciatori e di malgari.

1985

Esce L’anno della vittoria, le cui vicende si svolgono ad Asiago nell’anno successivo alla fine della Grande Guerra.

1986

A ottobre pubblica Amore di confine, un’antologia di racconti in parte già pubblicati su «La Stampa», in parte inediti: una delle migliori raccolte di Rigoni Stern, che qui raggiunge forse il suo apice nell’arte del racconto.

1989

Esce nella collana de «La Stampa», «Terza pagina», Il magico «kolobok».

1990

Pubblica Il libro degli animali, una scelta di racconti ricavata dai suoi libri precedenti e rivolta ai lettori piú giovani.

1991

Esce Arboreto salvatico, una summa di storie e di conoscenze naturali; ogni albero da lui piantato nel boschetto che circonda la sua casa diviene uno spunto per rievocare ricordi e stimolare riflessioni.

1995

A ottobre pubblica Le stagioni di Giacomo che conclude la trilogia dell’Altipiano, iniziata con Storia di Tönle e proseguita con L’anno della vittoria.

1998

L’11 maggio riceve la laurea honoris causa in Scienze forestali e ambientali dall’Università di Padova; argomento della lectio magistralis è la rinascita de...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Introduzione
  4. Nota all’edizione tascabile
  5. Premessa
  6. Arboreto salvatico
  7. Il larice. Albero cosmico lungo il quale scendono il sole e la luna
  8. L’abete. Albero della nascita e a lui era dedicato il primo giorno dell’anno
  9. Il pino. Il cirmolo, tra gli alberi delle nostre Alpi, è, con il larice, il piú bello
  10. La sequoia. A ricordo dei compagni che sono morti su queste montagne
  11. Il faggio. Si costruisce e si conserva la foresta
  12. Il tiglio. Albero di giustizia perché attorno ad esso si riunivano i saggi
  13. Il tasso. … Talee di tasso | colte mentre la luna è in eclisse… (Shakespeare)
  14. Il frassino. … Il cervo lo morde in alto | ai lati marcisce | lo addenta Nídhhöggr in basso (Snorri Sturluson)
  15. La betulla. … o seno di fanciulla, | verde capigliatura (S. Eisenin)
  16. Il sorbo. Teneva lontani i fulmini, gli spiriti malefici e le streghe
  17. Il castagno. Sogno dei nostri soldati affamati di cibo e di casa
  18. La quercia. Persino i soldati di Cesare, in Gallia, avevano timore di affrontarne il taglio
  19. L’ulivo. Il letto che Odisseo stesso aveva costruito
  20. Il salice. … Ai salici, in mezzo ad essa, | appendemmo le nostre cetre (Salmo 136)
  21. Il noce. Ti ricordi quelle sere | sotto l’albero di noce | mi dicevi a bassa voce… (Canto popolare)
  22. Il pioppo. Quando le bianche farfalle uscivano dalla crisalide
  23. Il melo. Distillando il sidro si ottiene una profumata acquavite
  24. L’acero. Il suo legno è tra i piú belli e pregiati
  25. Il gelso. Gli alpini del Garda mi dissero che erano morari
  26. Il ciliegio. Al suo posto costruiranno un condominio per i villeggianti
  27. Cronologia della vita e delle opere. a cura di Giuseppe Mendicino
  28. Il libro
  29. L’autore
  30. Dello stesso autore
  31. Copyright