Amida: (in sanscrito Amitābha, Il signore della luce infinita). Buddha che, nella tradizione del buddhismo Māhāyana (vedi), sovrintende al Paradiso d’Occidente, la Terra Beata o Terra Pura (vedi).
an: confettura di fagioli rossi (azuki) cotti con lo zucchero, che costituisce l’ingrediente base di molti dolci giapponesi (dorayaki, monaka, yōkan, vedi). Può essere di vari tipi, ma i piú comuni sono lo tsubuan, dove sono ancora ben visibili pezzetti di fagioli, e il koshian, passato al setaccio e perfettamente liscio.
Asakusa: quartiere della zona orientale di Tokyo, sulle rive del fiume Sumida. Sorto durante l’epoca Edo, come centro di commercio e di divertimento, attorno al tempio Sensō (o Asakusa Kannon), poté anche trarre profitto dalla sua posizione relativamente vicina al principale quartiere del piacere, lo Yoshiwara. Dopo l’avvento dell’era Meiji (vedi) Asakusa conservò a lungo il suo ruolo di zona di divertimento, arricchendosi di cinema, teatri, ristoranti, caffè e, ancora oggi, nonostante la concorrenza di quartieri piú nuovi e alla moda, mantiene una certa fama, se non altro per aver saputo salvaguardare l’atmosfera tradizionale di una vita urbana anteriore all’industrializzazione.
ashigaru: soldati di fanteria, spesso di origine contadina, usati come truppe combattenti durante la guerra civile dei secoli XV e XVI.
bakufu: (letteralmente «governo della tenda»). Termine con cui sono indicati i governi militari che hanno esercitato in Giappone il potere politico in un periodo che va dalla fine del XII secolo alla metà circa del XIX, sovrapponendosi al governo civile rappresentato dall’imperatore. L’istituzione, di natura ereditaria, era presieduta da uno shōgun (vedi), per cui la storiografia moderna occidentale indica tale sistema con i due termini interscambiabili di bakufu o shogunato.
biwa: liuto a quattro corde che veniva suonato con un plettro. Fu introdotto in Giappone dalla Cina almeno dall’VIII secolo, ma secondo alcuni studiosi la sua origine è da ricercarsi nella Persia sasanide.
bodhisattva: (in giapponese Bosatsu, essere destinato al risveglio, colui che aspira al risveglio). Nella tradizione del buddhismo Mahāyāna (vedi), colui che procrastina la sua entrata nel nirvāna per prodigarsi, nel mondo del divenire, a favore di tutte le creature. Fra i bodhisattva piú popolari in Giappone ricordiamo Kannon che ha come speciale attributo la compassione, Jizō protettore dei bambini e dei viandanti, Miroku, il Buddha dell’età futura.
bundan: il termine, coniato verso la fine dell’Ottocento, si riferisce all’establishment letterario costituito da scrittori, critici, redattori delle principali case editrici e riviste, rappresentanti ufficiali del mondo della cultura.
bunraku: il teatro dei burattini che, insieme al kabuki (vedi), costituisce la principale forma di arte drammatica sviluppatasi in Giappone durante l’epoca Tokugawa (1603-1867, vedi). Il termine bunraku è di origine relativamente recente e deriva dal nome di un teatro, il Bunrakuza, fondato agli inizi del XIX secolo a Osaka e rimasto l’unico nel suo genere nel Giappone moderno. La definizione piú precisa per indicare il teatro dei burattini è ayatsuri jōruri o jōruri (vedi).
buraiha: termine letterario dai confini semantici imprecisi, che spaziano da decadente a libertino. Indica un gruppo di scrittori ribelli e anticonformisti, portavoce del vuoto spirituale creatosi alla fine della guerra del Pacifico. Oltre a Dazai Osamu i piú noti esponenti di questo gruppo sono Sakaguchi Ango, Ishikawa Jun e Oda Sakunosuke.
bushidō: (letteralmente «la via del guerriero»). In generale, indica il codice etico dei samurai. Il bushidō esaltava non soltanto lo spirito marziale e l’abilità nell’uso delle armi, ma anche la fedeltà al proprio signore, un forte senso dell’onore personale, la devozione al dovere e il coraggio di sacrificare, se necessario, la propria vita in battaglia o nel suicidio rituale. Sebbene la classe dei samurai avesse dominato la vita politica giapponese a partire dalla fine del XII secolo e sebbene un’etica che enfatizzava la lealtà e la fedeltà al proprio signore si fosse costituita già dal X secolo, il bushidō raggiunse forma matura, come un articolato sistema etico, solamente nei secoli XVII e XVIII, nel clima di pace e relativa stabilità sociale seguito all’avvento del regime degli shōgun (vedi) Tokugawa.
chōnin: (letteralmente «abitante di città»). Strato sociale urbano e mercantile che ha assunto una connotazione precisa a partire dalla fine del XVI secolo. Include diverse categorie come artigiani, mercanti, medici e cosí via.
daimyō: (letteralmente «grande nome»). Con questo termine, dal XII al XIX secolo, si indicava il capo di una casata aristocratica guerriera, al servizio diretto dello shōgun (vedi).
dokufumono: storie di donne assassine (dokufu), genere letterario di grande successo, emerso intorno al 1870, ampiamente diffuso attraverso giornali, drammi kabuki (vedi), romanzi e, successivamente, trasferito sullo schermo in varie edizioni e sulle pagine dei manga.
dorayaki: popolarissimo dolce, formato da due dischi di pandispagna farciti da uno strato di confettura di fagioli azuki (an, vedi).
Edo: antico nome di Tokyo, in uso dal 1180 al 1868. Alla fine del XVI secolo, trasformata in una delle nuove città castello, si sviluppò come importante centro amministrativo, e pochi anni dopo, scelta come sede dello shogunato Tokugawa (1603-1867, vedi), divenne la principale città del Giappone. Quando la corte imperiale, dopo la Restaurazione Meiji del 1868 (vedi), si spostò da Kyoto a Edo, la città fu chiamata Tokyo (capitale orientale).
enka: inizialmente, nei primi anni dell’era Meiji, indicava un tipo di canzone politica usato dagli oppositori del regime. Verso la fine dell’Ottocento, il termine è passato a identificare un genere popolare che musicalmente fondeva la scala pentatonica giapponese con le melodie di tipo occidentale e che ha raggiunto momenti di grande successo commerciale nei decenni Sessanta e Settanta. Nella sua accezione piú generale, lo enka, caratterizzato da virtuosismi espressivi come il melisma (kobushi) e affidato spesso a interpreti che indossano il kimono o abiti formali, si presenta come portavoce di una «tradizione» giapponese stereotipata, romantica e strappalacrime attorno ai temi della passione infelice, della solitudine e della mistica del sacrificio.
Enma: (in sanscrito Yama). Signore degli inferi, che giudica le colpe commesse in vita dagli esseri umani.
epoca Edo (o Tokugawa): (1603-1867 o, secondo un altro sistema di periodizzazione, 1600-1868). Cosí chiamata dal nome di Edo (oggi Tokyo), sede degli shōgun (vedi) della famiglia Tokugawa, che governarono il Paese per l’intero periodo. Si caratterizza per l’affermarsi di una cultura popolare e urbana, fiorita nei grandi centri come Kyoto, Osaka e Edo, che trovò le sue forme di espressione piú originali nel romanzo, nel teatro kabuki (vedi) e jōruri (vedi), nell’arte dell’ukiyoe (vedi).
epoca Kamakura: (1185-1333). Periodo storico che viene fatto iniziare con l’insediamento del primo governo militare a Kamakura ad opera di Minamoto no Yoritomo, successivamente nominato shōgun (vedi) nel 1192; si istituzionalizzava in tal modo il trasferimento del potere dall’aristocrazia civile alla classe militare, già consolidatasi da tempo attorno a importanti famiglie delle province.
era Meiji: vedi Restaurazione Meiji.
furo: stanza da bagno, o anche vasca da bagno. La struttura tradizionale prevedeva un’ampia e profonda vasca di legno di cipresso o pino, solida e compatta, che veniva riempita d’acqua: questa era poi riscaldata in un secondo momento. L’importanza del bagno, inteso non solo come pratica igienica, ma come pausa di ristoro o di socializzazione, all’interno dei bagni pubblici, ha in Giappone una lunga storia che ancora mantiene vivo il suo prestigio. I bagni pubblici (sentō), già presenti nel secolo VIII presso alcuni templi buddhisti, furono organizzati su basi commerciali e aperti al pubblico dalla fine del secolo XVII, raggiungendo ben presto un’enorme popolarità. Oggi, la tradizione del bagno pubblico è in rapido declino, ma sopravvive quella dei bagni termali, al chiuso o all’aperto, in varie località turistiche del Paese. Con il termine kon’yoku (bagno comune) si intendono i bagni – ormai una rarità – a cui possono accedere insieme uomini e donne.
futon: il termine indica sia il sottile materasso, sia la trapunta (chiamata anche anche kakebuton), che vengono usati per dormire nelle stanze in stile giapponese, sprovviste di letto. Ripiegati e riposti nell’armadio a muro (oshiire) durante il giorno, vengono stesi sui tatami al momento di adoperarli.
Genji monogatari: (La storia di Genji). È il capolavoro della prosa giapponese, scritto all’inizio dell’XI secolo da una dama di corte convenzionalmente chiamata Murasaki Shikibu. Composto di 54 capitoli, il romanzo è in genere suddiviso dai commentatori in due ampie sezioni: la prima ruota attorno alla figura del protagonista, Genji «lo Splendente», ideale aristocratico raffinato e affascinante, ma anche accorto uomo politico e di potere; la seconda riguarda gli ultimi dieci capitoli, indicati come «capitoli di Uji» dal nome della località dove si svolge l’azione, e ha come protagonisti gli eredi e successori spirituali di Genji.
gesaku: (letteralmente «scrittura per divertimento»). Indica un tipo di letteratura popolare in prosa, fiorita a Edo dalla seconda metà del XVIII secolo. Differenziata in vari generi, che vanno da affreschi ambientati nei quartieri del piacere, a storie sentimentali, a racconti comici, ad altri di ambientazione storica arricchita da elementi fantastici e meravigliosi, mantenne una certa popolarità fino ai primi anni dell’era Meiji (1868-1912).
haikai: vedi haiku.
haiku: forma poetica di 17 sillabe, formata da tre unità metriche di 5-7-5 sillabe rispettivamente. Il termine haiku è entrato in uso in tempi relativamente recenti, sostituendo parole a esso correlate come hokku e haikai. Lo hokku, letteralmente «verso iniziale», costituiva la prima parte di una lunga catena di versi (haikai no renga, vedi renga) in cui si alternavano gruppi di 5-7-5 sillabe e di 7-7 sillabe, composta da piú individui, emersa come forma poetica dagli inizi del XVI secolo. Lo hokku assunse gradualmente un carattere indipendente finché, per opera soprattutto del poeta Masaoka Shiki (1867-1902), la sua autonomia fu formalmente riconosciuta negli novanta dell’Ottocento attraverso la creazione del termine haiku.
hanami: (letteralmente «guardare i fiori»). Visita rituale ai ciliegi fioriti, la cui consuetudine sorta fra l’aristocrazia attorno al IX-X secolo, ma divenuta popolare fra tutti gli strati della popolazione durante l’epoca Tokugawa (1603-1867), resta tuttora uno degli appuntamenti piú seguiti e attesi in tutto il Giappone.
hime: generico termine elogiativo per indicare una persona di sesso femminile. Può riferirsi a una fanciulla dell’aristocrazia («principessa» «giovane signora») ma può anche essere usato come semplice vezzeggiativo.
hiragana: vedi kana.
honden: (aula principale, o anche shinden, aula sacra). La sala dei santuari shintoisti che «ospita» la divinità.
Hōnen: (1133-1212). Monaco buddhista e fondatore della scuola della Terra Pura (vedi). Figlio di samurai, entrò giovanissimo nell’ordine religioso, studiando allo Enryakuji, sul monte Hiei, presso Kyoto. Insoddisfatto delle scuole religiose della sua epoca, dopo un periodo trascorso come eremita si convinse che il nenbutsu (vedi), ossia l’invocazione del...