C'è un rivoluzionario in bicicletta, che quando arriva al parlamento per buttare la bomba scopre di non essere il primo: gli tocca mettersi in coda, come alle poste. Ci sono poveri talmente poveri da dover vendere ai ricchi la loro fame e la loro sete, poi la rabbia, il pudore e la vergogna, e alla fine la loro stessa povertà. C'è Dio che si aggira per il supermercato travestito da Paperinik, raccontando vecchie barzellette sul Papa che piacciono soltanto a lui... Ma soprattutto, a fare da sfondo ai «racconti cerino» di Ascanio Celestini, capaci d'infiammare il filo delle pagine con una scrittura incendiaria, c'è un piccolo paese pieno di storture, simbolo dei mali e delle deformazioni del mondo che ci circonda. Un piccolo paese dove i corrotti inventano la democrazia alternandosi al governo con i mafiosi, e dove i bambini sono costretti a prendere lezioni di fila indiana. Per eliminare «il diverso prima che ci impesti». *** «Ogni racconto si scioglie in una risata liberatoria, tuttavia, dietro tale reazione distensiva, rimane comunque un residuo irrisolto, un bruscolo nell'occhio, un sassolino nella scarpa, il proverbiale pisello che, sotto i venti materassi della principessa, le impedisce di dormire sonni tranquilli. È appunto questo che sta a cuore a Celestini: seminare zizzania nelle favole. Un compito in cui pochi sanno tenergli testa». Valerio Magrelli

- 240 pagine
- Italian
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Aria condizionata
Bella l’Africa.
Bella come un giardino.
Un bel giorno vai a cercarti una casa.
Ti fai il giro delle agenzie immobiliari.
Ti fanno vedere quella col giardino.
«Bello il giardino»,
ti dice l’agente immobiliare col cravattone.
«D’estate starete sempre in giardino», dice,
«è bello mangiare in giardino».
«A pranzo, col sole che c’è, non ci vado in giardino»,
gli rispondi tu all’uomo col doppiopetto,
«troppo sole in Africa, troppo sole in giardino».
«Ma a cena, d’estate, mangerete sempre nel giardino»,
dice l’agente immobiliare con le scarpe a punta,
«mangerete sul vostro bel tavolo da giardino».
E tu ti compri la casa col giardino.
Te la compri d’inverno, aspettando l’estate.
Poi appena fa caldo
ti compri anche il tavolo con le sedie da giardino
e mangi di fuori.
E appena tu ti metti a tavola,
ci si mettono anche le zanzare.
Ronzano e si dicono «È pronto!»
E ti succhiano il sangue,
te lo succhiano come un tè da supermercato
con la cannuccia.
Il venditore ti ha detto
che fa piacere d’estate starsene in giardino
a prendere il fresco.
Ma che ne sa lui?
Lui che vive nel monolocale,
sta in borgata e al massimo c’ha il balcone
dove ci tiene la scarpiera per le scarpe a punta
e la tavola da stiro per stirarsi il doppiopetto e il cravattone.
«Io il fresco ce l’ho solo dentro casa.
C’ho l’aria condizionata.
Le finestre le tengo chiuse,
e quando le apro c’ho pure le zanzariere.
Era meglio averci l’attico».
Ti sei fatto il giardino e adesso ti tieni ’sta croce.
Bella l’Africa.
Bello il giardino.
Poi qualcuno che vuole risultare simpatico ti dice
«Il giardino è una cosa bella anche solo da guardare».
Infatti tu c’hai un bel finestrone
e ti metti a guardare il giardino.
Lo guardi.
Lo guardi e dopo dieci minuti ti sei già rotto le palle.
Come l’Africa.
È bella da vedere.
C’è il leone in Africa.
C’è il Kilimangiaro,
c’è il deserto con i cammelli e qualche palma.
Ci stanno i datteri.
Bella l’Africa.
È un bel documentario
che dopo dieci minuti ti sei già rotto le palle.
È bello il giardino.
Devi annaffiare le piante sennò muoiono.
Tagli l’erba, zappetti. E per cosa?
Tanto manco ci vai a mangiare in giardino.
Non ci vai a dare il sangue alle zanzare.
Allora smetti pure di curarlo, il tuo giardino.
Lo abbandoni a se stesso come si abbandona l’Africa.
«Succhiatevelo tra di voi il sangue!»
gli mandi a dire alle zanzare.
Glielo mandi a dire come agli africani
che si scannano tra di loro
«Succhiatevi il vostro sangue. Il vostro sangue avvelenato».
E non te lo guardi piú il tuo giardino
che si riempie di erbacce.
Il giardino con la mimosa.
Il venditore col cravattone ha detto che
«È ’na fortuna averci ’st’albero.
L’otto marzo ci raccogli qualche mazzetto.
Lo regali alle femmine dell’ufficio, ci fai bella figura».
E invece i mazzetti li compri al semaforo dal negro africano
senza andare nell’Africa del tuo giardino.
Con un euro te ne dà cinque e fai contento tutto l’harem.
E intanto la mimosa affonda le sue radici
e ti spacca il lastricato del garage
e non si chiude piú la serranda.
Perché il giardino è come l’Africa,
che pure se fai finta che non esiste
lui esiste lo stesso
e te lo ricorda come una cambiale in scadenza,
la rata del mutuo della casa che devi pagare
pure se ti fa schifo il giardino.
Bello il giardino che diventa una fogna come l’Africa.
Il giardino che si riempie di bestie.
Ragni, cavallette e pure i topi.
I topi che si moltiplicano.
Se nel mondo siamo sei miliardi di gente,
per ognuno di noi ci sta almeno un migliaio di topi.
Lo sapevi?
Seimila miliardi di topi.
Una femmina di poche settimane
sforna una quindicina di topi.
Sgrava una squadra di calcio con le riserve ogni mese.
I topi si accoppiano spesso.
Dopo l’atto il topo maschio cade sfinito.
Nei laboratori questa caduta di lato
è considerata l’evidenza scientifica
dell’avvenuta eiaculazione.
I topi del tuo giardino aumentano a dismisura
come i negri dell’Africa.
Montano le loro femmine fertili.
Sono torelli di mezz’etto sempre attizzati.
Crollano e si rialzano.
Moltiplicano gli esemplari della miser...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Io cammino in fila indiana
- La goccia - Prologo
- Ho l’ansia
- Sagome
- Mafiosi e corrotti
- Le mosche silenziose
- I poveri
- Produci e consuma
- Bar
- La fila della diversità
- Il sesso del potere
- I vincitori
- Carta carbone
- Quasi-sabato
- La gravità
- Lo sciopero dei filosofi
- Io cammino in fila indiana
- Il re è morto
- La vanga
- Secondo Matteo
- Vita breve di un sasso che precipita
- L’uomo con l’ombrello
- La goccia - Intermezzo
- Il sosia
- Capra e cavoli
- I topi
- La multinazionale del chiodo
- Dio al supermercato
- La deterrenza
- Noi siamo pidocchi
- Aria condizionata
- Il fatalista
- Io sono una cosa
- Il paese che amo
- Il chiodo
- Metodo Ponzio Pilato
- La corona
- L’elogio
- Io odio i froci
- La sosia
- Ferro battuto
- L’uomo senza ombrello
- La goccia - Epilogo
- Nota e ringraziamenti
- Il libro
- L’autore
- Dello stesso autore
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