Erano tutti miei figli fu iniziato diversi anni dopo che il Group Theater aveva cessato di esistere, ma oggi posso dire che si trattò di un'opera destinata a un teatro dell'avvenire. Mi rendo conto di quanto sia vaga quest'espressione, ma non riesco troppo bene a definire ciò che intendo. Forse significa un teatro, un'opera destinata a diventar parte della vita dei suoi spettatori - un'opera seriamente destinata alla gente comune, e importante sia per la sua vita domestica che per il suo lavoro quotidiano - e insieme un'esperienza che allarga la sua consapevolezza dei legami che si collegano al passato e all'avvenire, e che si celano nella 'vita'. Arthur Miller

- 104 pagine
- Italian
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Erano tutti miei figli. Dramma in tre atti
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Argomento
LetteraturaCategoria
TeatroATTO PRIMO
Il giardino posteriore della casa dei Keller, alla periferia d’una cittadina americana. Ai nostri giorni. È agosto.
Ai due lati del palcoscenico due file di alti pioppi dànno al giardino un’aria solitaria. Sul fondo, la facciata posteriore della casa, con la sua veranda aperta che si protende nel giardino per un paio di metri. La casa è a due piani, e ha sette stanze. Quando fu costruita, verso il 1920, sarà costata un quindicimila dollari. Ora ha una simpatica tinta, e un aspetto elegante e comodo; sul tappeto verde del giardino, qualche pianta sfiorita. A destra, accanto alla casa, si vede il principio del viale, ma i pioppi impediscono di vederne la continuazione. Sull’angolo sinistro, in fondo, si erge un gracile melo, la cui parte superiore è spezzata, i frutti ancora attaccati ai rami.
A destra, verso il fondo, una piccola pergola a forma di conchiglia, con una lampada decorativa appesa alla cupola. Un tavolo e alcune sedie da giardino sparse qua e là. Un secchio vicino ai gradini della veranda, e accanto ad esso un cestino di rete metallica per le foglie secche.
All’alzarsi del sipario: è domenica mattina, di buon’ora. Joe Keller siede al sole e legge gli avvisi economici sul giornale domenicale, altri fogli del quale, giacciono a terra, ben ripiegati, vicino a lui. Dietro di lui, sotto la pergola, il dottor Jim Bayliss legge un’altra parte del giornale sopra il tavolo.
Keller è vicino alla sessantina. Un uomo pesante, quadrato di corporatura e di temperamento; è un industriale ormai da molti anni, ma conserva ancora l’impronta dell’operaio e del capo-officina. Quando legge, quando parla, quando ascolta, è sempre con la straordinaria concentrazione dell’uomo incolto, per il quale molte cose comuni hanno ancora qualcosa di straordinario; un uomo le cui opinioni provengono da esperienza vissuta e da buon senso contadino. Un uomo tra gli uomini.
Il dottor Bayliss è sulla quarantina; scettico, controllato, di parola facile, ma con un’ombra di tristezza che si avverte anche nel suo distaccato umorismo.
All’alzarsi del sipario, Jim è in piedi, a sinistra, e guarda l’albero spezzato. Vi batte sopra la pipa, tira qualche boccata, si tasta nelle tasche in cerca del tabacco, poi parla.
JIM Dov’è il tabacco?
KELLER Mi pare di averlo lasciato sul tavolo. (Jim si avvicina al tavolo della pergola, prende la borsa del tabacco, e siede sulla panca, mettendosi a riempire la pipa). Pioverà prima di notte.
JIM Lo dice il giornale?
KELLER Sí.
JIM Allora pioverà.
Frank Lubey entra attraverso uno stretto spazio tra due pioppi; ha trentadue anni, ma è già piuttosto calvo. Simpatico, un po’ presuntuoso, insicuro di sé, con una tendenza a stizzirsi quando viene contraddetto, ma sempre desideroso di piacere. Entra con aria sfaticata, senza notare Jim sotto la pergola. Al suo saluto, Jim non si dà nemmeno la pena di alzare la testa.
FRANK Ehilà!
KELLER Ciao Frank. Che si fa!
FRANK Niente. Ho appena fatto colazione. (Alza gli occhi al cielo) Che giornata, stamattina! Neanche una nuvola.
KELLER (guarda in su anche lui) Magnifica.
FRANK Dovrebbe essere cosí tutte le domeniche.
KELLER (indicando i fogli del giornale per terra) Vuoi il giornale?
FRANK Non ne vale la pena; ci sono solo brutte cose. Che disgrazia c’è stata, oggi?
KELLER Non lo so. Non la leggo piú la cronaca. Sono piú interessanti gli annunzi economici.
FRANK Perché, vuoi comprare qualcosa?
KELLER No, solo per sapere cosa cerca la gente, capisci? Per esempio qui c’è un tale che cerca due cani Terranova. Cosa se ne fa, uno, di due cani Terranova?
FRANK È buffo.
KELLER Eccone un altro. Acquisto… vecchi dizionari. Pago alti prezzi. Cosa se ne deve fare di un vecchio dizionario?
FRANK Perché? Magari è uno che li raccoglie.
KELLER Vuoi dire che si guadagna la vita a quel modo?
FRANK Certo. C’è un mucchio di gente.
KELLER (scuotendo la testa) Ne succede una per colore. Ai tempi miei si faceva l’avvocato, il medico, l’operaio di una fabbrica. Adesso…
FRANK Be’, una volta dovevo fare il guardaboschi.
KELLER Ai tempi miei non c’erano cose di questo genere. (Seguendo col dito le righe del giornale) Basta leggere gli avvisi sul giornale per accorgersi di quanto si è ignoranti. (Piano, leggendo con attenzione) Psss!
FRANK (notando l’albero spezzato) Ehi, che gli è successo, a quest’albero!
KELLER Hai visto che guaio? Deve averlo spezzato il vento, questa notte. Hai sentito che vento?
FRANK Sí, ha fatto disastri anche nel mio giardino. (Si avvicina all’albero) Che peccato! (Volgendosi a Keller) Cos’ha detto Kate?
KELLER Dormono ancora tutti quanti. Aspetto appunto che lo veda.
FRANK (colpito) Sai?… è curioso.
KELLER Cosa?
FRANK Larry nacque d’agosto. Avrebbe compiuto ventisette anni questo mese. E il suo albero si è spezzato.
KELLER (commosso) Mi sorprende che ti ricordi del suo compleanno, Frank. È gentile da parte tua.
FRANK Be’, sto facendo il suo oroscopo.
KELLER Come puoi fargli l’oroscopo? Non è per predire il futuro?
FRANK Adesso ti spiego. Larry fu dato disperso il 25 novembre, va bene?
KELLER Sí.
FRANK Bene, allora facciamo l’ipotesi che, se fu ucciso, fu il 25 novembre. Ora Kate vorrebbe…
KELLER Oh, è stata Kate che ti ha chiesto di far l’oroscopo?
FRANK Sí. Vuol sapere se il 25 novembre era un giorno fausto per Larry.
KELLER Che cosa è un giorno fausto?
FRANK Un giorno fausto, è un giorno fortunato, seco...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Erano tutti miei figli. Dramma in tre atti
- Prefazione dell’autore
- Erano tutti miei figli
- Persone
- Atto primo
- Atto secondo
- Atto terzo
- Il libro
- L’autore
- Dello stesso autore
- Copyright
Domande frequenti
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