Radio clandestina
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Memoria delle Fosse Ardeatine

  1. 96 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Radio clandestina

Memoria delle Fosse Ardeatine

Informazioni su questo libro

La maggior parte delle strade dedicate ai morti delle Ardeatine si trova in periferia. Perché da lí venivano tanti degli antifascisti giustiziati. Spesso in quelle strade ci sono anche delle targhe. Ognuna di loro porta scritto un nome - Antonio, Giovanni, Pasquale - e racconta qualcosa di importante, qualcosa che si dovrebbe ricordare. Passandoci accanto distratti si può però pensare raccontino una storia corta come un trafiletto nei libri di scuola. Ma se la stessa storia la si ascolta invece dalla voce della sorella di Antonio, del padre di Pasquale o della moglie di Giovanni, allora si trasforma in una vicenda iniziata il 24 marzo del 1944 che non potrà finire finché qualcuno ne avrà il ricordo. Da queste memorie senza fine parte Ascanio Celestini per ricostruire l'azione di via Rasella e la rappresaglia nazista che la seguí. Sono memorie incomplete, conflittuali, irrisolte, che si incontrano in un racconto asciutto e struggente che, senza retorica, ricostruisce la verità storica e insieme tutta l'umana piccolezza di quelle vite perdute.Completano il volume un saggio di Alessandro Portelli, una nota di Mario Martone e le foto di Chiara Pasqualini.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2020
Print ISBN
9788806245191
eBook ISBN
9788858433119

Radio clandestina

Tutti i giorni viene questa donna che dice:
«Dite un po’, che me la fate ’sta cortesia di dirmi quello che c’è scritto lí sopra a quel cartello, quello appiccicato là dietro?»
Gli faccio: «Ma quante volte ve lo devo leggere e rileggere ’sto cartello?
Dico... tutti i giorni ve lo leggo ’sto cartello. Sul cartello c’è scritta sempre la stessa cosa, c’è scritto Fittasi.
Fittasi monolocale metri quadrati 35, angolo cottura, telefono ore pasti.
Se volete, il numero del telefono ve lo scrivo su un pezzo di carta, cosí gli telefonate direttamente voi da casa vostra».
Dice: «No, non importa. Grazie per la cortesia, siete molto gentile, ma 35 metri per me so’ troppo pochi, è troppo piccolo come appartamento – dice – grazie per la cortesia, siete molto gentile, grazie per la cortesia... grazie per la cortesia...»
E non ti pensare che questa donna sia alta piú di tanto... Questa è proprio una bassetta nana! Dico: «Ma per quello che siete alta voi, che sarete alta la metà di quanto so’ alto io... che manco io fossi un gigante. Dico che in paragone di percentuale 35 metri quadrati per voi so’ come 70 metri quadrati per me, che io magari ce l’avessi un appartamento mio, di proprietà mia personale di 70 metri quadrati!»
Dice: «Dica un po’... che me la farebbe quest’altra cortesia, di leggere quello che è scritto su quegli altri cartelli. Su quello verde fosforescente. Su quello giallo. Su quello blu là di dietro?»
Dico: «Pure quelli già ve l’ho letti. Tutti i giorni me lo state a chiedere de ’sti cartelli.
Per quello che ho capito io, quei cartelli lí a voi manco vi vanno bene. Su quelli c’è scritto Vendesi, non Fittasi. Voi cercate una casa in affitto, a pigione. Quelli so’ Vendesi, non vanno bene».
«Ah – dice – allora grazie per la cortesia, siete molto gentile, grazie per la cortesia, grazie per la cortesia – dice – grazie per la cortesia...»
Tutti i giorni viene questa donna, che ti chiede se per piacere le puoi leggere due righe su un giornale, o un manifesto su un muro, ’na lettera, ’na cartolina. Ti dice che non ce la fa a leggere perché è bassetta, perché si è dimenticata l’occhiali, perché je so’ calate le cateratte... «Ma la verità vera – dico – è che voi non siete buona a leggere e scrivere. Voi siete analfabeta! Certo che trovare ’na persona che al giorno d’oggi odierno è analfabeta che non è capace a leggere e scrivere è proprio ’na cosa rara e impossibile. Voi siete un pezzo raro, ’na cosa di rarità, ’na specie de vaso ming cinese astruso etrusco, se ve trova qualche americano ricco, questi mezzi Kennedy-Onassis-Rockefeller... alla gente come voi la prendono e se la portano in America. Io dico che voi in America sareste una roba di rarità. Dico che ve portano nei musei e ve mettono sotto ’na bella vetrina. Che poi voi siete pure bassetta e sottovetro ce fate pure ’a figura vostra! Ve presentano agli americani ricchi. Dicono: “Questa è ’na bassetta italiana, autentica, realmente analfabeta”. Se ve trovano l’americani finalmente l’avrete trovata ’sta casa. Altro che monolocale 35 metri quadrati, l’americani vi mettono all’asta e ve se compra qualche museo. Poi vi portano a vivere nei musei insieme alle opere antiche delle età scomparse!»
Ché trovare una persona che al giorno d’oggi odierno non è capace a leggere e scrivere è proprio ’na cosa rara e impossibile.
In tempo di guerra no. In tempo di guerra ci stava tanta gente che non sapevano leggere e scrivere. Per questo che in tempo di guerra la gente si dovevano sempre trovare qualcuno che gli leggeva due righe su un giornale, o su un manifesto, su un muro, o ’na lettera, o ’na cartolina.
Al tempo di guerra, della seconda guerra mondiale, mio nonno paterno, che si chiamava Giulio, lavorava al cinema Iris. Mo’ ’sto cinema si chiama cinema Gioiello e sta in fondo a via Nomentana, a Porta Pia. Lui al cinema Iris odierno cinema Gioiello ci lavorava giorno e notte. La gente spesso andavano da lui per farsi leggere due righe su un giornale, o un manifesto su un muro, perché lui era capace a leggere e scrivere.
Che quel giorno lí – dico alla bassetta – era il giorno 25 di marzo del 1944, quando la gente andarono al cinema Iris odierno cinema Gioiello a Porta Pia da mio nonno, e dissero: «Sor Giulio, dite un po’... che per piacere ce la fate questa cortesia di dirci quello che è scritto su questo giornale, che pare che sia un comunicato dei tedeschi che dicono che è ’na cosa importante?»
Mio nonno prese il giornale e disse: «Sul giornale c’è scritto che
Nel pomeriggio del 23 marzo 1944 – ovverosia l’altro ieri – c’è stato un attacco con lancio di bomba contro una colonna di Polizia tedesca in transito per via Rasella. In seguito a questa imboscata, 32 uomini della Polizia tedesca sono stati uccisi e parecchi feriti. Il comando tedesco, perciò, ha ordinato che per ogni tedesco ammazzato dieci criminali comunisti-badogliani saranno fucilati.
Questo ordine è già stato eseguito».
Dico alla bassetta...
... lo vedete che questa è una storia strana? Lo vedete pure voi che i tedeschi nel comunicato scrivono che saranno fucilati dieci comunisti badogliani per ogni soldato tedesco, e poi loro stessi, alla riga appresso scrivono che l’ordine è già stato eseguito. Sarà che questi erano tedeschi appena arrivati in Italia e la lingua nostra non gliela avevano ancora imparata, ma i verbi so’ messi tutti sbagliati! Se questi scrivono che l’ordine è già stato eseguito, vuol dire che i comunisti badogliani già sono stati fucilati – dico alla bassetta. – Non saranno fucilati, ma già stati fucilati!
Dico che questa è ’na storia strana, è una storia di quelle storie che pare che tutti quanti la conoscono a memoria. Una di quella storie che la gente ce mettono un minuto a raccontartela tutta. Ma se uno la dovrebbe raccontare tutta per filo e per segno ci vorrebbe ’na settimana a raccontarla tutta.
Dico alla bassetta...
... se volete io la storia ve la racconto. Magari posso incominciare a raccontarvela in forma breve, in un minuto. Poi se vi avanza un poco di tempo vi racconto anche la versione lunga, quella che dura ’na settimana.
Detta in breve, piú o meno la storia è cosí:
23 marzo 1944, alle quattro del pomeriggio scoppia la bomba che i partigiani romani mettono a Roma in via Rasella e il giorno appresso per rappresaglia i tedeschi ammazzano 335 persone e questo è conosciuto come eccidio delle Fosse Ardeatine. Punto.
Fine della storia.
Lo vedete che raccontata in questa maniera la storia dura un minuto? E forse anche meno, forse dieci secondi dura. Ma se uno la dovesse raccontare tutta per filo e per segno, ’sta storia durerebbe ’na settimana.
Se volete – dico alla bassetta – io la storia la conosco a memoria e ve la posso pure raccontare. Tanto voi di tempo ce n’avete parecchio, visto che tutti i giorni state qua a rompe’ l’anima co’ ’sti cartelli!
Dice: «Ma per forza, io cerco casa! Una casa in affitto».
Dico: «Be’, se cercate casa che c’avete tempo da perdere potete pure stare a sentire la storia mia. Questa è la storia del 23 e del 24 marzo 1944. Ma per raccontarla dall’inizio io dico che bisogna incominciare da prima. Prima del ’44. Tocca raccontarla a partire dalla fine dell’Ottocento, da quando Roma diventa Roma capitale».
Dico alla bassetta che...
... al tempo in cui Roma diventa «Roma capitale» tutta la gente arrivano a Roma. Arrivano quelli che prima stavano a Torino, perché Torino prima era la vecchia capitale. Ma quando poi la capitale la spostano da Torino a Firenze, la gente che prima stavano a Torino e lavoravano nei ministeri, uffici pubblici statali e parastatali, si spostano a lavorare tutti nell’uffici che stanno a Firenze. Ma quando la capitale la portano a Roma... ’sta gente di Torino e di Firenze se ne vengono a lavorare tutti quanti a Roma. Questa gente erano tutti impiegati che lavoravano nei ministeri pubblici statali e allora a Roma bisogna costruire ’sti ministeri tanto importanti. Costruire i ministeri e costruire pure le case per questi qua che ci dovevano andare a vivere dentro, che i torinesi appena arrivati mica potevano tornare a dormire a Torino! Toccava costruirgli le case e per costruirle ci vogliono l’operai. Cosí arriva la gente dalla Bassitalia: dalla Campania, dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla Basilicata, dalla Puglia, dal Molise. Tutta gente che arriva a Roma e si mette a costruire cose, case, strade, palazzi e piazze. Gente che si mette a fare il carpentiere, l’imbianchino, il muratore e il piastrellista.
E poi per costruire le strade, le case e le chiese ci vuole il materiale di costruzione e allora intorno a Roma si scavano 170 cave co’ piú di 2000 persone che ci lavorano dentro. Tutta gente che lavoravano sotto terra per costruire questa bella città di Roma che piano piano cresceva sopra.
Tanta gente arrivano a Roma dai Castelli romani. Arrivano da paesi come Frascati, Grottaferrata, Marino, Genzano, Velletri, che a quel tempo lí, alla fine dell’Ottocento ai Castelli romani c’era proprio la barbarie... Erano tutti quanti braccianti ignoranti che non erano buoni a leggere e scrivere. Che qualcuno racconta che pure Sua Santità il Papa, un bel giorno, co’ la carrozza, i cavalli e i pennacchi se ne va verso i Castelli romani. Dice che arrivò a Genzano e trovò tutta la gente in piazza. Pensava che festeggiavano e invece li vede che c’avevano le zappe, le vanghe e sputavano e bestemmiavano.
Il Papa disse: «Ahò, a genzanesi, ma che volete?»
E questi: «Santità... pagnotte grosse!», perché i fornai di Genzano facevano le pagnotte sempre piú piccole, mentre che il prezzo cadauna pagnotta era rimasto sempre lo stesso. E i genzanesi erano arrabbiati.
Dice che a quel tempo i genzanesi braccianti lavoravano dalla mattina all’alba fino a quando non suonavano le campane dell’Ave Maria, con la differenza che spesso e volentieri i padroni della terra se n’andavano dai preti e li pagavano per suonare le campane sempre piú tardi. E in questa maniera le giornate di lavoro crescevano... le pagnotte si rimpicciolivano, ma questi sempre una lira al giorno guadagnavano. Questi erano arrabbiati alla maniera loro anche senza saperne niente della lotta di classe... e qualche anno piú tardi, alla fine dell’Ottocento, le prime idee del socialismo e della democrazia le verranno a imparare proprio quando dai Castelli romani arriveranno a Roma per costruire pure loro Roma capitale.
Dico alla bassetta che...
... un altro che faceva avanti e indietro da Roma ai Castelli romani era un ebreo che di nome si chiamava Vitale. Vitale era stato in Inghilterra. In Inghilterra aveva imparato a fare i merletti alla maniera inglese e appena tornato a Roma aveva aperto un negozio sotto casa sua al ghetto. Poi se ne andava per le campagne romane a imparare alle donne come si facevano questi merletti nuovi alla maniera inglese. A ’ste donne gli lasciava il filo e poi ripassava dopo qualche settimana. Le pagava per il lavoro che avevano fatto e tornava a vendere ’sti merletti al negozio suo come merletti inglesi originali - appena arrivati dall’Inghilterra!
A quel tempo gli ebrei erano tanti e le case del ghetto stavano diventando strette. Cosí molti ebrei andarono a vivere a Testaccio. Testaccio che è un quartiere popolare, ma che nei progetti doveva essere costruito per bene, ad opera d’arte.
La costruzione del quartiere procede per qualche tempo, ma poi i lavori si fermano e Testa...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Lo scandalo della memoria di Ascanio Celestini
  4. Radio clandestina
  5. Appendice
  6. Ascanio Celestini, o dell’essenzialità di Alessandro Portelli
  7. Un esempio di teatro laboratorio di Mario Martone
  8. Apparati iconografici
  9. Il libro
  10. L’autore
  11. Dello stesso autore
  12. Copyright