Mia madre e altre catastrofi
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Mia madre e altre catastrofi

  1. 168 pagine
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Mia madre e altre catastrofi

Informazioni su questo libro

È «maoista» ma va in chiesa, è devota al marito ma non rinuncia al collettivo femminista. Per merenda ti propina la solita rosetta con margarina e zucchero, ed è convinta che due colpi di battipanni ben assestati sul sedere non possano che temprarti il carattere. Insegna in una scuola di periferia e fa il bagno al mare anche in dicembre. Se le chiedi perché, ti risponde: lo so io. Se le racconti una cosa, ti risponde: lo so già. È la mamma di Francesco. Nato come una serie social a episodi, questo libro mette in scena una giocosa, inarrestabile dialettica tra madre e figlio che, tra una risata e l'altra, ci commuove. - Devo chiedere al Signore perché mi ha dato te e non il figlio di signora Castía.
- E cos'ha lui piú di me?
- È morto. Inflessibile, caustica, cinica e generosa, frivola e dolente: la mamma di Francesco ha sempre l'ultima parola. Proprio come tua madre. E proprio come la tua arriva dritta al cuore.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2016
Print ISBN
9788806228675
eBook ISBN
9788858422243

Mamma in redazione

Mia madre ha un superpotere piú superpotere degli altri superpoteri che ha. Sa esattamente qual è il momento meno opportuno per chiamarmi. Ovvero un secondo dopo la chiusura di un’urticante conversazione di lavoro al telefono della redazione.

1.

– E allora, come è andata la settimana?
– Benino, Ma’. Ho ricevuto ottocento telefonate da persone che mi chiedevano un favore. Nessuna per ringraziare di averlo ricevuto. Due per cazziarmi che il favore non era proprio come se lo aspettavano e una perché non ce l’avevo fatta.
– Capitava anche a tuo padre.
– E lui che ha fatto?
– Nulla. È morto sereno.

2.

– Sí, pronto.
– Il reparto della cultura dell’«Unione»?
– Sí, mi dica.
– Sono la scultrice Rosaria Marchi in Uccheddu. Tu chi sei?
– Sono Francesco Ab…
– Non ti conosco!
– Emm… no, mi sa di no…
– Allora scrivi: «Mandela, della scultrice Rosaria Marchi in Uccheddu».
– No, mi scusi, non può mandarmi una mail con i dati della mostra?
– Quale mostra?!
– Be’, la mostra Mandela.
– Non c’è nessuna mostra!
– Ah… ma allora Mandela cos’è?
– Come? Non conosce Mandela?!
– Sí, certo, va bene, ma non ho capito…
– Allora, quando tu trovi uno spazio nel giornale, scrivi: «Mandela, della scultrice Rosaria Marchi in Uccheddu».
– Sí, okay, ma dove metto che si svolge?
– Come, dove si svolge?! In tutto il mondo!
– Ah…
– Allora, ascoltami bene, ti do una dritta!
– Sí…
– Prima era: Conchiglie e coralli di Mandela, ora invece è Mandela. Hai capito?
– No… ma veramente…
– Ecco, quando trovi uno spazio sul giornale scrivi…
– «Mandela, della scultrice Rosaria Marchi in Uccheddu»…
– Bravo! Finalmente ci siamo capiti! Molto, ci voleva?! Buonasera e grazie.
– Buonasera, grazie a lei.

3.

– Ciao Ma’, dimmi, veloce che sono incasinato.
– Mi porti al cinema questa settimana?
– Sarà difficile, sono pieno di lavoro.
– Andiamo presto.
– Dài, Ma’, vediamo. Cosa vuoi andare a vedere?
Invictus.
– No, Ma’. Invictus proprio no.
– Ma se non sai neppure di cosa parla.
– Sí, Ma’, lo so. È la storia di Mandela.

4.

– Sí, pronto, sono Antiogu Ribichesu, ha ricevuto il mio libro di poesie?
– Sí, signor Ribichesu, ricevuto, grazie. Entro la fine del mese lo recensiremo.
– Cioè?
– Come, cioè? Intendo dire che entro la fine del mese uscirà la recensione del suo libro.
– Ma in che senso?
– … eh… nel senso che uno dei nostri giornalisti recensirà il suo libro sulle nostre pagine di cultura.
– No, mi scusi, ma mi sfugge il termine.
– … quale termine?
– «Recensire»! Cosa vuol dire che mi recensirete?

5.

– Che c’è, Ma’?
– Stai lavorando?
– Sí, Ma’.
– Ti disturbo?
– No, però dimmi, veloce.
– Ieri poi sono andata all’Odissea, il cinema.
– Hai visto Invictus?
– No, la sala era piena.
– Ah! E cosa hai visto?
– Un film bellino di un nuovo regista italiano.
– Ah, e ti è piaciuto?
– No. Ma ti ho pensato.
– Ah! Ti ha ricordato un mio libro?
– No.
– E cosa?
– Era la storia di una madre e di un figlio.
– Sí…
– E il figlio rubava sempre alla madre il «Postal Market»…
– Sííí…
– Il resto lo sai perché lo facevi anche tu.
– No, Ma’, ti sbagli, aspe’…
– Ciao, figlio mio, lo vedi che poi le madri vengono sempre a scoprire tutto.
– No, Ma’, aspe’…
– Maniaco! Ahahahah ahahahah!
– Ma che fai, ridi?
– Certo! Con un figlio che si chiudeva in bagno per guardare l’intimo di «Postal Market» non posso che ridere.
– No, Ma’! Non è come credi… non è… e poi ero un ragazzino.
– Anche Rosetta, che è venuta con me al cinema, ha riso molto.
– Rosetta? Ma’! No, dài! Come sarebbe a dire Rosetta? Hai detto questa cosa a Rosetta?
– Certo, noioso! A chi lo dovevo dire? Tu non mi ci porti mai al cinema.

6.

– Pronto! La pagina della cultura?
– Sí, signora, prego, mi dica.
– Quando vi decidete a pubblicare un bell’articolo sulla nostra manifestazione?! Eh?
– Mi perdoni, quale manifestazione?
– Quella sulle figlie spirituali di Emily Dickinson!
– Ma signora, mi scusi, giusto ieri le abbiamo dedicato una bella spalla con foto, non ha avuto modo di vederla?
– No! Non leggo il g...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Mia madre e altre catastrofi
  4. Ci presentiamo
  5. La mangiatrice di tigri
  6. A mare
  7. Nelle patrie corsie
  8. Lo so già
  9. La 500 color crema
  10. Mamma in redazione
  11. L’eterno riposo
  12. Abbiate pietà
  13. Terra Santa
  14. Finale di stagione
  15. Ringraziamenti
  16. Preghiere
  17. Il libro
  18. L’autore
  19. Dello stesso autore
  20. Copyright