Ogni giorno è un buon giorno
eBook - ePub

Ogni giorno è un buon giorno

Quindici gioie che il tè mi ha insegnato

  1. 248 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Ogni giorno è un buon giorno

Quindici gioie che il tè mi ha insegnato

Informazioni su questo libro

Prenditi il tuo tempo. Vivi il momento presente e non farti travolgere dalle distrazioni. Guarda il mondo intorno a te come se fosse la prima volta. Ascolta la natura, asseconda le stagioni. Obiettivi a cui tutti aspiriamo, certo, ma che non sappiamo mai come raggiungere. Non lo sapeva nemmeno Morishita Noriko quando, ventenne, cominciò a frequentare le lezioni della signora Takeda per eseguire la cerimonia del tè. Né sapeva che quelle prime lezioni erano l'inizio di un cammino che sarebbe durato tutta la vita.«Ci sono cose che puoi provarci quanto e come vuoi ma non le capisci finché non arriva il momento giusto. Però quando poi un giorno le capisci, dopo non puoi far finta di niente».La cerimonia del tè è uno dei riti tradizionali piú affascinanti del Giappone. I monaci buddisti del sedicesimo secolo hanno codificato ogni passaggio di questo rituale che, attraverso i gesti piú semplici, chiama i partecipanti a concentrarsi sulla profonda ricerca di se stessi. Con quella sua ritualità che immutata attraversa i secoli, la cerimonia del tè sembra qualcosa di molto lontano dalla vita di tutti i giorni. Lo sembrava anche a Morishita Noriko quando, studentessa svogliata e indecisa sulla strada da intraprendere, su consiglio della madre prese a frequentare un corso sulla cerimonia del tè. Non sa che quelle prime lezioni sono l'inizio di un viaggio che durerà tutta la vita. I momenti dedicati alla cerimonia del tè, ai suoi riti, alla meditazione che impone e, contemporaneamente, dischiude diventano momenti per trovare un senso alle prove che la vita mette davanti a Noriko: un matrimonio annullato poche settimane prima della cerimonia, il tentativo di conciliare il lavoro con il privato, un trasferimento oltreoceano... il caos della vita si riconcilia nel tempo concentrato di una tazza di tè.

Scelto da 375,005 studenti

Accesso a oltre 1,5 milioni di titoli a un prezzo mensile trasparente.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2020
eBook ISBN
9788858432877
Print ISBN
9788806243111
VI.

Assaporare le stagioni

Le ragioni per marinare la lezione.

Erano trascorsi due anni da quando avevamo iniziato le lezioni.
Ci eravamo entrambe laureate e io facevo un lavoretto presso una casa editrice, mentre Michiko aveva trovato un posto presso un’impresa commerciale.
Alla lezione del sabato, che fino a quel momento avevamo frequentato solo noi due, si aggiunsero altre tre allieve: Yumiko-san, studentessa al terzo anno di università, Sanae-chan che era la terzo anno di liceo, e Tadokoro-san, una poliziotta. La lezione del sabato si vivacizzò.
– Ecco: questo è il momento del chiriuchi.
– Si posa il chakin sul bordo e lo si passa con ampi gesti, in tre volte.
Ricominciavamo dai fondamentali e, nel vedere le nuove allieve camminare in punta di piedi sui tatami, a me e Michiko scappava da ridere.
Ogni volta che finiva la lezione, le novelline piegavano le dita dei piedi indolenziti e doloranti, gemendo e lamentandosi:
– Aaah! Non capisco niente di quello che facciamo!
– Possibile che sia tutto stabilito fin nei minimi particolari? Assurdo!
– A voi sembrerà di rivedervi come eravate!
Io e Michiko annuivamo ridendo, ma anche noi eravamo ancora perse nella nebbia.
Appena iniziato il terzo anno di lezioni, stavamo imparando il koicha temae, e studiavamo come usare mizusashi ogni settimana diversi, scaffali grandi e scaffali piccoli, scatole di paulonia chiamate satsūbako, e come attizzare il fuoco e aggiungere carbone, secondo la procedura detta sumi temae.
– Sí, spostate le dita una dopo l’altra, a cominciare dal pollice della mano destra… Anche quelle della mano sinistra. Poi portate la mano destra verso l’alto, la sinistra verso il basso…
– Quando aggiungete carbone nell’angolo piú vicino a voi, dovete girare verso il basso la mano che tiene le hibashi.
– Ah! Non lo passi sul coperchio del mizusashi?
L’ordine di esecuzione si faceva piú complicato, e le cose da fare erano aumentate esponenzialmente. Le procedure dell’usucha e del koicha si confondevano nelle nostre teste, ed era tutto piú caotico.
Ripetevamo in continuazione gli stessi errori.
– Ah! Non è la prima volta che lo fai, no? Guarda che puoi tenerteli, gli insegnamenti che ti ho dato, non devi restituirmeli!
– Ah! Hai dimenticato anche questo?! Non riesco piú nemmeno ad arrabbiarmi!
«Non riesco piú nemmeno ad arrabbiarmi» diventò un intercalare fisso della maestra.
Se andavo a lezione, lí mi aspettava la cerimonia. E farla voleva dire sbagliare. Ed essere sgridata: «Non è la prima volta, no?», «Non riesco piú nemmeno ad arrabbiarmi».
Il sabato pomeriggio, quando pioveva pensavo: «Non ho proprio voglia di andare a lezione di tè, con questa pioggia». E quando c’era il sole, proprio perché c’era il sole: «Non ho proprio voglia di rovinarmi un sabato cosí bello con il tè».
Ogni settimana avevo qualche ragione per marinare la lezione. Stavo sempre lí a tergiversare, e uscivo borbottando quando si era fatto già tardi.
Però, se ci andavo, poi cambiavo sempre idea:
«Per fortuna che sono venuta!» pensavo.
Perché nella sala del tè della maestra Takeda, mi attendeva sempre qualcosa…

Dolci giapponesi.

In giardino oscillavano i grappoli dei glicini. I raggi del sole risplendevano accecanti attraverso le giovani foglie dei cachi, e ogni tanto soffiava una brezza primaverile.
– Oggi ho messo in fresco del tonnetto estivo: vado a tagliarne un po’.
La maestra sparí rapida nella direzione della cucina.
Era proprio la stagione di: «Negli occhi foglie verdi, il cuculo tra le montagne, tonnetto estivo»1. Che la maestra pensasse di offrirci del sashimi di tonnetto? Però non avevo mai sentito di un abbinamento di tè e sashimi.
Ci guardammo l’una con l’altra, dubbiose.
Ma quando la maestra tornò, non aveva in mano un piatto con il sashimi e una bottiglina di salsa di soia, ma un contenitore per dolci con il coperchio.
«Eh?! La maestra aveva parlato di “tonnetto estivo”, no…?»
– Prego, prendete e fate girare.
A quanto pareva aveva raffreddato in frigorifero l’intero contenitore: la scatola di ceramica era gradevolmente fresca. Era ormai la stagione in cui il freddo è piacevole.
Sotto il coperchio, erano disposti ordinatamente degli yōkan cotti al vapore, di un color rosa tenue.
– Questo è tonnetto estivo della pasticceria Minochū di Nagoya.
– … Il tonnetto estivo era un dolce?
– Pensavate che vi offrissi del tonnetto vero? Ma no! Eh Eh Eh! Prendete, su!
«Ma perché chiamare tonnetto estivo uno yōkan al vapore?»
Appena ne presi uno con le bacchette di lindera, per metterlo sul foglietto di carta kaishi, mi sfuggí un «Ah!»
Il rosa pallido di quella superficie dall’aspetto morbidamente elastico era solcato da un motivo a righe: il colore e le linee riproducevano esattamente un taglio di tonnetto estivo.
– È identico!
– Vero?
Negli occhi della maestra passò un sorriso.
Lo yōkan, addensato con abbondante kuzu, si mescola una volta durante la cottura a vapore e poi, dopo che si è indurito raffreddandosi, si taglia esercitando pressione con un filo ben teso. Cosí facendo si creano delle linee identiche a quelle del taglio di tonnetto estivo.
«Sí, sí, era cosí: era proprio lievemente rosato, con delle strisce come quelle…»
Nell’istante in cui avevo visto quelle linee, mi era tornato in mente il ricordo di tutta la mia famiglia raccolta intorno a un piccolo tavolo, davanti a portate di pesce di stagione: mi sembrò di sentire il suo odore attraversarmi improvvisamente le narici.
Mentre lo mangiavo, dopo averlo tagliato con l’apposito bastoncino di legno appuntito, ne avvertii, questa volta nella bocca, la dolcezza fondente e la sensazione fresca. Quella dolcezza si mescolava ai miei ricordi, mandandomi in estasi.
A me piacevano molto la millefoglie o il bignè alla crema, e non avevo mai degnato di uno sguardo i dolci giapponesi, ma nell’uno, due...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Premessa
  4. Ogni giorno è un buon giorno
  5. Introduzione. La creatura chiamata chajin
  6. I. Sapere «di non sapere niente»
  7. II. Non cercare di pensare con la testa
  8. III. Concentrarsi sul «momento presente»
  9. IV. Sentire vedendo
  10. V. Vedere tante «cose vere»
  11. VI. Assaporare le stagioni
  12. VII. Connettersi alla natura attraverso i cinque sensi
  13. VIII. Essere qui, ora
  14. IX. Trascorrere il proprio tempo affidandosi alla natura
  15. X. Le cose stanno bene cosí
  16. XI. Il momento di salutarsi prima o poi arriva
  17. XII. Ascoltare il proprio intimo
  18. XIII. Nei giorni di pioggia, ascolta la pioggia
  19. XIV. Attendere la crescita
  20. XV. Vivere l’oggi in prospettiva
  21. Postfazione
  22. Postfazione all’edizione economica
  23. Glossario
  24. Apparati iconografici
  25. Il libro
  26. L’autore
  27. Copyright