È parecchio tempo, ormai, che Tony Carcano conduce un'esistenza appartata, costruita sulla routine. Le sole emozioni con cui entra in contatto sono quelle che descrive nei suoi romanzi, storie d'amore che gli hanno dato successo e benessere. Questo finché Sibylle, ventenne spericolata e affascinante, non irrompe nella sua vita sbattendogli in faccia una fotografia che lo ritrae piú giovane, sorridente, accanto al cadavere di una donna: la madre della ragazza.
A quel punto Tony è costretto a riprendere in mano i fili di una vicenda che avrebbe voluto dimenticare, l'unica inchiesta della sua brevissima carriera di giornalista. E con Sibylle si inoltrerà fra le ombre della piccola, chiusa comunità di Kreuzwirt. Un paese che custodisce un mistero impensabile fatto di menzogne e di violenza, di avidità e di follia.

- 392 pagine
- Italian
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Il respiro del sangue
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Sei mesi dopo
Ottantasei
1.
Una tramontana tesa aveva imbiancato le cime delle montagne intorno. Quando la radio gracchiò, il direttore Zanon diede ordine di aprire il portone. In fretta.
La Mustang guidata da Tony fece il suo ingresso. Sul cofano dell’auto, campeggiava la parola «Succia», aerografata a regola d’arte da un writer di Sciangai. Il migliore, aveva spiegato Tony. Quella scritta gli piaceva. Aggiungeva stile.
Il solito sbruffone, aveva commentato Tante Frida, senza mezzi termini. I Prostata Boys si erano dichiarati d’accordo con lei. Nessuno però l’aveva detto a Tony.
Non c’era traccia di ironia sul viso dello scrittore quando uscí dalla Mustang e il vento lo costrinse ad alzare il bavero della giacca. Un saluto silenzioso a Tante Frida.
Dalla Mustang uscí anche Sibylle. Un tailleur scuro, i capelli raccolti in una coda di cavallo. Occhiali neri. Tante Frida le si avvicinò per un ultimo tentativo.
– Non sei obbligata.
– Lo so.
La voce del pm interruppe i loro pensieri.
– Possiamo andare.
2.
Non c’era nemmeno una finestra. Solo una sedia di metallo, imbullonata al pavimento.
Sulla sedia, Rudi.
Da quando gli avevano messo le manette ai polsi gli animaletti della foresta non avevano fatto altro che tremare. Avevano tremato quando l’avevano caricato sull’ambulanza. Avevano tremato mentre lo rattoppavano dalle ferite causate dal cane. Novanta punti di sutura, come i capitoli del Von Juntz.
Avevano tremato quando aveva dettato le sue condizioni. Piena confessione, dettagli su ogni omicidio, anche quelli per cui non era imputato e che mai, da soli, poliziotti e carabinieri avrebbero scoperto. Ma solo se Sibylle fosse andata da lui. Altrimenti, che provassero a decifrare l’opera del Wanderer da soli.
Avevano i corpi che aveva occultato nel lago di Kreuzwirt, il posto piú sicuro al mondo, ma quei corpi non erano gli unici. C’erano cadaveri che Rudi non era riuscito a portare al lago. Alle volte per sfortuna. Alle volte per inesperienza, prima che capisse che il lago di Kreuzwirt, con i suoi segreti, era il nascondiglio perfetto per le sue prede. Volevano quei corpi? Che convocassero Sibylle.
Voleva parlare con lei, raccontarle di Erika. Avevano tremato. Avevano obbedito. Meglio ancora: Sibylle aveva obbedito. E perché non avrebbe dovuto farlo?
Nessuno, a questo mondo, poteva opporsi al Wanderer.
3.
Tony osservò Sibylle entrare nella sala interrogatori. Non c’erano vetri a specchio come quelli delle serie tv americane, ma una telecamera collegata ai monitor della stanza in cui lo scrittore si trovava insieme ad avvocati, giudici, carabinieri e poliziotti.
Tony vide Sib accomodarsi su una sedia di metallo. Avrebbe voluto essere lí con lei, con Freddy accanto. C’era un unico motivo per cui Tony aveva impedito al San Bernardo di uccidere Rudi, lussandosi una spalla pur di trattenere la sua furia. Se Freddy avesse completato l’opera sarebbe stato abbattuto.
Tony non avrebbe permesso che il San Bernardo diventasse l’ultima vittima del Wanderer. Cosí l’aveva fermato e portato fuori dalla Villa insieme a Sibylle.
Lo stesso aveva fatto con Rudi, Martin e Michl. Non Karin. Troppe fiamme, troppo fumo. In ogni caso, gli dissero, sarebbe stato inutile. Mentre Tony trascinava Sibylle e gli altri fuori dalla Krotn Villa in fiamme, la figlia di Friedrich Perkman era già morta, divorata dall’incendio che lei stessa aveva innescato.
Anche Michl era morto. Si era suicidato in cella. Il giorno in cui si era impiccato usando delle lenzuola, lui e Gabriel si erano incrociati nel cortile della prigione e avevano parlato. Alcuni testimoni avevano detto che, alla fine di quel colloquio, Gabriel aveva abbracciato Michl. Cosa i due si fossero detti restava un mistero.
Il giorno dopo Gabriel era stato trasferito in una clinica psichiatrica, ma riguardo a Michl, nonostante gli sforzi, non aveva aperto bocca. Tramite Tante Frida aveva fatto avere un biglietto a Sibylle. Grazie, diceva. Al posto della firma Gabriel aveva disegnato il sorriso del colibrí. Sib e Tony avevano gettato il messaggio nella pattumiera.
La mano di Tante Frida gli si appoggiò alla spalla.
– Ce la farà.
4.
– Davvero pensi di essere il Wanderer? – Le prime parole di Sibylle.
– Uno dei suoi contenitori, come Grahame.
– Grahame era il Wanderer?
– Usò il Von Juntz per evocarlo. Suo figlio fu la porta attraverso cui farlo passare. Per questo Grahame lo uccise. Per completare l’opera.
– Non ci sono prove che Grahame abbia ucciso il figlio, tantomeno che fosse un cervello bacato come te. E Von Juntz era solo un grafomane tossicodipendente. Ti sei fatto fregare da un libro pieno di immondizia e che adesso è cenere.
Rudi le indirizzò un sorriso di commiserazione. – Il Von Juntz non è cenere.
– Davvero? – lo canzonò Sibylle. – E allora dov’è?
– L’Unaussprechlichen Kulten vive di vita propria. È stato scritto in mille lingue da mille mani diverse. Viaggia fra i mondi, cambia forma, si fa beffe del tempo. Come posso saperlo?
Sibylle si lasciò sfuggire un verso di disgusto. – È stato Horst a farti leggere il Von Juntz? È stato lui a incasinarti il cervello fino a questo punto?
– Horst era un imbecille. Come tutti, alla Villa dei Rospi. Karin gelosa del fratello senza nemmeno capire di esserlo. Elisa invidiosa del potere, del denaro dei Perkman. Faceva di tutto per sedurre Friedrich, lo sapevi?
– No. E francamente mi interessano poco i pettegolezzi.
– Fu il motivo per cui a un certo punto il vecchio Perkman non volle piú avere ragazzini in giro per la villa. Elisa aveva cercato di baciarlo. Io vedevo tutto. Sentivo tutto. Io conosco tutti i segreti di Kreuzwirt.
– Rudi il guardone.
– Quello è stato prima che diventassi il Wanderer.
– Ed Elisa? Fu un incidente?
– Entrambe le cose.
Sib ci mise un po’ a decifrare il linguaggio criptico di Rudi. – Quello dell’88 e quello del 2005?
– Nell’88 Elisa aveva trovato un nido. Un piccolo nido di uccelli. E li stava uccidendo. Uno a uno. Piccola stronzetta, non è vero? Cosí Martin l’ha colpita. Puoi fargliene una colpa?
– Fu Martin a uccidere Elisa?
– Fu un caso, il destino. Dalla morte di Erika… Molte cose in me erano cambiate. Moltissime. Ma ancora non avevo capito. Fu Elisa a farmi comprendere cosa fossi diventato.
Ottantasette
1.
Era ubriaca. Era fatta. E ancora non le passava. La banca le aveva rifiutato un prestito. Cinquantamila euro. Una bazzecola. Con quei soldi avrebbe potuto incrementare il giro. Assumere un paio di nuove guide, migliorare l’immagine online del suo lavoro. Attirare nuovi clienti. Idioti da spennare.
Scolò quanto rimaneva della bottiglia di vodka e la scagliò lontano. Fu a quel punto che vide Rudi. O meglio. Vide la sua sagoma nascosta nella boscaglia. Ma era Rudi, lo sapeva. Rudi il guardone. Non era piú il ragazzino pelle e ossa che stava sempre appiccicato al suo gruppetto di amici. Amici, come no…
Gabriel l’idiota, Karin la cocca di papà ed Erika la Stramba. Gran bel gruppo di sfigati.
Elisa sospirò. Se la vodka e l’erba non funzionavano, restava una sola cosa da fare per farsela passare. Si tolse la maglietta. Sotto non portava reggiseno. Si sfilò i pantaloni, poi le mutandine. Alla luce delle stelle il suo corpo era quello di una fata.
– Vieni da me.
Rudi uscí dall’oscurità.
Elisa lo baciò. Strusciandosi contro di lui sentí la sua erezione. Le venne in mente che forse quella sarebbe stata la sua prima volta, non aveva mai visto Rudi il pervertito in compagnia di una donna. Gli prese la mano e lo guidò verso il ruscello.
– Mi vuoi? – chiese.
2.
– La colpii con una pietra. Cadde in acqua e annegò. Fu cosí che capii che il Wanderer era passato attraverso Erika per entrare in me, per diventare me. Grazie a Erika.
Ottantotto
1.
Il Maturaball era il suo periodo preferito. C’era fermento nell’aria. Elettricità. Rudi la poteva avvertire. Era una corrente che gli attraversava la pelle, passava per la pancia e gli saliva al cervello. Per tutto il giorno non aveva fatto che fantasticare sul momento in cui il paese si sarebbe riversato nel parcheggio del Black Hat, lasciando incustodite case, camere da letto, armadi.
Entrare nelle case era un’esperienza cui Rudi non sapeva dare un nome, solo che non poteva farne a meno. Osservare il cuscino su cui i suoi concittadini appoggiavano la testa prima di addormentarsi. Sentirne il profumo. Toccare i loro oggetti, i portagioie, gli album dei ricordi. Bottiglie, bicchieri nel lavello che recavano ancora le impronte delle labbra di chi vi aveva bevuto. Spazzolini da denti, profumi. Indossare i loro abiti. Ogni volta che Rudi lo faceva, cambiava. Non era piú lui. Diventava loro. Diventava la signora Trina, che nascondeva riviste pornografiche fra i detersivi della cucina, l’unico posto in cui il marito mai avrebbe messo le mani. E diventava Hans, il marito di Trina, che nel cassetto del comodino, sotto calzini e mutande, conservava mostrine da SS. E diventava tutte le ragazze di Kreuzwirt.
Diventare loro gli procurava un’eccitazione tale da mandarlo in estasi.
Karin era stata quella con cui aveva cominciato. La prima donna che Rudi avesse visto nuda. Stava aiutando suo padre a trasportare legna per il camino della Villa quando l’aveva vista. Karin aveva lasciato la porta della sua camera aperta. Si stava pettinando davanti allo specchio. Nuda. L’aveva fatto apposta. Karin sapeva di non essere sola nella Krotn Villa. Non sapeva di Rudi e Josef, ma quello era normale, Rudi e suo padre erano solo… comparse nella Krotn Villa, nessuno badava a loro. Ma Karin sapeva che Michl era lí, nella Villa.
Era per lui che Karin aveva messo su quello spettacolo. Però era stato Rudi e non Michl a vederla. E a sognarla. E a entrare, due giorni dopo, in quella stanza.
Per poco Michl non l’aveva visto. A Rudi, il figlio del dottor Horst piaceva. Una volta, quando Rudi aveva cinque anni, Michl gli aveva estratto una spina incastrata sotto l’unghia del pollice senza fargli male. Michl lo incoraggiava a leggere, a studiare. Se tuo padre è uno zotico, gli diceva, questo non significa che anche tu debba seguire le sue orme. Puoi scegliere. Vuoi essere come tuo padre?
Michl gli aveva dato accesso alla biblioteca. Una copia delle chiavi. A Rudi piacevano i libri. Suo padre li odiava, se lo trovava con un libro in mano lo bastonava. Ma Rudi aveva perseverato. Leggeva, imparava. Ascol...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Il respiro del sangue
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitre
- Ventiquattro
- Venticinque
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatre
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Quarantuno
- Quarantadue
- Quarantatre
- Quarantaquattro
- Quarantacinque
- Quarantasei
- Quarantasette
- Quarantotto
- Quarantanove
- Cinquanta
- Cinquantuno
- Cinquantadue
- Cinquantatre
- Cinquantaquattro
- Cinquantacinque
- Cinquantasei
- Cinquantasette
- Cinquantotto
- Cinquantanove
- Sessanta
- Sessantuno
- Sessantadue
- Sessantatre
- Sessantaquattro
- Sessantacinque
- Sessantasei
- Sessantasette
- Sessantotto
- Sessantanove
- Settanta
- Settantuno
- Settantadue
- Settantatre
- Settantaquattro
- Settantacinque
- Settantasei
- Settantasette
- Settantotto
- Settantanove
- Ottanta
- Ottantuno
- Ottantadue
- Ottantatre
- Ottantaquattro
- Ottantacinque
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