Auschwitz è stato l'alfa e l'omega dell'opera di Primo Levi: l'alfa nel 1947 con Se questo è un uomo; l'omega quarant'anni piú tardi con il suo ultimo libro, I sommersi e i salvati. Levi, però, non ha smesso mai di raccontare il Lager, e di indagarlo nell'atto stesso di raccontarlo.
Costruito dal Centro internazionale di studi Primo Levi, Auschwitz, città tranquilla ci offre dieci suoi testi narrativi, incorniciati da due poesie: dodici punti di vista, inaspettati e avvincenti, sulla maggiore tragedia collettiva del Novecento.Nel segno di un paradossale titolo d'autore, la «città tranquilla» del campo di sterminio si apre, in questa antologia, in ogni direzione: quella fantastica, nel trittico di racconti distopici e «tedeschi» costituito da Angelica Farfalla, Versamina e La bella addormentata nel frigo; quella autobiografica, con un Primo Levi che si ripresenta in divisa zebrata con un «Me, mi conoscete» ( Capaneo ), raccontandoci le sue trovate per sopravvivere alla fame ( Cerio ) e l'incontro, a vent'anni di distanza, con uno che stava «dall'altra parte» ( Vanadio ). Puntano, invece, all'oggi soprattutto tre testi: Il re dei Giudei, in cui Levi delinea per la prima volta in dettaglio la «zona grigia»; Forza maggiore, il cui titolo corrisponde in maniera letteralmente schiacciante all'episodio narrato; infine, Canto dei morti invano, catalogo che Levi ha compilato nel 1985 e che il mondo contemporaneo non smette di aggiornare.

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Auschwitz, città tranquilla
Dieci racconti
- 152 pagine
- Italian
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Auschwitz, città tranquilla
Dieci racconti
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Literature GeneralPersonaggi:
Lotte Thörl
Peter Thörl
Maria Lutzer
Robert Lutzer
Ilse
Baldur
Patricia
Margareta
A Berlino, nell’anno 2115.
Lotte Thörl, sola.
LOTTE … Cosí anche quest’anno è passato, siamo di nuovo al 19 dicembre, e stiamo aspettando ospiti per la solita festicciola. (Rumori di stoviglie e di mobili spostati). Non amo particolarmente gli ospiti, io. Mio marito, anzi, una volta mi chiamava «l’orsa maggiore». Ora non piú: da qualche anno è tanto cambiato, è diventato una persona seria e noiosa. L’orsa minore sarebbe nostra figlia Margareta: poverina! ha solo quattro anni. (Passi; rumori c. s.). Non che io sia una donna schiva e selvatica: soltanto, mi secca trovarmi in ricevimenti con piú di cinque o sei persone. Si finisce col fare un gran chiasso, dei discorsi senza capo né coda, ed io ho la penosa impressione che nessuno si accorga della mia presenza: salvo quando vado in giro con i vassoi.
D’altronde, noi Thörl non riceviamo spesso: due, tre volte all’anno, e raramente accettiamo inviti. È naturale: nessuno può offrire ai propri ospiti quello che possiamo offrire noi. C’è chi ha dei bei quadri antichi, Renoir, Picasso, Caravaggio; c’è chi ha un urango condizionato, o un cane o un gatto vivo, c’è chi dispone di un mobile bar con gli stupefacenti piú aggiornati, ma noi abbiamo Patricia… (sospiro) Patricia!
(Campanello). Ecco i primi. (Bussa ad una porta) Vieni, Peter: sono qui.
Lotte e Peter Thörl; Maria e Robert Lutzer.
Tutti si scambiano saluti e convenevoli.
ROBERT Buonasera, Lotte; buonasera, Peter. Tempaccio, vero? Da quanti mesi non vediamo il sole?
PETER E da quanti mesi non vediamo voi?
LOTTE Oh, Maria! Hai l’aria piú giovane che mai. E che meravigliosa pelliccia! Un dono del signor marito?
ROBERT Non sono piú una rarità. È marziano argentato: pare che i russi ne abbiano importato un grosso quantitativo; se ne trovano nel settore orientale a prezzi piú che ragionevoli. In borsa nera, naturalmente; è merce contingentata.
PETER Ti ammiro e ti invidio, Robert. Conosco pochi berlinesi che non si lamentino della situazione, ma non ne conosco nessuno che ci sguazzi dentro con la tua disinvoltura. Mi convinco sempre piú che l’amore vero, appassionato, per i quattrini è una virtú che non si impara, ma si eredita col sangue.
MARIA Quanti fiori! Lotte, sento un meraviglioso profumo di compleanno. Tanti auguri, Lotte!
LOTTE (ai due mariti) Maria è incorreggibile. Ma si consoli, Robert, non è il matrimonio che l’ha resa cosí deliziosamente svanita. Era già cosí a scuola: la chiamavamo «la smemorata di Colonia», e invitavamo amici ed amiche di altre classi ad assistere ai suoi esami. (Con severità burlesca) Signora Lutzer, la richiamo all’ordine. È cosí che prepara le lezioni di storia? Oggi non è il mio compleanno: oggi è il 19 dicembre, è il compleanno di Patricia.
MARIA Oh, scusami, cara. Ho veramente una memoria da gallina. Cosí stasera c’è lo scongelamento? Che bellezza!
PETER Certo, come ogni anno. Aspettiamo soltanto che arrivino Ilse e Baldur. (Campanello). Eccoli qui: in ritardo, come al solito.
LOTTE Un po’ di comprensione, Peter! Hai mai visto una coppia di fidanzati arrivare puntuali?
Entrano Ilse e Baldur. Saluti e convenevoli c. s.
Lotte e Peter; Maria e Robert; Ilse e Baldur.
PETER Buonasera, Ilse; buonasera, Baldur. Beato chi vi vede: siete talmente cotti l’uno dell’altro che i vecchi amici per voi non esistono piú.
BALDUR Dovete perdonarci. Nuotiamo nella burocrazia: il dottorato mio, e le carte per il municipio, e il lasciapassare per Ilse, e il benestare del partito; il visto del borgomastro è già arrivato, ma aspettiamo ancora quello di Washington e quello di Mosca, e soprattutto quello di Pechino, che è il piú difficile da ottenere. C’è da perdere la testa. Sono secoli che non vediamo anima viva: siamo abbrutiti, ci vergognamo di fare vedere in giro le nostre facce.
ILSE È tardi, vero? Siamo veramente due villani. Ma perché non avete cominciato senza di noi?
PETER Non ce lo saremmo mai permesso. Il momento del risveglio è il piú interessante: è cosí graziosa quando apre gli occhi!
ROBERT Su, Peter, sarà meglio incominciare, altrimenti andiamo a finire alle ore piccole. Vai a prendere il manuale: che non ti capiti come quella volta, la prima volta, mi pare, (quanti anni sono passati?), quando hai sbagliato manovra e per poco non succedeva un guaio.
PETER (urtato) Ce l’ho qui in tasca, il manuale; ma lo so a memoria, ormai. Vogliamo spostarci? (Rumore di sedie smosse e di passi; commenti, mormorio di impazienza). … Uno: interrompere il circuito dell’azoto e quello del gas inerte. (Eseguisce: cigolio, soffio smorzato, due volte). Due: mettere in moto la pompa, lo sterilizzatore Wroblewski e il microfiltro. (Rumore della pompa, come una motocicletta lontana; passa qualche secondo). Tre: aprire il circuito dell’ossigeno (inizia un fischio sempre piú acuto) e svitare lentamente la valvola finché l’indice raggiunge la gradazione 21%…
ROBERT (interrompe) No, Peter, non 21, 24%: sul manuale sta scritto 24%. Io al tuo posto porterei gli occhiali. Non avertela a male, tanto siamo coetanei, ma porterei gli occhiali, almeno in certe occasioni.
PETER (di malumore) Sí, hai ragione, 24%. Ma è lo stesso, 21 o 24: l’ho già visto altre volte. Quattro: spostare gradualmente il termostato, elevando la temperatura alla velocità di due gradi circa al minuto. (Si sente battere un metronomo). Silenzio, adesso, per favore. O almeno, non parlate a voce troppo alta.
ILSE (sottovoce) Soffre durante lo scongelamento?
PETER (c. s.) No, di regola, no. Ma appunto, bisogna fare le cose bene, seguire esattamente le prescrizioni. Anche durante il soggiorno in frigo, è indispensabile che la temperatura sia mantenuta costante entro limiti molto stretti.
ROBERT Certo: basta qualche grado piú giú, che addio, ho letto che si coagula non so cosa nei centri nervosi, e allora non si svegliano piú, o si svegliano scemi e smemorati; qualche grado piú su e riprendono coscienza, e allora soffrono tremendamente. Pensi che orrore, signorina: sentirsi tutti congelati, mani, piedi, sangue, cuore, cervello; e non poter muovere un dito, non poter battere le palpebre, non poter mettere fuori un suono per chiedere soccorso!
ILSE Terribile. Ci vuole un bel coraggio ed una grande fede. Fede nei termostati voglio dire. Io, per me, vado pazza per gli sport invernali, ma dico la verità, non farei il cambio con Patricia per tutto l’oro del mondo. Mi hanno detto che anche lei sarebbe già morta, se a suo tempo, quando la faccenda è cominciata, non le avessero fatto delle iniezioni di… coso… an-ti-con-ge-lante. Sí, sí, proprio quello che si mette in inverno nei radiatori delle auto. Del resto è logico: se no, il sangue gelerebbe. Non è vero, signor Thörl?
PETER (evasivo) Se ne dicono tante…
ILSE (meditabonda) Non mi stupisce che siano stati cosí pochi quelli che si sono prestati. Parola mia, non mi stupisce. È bellissima, mi hanno detto: è vero?
ROBERT Uno splendore. L’ho vista l’anno scorso da vicino: una carnagione come oggi non se ne vedono piú. Si vede che, nonostante tutto, il regime alimentare del XX secolo, in buona parte ancora naturale, doveva contenere qualche principio vitale che tutt’ora ci sfugge. Non che io diffidi dei chimici: anzi, li rispetto e li stimo. Ma ecco, penso che sono un po’… direi… presuntuosi, sí, presuntuosi. Qualcosa da scoprire, magari secondaria, secondo me deve pure ancora esserci.
LOTTE (di malavoglia) Sí, è graziosa, certo. Del resto, è la bellezza dell’età. Ha una pelle da neonata: per me, è effetto del supercongelamento, però. Non ha un colorito naturale, è troppo rosa e troppo bianca, sembra… sí, sembra un gelato, scusate il paragone. Anche i capelli li ha troppo biondi. Se devo dire la verità, a me fa l’impressione di essere un pochino frolla, faisandée… comunque è bella, nessuno lo nega. È anche coltissima, educatissima, intelligentissima, audacissima, è superlativa da tutte le parti, e a me fa paura, mi mette a disagio e mi fa venire i complessi. (Si è lasciata trascinare; tace imbarazzata, poi con sforzo)… ma le voglio molto bene lo stesso. Specialmente quando è ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Presentazione. di Fabio Levi e Domenico Scarpa
- Auschwitz, città tranquilla
- Schiera bruna
- Capaneo
- Angelica Farfalla
- Versamina
- La bella addormentata nel frigo. Racconto d’inverno
- Personaggi:
- Cerio
- Vanadio
- Il re dei Giudei
- Forza maggiore
- Auschwitz, città tranquilla
- Un «giallo» del Lager
- Canto dei morti invano
- Nota bibliografica
- Il libro
- L’autore
- Dello stesso autore
- Copyright
Domande frequenti
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