Porta che si apre e richiude; entra il poeta.
SEGRETARIA Buongiorno, maestro.
POETA Buongiorno, signorina. Bella giornata, eh? La prima dopo un mese di pioggia. Peccato dover stare in ufficio! Il programma per oggi?
SEGRETARIA Non c’è molto: due carmi conviviali, un poemetto per il matrimonio della contessina Dimitròpulos, quattordici inserzioni pubblicitarie, e un cantico per la vittoria del Milan, domenica scorsa.
POETA Roba da poco: in mattinata finiamo tutto. Ha già attaccato il Versificatore?
SEGRETARIA Sí, è già caldo. (Lieve ronzio). Possiamo cominciare anche subito.
POETA Se non ci fosse lui… E pensare che lei non ne voleva sapere! Ricorda due anni fa, che fatica, che lavoro sfibrante?
Ronzio.
Si sente in primo piano il ticchettio veloce di una macchina da scrivere.
POETA (fra sé, annoiato e frettoloso) Uff! qui non si finisce mai. E che lavori, poi! Mai un momento di libera ispirazione. Carmi nuziali, poesia pubblicitaria, inni sacri… nient’altro, tutta la giornata. Ha finito di copiare, signorina?
SEGRETARIA (continua a battere a macchina) Un momento.
POETA Si sbrighi, perbacco.
SEGRETARIA (continua a battere con violenza per pochi secondi, poi estrae i fogli di macchina) Ecco. Un attimo solo, per rileggere.
POETA Lasci stare, rileggo poi io, farò io le correzioni. Adesso metta in macchina un altro foglio, due veline, spazio due. Le detterò direttamente, cosí facciamo prima: i funerali sono dopodomani, e non possiamo perdere tempo. Anzi, guardi, metta in macchina quella carta intestata listata a lutto, sa bene, quella che abbiamo fatto stampare per la morte dell’arciduca di Sassonia. Veda di non fare errori, cosí magari evitiamo la copiatura.
SEGRETARIA (esegue: passi, fruga in un cassetto, mette i fogli in macchina) Pronti. Detti pure.
POETA (liricamente, ma sempre con fretta) «Compianto in morte del marchese Sigmund von Ellenbogen, prematuramente scomparso». (La segretaria batte). Ah, dimenticavo. Guardi che lo vogliono in ottave.
SEGRETARIA In ottave?
POETA (sprezzante) Sí, sí, ottave con la rima e tutto. Sposti il marginatore. (Pausa: sta cercando l’ispirazione) Mmm… ecco, scriva:
Nero il ciel, buio il sole, aridi i campi
Son senza te, marchese Sigismondo…
(La segretaria batte). Si chiamava Sigmund, ma devo pur chiamarlo Sigismondo, capisce, se no addio rime. Accidenti a questi nomi ostrogoti. Speriamo che me lo passino. Del resto, ho qui l’albero genealogico, ecco… «Sigismundus», sí, siamo a posto. (Pausa). Campi, lampi… Mi dia il rimario, signorina. (Consultando il rimario) «Campi: lampi, accampi, scampi, crampi, rampi…» cosa diavolo sarà questo «rampi»?
SEGRETARIA (efficiente) Voce del verbo «rampare», immagino.
POETA Già: le trovano tutte. «Cialampi»… no, è dialettale. «Avvampi». (Liricamente) «O popolo di Francia, avampi, avampi!»… Ma no, che cosa sto dicendo! «Stampi». (Meditabondo)
…poiché, prima che un altro se ne stampi…
(La segretaria batte poche battute). Ma no, aspetti, è solo un tentativo. Neanche, un tentativo: è una idiozia. Come si fa a stampare un marchese? Via, cancelli. Anzi, cambi foglio. (Con collera improvvisa) Basta! Butti via tutto. Ne ho abbastanza di questo sporco mestiere: sono un poeta, io, un poeta laureato, non un mestierante. Non sono un menestrello. Vada al diavolo il marchese, l’epicedio, l’epinicio, il compianto, il Sigismondo. Non sono un versificatore. Su, scriva: «Eredi von Ellenbogen, indirizzo, data, eccetera: Ci riferiamo alla Vostra pregiata richiesta per un compianto funebre, in data eccetera, di cui Vi ringraziamo sinceramente. Purtroppo, per sopravvenuti urgenti impegni, ci troviamo costretti a declinare l’incarico…»
SEGRETARIA (interrompe) Mi perdoni, maestro, ma… non può declinare l’incarico. C’è qui agli atti la nostra conferma d’ordine, la ricevuta dell’anticipo… c’è anche una penalità, non ricorda?
POETA Già, anche la penalità: siamo ben combinati. Poesia! Puh, è una galera, questa. (Pausa: poi, con brusca decisione) Mi chiami il signor Simpson al telefono.
SEGRETARIA (sorpresa e contrariata) Simpson? L’agente della NATCA? Quello delle macchine per ufficio?
POETA (brusco) Sí, lui. Non ce n’è mica un altro.
SEGRETARIA (compone un numero al telefono) Il signor Simpson, per favore?… Sí, attendo.
POETA Gli dica che venga qui subito, con i prospetti del Versificatore. Anzi, no, me lo passi: gli voglio parlare io.
SEGRETARIA (sottovoce, di malavoglia) Vuole comprare quella macchina?
POETA (sottovoce, piú calmo) Non metta su codesto broncio, signorina, e non si cacci in capo idee sbagliate. (Suadente) Non si può restare indietro, lei lo capisce benissimo. Bisogna tenere il passo coi tempi. Dispiace anche a me, glielo assicuro, ma a un certo punto bisogna pure decidersi. Del resto, non abbia preoccupazioni: il lavoro per lei non mancherà mai. Ricorda, tre anni fa, quando abbiamo comperato la fatturatrice?
SEGRETARIA (al telefono) Sí, signorina. Mi passa il signor Simpson, per favore? (Pausa). Certo, è urgente. Grazie.
POETA (continuando, sottovoce) Ebbene: come si trova oggi? Ne potrebbe fare a meno? No, non è vero? È uno strumento di lavoro come un altro, come il telefono, come il ciclostile. Il fattore umano è e sarà sempre indispensabile, nel nostro lavoro; ma abbiamo dei concorrenti, e perciò dobbiamo pure affidare alle macchine i compiti piú ingrati, piú faticosi. I compiti meccanici, appunto…
SEGRETARIA (al telefono) È lei, signor Simpson? Attenda prego. (Al poeta) Il signor Simpson al telefono.
POETA (al telefono) È lei, Simpson? Salute. Senta: lei ricorda, vero, quel preventivo che mi aveva sottoposto… aspetti… verso la fine dell’anno scorso?… (Pausa). Sí, precisamente, il Versificatore, quel mod...