Mia madre ha un superpotere piú superpotere degli altri superpoteri che ha. Sa esattamente qual è il momento meno opportuno per chiamarmi. Ovvero un secondo dopo la chiusura di un’urticante conversazione di lavoro al telefono della redazione.
1.
– E allora, come è andata la settimana?
– Benino, Ma’. Ho ricevuto ottocento telefonate da persone che mi chiedevano un favore. Nessuna per ringraziare di averlo ricevuto. Due per cazziarmi che il favore non era proprio come se lo aspettavano e una perché non ce l’avevo fatta.
– Capitava anche a tuo padre.
– E lui che ha fatto?
– Nulla. È morto sereno.
2.
– Sí, pronto.
– Il reparto della cultura dell’«Unione»?
– Sí, mi dica.
– Sono la scultrice Rosaria Marchi in Uccheddu. Tu chi sei?
– Sono Francesco Ab…
– Non ti conosco!
– Emm… no, mi sa di no…
– Allora scrivi: «Mandela, della scultrice Rosaria Marchi in Uccheddu».
– No, mi scusi, non può mandarmi una mail con i dati della mostra?
– Quale mostra?!
– Be’, la mostra Mandela.
– Non c’è nessuna mostra!
– Ah… ma allora Mandela cos’è?
– Come? Non conosce Mandela?!
– Sí, certo, va bene, ma non ho capito…
– Allora, quando tu trovi uno spazio nel giornale, scrivi: «Mandela, della scultrice Rosaria Marchi in Uccheddu».
– Sí, okay, ma dove metto che si svolge?
– Come, dove si svolge?! In tutto il mondo!
– Ah…
– Allora, ascoltami bene, ti do una dritta!
– Sí…
– Prima era: Conchiglie e coralli di Mandela, ora invece è Mandela. Hai capito?
– No… ma veramente…
– Ecco, quando trovi uno spazio sul giornale scrivi…
– «Mandela, della scultrice Rosaria Marchi in Uccheddu»…
– Bravo! Finalmente ci siamo capiti! Molto, ci voleva?! Buonasera e grazie.
– Buonasera, grazie a lei.
3.
– Ciao Ma’, dimmi, veloce che sono incasinato.
– Mi porti al cinema questa settimana?
– Sarà difficile, sono pieno di lavoro.
– Andiamo presto.
– Dài, Ma’, vediamo. Cosa vuoi andare a vedere?
– Invictus.
– No, Ma’. Invictus proprio no.
– Ma se non sai neppure di cosa parla.
– Sí, Ma’, lo so. È la storia di Mandela.
4.
– Sí, pronto, sono Antiogu Ribichesu, ha ricevuto il mio libro di poesie?
– Sí, signor Ribichesu, ricevuto, grazie. Entro la fine del mese lo recensiremo.
– Cioè?
– Come, cioè? Intendo dire che entro la fine del mese uscirà la recensione del suo libro.
– Ma in che senso?
– … eh… nel senso che uno dei nostri giornalisti recensirà il suo libro sulle nostre pagine di cultura.
– No, mi scusi, ma mi sfugge il termine.
– … quale termine?
– «Recensire»! Cosa vuol dire che mi recensirete?
5.
– Che c’è, Ma’?
– Stai lavorando?
– Sí, Ma’.
– Ti disturbo?
– No, però dimmi, veloce.
– Ieri poi sono andata all’Odissea, il cinema.
– Hai visto Invictus?
– No, la sala era piena.
– Ah! E cosa hai visto?
– Un film bellino di un nuovo regista italiano.
– Ah, e ti è piaciuto?
– No. Ma ti ho pensato.
– Ah! Ti ha ricordato un mio libro?
– No.
– E cosa?
– Era la storia di una madre e di un figlio.
– Sí…
– E il figlio rubava sempre alla madre il «Postal Market»…
– Sííí…
– Il resto lo sai perché lo facevi anche tu.
– No, Ma’, ti sbagli, aspe’…
– Ciao, figlio mio, lo vedi che poi le madri vengono sempre a scoprire tutto.
– No, Ma’, aspe’…
– Maniaco! Ahahahah ahahahah!
– Ma che fai, ridi?
– Certo! Con un figlio che si chiudeva in bagno per guardare l’intimo di «Postal Market» non posso che ridere.
– No, Ma’! Non è come credi… non è… e poi ero un ragazzino.
– Anche Rosetta, che è venuta con me al cinema, ha riso molto.
– Rosetta? Ma’! No, dài! Come sarebbe a dire Rosetta? Hai detto questa cosa a Rosetta?
– Certo, noioso! A chi lo dovevo dire? Tu non mi ci porti mai al cinema.
6.
– Pronto! La pagina della cultura?
– Sí, signora, prego, mi dica.
– Quando vi decidete a pubblicare un bell’articolo sulla nostra manifestazione?! Eh?
– Mi perdoni, quale manifestazione?
– Quella sulle figlie spirituali di Emily Dickinson!
– Ma signora, mi scusi, giusto ieri le abbiamo dedicato una bella spalla con foto, non ha avuto modo di vederla?
– No! Non leggo il g...