L'impero in quota
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L'impero in quota

I Romani e le Alpi

  1. 288 pagine
  2. Italian
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L'impero in quota

I Romani e le Alpi

Informazioni su questo libro

Le Alpi sono state un territorio, per molti aspetti esemplare, di radicali trasformazioni politiche, sociali e culturali nei secoli in cui si è dispiegata la civiltà romana. Prioritario a qualunque discorso storico è comprendere la visione che gli antichi Romani avevano delle Alpi e dei popoli che le abitavano: luoghi marginali, difficili e inospitali; barriere a difesa di Roma e della penisola; cerniere di comunicazione con la realtà transalpina; spazi estremi ove il sacro e il sacrilego si incontravano; attraversamenti imperiali carichi di implicazioni geopolitiche; vettori di comunicazioni, di commerci, di idee; luoghi di resistenza a difesa del territorio. Questo affascinante volume non ha una sequenza cronologica. Esso segue l'indispensabile snodarsi storico degli eventi importanti con approfondimenti sulla vita materiale, sulle mentalità, sulle strutture sociali, economiche e religiose entro cui si sono formati e hanno operato uomini e donne vissuti nel territorio alpino.I Romani hanno scritto un capitolo importante nella storia delle Alpi. Anche se a loro non piacevano affatto: troppo alte, troppo fredde, troppo lontane dal mare Mediterraneo e da Roma. Per ragioni politiche e strategiche essi decisero di occuparle, abbastanza tardi nella loro storia, per riuscire a valicarle in sicurezza e completare la costruzione del loro grande impero. Il baluardo inaccessibile che, in origine, costituiva il confine netto e la presunta naturale protezione dell'Italia diventò progressivamente un luogo di passaggio frequentato. La conquista non si tradusse nella mera occupazione militare di un territorio sottratto con le armi ai popoli che lo abitavano. Ben presto i Romani compresero che le Terre Alte, in apparenza «naturalmente» svantaggiate, potevano essere utili non solo dal punto di vista del controllo territoriale ma anche come serbatoio di materie prime e come potenziali incubatori di sviluppo economico. In tale prospettiva, la montagna, all'inizio soltanto episodicamente attraversata, diventò piú appetibile e i rari spazi di abitabilità furono progressivamente sottoposti a un'opera capillare e sistematica di addomesticamento. Nei secoli della conquista le Alpi diventarono il teatro di avventure umane quasi in stile Far West rappresentando un'opportunità concreta per uomini spregiudicati alla ricerca di fortuna, per coloni italici trapiantati nelle città alpine, per imprenditori che fondarono le loro attività nelle valli e nelle aree collinari prealpine.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2019
Print ISBN
9788806235130
eBook ISBN
9788858431740
Argomento
History

Note

ABBREVIAZIONI DELLE CITAZIONI EPIGRAFICHE.

AE = L’Année Épigraphique
CIL = Corpus Inscriptionum Latinarum
CLE = Carmina Latina Epigraphica
EDR = Epigraphic Database Roma
FIRA = Fontes Iuris Romani Anteiustiniani
I. It. = Inscriptiones Italiae
I. L. Alpes = Inscriptions Latines des Alpes
ILGN = Inscriptions Latines de Gaule (Narbonnaise)
ILLRP = Inscriptiones Latinae Liberae Rei Publicae
ILN = Inscriptions Latines de Narbonnaise
ILS = Inscriptiones Latinae Selectae
Suppl. It. = Supplementa Italica, nuova serie

I. Le Terre Alte in età romana.

1. TIM INGOLD, «The Temporality of the Landscape», in The Perception of the Environment.Essays in Livelihood, Dwelling and Skill, Psychology Press, London 2000, pp. 189-208.
2. Un’interessante riflessione sulla necessità di assumere uno sguardo efficace per comprendere la civiltà romana, nelle sue somiglianze e differenze rispetto a noi, si può leggere in MAURIZIO BETTINI e WILLIAM M. SHORT (a cura di), Con i Romani. Un’antropologia della cultura antica, il Mulino, Bologna 2014; dello stesso Bettini, A che servono i Greci e i Romani? Einaudi, Torino 2017.
3. Sul paesaggio montano in particolare RICHARD G. A. BUXTON, Montagnes mythiques, montagnes tragiques, in «Ktema», XV (1990), pp. 163-72; MICHEL TARPIN, La négation des Alpes dans l’imaginaire romain, in La montagne et ses images, du peintre d’Arkésilas à Thomas Cole, Actes du 116e Congrès national des Sociétés Savantes (Chambéry 1991), Cths, Paris 1991, pp. 29-42; SILVIA GIORCELLI BERSANI (a cura di), Gli antichi e la montagna. Ecologia, religione, economia e politica del territorio - Les anciens et la montagne. Écologie, religion, économie et aménagement du territoire, Atti del Convegno (Aosta, 21-23 settembre 1999), Celid, Torino 2001; FEDERICO BORCA, «Horridi Montes». Ambiente e uomini di montagna visti dai Gallo-Romani, Keltia, Aosta 2002; MICHEL TARPIN, I Romani in montagna: tra immaginario e razionalità - The Romans in mountain: between imaginary and rationality, in UMBERTO MOSCATELLI e ANNA MARIA STAGNO (a cura di), Archeologia delle aree montane europee: metodi, problemi e casi di studio - Archaeology of Europe’s mountain areas: methods, problems and case studies, in «Il capitale culturale», XII (2015), pp. 803-22.
4. SENECA, Dialogi, VI, 18, 4-5.
5. GIANNA PETRONE, «Locus amoenus»/«locus horridus»: due modi di pensare la natura, in RENATO UGLIONE (a cura di), L’uomo antico e la natura, Atti del Convegno nazionale di studi, Celid, Torino 1998, pp. 177-95.
6. STRABONE, Geographica, IV, 6, 6.
7. LIVIO, Ab urbe condita, XXI, 32, 7-8.
8. ORAZIO, Carmina, IV, 14, 12.
9. La geografia storica ha introdotto il concetto di “spazi marginali” nei quali la natura appare ostile e repulsiva nei confronti del modello urbano: tali aree, culturalmente e ideologicamente avvertite come estranee, erano nondimeno oggetto di intenso sfruttamento da parte dell’uomo, vedi in generale STEFANO MAGNANI, Geografia storica del mondo antico, il Mulino, Bologna 2003, pp. 69-75; in particolare FEDERICO BORCA, «Palus omni modo vitanda». A Liminal Space in Ancient Roman Culture, in «The Classical Bulletin», LXXIII (1997), pp. 3-12.
10. Su questi temi si veda in generale CHRISTOPHE CUSSET (a cura di), La nature et ses représentations dans l’Antiquité, Actes du Colloque (Paris, 24-25 octobre 1996), Centre National de Documentation Pédagogique, Paris 1999; MARIE-CLAUDE CHARPENTIER (a cura di), Les espaces du sauvage dans le monde antique. Approches et définitions, Actes du colloque (Besançon, 4-5 mai 2000), Presse Universitaire de France-Comté, Besançon 2004; LUKAS THOMMEN, L’ambiente nel mondo antico, il Mulino, Bologna 2014.
11. LUCREZIO, De rerum natura, IV, 573-94.
12. CLARENCE J. GLACKEN, Traces on the Rhodian Shore. Nature and Culture in Western Thought from Ancient Times to the End of the Eighteenth Century, University of California Press, Berkeley 1967, ponderosa e tuttora utilizzata opera di riferimento sul tema del determinismo ambientale nella cultura occidentale, dall’antichità al Settecento, a cui si può aggiungere DAVID N. LIVINGSTONE, Environmental determinism, in JOHN A. AGNEW e ID. (a cura di), The SAGE Handbook of Geographical Knowledge, Sage, London 2011.
13. Gravida di conseguenze la lettura che di questi principî si fece, ad esempio, nella Germania nazista. La riflessione sulla purezza dei Germani, ricavata dalla lettura della Germania di Tacito, innescò un dibattito molto intenso: Tacito (Germania, II, 5, 1) aveva descritto il paesaggio della Germania come inospitale e i Germani come creature orribili; tale quadro, che accentuava la moralità e la schiettezza di quella popolazione, era in realtà pensato in piena opposizione ai lussi e alle ipocrisie della Roma imperiale: FEDERICO BORCA, Per uno studio del paesaggio germanico nella letteratura greco-latina, in «Aufidus. Rivista di scienza e didattica della cultura classica», XXXII (1997), pp. 41-59. Indipendentemente dalle intenzioni di Tacito, il mito della purezza germanica si diffuse nella cultura tedesca dell’Ottocento e sino a dar vita, tra le due guerre, a un vero e proprio mito della razza: GEORGE L. MOSSE, Le origini culturali del terzo Reich, il Saggiatore, Milano 1968; ID., La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania dalle guerre napoleoniche al terzo Reich, il ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Introduzione
  4. Note al testo
  5. Avvertenze
  6. L’impero in quota
  7. I. Le Terre Alte in età romana
  8. II. Mito e realtà sulle Alpi
  9. III. L’impero in quota
  10. IV. Vivere come i Romani
  11. V. Le Alpi, incubatore di sviluppo economico
  12. VI. Il dio delle montagne
  13. VII. Identità e resilienza sulle Alpi, ieri e oggi
  14. Note
  15. Edizioni di riferimento delle fonti classiche
  16. Indici
  17. Il libro
  18. L’autrice
  19. Copyright