Lesley affrontò suo marito appena la porta della stanza si richiuse alle loro spalle.
– Perché non mi hai dato man forte? Te ne sei rimasto lí senza dire una parola…
– Non c’era niente da dire, Lesley: tu e Jenny avete fatto tutte le domande. E la polizia conosce il suo mestiere.
– Siamo sicuri? Mentre quel poliziotto parlava ho visto il tizio dell’ambasciata alzare gli occhi al cielo. Io voglio sapere che cosa è successo a mia figlia.
– Nostra figlia.
– Sí, sí, nostra figlia.
– Vale anche per me, e lo sai. Ma non dobbiamo permettere che questa cosa ci allontani, amore. Accade spesso alle coppie, quando capita una disgrazia. Si rivoltano l’uno contro l’altro, si lanciano accuse. Ho letto degli articoli sull’argomento.
– Non siamo mica Jenny e Mike, – lo rimbeccò Lesley. In quel momento non le andava affatto di essere ragionevole. Anzi, era talmente in collera che si sentiva scoppiare. Sua figlia. Sua figlia era all’obitorio e nessuno sapeva dirle perché. Perché Alex era morta? Di chi era la colpa?
Malcolm si buttò sul letto vestito e chiuse gli occhi: era stremato.
– Non possiamo dormire adesso! – gridò Lesley, facendolo sussultare. – Dobbiamo scoprire chi è stato. Alzati!
Lui si girò supino e fissò il soffitto, mentre le lacrime gli scendevano dalle tempie ai capelli.
– Non stare lí inerte! – gridò ancora Lesley.
Malcolm tese le braccia verso di lei, che crollò sul letto e gli si rannicchiò accanto.
– Lo scopriremo, – mormorò lui, accarezzandole i capelli e cercando di farle stendere le mani chiuse a pugno, – ma non riusciremo a fare niente se non dormiamo un po’. Amore, sei cosí stanca che sragioni. Chiudi gli occhi, su: almeno una mezz’oretta.
Lei aspettò che si addormentasse, ascoltò il suo respiro farsi sempre piú lento, poi si alzò e andò a sedersi alla scrivania, portando con sé il taccuino sottile che aveva trovato sul comodino.
Per prima cosa scrisse Promemoria, come se fosse stata a casa. Ma invece di «Telefonare banca», «Comprare cibo x gatti», «TINTORIA!», segnò: «Scoprire cosa ha scatenato l’incendio. Quante persone nell’ostello? C’era davvero una festa? Dov’erano Alex e Rosie? PERCHÉ NON SONO USCITE?»
Stringeva quella biro da due soldi con una tale forza che alla fine la spezzò tra le dita.
Quando alzò il viso dal taccuino, lo specchio le restituí l’immagine dei suoi occhi infossati.
– Perché non sei uscita, Alex? – domandò; ma quella madre sconvolta la fissò senza rispondere.
Squillò il telefono, e lei corse a prendere il ricevitore per non svegliare Malcolm.
– Signora O’Connor, – cantilenò una voce dalla reception, – c’è una persona che chiede di lei. Attenda in linea.
– Lesley? Sono Kate. Spero di non averla svegliata. Posso salire?
– Okay. Però Malcolm sta dormendo.
Quando Lesley aprí la porta, si accorse che Kate aveva un aspetto tremendo. Il trucco era tutto sbavato, come se avesse pianto. Che ha da piangere, lei?, fu il pensiero di un attimo, ma alla fine non fece domande. Non ne aveva la forza.
– Andiamo a parlare nel bagno, – bisbigliò, voltandosi per fare strada. Si sedette sul coperchio del water, e Kate si appollaiò sul bordo della vasca.
– Abbiamo identificato le ragazze: sono proprio loro, – disse tutto d’un fiato. – Speravamo in un errore, e invece sono proprio Alex e Rosie.
– Mi dispiace moltissimo, Lesley.
– Sí, be’. Adesso dobbiamo scoprire cos’è successo –. Sembrava una pazza e se ne rendeva conto, ma per non crollare doveva a ogni costo andare avanti. Sii forte, pensò, schiacciandosi una coscia con il pugno per non perdere la concentrazione.
– Ma certo, – mormorò Kate. – La polizia cosa dice?
– Che quella sera c’era una festa all’ostello. Girava della droga, bevevano tutti. Secondo loro è probabile che sia stato un incidente. Cosí ci ha detto l’interprete, almeno. Una candela, o qualcosa di simile.
– Giusto, – fece Kate. – Ci sono prove che sia stata proprio una candela ad appiccare il fuoco?
– Non lo so: non l’hanno detto. Il fatto è che secondo loro non ci sono testimoni. È una cosa assurda.
– Giusto, – ripeté Kate.
Perché dice sempre «giusto», come se non mi credesse?
– Clive Barnes ha avuto notizie sul ragazzo di cui parlava lei in aeroporto: quello che si è salvato. Vorrei tanto andare da lui e chiedergli perché mia figlia non ce l’ha fatta.
Il silenzio riempí lentamente la stanza. Ancora piastrelle, pensò Lesley, poi strappò una striscia di carta igienica e la usò per asciugarsi gli occhi.
Siccome Kate sembrava altrettanto sconvolta, allungò anche a lei un po’ di carta.
– Mi scusi, Lesley: sono un po’ frastornata. Quand’è che Clive le ha detto questo? Sapeva il nome del ragazzo?
– No. Perché? Lei sa come si chiama? L’ha visto? – chiese Lesley.
– È mio figlio.
– Eh? Suo figlio? Ma cosa sta… – Lesley era completamente spiazzata. Come se avesse perso i sensi e si fosse ritrovata di colpo in un altro punto della conversazione.
Kate si sporse in avanti e per poco non cadde dallo stretto bordo della vasca. Lesley allungò un braccio a sorreggerla.
– Attenta, – disse, ma Kate la scansò.
– Sono andata in ospedale perché volevo parlare con il superstite dell’incendio, e quando sono arrivata lí ho scoperto che era mio figlio Jake. Me l’hanno detto i medici. Io non sapevo nemmeno che fosse a Bangkok: lo credevamo a Phuket. Ci aveva sempre detto di essere lí. È stato sconvolgente.
– Suo figlio?
– Sí. Jake.
– Era lí quando è scoppiato l’incendio?
– Sí. Capisco che possa sembrare assurdo. Lo è stato anche per me.
Lesley rimase un attimo in silenzio a ragionarci su.
– Ha spiegato com’è successo?
– A quanto sembra non è stato in grado di dire niente alla polizia.
– Sí, questo ce l’hanno detto. Ma a noi racconterà cos’è successo, vero?
– Non subito, purtroppo.
– Be’, e quand’è che possiamo andare a trovarlo? – chiese Lesley alzandosi in piedi con uno slancio di pura adrenalina, spalancando la porta del bagno, chiamando a gran voce Malcolm.
– Che c’è? – chiese lui con un gemito. – Alex?
– Amore, svegliati, dobbiamo andare all’ospedale. Dobbiamo andarci subito –. Niente al mondo avrebbe potuto impedirglielo.
Kate provò a trattenerla afferrandole un braccio, ma lei si divincolò con uno strattone. – Su, andiamo, Kate. Ci accompagni lei.
Ma c’era qualcosa di sbagliato. Nessuna energia, a parte la sua. Kate era affranta, spaventata.
– Aspetti un attimo, Lesley, – disse poi quest’ultima. – Il problema è che non so dove sia mio figlio. Non lo sa nessuno. Se n’è andato dall’ospedale stamattina.
– E perché? È scappato?
Kate non riusciva a guardarla negli occhi.
– Allora? È scappato?
– No, – rispose Kate con decisione. – Ha detto ai medici che non aveva abbastanza soldi per pagare le cure.
– Ma quando l’hanno ricoverato non l’ha chiamata per avvertire che era in ospedale?
Ancora silenzio.
– No. Da qualche tempo non si faceva sentire granché. Era venuto in Thailandia per trovare sé stesso. Mi scusi, Lesley, non voglio annoiarla con le mie grane di famiglia, però mi creda, andare in ospedale adesso è inutile. È andato via. Davvero.
– Ma cos’è che state dicendo? – brontolò Malcolm con la testa ancora sul cuscino e la voce impastata di stanchezza.
– Amore, rimettiti a dormire, – gli disse Lesley. A quella faccenda avrebbe pensato lei. – E adesso cosa pensa di fare per cercare Jake?
– Tutto quel che posso, ma ho bisogno del suo aiuto. Avremo a che fare con persone diverse, ma se vuole possiamo condividere le informazioni. Se dovesse scoprire qualcosa me lo farà sapere?
Ora toccava a Lesley stare in silenzio.
– Lei invece scriverà sul giornale le cose che le dico?
– No. Non subito, almeno –. Risposta troppo precipitosa, ma pazienza. – Voglio trovare mio figlio.
– Okay. Allora, noi tra poco abbiamo appuntamento con Clive, e domattina ci sarà una conferenza stampa. Vogliamo che i media parlino di questa storia.
– Le chiederanno se faceva uso di droghe, Lesley. Lo sa, vero?
– Alex non si drogava.
– No, ma la polizia e la stampa locale potrebbero raccontare una storia diversa. Si prepari: volevo dirle solo questo.
– E lei? Anche lei dovrà prepararsi a certe domande su suo figlio, giusto? Saremo nella stessa barca, Kate.