I tredici passi
eBook - ePub

I tredici passi

  1. 376 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

I tredici passi

Informazioni su questo libro

Stremato dalla fatica, il professor Fang Fugui, che insegna fisica in un liceo, muore mentre è in cattedra. Il suo corpo viene portato alle pompe funebri «Belmondo» dove il chirurgo plastico Li Yuchan dovrebbe prepararlo per la cerimonia. Ma poiché è impegnata a rendere presentabile il vice sindaco della città, suo ex amante (deve renderlo magro per dimostrare lo stile di vita frugale dei dirigenti del partito), il corpo del professore viene messo in attesa in una stanza frigorifera. Qui resuscita e fugge. Sulla via di casa, cade in un cantiere aperto e si ricopre completamente di calce; la moglie, credendolo un fantasma, lo caccia. Allora bussa alla porta dei vicini che sono Zhang Hongqiu, professore di fisica nel suo stesso liceo, e sua moglie, Li Yuchan, il chirurgo plastico delle pompe funebri. Poiché preferiscono saperlo morto, per farne un emblema della triste condizione degli insegnanti, i tre dirigenti della scuola decidono di dare a Fang i connotati di Zhang (grazie alle abilità chirurgiche di Li Yuchan), con l'intesa che andrà a insegnare al liceo al suo posto, mentre il secondo cercherà di far soldi dandosi agli affari a beneficio delle due famiglie. Assunte le nuove sembianze, Fang forza la propria moglie a fare l'amore con lui; la donna, credendo di essere stata violentata dal vicino, si deprime e finisce per annegarsi nel fiume. Zhang passa innumerevoli peripezie cercando di darsi al commercio delle sigarette e alla fine si convince che il suo posto è l'insegnamento. Tutt'altro che a proprio agio nella nuova identità, Fang tenta di tornare come era, poi disperato cerca di impiccarsi con la cinta dei pantaloni. Proprio in quel momento vede un passero ferito che avanza verso di lui; ne conta i passi e arriva sino a dodici: secondo un'antica leggenda vedere zampettare un passero è di buon augurio, il primo passo porta ricchezza, il secondo potere, il terzo fortuna con le donne e via di seguito fino al dodicesimo. Ma se lo si vede compiere il tredicesimo tutto il bene si capovolge trasformandosi in tragedia...

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2019
eBook ISBN
9788858431108
Print ISBN
9788806218553

Capitolo quarto

1.

Li Yuchan stava davanti al corpo nudo del vice sindaco Wang con un bisturi dai riflessi azzurrini fra le dita. Tu dicesti: Poggiato su un vassoio smaltato, il bisturi sembrava una penna di corvo. Prima di cominciare a tagliare restasti tre minuti a capo chino, uno spettatore avrebbe potuto credere che stessi osservando tre minuti di silenzio in suo onore – non era una tua abitudine e non era neppure una regola delle pompe funebri. Poi in fretta e furia ti spogliasti, indossasti il camice e senza esitazione conficcasti la lama nel viso del morto, simile a un calzolaio provetto che si accinga a eliminare la vecchia tomaia di una scarpa.
Il tuo compito consisteva nel trarre in inganno i parenti del defunto e l’istituzione che avrebbe accolto il cadavere. Fosse questa il paradiso o l’inferno. Il tuo lavoro rendeva bello un corpo in decomposizione.
Osservò tre minuti di silenzio, dicesti, e in quel tempo si turbò sentendo le ascelle sudare e il ventre ricordare il passato. La mano che reggeva il bisturi si inumidí un po’. Per porre fine al piú presto a quella imbarazzante situazione afferrò con la mano sinistra il mento del morto e lo sollevò per tendere la pelle del collo. Poi con precisione e ferocia incise all’altezza del pomo d’Adamo, rivelando il grasso bianco sottostante, che si aprí ai lati come la terra sollevata da un aratro.
I dirigenti municipali ti avevano dato l’incarico di preparare il corpo del vice sindaco per il funerale quasi fosse un compito politico, il tuo sguardo pietoso guardava senza vedere, scettico nei confronti del capo delle pompe funebri, ma al tempo stesso attento. Se si escludeva l’aspetto politico ci trovavamo davanti a una pura questione tecnica. E questa per una truccatrice per defunti valente come te, era una cosa da nulla.
Gli interventi plastici si discostano dalla medicina, fanno un salto nell’estetica, poi tornano a fondersi con la medicina, diventando medicina estetica.
La truccatrice per defunti deve abbellire, riparando corpi brutti o rovinati. Nella cittadina oltre una decina di giovani, che aspiravano a operare i vivi a caro prezzo, facevano la spola tra la facoltà di medicina e l’istituto di scultura dell’Accademia di Belle Arti. Alcuni di loro cercavano alcolici e sigarette di marca per farsi aprire la porta del «Belmondo» e far pratica sui cadaveri.
In passato, Li Yuchan era riuscita a ricostruire l’aspetto originario di una persona che aveva avuto la testa schiacciata in un incidente automobilistico, basandosi su una fotografia, rendendolo bello e attraente come se fosse vivo. Il padre del morto era il responsabile delle bestie feroci dello zoo del Parco del popolo, dove c’erano due tigri, tre leoni, cinque leopardi, e un branco di lupi feroci. Per via di quella ricostruzione, voi due eravate diventati amici. Nel 1987, con gli stipendi bassi, la difficoltà di arrivare a fine mese, la scarsità di carne e il suo prezzo in continuo aumento, voi due elaboraste un piano perfetto per procurarvi la carne.
Se si escludeva l’aspetto politico, il lavoro di Li Yuchan era dei piú semplici. Dovevi eliminare il grasso depositatosi nel corpo del vice sindaco Wang, tagliare via un pezzo di pelle e poi, sulla base della tua memoria e con l’aiuto di cerotti trasparenti, spugne e colori – si potevano utilizzare anche gessetti colorati –, ricostruire le sue fattezze di quando era giovane, e rendere cosí un grande servigio alla comunità. Il suo aspetto da giovane te lo ricordavi bene, potevi ricostruirgli il viso a occhi chiusi, non era un lavoro impegnativo. Quanto ad aprirgli il petto per togliere il grasso, qualunque rozzo macellaio l’avrebbe saputo fare. Tutto questo per dire che avevi ricevuto un compito facile e gratificante, se non fosse stato il tuo amante.

2.

Una sera d’autunno dello scorso anno, il guardiano delle bestie feroci sedeva accigliato su una sedia di vimini che oscillava e cigolava. Era molto oltre i cinquant’anni, aveva i capelli bianchi, lo sguardo torbido, la schiena curva, sembrava un vecchio. All’epoca pensasti che quel bel figlio, morto nell’incidente d’auto, costituiva un forte contrasto con quel brutto padre.
Quella sera Zhang Hongqiu sorvegliava gli studenti dell’ultimo anno che ripassavano le lezioni fino a tardi; i figli, dopo aver mangiato, si erano ritirati nel loro buco a fare i compiti; la madre, stesa a letto, ascoltava il rumore dei pidocchi che le mangiavano le carni e quello dei topi che rosicchiavano i coperchi delle pentole. Sentí la figlia discutere a bassa voce con un uomo: a tratti parlavano del prezzo della carne di maiale, poi di premi e punizioni, oppure di una tigre che aveva messo al mondo due cuccioli… Sua figlia era una potenziale rivale in amore. Il colore dei fiori di melograno l’avvolgeva… Attraverso una fessura della tenda vide due gambe dorate oscillare allegre… digrignò i denti ed emise un suono gelido.
– Ogni famiglia ha i suoi problemi! – esclamò partecipe la truccatrice. – Ce la passiamo tutti male. Ma come potrebbe essere altrimenti? Il proverbio non dice forse «Se piove tutti si bagnano»?
Quella sera faceva freddo, come la sera prima, il chiaro di luna inondava la casa quasi fosse acqua e affievoliva la luce delle lampade. Lei si accarezzò le braccia e provò pena per il guardiano delle belve feroci addolorato dalla perdita del figlio. Una pietà ben lieve, simile alla barba dei gamberi.
Il guardiano si alzò e tirò fuori una radice di ginseng:
– Me lo hanno regalato, lo prenda, sarà un buon tonico per sua madre.
Per un secondo cercasti di rifiutare, poi ti alzasti per accompagnarlo alla porta. Faceste un pezzo di strada insieme. Le foglie sugli alberi lungo la strada erano mute. Il vecchio sollevò la testa e pieno di speranza disse:
– Vorrei fare un affare con lei.
Avanzavate lentamente, seguendo la ringhiera verde che circondava il Parco del popolo e calpestando le ombre intrecciate della ringhiera, dei bossi e degli agrifogli, passeggiavate come due vecchi amanti. Il fetore degli escrementi della tigre arrivava a zaffate dalla collina al centro del parco, insieme ai tristi lamenti dei tigrotti affamati.
Scossa da un brivido ti abbracciasti le spalle. Un terrore indicibile montò dal profondo del tuo inconscio e saltò fra gli agrifogli mettendosi a ruggire senza posa contro di te.
Il guardiano ti abbracciò come un anziano padre e ti accarezzò le braccia con le sue piccole mani dure come artigli. Sentisti su di lui l’odore delle bestie feroci. I suoi occhi brillavano come le stelle piú luminose del firmamento.
Ti raccontò dei due tigrotti cosí diffusamente che nella tua mente li vedesti fare le capriole e saltare, il tono della sua voce era triste e pieno d’amore paterno.
– In realtà sono due ligri, un incrocio fra tigre e leone, il padre è quel vecchio leone africano… È molto difficile che un leone e una tigre si accoppino, come lo è per un asino e una giumenta, ma con il tempo anche un albero si può ridurre a uno stecchino… Il leone montò la tigre ruggendo, si scatenò una tempesta che fece cadere le foglie degli alberi. I piccoli bastardi non hanno molto appetito… la carne di manzo e di montone che gli do non la annusano neppure, e neppure il coniglio congelato o il pollo alla griglia… Ieri notte ho fatto un sogno… i due ligri mi dicevano: «Vogliamo mangiare carne umana!»… Allora ho pensato che tu, aggiustando i morti tutti i giorni, potessi avere degli avanzi… sarebbe un peccato sprecarli.
I suoi occhi simili a stelle luminose ti fissavano benevoli, le mani simili ad artigli ti avevano afferrato i seni, tanto che pensasti li volesse strappare per darli in pasto ai due bastardi frutto dell’incrocio fra un leone e una tigre. Staccati dal tuo corpo diventavano bianchi come la neve e poi li lanciava ai due cuccioli desiderosi di carne umana che li divoravano ronfando con ingordigia. Sul suo viso benigno c’era un sorriso altrettanto benigno come quello di un anziano padre, e ti palpava i seni con gentilezza ed esperienza. Lanciasti un grido – una volta, sotto il corpo del vice sindaco Wang, il tuo grido lo aveva fatto sbiancare dalla paura, tanto che si era tirato su come un adultero colto in flagrante –, liberasti i seni dalla sua presa e tre secondi dopo – ti sentivi vuota, terrorizzata, volevano essere umiliati – tornarono dritti come prima.
– No, non lo faccio… – urlò la truccatrice, – non posso farlo…
– Ma dimmi, di che hai paura? – La voce del guardiano aveva il tono lungo e deciso di una trombetta. – Appena hai sentito parlare di carne umana ti sono venute in mente persone vive. Ti crei problemi che non esistono. I morti nelle tue mani sono come la creta che l’artigiano trasforma in statue di divinità, sono come la carne di maiale sul tagliere di un macellaio. Non sei tu che decidi se sfregarla, torcerla, impastarla, scorticarla, tagliarla? Che problema rappresentano i morti? Dimmelo. I piú alti dirigenti lasciano i loro corpi agli ospedali per venire dissezionati. Che vuoi che sia qualche avanzo? Da vivi i dirigenti lavorano per la felicità del popolo, e anche da morti contribuiscono al suo benessere offrendo i loro resti. Che vuoi che sia qualche avanzo? I ligri sono animali preziosi, il popolo li vuole ammirare. Quando un panda figlia, la notizia esce sul giornale, viene annunciata in televisione, il mondo intero viene informato. Che vuoi che sia qualche avanzo?
– La mia coscienza si rifiuta…
– Sciocchezze! Chi blatera di coscienza non ne possiede un briciolo. Lasciar morire di fame i due cuccioli creerà un danno allo Stato, dov’è la tua coscienza se consente che i fiori della patria, i nostri piccoli pionieri, si dispiacciano? – Il guardiano ti pizzicò il seno e, brandendo lo scettro supremo del potere, come un giudice giusto e severo, emise la sua sentenza: – Mettila via la tua coscienza! Dov’era quando hai creato una falsa testa a mio figlio con spugne, legno, colla, filo per sutura e altri resti? La coscienza in realtà è un’ipocrisia. Come per i tuoi seni, tu desideri che un uomo te li accarezzi fino quasi a strapparteli, ma tuo marito se ne disinteressa, e tu allora lo tratti male, lo tormenti, reprimendo un desiderio dei piú normali. In questo caso che fine ha fatto la tua coscienza? Io e te siamo persone che la coscienza la forgiano: tu hai a che fare con i morti, io con le belve feroci.
Detto ciò ti abbracciò, il suo piccolo corpo rachitico possedeva una forza inimmaginabile. Le sue labbra sembravano due ladri molto esperti. I suoi baci ti riportarono in vita, il naso prese a colarti e gli occhi a lacrimare, non riuscisti neppure a trattenere l’urina.
Quando ti lasciò andare, restasti distesa sul prato, supina e a gambe aperte, come paralizzata, vicino a un cartello di legno dipinto di bianco che diceva: «Non calpestare l’erba» (e sul retro «I contravventori saranno puniti»). Avresti voluto che ti saltasse addosso come una bestia feroce, lacerandoti i vestiti con le zanne e gli artigli, e ti violentasse senza pietà.
Il guardiano delle belve sorrise gelido, i suoi denti scintillarono al chiaro di luna e il brutto viso mandò una luce rossa. La notte era fredda, perle di rugiada scintillavano sulla punta delle foglie.
Lui continuava a sorridere gelido, non sembrava avere nessuna intenzione di violentarti.
Il tuo desiderio anomalo si trasformò in rabbia anomala. La truccatrice si mise a sedere, strappò dell’erba con la terra attaccata e gliela lanciò in faccia.
– Demonio! Mostro! Mostro orrendo! – lo insultò.
La gonna bagnata si era incollata alle sue cosce, una grande formica rossa si arrampicò su una gamba attirata dall’odore.
– Lo sai che cosa faccio? – domandò accucciandosi davanti a te e guardandoti come un gatto osserva un topo. – Lo sai come fanno a spostarsi due cavallette legate?
Il suo sguardo ti scrutò. Poi ti afferrò il mento con uno dei suoi artigli di acciaio (ti fece male e nuovamente non riuscisti a trattenere l’urina), il suo alito che sapeva di cipolla ti tramortí e ti fece lacrimare gli occhi. Scandendo lentamente le parole e con un cinese standard, piú di quello degli annunciatori in televisione, ti ordinò:
– Ricordati bene: a partire da oggi verrai qui ogni sabato sera e mi porterai gli avanzi che si sono accumulati nel corso della settimana!
La truccatrice annuí piangendo.
Il guardiano sollevò la testa e guardò la luna, poi con voce nasale disse annoiato:
– Torna a casa, tuo marito ha già lasciato il liceo.
Si girò per andar via e tu, pavida, domandasti alla sua schiena:
– Si può sapere che stai facendo?
Senza voltarsi rispose:
– La vendetta mi rende folle! Ma per te la mia vendetta sarà dolce. Tu farai di me un venditore ambulante che, a date fisse, ti darà deliziosi prodotti in cambio dei tuoi scarti. Ci guadagnerai.
Alla fine si allontanò a balzi, saltando sul prato con movimenti al tempo stesso goffi e sciolti, forti e deboli, feroci e teneri, naturali e costretti, che lui riusciva a fondere, demone o angelo. Tu restasti seduta a terra, perplessa, sentivi che stavi ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. I tredici passi
  4. Capitolo primo
  5. Capitolo secondo
  6. Capitolo terzo
  7. Capitolo quarto
  8. Capitolo quinto
  9. Capitolo sesto
  10. Capitolo settimo
  11. Capitolo ottavo
  12. Capitolo nono
  13. Capitolo decimo
  14. Capitolo undicesimo
  15. Capitolo dodicesimo
  16. Capitolo tredicesimo
  17. Il libro
  18. L’autore
  19. Dello stesso autore
  20. Copyright