Una volta giú, gli piacerebbe essere musicista ma è solo la sensazione di una sensazione. Non è una sensazione invece quel piolo sulla testa. E la sua Canzone piú bella? Quanto la dovrà tenere per sé e quanto lasciarla andare di fronte a un Ariston che si apre in due? Un vocal trainer può garantire qualunque cosa tranne il successo. Un manager, qualunque cosa tranne la fedeltà. Ma si può essere fedeli per tutta la vita alla propria batteria, e alla donna che suona il basso nel tuo gruppo da sempre. Signora Pilar, è durata anche troppo. Troppo poco un minuto per esprimere un desiderio al genio della chitarra. Ma non sono troppi dieci anni per un incontro cosí. O Sí? L'Uno e l'Altro. Insomma, questi racconti - cosí diversi fra loro e cosí inseparabili, vivaci come una scolaresca eterogenea ma affiatata - sono un tripudio di fantasia e vitalità. E soprattutto irrompono sulla scena due elementi nuovissimi nella scrittura vibrante di Ligabue: il fantastico e la forza della musica. La musica in tutte le sue declinazioni. La musica che, come il sesso e l'amore, sfugge fortunatamente a ogni tentativo di imbrigliarla. Perché solo nell'abbandono, nell'accettazione del mistero, nello stupore che ci afferra ogni volta come fosse la prima, possiamo sperimentare una quotidiana spettacolare magia.

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Specchio contro specchio
Il messaggio che apparve sul suo smartphone diceva ti ho aspettato tutta la notte. Numero sconosciuto. Pensò che fosse uno sbaglio e rimise in tasca il telefono. Sentí subito un’altra vibrazione. Il nuovo messaggio diceva non c’è nessuno sbaglio.
– È successo esattamente dieci anni e tre giorni fa.
– Dieci anni… tre giorni… e quante ore? – l’amico lo guardava divertito mentre versava un altro po’ di traminer in entrambi i bicchieri. I tavoli attorno erano tutti pieni.
– Non cominciare, eh? Se non voglio sbroccare, sta roba devo dirla a qualcuno. Ho scelto te – il che è indicativo di come sono messo – però cosí partiamo male. È una storia lunga e se ti metti di traverso non mi passa piú.
L’altro alzò le mani e poi si chiuse sarcasticamente le labbra con le dita.
– Comunque sí: sono passati precisamente dieci anni e tre giorni. Quello era già stato un pomeriggio assurdo; fino alle sette in negozio non si era battuto chiodo. Voglio dire, lascia stare come vanno le cose adesso ma che dieci anni fa nessuno ti venisse a comprare un disco in un intero pomeriggio non succedeva. Mai. Quel giorno l’unico a entrare era stato un rappresentante che voleva forzarmi la mano con gli ordini di natale e io a mostrargli la bottega vuota e dirgli: ma scusa, secondo te?
– Pomeriggio sbagliato anche per lui.
– Poi, ricordo che avevo dato un’occhiata fuori e c’era una nebbia che cosí non se ne vedeva da non so quanto. E di colpo dalla nebbia tac, sbuca il primo cliente e poi subito un altro e un altro ancora. Sembrava un film di zombie di Romero. Cinque minuti e alé: negozio stipato.
– Erano usciti dal lavoro.
– Sí, sí, anche, ma qui si era formata la coda fuori, mai successo prima. Era come si fossero dati voce a trovarsi lí tipo per un aperitivo gratis. E compravano eh, a pacchi. Non riuscivo a tenergli dietro fra battere scontrini e rispondere se era uscito il tale o tal altro album e dare un occhio che nessuno si fregasse niente.
Mandò giú un po’ di vino bianco, restò a fissare il bicchiere.
– Vabbè, anche allora chiudevo alle sette e mezza e a un certo punto ho visto che erano le otto e nonostante andassi a manetta la coda non diminuiva e io avevo una punta per la cena.
– Con chi?
– La Mara. Di Modena. Tu l’hai conosciuta la Mara?
– No, quella mi manca.
– Ecco diciamo che per lei, all’epoca, non vedevo l’ora. Al punto che ho chiuso il negozio dall’interno e ho servito solo quelli già entrati. E, ci credi?, quelli rimasti fuori a infamarmi. No, aspetta, visualizza bene: io, che adesso pagherei una cena a chi mi comprasse anche solo un cd, che in quel momento chiudo fuori i clienti perché non c’ho voglia che la figa mi chiama. Resa l’idea? Finalmente accontento l’ultimo, chiusura cassa, allarme, serranda e via andare. Via andare poi per modo di dire che quelli non mi lasciavano passare e cos’era mai per due minuti ancora e non so se torno e son qua fuori da mezz’ora e ti fa schifo la mia fresca?
– Pensi di poter procedere senza ripetere ogni due minuti che di dischi non se ne vendono piú? Da un paio d’anni mi ci fracassi il fracassabile.
– Hai ragione, cerco di starci attento. Comunque, aspetta, questa ancora non è la storia, eh!
Fece uno scatto con la testa all’indietro, assorto.
– Ora che mi ci fai pensare magari è l’introduzione. Boh. Volevo dire che quello era proprio un giorno insensato, ok? Adesso vado avanti ma tu mi devi promettere che aspetti un po’ prima di darmi del malato mentale.
– Impossibile, lo sei di tuo comunque.
– Sí, eh? Ascolta e cerca di entrare nella situazione. Sono in macchina, mi sto muovendo a venti all’ora, perché davvero non ci si vede una mazza. Penso a quanto arriverò in ritardo dalla Mara e incrocio le dita che questo non cambi atmosfera né progetto. Però, siccome non ci si può far niente, provo a rilassarmi e prenderla come viene. Ricordo che avevo tirato su un po’ di cd nuovi dal negozio ma poi lascio suonare quello che è già nello stereo: Living with the Law di Chris Whitley che anche se in quel momento ha un po’ di anni alle spalle mi sembra comunque attuale e torbido come la situazione. Ci sei? Me lo sto godendo pezzo dopo pezzo che… di colpo… un flash: spuntano un paio di fanali a pochi metri dalla direzione opposta. Anche l’altra macchina sta procedendo piano ma vederci cosí all’ultimo fa sbandare entrambi e finisce che sbattiamo specchietto contro specchietto.
– Specchietto contro specchietto? Bisogna impegnarsi per farcela.
– Be’, che tu ci creda o no, noi ci siamo riusciti senza sforzo. A proposito mi rendo conto che userò un sacco di che tu ci creda o no fino alla fine. Facciamo che non te li dico e tu mi credi e basta?
– Facciamo che ti credo se ti credo, che ne so io se non hai cominciato a farti di crack?
– Come no? Ti dicevo specchietto contro specchietto, metto le quattro frecce e accosto appena piú avanti. Vedo le sue lampeggiare sull’altro lato. Mi muovo verso una sagoma che, a sua volta, viene verso di me. È una donna.
– Gnocca?
– Ecco qua hai già toccato un punto decisivo: non è gnocca e sono sicuro che incrociandola per strada non l’avrei mai e poi mai notata. Però lí c’è qualcosa in lei che mi piace subito. È spaventata, mi chiede se mi sono fatto male io o qualcun altro in macchina. La rassicuro. Viene fuori che anche lei è sola.
– Com’è che non mi hai mai raccontato sta storia?
– Te la sto dicendo adesso.
– Dopo dieci anni?
Il cameriere serví la spigola e la rana pescatrice.
– A un certo punto lei mi fa: scusa ma quello è Chris Whitley? – perché il cd stava ancora andando – Living with the Law, dice ancora. Adesso, voglio dire, in quanti lo conoscevano quello lí? Sí, le faccio. Gran bell’album, va avanti lei. Blues e accordature aperte che piacciono a una ragazza?
– Lo vedi che sei sessista?
– Adesso dimmi che conosci molte ragazze a cui piace il blues… Comunque sta ancora tremando. Le propongo di fermarci poco piú in là dove c’è quell’agriturismo appena prima di Scandiano. Lei dice di sí.
– Ahia!
– Sta’ buono. Volevo solo che ci togliessimo di lí che era pericoloso e andassimo dove c’era un po’ di luce a metterci d’accordo su assicurazione o no.
– Cerrrto…
– Comunque appena arriviamo posso vederla meglio e… sí, un pensiero ce lo faccio. Ci mettiamo d’accordo subito che il danno è uguale per tutt’e due e la colpa anche, per cui ognuno avrebbe pensato al proprio specchietto e buona lí. Lei comincia a sciogliersi e… viene fuori che… c’è, capisci? È una che c’è. Le dico che, passato lo spavento, a me è venuta fame e cosa ne pensa se entriamo?
– Ma va’…
Finí di versare ciò che rimaneva nella bottiglia.
– Lei dice ancora di sí. Entriamo, siamo gli unici nell’agriturismo. Da lí in poi succede qualcosa che non mi era mai capitato prima.
– Non mi dire: qualcosa che non ti era mai capitato… come no?
– Stai muto un attimo e ascolta. Salta fuori che sembra che ci conosciamo da sempre. Per gioco indoviniamo a vicenda quello che ognuno avrebbe ordinato. Poi non faccio in tempo a pensare qualcosa per la conversazione che lei mi anticipa proprio su quell’argomento. E viceversa, capisci? Mi fa: dunque ti piace la musica eh? E io: al punto di avere un negozio di dischi. E lí lei impazzisce. Salta sulla sedia, ripete non ci credo non ci credo, si mette le dita sulla bocca. Dice che da sempre è sicura che sposerà uno che ha un negozio di dischi. Poi arrossisce. Mi chiede com’è organizzato, quant’è grande il reparto vinile, quello delle limited edition, con che criterio scelgo in genere la musica di sottofondo. Discutiamo di soul, punk, progressive, alternative country. A un certo punto entra nel merito dei testi di Elvis Costello… i testi di Elvis Costello, ti rendi conto? Ma già, proprio a te lo dico. Ci troviamo a ripassare, a vicenda e a volte canticchiandolo, ogni singolo passaggio di Atom Heart Mother dei Pink Floyd. Tu sai sí e no chi sono i Pink Floyd, ma per molti quel disco è opinabile e pomposo e invece per noi due è uno dei preferiti in assoluto. E poi ci facciamo ridere. Davvero, lei c’è davvero. Ride delle mie battute e, lo diresti mai?, mi fa ridere con le sue. Qualsiasi cosa dica mi interessa sul serio e si vede che faccio lo stesso effetto io a lei.
– Tipo un amico.
– Tipo il piú figo degli amici con, in piú, scusa la differenza, che volevo farmela. A quel punto non sai quanto.
– Ce l’hai fatta a darmene un’idea.
Il cameriere raccolse i piatti vuoti e chiese se volevano un dessert. Ordinarono una zuppa inglese e una mousse ai frutti di bosco.
– Il tempo vola letteralmente. Bevo il caffè, pago il conto e ci avviamo verso l’uscita. Appena oltre la porta ci ritroviamo a camminare abbracciati, ma cosí, capisci?, la cosa piú naturale del mondo. E poi lei… di colpo… mi stampa un bacio. Prendiamo una camera. Due ore fra le piú belle mai passate in vita mia.
– E non me l’hai mai raccontato prima.
– Dopo ti dico perché.
Gli sembrò che dal tavolo vicino chi gli dava le spalle porgesse l’orecchio verso di lui. Abbassò la voce.
– Insomma, un’intesa cosí io non l’ho mai provata…
– Oh, era ora, un po’ di dettagli sessuali o mi addormento.
– … né prima né dopo. Sai come sto con Serena, no? Eppure, se devo essere sincero… Comunque, siamo talmente in sintonia che, sta’ bene a sentire eh?, invece di passare la notte insieme, decidiamo di chiuderla lí finché è ancora tutto assolutamente perfetto.
– Un discreto paio di fuori di testa.
– Vero? Epp...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Scusate il disordine
- I nuovi guai
- Il suono naturale della memoria
- L’ultimal’ultimal’ultima
- Sala d’attesa
- Specchio contro specchio
- Errori nella formulazione del desiderio
- Festival
- Le spinte della fortuna
- Al dunque
- Fuori dalla sala d’attesa
- Musica qualunque
- Sangue in comune
- Scusate il disordine
- Gli altri erano tutti normali?
- Non c’erano stati fulmini
- Sí
- Il libro
- L’autore
- Dello stesso autore
- Copyright