Gengangere è il titolo originale di Spettri, uno dei drammi più significativi del teatro di Ibsen: uno dei testi che più fortuna ha avuto in ogni paese, e soprattutto in Italia, dove è stato a lungo rappresentato. Ibsen lo scrisse a Sorrento e a Roma nell'estate del 1881, cioè dopo Casa di bambola. Vi narrò le vicende di Helene Alving, una delle numerose figure femminili del suo teatro, che vivono passionalmente la loro esistenza. E Spettri è ancora una volta il dramma di una donna che non ha saputo sin dalla giovinezza ribellarsi alla menzogna. Si è sposata senza trasporto, ha tenuto celata agli occhi degli altri, in un segreto terribile, la corruzione del consorte: ed ora sconta nella maturità il peccato di non aver abbracciato, a suo tempo, la verità. Nell'etica di Ibsen chi non si batte per la verità contro l'ipocrisia è destinato a cadere: e a una sorta di fato inarrestabile lo colpisce, insieme ai propri congiunti, che pagano lo scotto di quella iniziale debolezza.

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- Italian
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Gli spettri
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ATTO PRIMO
Una stanza spaziosa che dà sul giardino, con una porta nella parete di sinistra e due porte nella parete di destra. Nel mezzo un tavolo rotondo circondato da sedie; sul tavolo sono sparsi libri, riviste e giornali. A sinistra in primo piano una finestra, accanto a questa un piccolo sofà che ha davanti un tavolino da lavoro. Nel fondo la stanza si apre su una camera-serra un po’ piú stretta, chiusa verso l’esterno da grandi vetrate. Nella parete destra della camera-serra una porta che dà in giardino. Attraverso le vetrate si intravede un fosco paesaggio di fiordo, bagnato da una pioggia assidua.
Engstrand è ritto accanto alla porta che dà in giardino. Ha la gamba sinistra alquanto rattrappita; alla suola della scarpa è applicato un pezzo di legno. Regine, con un annaffiatoio vuoto in mano, gli contrasta il passo.
REGINE (con voce smorzata) Che cosa vuoi? Non muoverti. Sei bagnato fradicio.
ENGSTRAND È la pioggia del Signore, bambina mia.
REGINE È la pioggia del diavolo!
ENGSTRAND Gesú, che discorsi, Regine! (Fa qualche passo per la stanza, zoppicando) Ma ecco quel che volevo dire...
REGINE Non battere i piedi in quel modo, via! Il signorino è disopra e dorme.
ENGSTRAND Dorme ancora? di pieno giorno?
REGINE Questo non ti riguarda.
ENGSTRAND Ieri sera ho fatto baldoria...
REGINE Lo credo senz’altro.
ENGSTRAND Eh, bimba mia, la natura umana è debole...
REGINE Pare anche a me.
ENGSTRAND ... e le tentazioni, vedi, son molte in questo mondo... ma stamane alle cinque e mezzo ero già al mio lavoro, quant’è vero Dio.
REGINE Sí, sí, ma adesso vattene. Non voglio star qui e aver dei rendez-vous con te.
ENGSTRAND Che cosa non vuoi avere?
REGINE Non voglio che qualcuno t’incontri qui. Su, dunque... va’ via, ora.
ENGSTRAND (s’avvicina di qualche passo) Macché, non me ne vado finché non ti ho parlato. Dopo pranzo finisco il mio lavoro giú alla scuola, e cosí torno a casa stasera stessa, col vapore.
REGINE (fra i denti) Buon viaggio!
ENGSTRAND Grazie, bimba mia. Vedi, l’asilo sarà inaugurato domani, e ci sarà gran scialo di bevande alcooliche, credo. E allora non voglio che si dica che Jakob Engstrand non può resistere alla tentazione.
REGINE Oh!
ENGSTRAND Perché domani ci sarà qui molta gente di riguardo. Aspettano anche il pastore Manders dalla città.
REGINE Arriva già oggi.
ENGSTRAND Lo vedi bene. Diavolo... non voglio dargli motivo di farmi dei rimproveri, tu capisci...
REGINE Ah! È cosí, dunque?
ENGSTRAND Che cosa?
REGINE (guardandolo fisso) In quale tranello vorresti di nuovo attirare il pastore?
ENGSTRAND Zitta, zitta! Sei pazza! Io ingannare il pastore? Oh no, è stato troppo buono con me. Ma quel che volevo dirti... dunque, come dicevo, stasera ritorno a casa.
REGINE Vattene con Dio!
ENGSTRAND Sí, ma voglio portarti via con me, Regine.
REGINE (a bocca aperta) Portarmi via...? Che cosa stai dicendo?
ENGSTRAND Ho detto che voglio ricondurti a casa.
REGINE (ironicamente) Puoi aspettare un pezzo ch’io venga con te.
ENGSTRAND È quello che vedremo.
REGINE Sicuro che lo vedremo! Io che sono stata allevata dalla moglie del ciambellano Alving!... Io che qui sono trattata quasi come una figlia...? Io venire con te? In una casa simile? Eh via!
ENGSTRAND Che storie son queste? Tu ti rivolti contro tuo padre, stupida?
REGINE (brontola, senza guardarlo) Non m’hai detto e ridetto che non t’importava niente di me?
ENGSTRAND Oh, cosa vai a tirar fuori...
REGINE Non m’hai strapazzata mille volte, e chiamata... Fi donc!
ENGSTRAND No, perdio, non mi son mai servito di brutte parole.
REGINE Oh, so benissimo di quali parole ti sei servito.
ENGSTRAND Sí, ma mi succede soltanto quando ho alzato un po’ il gomito... Eh! Le tentazioni son molte, in questo mondo, Regine.
REGINE Uh!
ENGSTRAND E poi anche solo quando tua madre si dava delle arie. Dovevo ben trovare qualcosa per farla arrabbiare. Non si degnava di nulla. (Rifacendo il verso) «Lasciami, Engstrand! Lasciami in pace! Ho servito tre anni in casa del ciambellano Alving di Rosenvold, io!» (Ridendo) Santo cielo! Non dimenticava mai che il capitano era diventato ciambellano mentre lei era al suo servizio.
REGINE Povera mamma... l’hai fatta morir giovane a forza di tormentarla.
ENGSTRAND (raddrizzandosi) Si capisce; la colpa è sempre mia.
REGINE (voltando il capo, a mezza voce) Uh!... E quella gamba!
ENGSTRAND Che cosa dici, bambina mia?
REGINE Pied de mouton!
ENGSTRAND Cos’è, inglese?
REGINE Sí.
ENGSTRAND Certo, qui hai imparato qualcosa; e ora potrà tornarci utile, Regine.
REGINE (dopo un breve silenzio) E che cosa vorresti fare di me in città?
ENGSTRAND Si può chiedere cosa voglia fare un padre della sua unica figlia? Non sono un vedovo solo e derelitto?
REGINE Oh, smettila di dir sciocchezze. Perché vuoi avermi con te?
ENGSTRAND Be’, ti dirò, vorrei imbastire qualcosa di nuovo.
REGINE (sbuffando) Hai già tentato parecchie volte, ma è sempre andata male.
ENGSTRAND Sí, ma stavolta vedrai, Regine!... Il diavolo mi porti...
REGINE (battendo i piedi) Finiscila di bestemmiare!
ENGSTRAND Ma sí, ma sí! Hai ragione, bimba mia! Volevo dire... ho messo da parte un bel gruzzolo con questo lavoro dell’asilo.
REGINE Davvero? Tanto meglio per te.
ENGSTRAND Perché dovrei spenderli qui tra i contadini, quei quattro soldi?
REGINE Bene, e allora?
ENGSTRAND Ecco, vedi, m’è venuta l’idea di investire il denaro in qualcosa che renda. Ho pensato a un albergo per la gente di mare...
REGINE Uh!
ENGSTRAND Un locale elegante, capisci, mica una di quelle bettole per marinai. No, corpo del diavolo... dovrebb’essere frequentato da capitani, timonieri e... insomma clienti proprio fini.
REGINE E io dovrei...?
ENGSTRAND Tu dovresti aiutarmi, già. Solo cosí per far mostra, s’intende. Perbacco, non sarebbe un lavoro faticoso. Ti lascerei fare la vita che ti piace!
REGINE Ma sí... ma sí!
ENGSTRAND Donne ce ne vogliono nella casa... questo è chiaro come il giorno. Perché di sera bisogna che ci sia un po’ d’allegria, che si canti, si balli e via di seguito. Si tratta di marinai che navigano sull’oceano, non devi dimenticarlo. (Avvicinandosi) Dunque non far la sciocca, Regine, e non tagliare la strada a te stessa. Che cosa puoi concludere qua i...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Gli spettri
- Personaggi
- Atto primo
- Atto secondo
- Atto terzo
- Il libro
- L’autore
- Dello stesso autore
- Copyright