L’azione è continua. Alla levata del sipario Walter sta lasciando andare la mano di Solomon e si volta verso Victor. Il suo atteggiamento è riservato, irrigidito dal controllo tradizionale di una curiosità quasi feroce. Il suo sorriso è disciplinato e abbastanza duro, ma i suoi occhi sono accesi e pugnaci.
WALTER Come sta Esther?
VICTOR Bene. Sarà qui da un momento all’altro.
WALTER Qui? Bene! E Richard come sta?
VICTOR È al Mita.
WALTER Nientemeno! Al Mit!
VICTOR (facendo di sí con il capo) Ha vinto una borsa di studio di prima classe.
WALTER (assorbendo la sorpresa) Magnifico. (Con un sorriso piú ampio, e con un calore misto a imbarazzo) Sei fiero di lui.
VICTOR Beh, direi. Lo hanno messo nel programma speciale.
WALTER Accidenti. Fantastico. – Non ti dispiace che sia venuto?
VICTOR Ma no. Ti avevo telefonato un paio di volte.
WALTER Sí, l’infermiera me lo ha detto. Che cosa studia Richard?
VICTOR Scienze. Per ora, comunque. (Sicuro di sé) E i tuoi?
WALTER (muovendosi, esce dal confronto) Credo che la migliore riuscita l’abbia fatta Jean… però mi sa che tu non l’hai mai vista.
VICTOR No, infatti.
WALTER Il «Times» l’ha molto elogiata qualche mese fa. Una brava costumista.
VICTOR Davvero? Magnifico. E i ragazzi? Vanno a scuola?
WALTER Qualche volta. (Ride improvvisamente, respingendo il proprio imbarazzo) Non li vedo quasi mai, Vic. Con tutti i misteri da risolvere nel mondo, quelli esplorano la chitarra. Ma insomma… Ho smesso di preoccuparmi per loro. (Passa oltre Solomon, guardando i mobili) Mi ero dimenticato quanta roba aveva quassú. Toh, la tua radio!
VICTOR (sorridendo con lui) Lo so, l’ho vista.
WALTER (guardando la radio, poi alzando il capo verso il soffitto, il punto dove una volta era esplosa la batteria. Entrambi ridono. Poi lui guarda Victor con un affetto non dissimulato) Quanto tempo.
VICTOR (combattendo contro l’emozione di entrambi) Sí. E Dorothy?
WALTER (enigmaticamente) Sta bene, credo. (Gira, guardando gli oggetti, ma poi si volta improvvisamente) Sono contento di rivedere Esther. Scrive ancora poesie?
VICTOR No, ormai sono anni.
SOLOMON Ha una moglie molto in gamba. Ci siamo conosciuti.
WALTER (sorpreso, come da un’intrusione) Ah! (Si rimette a guardare i mobili) Bene. La solita vecchia paccottiglia, eh?
VICTOR (reprimendo una protesta maggiore) Non direi, ci sono cose non male.
SOLOMON Un paio di pezzi molto buoni, dottore. Abbiamo raggiunto un ottimo accordo.
VICTOR (con un implicito rimprovero) Mai piú pensavo che ti presentassi. Forse è meglio ricominciare daccapo…
WALTER Oh no, no. Non voglio mandare per aria il vostro accordo.
SOLOMON Mi scusi, dottore… se vuole prendersi qualcosa è meglio che lo faccia adesso, piuttosto che discutere dopo. Che cosa voleva?
WALTER (sorpreso, voltandosi verso Victor) Ma io non volevo niente. Sono passato a farti un saluto, tutto qui.
VICTOR Sí. (Accantonando quello che sembra un gesto da parte di Walter mediante un movimento anche troppo veloce verso il remo) Ho trovato il tuo remo, se lo vuoi.
WALTER Che remo? (Victor lo tira fuori da dietro i mobili. Una pala sottile, ricurva) Ah! (Si fa dare il remo, ne controlla la lunghezza, ride soppesandolo) Me l’ero dimenticato!
SOLOMON Mi perdoni, dottore, se vuole quel remo…
WALTER (tenendo il remo verticalmente davanti a Solomon, al quale lo lascia in mano) Non si agiti, non lo voglio.
SOLOMON No, volevo dire… per un oggetto personale cosí, non ho obiezioni.
WALTER (ridacchiando) Molto generoso da parte sua.
VICTOR (per giustificare Solomon) Gli ho mostrato tutto… non pensavo che saresti venuto.
WALTER (con gentilezza eccessiva, sforzata) Ma sí, benissimo. Tu che ti prendi?
VICTOR Di fatto, niente. Forse Esther voleva un lume o qualcosa del genere.
SOLOMON Non gli interessa, capisce. È una persona moderna, che ci vuole fare?
WALTER Non prendi nemmeno l’arpa?
VICTOR (con un certo senso di colpa) Beh, non la suona nessuno… Prendila tu, se vuoi.
SOLOMON Chiedo scusa, dottore… ma l’arpa, per piacere, è un altro discorso…
WALTER (ride – maliziosamente divertito ma messo a posto) Non le dispiace se faccio una proposta, vero?
SOLOMON Scusi, dottore, non si offenda, volevo solo…
WALTER Ma perché mi interrompe? Si rilassi, stiamo solo parlando. Non ci vediamo da tanto tempo, noi due.
SOLOMON Benissimo, scusi, scusi tanto. (Si siede, tirandosi nervosamente la pelle della guancia).
WALTER (toccando l’arpa) Però è un peccato… era il regalo di nozze del nonno, ti ricordi.
VICTOR (guardando l’arpa con sorpresa) Accidenti… hai ragione!
WALTER (a Solomon) Quanto gli dà per questa?
SOLOMON Non ho fatto valutazioni singole… un prezzo per tutto quanto. Forse trecento dollari. Ha la cassa armonica rotta, sa.
VICTOR (a Walter) La vuoi tu?
SOLOMON Per favore, Victor, spero che non me la voglia togliere. (A Walter) Senta, dottore, non sto cercando di imbrogliarla. Quell’arpa è il cuore e l’anima dell’accordo. Mi rendo conto che era di sua madre, ma come ho cercato di spiegare… (a Victor) a lei, prima… (a Walter) coi mobili usati non si può essere sentimentali.
WALTER Direi che non fa niente. (A Victor) Per la verità, mi domandavo se per caso aveva tenuto qualche abito da sera della mamma.
VICTOR Non è che ho guardato proprio dappertutto…
SOLOMON (alzando un dito, con impazienza) Aspetti, aspetti, forse posso aiutarla. (Va ad aprire un armadio che aveva ispezionato in precedenza).
WALTER (andando verso l’armadio) Certi erano spettacolosi…
SOLOMON (estraendo una sottana elaboratamente ricamata in oro) Voleva dire questo?
WALTER Sí, roba cosí! (Solomon soffia via la polvere e gli porge la sottana) È bellissima! Sai che ti dico? Credo che la portasse al mio matrimonio. (La solleva, la tiene spiegata) Ma certo! Te la ricordi?
VICTOR Ma che te ne fai?
WALTER (tirando fuori un altro abito appeso) E guarda questo! Mica male, eh? Pensavo che Jeannie potrebbe utilizzare la stoffa, mi piacerebbe che si mettesse qualcosa della mamma.
VICTOR (è un’idea nuova, sorprendente) Ah! Giusto, ottima idea.
SOLOMON Li prenda, li prenda… sono belli.
WALTER (guardandosi ...