Il potere, secondo la definizione del filosofo Bertrand Russell, è la «capacità di realizzare i desideri»1.
Questa capacità è ormai interamente nelle nostre mani. Abbiamo la possibilità di girare dei film, farci degli amici o guadagnare dei soldi; diffondere la speranza o divulgare le nostre idee; mobilitare comunità o organizzare movimenti; diffondere disinformazione o violenza: tutto ciò a un livello molto piú ampio e con un impatto potenziale maggiore rispetto anche solo a qualche anno fa.
Se questo accade è perché la tecnologia è cambiata. Ma la verità piú profonda è che noi stiamo cambiando. Cambiano i nostri comportamenti e le nostre aspettative. E chi ha capito come canalizzare tutta questa energia e questa frenesia riesce a produrre gli «effetti intenzionali» di cui parlava Russell in modi nuovi e dotati di una portata straordinaria.
Basti pensare ai programmatori dalle immancabili felpe con cappuccio che gestiscono piattaforme online da un miliardo di utenti influenzando le nostre abitudini, le nostre emozioni e le nostre opinioni quotidiane. Ai politici improvvisati che hanno scosso folle appassionate e ottenuto vittorie sorprendenti. Alle persone normali e alle organizzazioni che avanzano a grandi passi in un mondo caotico e iperconnesso, mentre altri restano indietro.
In questo libro vedremo come orientarsi e prosperare in un mondo definito dallo scontro e dall’equilibrio di due grandi forze. Definiremo queste forze vecchio e nuovo potere.
Il vecchio potere funziona come una valuta. È detenuto da una minoranza. Una volta ottenuto, viene custodito gelosamente e i potenti ne dispongono in quantità considerevoli. È chiuso, inaccessibile e basato sul concetto di leader. Procede dall’alto verso il basso e tende all’accumulo.
Il nuovo potere opera invece come una corrente. È fatto da molti. È aperto, partecipativo e paritario. Procede dal basso verso l’alto e tende alla distribuzione. Come l’acqua o l’elettricità, ha piú forza quando sprizza. Lo scopo del nuovo potere non è l’accumulo ma la circolazione.
Per iniziare a vedere come funzionano queste due distinte forme di potere, ecco tre storie molto differenti tra loro.
#MeToo vs. Harvey Weinstein.
Aggiudicandosi un premio dopo l’altro, il produttore cinematografico Harvey Weinstein regnava su Hollywood come un dio.
In effetti, tra il 1966 e il 2016 lui e Dio hanno praticamente pareggiato il numero di ringraziamenti ricevuti nei vari discorsi di accettazione nella notte degli Oscar: trentaquattro in totale2. I suoi film hanno avuto oltre trecento nomination agli Oscar3. La regina l’ha nominato commendatore onorario dell’Impero britannico4.
Weinstein ha accumulato potere e lo ha speso come denaro per mantenere la sua celebrata e potentissima posizione: poteva fare o disfare un attore, far partire un progetto o affossarlo. Ha influenzato le sorti di un’intera industria – e in cambio quell’industria l’ha protetto per decenni, anche mentre perpetrava una serie di presunte molestie e aggressioni sessuali. Controllava i mezzi di informazione, intrattenendo un rapporto di vantaggio reciproco basato sui favori e le conoscenze che poteva garantire5. Nel 2017 si è perfino aggiudicato il premio di «paladino della verità» del Circolo della stampa di Los Angeles.
Si è circondato di un esercito di avvocati, affidandosi agli accordi di riservatezza che faceva firmare a chi lavorava con lui e se necessario corrompendo chi lo accusava. Ha assoldato agenzie di sorveglianza private – tra i cui collaboratori c’erano ex spie – per risalire a informazioni su donne e giornalisti che muovevano accuse contro di lui6. Le donne sue vittime finivano in gran parte per tacere temendo pesanti ripercussioni sulla propria carriera, mentre gli uomini che sarebbero potuti intervenire non facevano nulla, riluttanti a usare il proprio potere per uno scontro.
Se Harvey Weinstein e il sistema chiuso e gerarchico che lo sosteneva rivelano meccanismi tipici, e familiari, del vecchio sistema di potere, la caduta di Weinstein e soprattutto le sue conseguenze sono invece rivelatrici del funzionamento del nuovo potere e della sua importanza.
Nei giorni successivi alle nuove rivelazioni su Weinstein e le sue accusatrici, l’attrice Alyssa Milano ha condiviso su Twitter l’hashtag #MeToo incoraggiando altre donne a raccontare le loro storie di molestie e aggressioni sessuali. Terri Conn non è rimasta insensibile. A vent’anni, quando era un’attrice emergente con un ruolo in una soap opera, era stata invitata dal regista James Toback a un incontro a Central Park per parlare di una parte. Una volta lí, come ha riferito alla Cnn, è stata aggredita dal regista7.
La donna ha rimosso questo ricordo per anni, ma l’attenzione rivolta a Harvey Weinstein e la nascita del movimento #MeToo l’hanno fatto riemergere. È riuscita finalmente a raccontarlo al marito e ha deciso di agire. Per prima cosa ha cercato su Twitter donne che avessero usato entrambi gli hashtag, #MeToo e #JamesToback. Ne ha trovate altre le cui storie erano tragicamente simili alla sua. Insieme, hanno formato un gruppo Twitter privato per sostenersi a vicenda e coinvolgere altre vittime di violenza8. Alcune rappresentanti di questo gruppo hanno poi riferito le loro storie a un giornalista del «Los Angeles Times». Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo, piú di trecento donne si sono fatte avanti con le loro storie su Toback9.
La campagna inaugurata da Terri Conn è stata solo una delle tante. In quarantotto ore, quasi un milione di tweet ha condiviso l’hashtag #MeToo. In un solo giorno sono stati registrati dodici milioni di commenti, post e reazioni su Facebook10.
Il movimento #MeToo si è propagato nel mondo come una corrente, con le diverse comunità che lo adattavano a seconda dei propri obiettivi. In Francia è diventato #BalanceTonPorc («Denuncia il tuo maiale»), campagna volta a rivelare e svergognare i molestatori11. In Italia le donne hanno raccontato le loro storie sotto lo slogan #QuellaVoltaChe. Il tutto si è trasmesso da un settore all’altro. Donne membri del Congresso hanno dichiarato di essere state anch’esse molestate dai colleghi uomini. Il ministro della Difesa britannico è stato costretto a dimettersi12. #MeToo ha investito anche il Parlamento europeo13. Dirigenti di aziende sono stati smascherati e mandati a casa. Manifestazioni hanno riempito le piazze delle città di tutto il mondo, da Parigi a Vancouver. In India si è discussa la necessità di rivelare i comportamenti molesti di noti accademici14. Un articolo del «China Daily» che sembrava suggerire che le molestie sul luogo di lavoro fossero problemi soltanto occidentali è stato ritirato dopo aver suscitato un’ondata di critiche online15.
Nessuno era a capo di questo movimento e nessuno sapeva esattamente quale sarebbe stata la tappa successiva. #MeToo era nato un decennio prima16, grazie all’impegno dell’attivista locale Tarana Burke, per incoraggiare le donne afroamericane che avessero subito violenza a condividere le loro esperienze, da pari a pari, con altre vittime di violenza. Ora però il movimento si sentiva senza un padrone e traeva la sua forza proprio da questo. In tanti hanno cercato di sfruttarne l’energia, dagli intraprendenti creatori di gioielli che hanno prodotto articoli «Me Too»17, agli aspiranti politici che si sono schierati a favore del movimento.
L’aspetto piú incredibile del #MeToo è stata la sensazione di potere che ha dato a chi ne ha preso parte: tante donne che per anni si erano sentite impotenti rispetto ai propri molestatori o temevano ritorsioni trovavano improvvisamente il coraggio di denunciarli. Ogni storia individuale veniva rafforzata dall’impeto di una corrente molto piú vasta. Ogni atto di coraggio individuale veniva reso collettivo.
La paziente/i pazienti vs. il dottore.
Il dottore ha alzato gli occhi dal computer, allibito. «Dove ha imparato quella parola? È la mia terminologia. Da quando in qua ha studiato Medicina? Non posso piú considerarla una paziente se si mette a imparare su Internet cose che non dovrebbe imparare».
A quel punto il dottore ha liquidato la paziente.
La parola incriminata era «tonico-clonico». La paziente gli aveva comunicato che riteneva di aver avuto una crisi generalizzata secondaria di origine tonico-clonica. (In passato, lei e il suo dottore si erano riferiti a questi momenti come normali attacchi epilettici con perdita di coscienza, che le avevano causato grave preoccupazione).
Questa paziente aveva appreso del suo disturbo tramite PatientsLikeMe, una comunità online di oltre mezzo milione di individui che convivono con piú di 2700 tipi di malattie, ciascuno dei quali condivide sulla piattaforma i propri dati clinici ed esperienze, creando decine di milioni di dati18. Si potrebbe considerare un enorme gruppo di sostegno, di apprendimento e una banca dati tutto in uno. Alcuni pazienti della piattaforma hanno perfino contribuito all’avanzamento delle cure, come nel caso di un gruppo di malati di Sla che ha testato un trattamento a base di litio in un tempo infinitamente inferiore a quello che avrebbero impiegato le autorità sanitarie.
Laetitia Browne-James, altro membro della community, si è imbattuta in PatientsLikeMe «per disperazione»19. Soffriva di epilessia da sempre, con attacchi frequenti e debilitanti che continuavano a peggiorare. Temeva che potesse accaderle a scuola o in chiesa, mentre recitava o ballava, oppure, crescendo, durante un appuntamento con un ragazzo.
Dopo aver incontrato il suo futuro marito, Jonah James Jr., era preoccupata per il giorno del matrimonio. «Pregavo tanto, chiedevo a Dio di lasciarmi vivere quel giorno senza avere una crisi», ha raccontato.
Mentre il neurologo continuava a prescriverle le solite medicine, lei ha iniziato a confrontarsi con i membri della comunità sulla piattaforma, apprendendo da sola il motivo per cui certi farmaci non facevano effetto e cercando di capire le altre opzioni possibili. Aggrappandosi a ogni speranza, è venuta a sapere delle possibilità di un intervento al cervello per i malati di epilessia. Ha scoperto che l’83% dei pazienti sulla piattaforma aveva ottenuto risultati positivi da questo tipo di cura, nonostante il suo dottore non ne avesse mai fatto menzione.
È stato cosí che la paziente ha liquidato il dottore. Come ultima richiesta gli ha domandato il nome di un epilettologo, specialista di cui era venuta a conoscenza grazie alla sua comunità di pazienti. Il dottore ha sfogliato una serie di carte sulla scrivania e le ha dato un nominativo. Era attonita. «Disponeva da sempre di quell’informazione», ha detto.
Laetitia si è sottoposta all’intervento. Non ha piú crisi epilettiche da oltre cinque anni. E ha consigliato molte altre persone su PatientsLikeMe, aiutandole a prendere in mano la loro salute.
I medici di queste storie vivono in un mondo che funziona secondo le modalità del vecchio potere. Hanno sviluppato le proprie competenze attraverso una formazione rigorosa. Per un motivo valido: si occupano di questioni di v...