Il diritto dei lupi
eBook - ePub

Il diritto dei lupi

  1. 736 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

80 a. C. L'Urbe è una metropoli violenta, dove denaro, vizio e politica si intrecciano senza sosta. Avvolti nelle tenebre della Suburra, quattro sicari irrompono in un lupanare dove si sta svolgendo un festino. La strage si consuma in pochi minuti: tra i morti c'è un aspirante senatore.Chi ha ordinato il massacro al Fodero del gladio, un nuovo bordello di lusso nel cuore malfamato di Roma? Il principale sospettato è Marco Garrulo, detto Mezzo Asse - unico superstite alla carneficina e proprietario del locale - che però è scomparso. A dargli la caccia sono in molti: fra questi, per incarico del futuro triumviro Marco Licinio Crasso, che ha iniziato la sua scalata sociale, il veterano Tito Annio, aiutato da un gallo romano enorme, con il cuore d'oro, e da un vecchio commilitone consumato dai ricordi e dal vino. Negli stessi giorni Cecilia Metella, influente matrona, chiede al giovane Cicerone di difendere un suo protetto, Sesto Roscio, dall'accusa di parricidio. Una causa delicata non solo per la gravità dell'imputazione, ma per gli interessi e le lotte di potere che si nascondono nelle pieghe del caso. Su entrambe le vicende, che si riveleranno legate, incombe l'ombra di Silla, il Dictator, i cui nemici sono sempre piú inquieti. E se per arrivare alla verità Tito dovrà affrontare risse, agguati, complicazioni sentimentali, donne determinate e memorabili sbronze, Cicerone scoprirà invece che in gioco, nel foro, non c'è soltanto il destino di Sesto, ma anche il suo. E forse la sopravvivenza della Repubblica.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2021
Print ISBN
9788806247089
eBook ISBN
9788858435663
Argomento
Letteratura

Parte seconda

I muli di Mario

Roma, anno 673 ab Urbe condita, dal quinto giorno prima delle idi di gennaio al quarto giorno prima delle idi di gennaio
(9 e 10 gennaio, 80 a. C.)
Il mulo si era fermato a mangiare bacche lungo il bordo della strada.
– Numi, io questo lo ammazzo! – Astragalo lo colpiva sul collo con potenti manate, lo tirava per le redini, gli tormentava il ventre tondo con i talloni, ma non c’era nulla da fare, la sua cavalcatura non ne voleva sapere: era impegnata a mangiare.
– Brutta bestiaccia fetente! – Ogni insulto veniva corroborato da una sfilza di ceffoni. L’animale si curava del suo cavaliere non piú di quanto si curasse dei tafani d’estate.
– Guarda che, se fai cosí, prima o poi scalcia, – lo avvertí Tito.
– So benissimo come si trattano queste merde a quattro zampe! – Astragalo ripeté la combinazione di esortazioni: manata, tirata di redini, colpi di tallone, imprecazione, manata, tirata di redini…
Gabello rideva come un matto; bastone nella mano destra, cappello da viaggio a tesa larga in testa, grande sacca di canapa sulla schiena, batteva i piedi sulle larghe beole irregolari della via Appia. – Il grande legionario non sa portare un mulo… Un «mulo di Mario» che non sa trattare con i propri simili!
– Ah-ah-ah, – fece il veterano smontando dalla bestia. – Ma ti sei guardato? Con quel cappello sembri un enorme fungo del cazzo.
Gabello non la smetteva di ridere.
– Dài, muletto… Su, dài. Ti darò fieno fino a farti scoppiare la pancia! Quando saremo arrivati a Fondi, ti farò morire di fieno. Magari ti darò persino una mela! Eh, muletto? Da bravo…
Tito non seppe resistere: si portò dietro il mulo, sulla sinistra, e gli assestò una gran pedata nel posteriore. Quello scalciò e fece qualche passo al galoppo. Astragalo rovinò a terra dopo aver tentato di aggrapparsi all’animale.
Gabello si teneva la pancia dal ridere.
– Che coglione! – disse Tito con le lacrime agli occhi porgendo il braccio ad Astragalo per farlo alzare. Il veterano rifiutò l’aiuto e mostrò il dito medio prima a lui, poi a Gabello.
– Oh, ma che risate… Davvero, siete due poveri idioti, – ringhiò.
– Perché non ti sei visto, – Gabello non riusciva a prendere fiato.
– Va bene, va bene, – Tito riportò il mulo ad Astragalo e l’aiutò a risalire in groppa. – È stato spassoso, ora però rimettiamoci in marcia. Forza. Manca ancora un po’ a Fondi.
– Dove ci aspetta un bel gruzzolo in rubini! – gongolò Astragalo.
– Se lo dici tu…
– È lí che sono andati Porcello e la ragazza, fidati. Sono tornati a casa!
Gabello apriva la fila procedendo a grandi falcate. Fischiettava come se stesse facendo una scampagnata. Tito teneva il passo del mulo. Non riusciva a non fissare la grande sacca che penzolava dalla schiena del compagno piacentino. Ammiccò ad Astragalo e si fece sotto a Gabello. Di soppiatto allentò il laccio della sacca e cominciò a frugarci dentro, senza che l’altro se ne accorgesse. Ne estrasse una caciotta e la lanciò ad Astragalo, che la afferrò sghignazzando, poi due focacce compirono lo stesso tragitto in volo, una forma di pane, una seconda caciotta… Fino a che Gabello non se ne accorse. – Ehi, quella è roba mia!
Astragalo e Tito scoppiarono a ridere.
– Per gli dèi, Gabello! Ma che te ne fai di tutto questo cibo?
– Lo mangio! Cosa vuoi che me ne faccia!
– La tua sacca è affardellata come se dovessi stare lontano da casa per un mese in una landa desolata! Sei piú carico tu del mulo.
– Quando abbiamo detto di portare qualcosa da mangiare non intendevamo la scorta per un manipolo di affamati! – esclamò Astragalo.
– Non mi stupirei se ci fossero pure il pastore e la pecora, da qualche parte qui dentro, – disse Tito estraendo un grosso pane tondo.
– Sono affari miei, no? La porto io, la sacca! – Gabello rimetteva dentro quello che Tito estraeva.
– Se l’avessi saputo, ti ci avrei ficcato dentro anche Astragalo, avremmo risparmiato i soldi del mulo!
Gabello offeso rivolle indietro il maltolto e riprese la marcia.
– Andiamo, ragazzo! Era uno scherzo. Quanto sei permaloso… – Tito scuoteva la testa sconsolato.
Astragalo ridacchiava. – Come ti sei ridotto, centurione. Dal comandare una coorte a fare da balia a uno sciancato e a un povero matto.
– Be’, tu mica sei messo cosí male.
– Ho ancora braccia buone, in effetti, – Astragalo scostò mantello e tunica mostrando un pallido bicipite.
– Vuol dire che, se mai dovessimo usare le mani, potrò contare su di te. Magari mi sali sulla schiena, cosí fingerai di avere due gambe, che dici?
– Dico che una volta, quando non parlavi mai, eri piú simpatico.
– Mi chiamano Molosso e ogni tanto figlio di puttana, ma nessuno ha mai detto che sono un tipo simpatico.
– Se qualcuno dicesse una cosa simile, sarebbe un pazzo o un sordo. Povera Velia: doveva proprio essere disperata per prendersi in casa un simile randagio.
– Curioso, anche lei ieri mi ha dato del cane, – Tito si interruppe come se gli fosse tornato in mente qualcosa.
– Dovresti chiederti il perché.
– A proposito di Velia. Prima di cacciarmi a calci da casa sua mi ha raccontato una cosa strana.
– E pensi che, oltre a essere strana, possa anche interessarmi? Ti avviso che di mimi e toghe non so una mentula.
– Giudica tu: mi ha detto che una cugina di Cincio le ha raccontato che il defunto era un uomo di Pompeo.
– Di chi?
– Gneo Pompeo.
Quel Gneo Pompeo?
– L’unico che conti.
– Ecco spiegati i suoi viaggi in Africa. Eustachio non ha contato balle.
– A quanto pare era un suo messaggero. E faceva avanti e indietro tra la Sicilia, l’Africa e Roma.
– Mi chiedo: non bastavano le staffette ufficiali per trasportare messaggi?
– No, penso fossero messaggi «privati». Tipo quelli che si mandano gli innamorati o i congiurati. Quel genere di lettere che gli uomini di Silla non avrebbero mai dovuto intercettare.
– Escludendo che Cincio e Pompeo avessero una tresca, che razza di congiura avrebbero potuto mettere in piedi? Ai danni di chi?
– Ai danni del Fortunato, no? Mi pare evidente.
– Mi pare evidente, – Astragalo fece il verso al compagno. – Illuminami, tu che dall’alto del Germalo ogni cosa vedi.
– È ovvio che Cincio fosse un tramite! Tra Pompeo e qualcun altro, – Tito fece una pausa. Camminava guardandosi i calzari.
– Chi?
– E che ne so? Quanti nemici ha Silla? Riesci a contarli? Prima doveva solo guardarsi dai mariani, ma da quando ha indetto le proscrizioni… Sono servite solo a ingrassare i suoi amici e far incazzare il resto di Roma. Potrebbe essere davvero chiunque, Astragalo: qualcuno tra i potenti in esilio o i mariani nascosti nell’ombra, magari persino qualcuno di fuori… che so, i sanniti, che Silla ha preso a calci sui denti, oppure una delle tante famiglie patrizie che ce l’hanno con lui: Valerii, Severi, Metelli, Scipioni… Fai tu l’elenco, ché io mi stanco.
– Quindi?
– Quindi, cosa?
– Velia non ti ha detto nient’altro? Cincio faceva il messaggero per Pompeo. E allora? È stato sufficiente per farlo ammazzare dai Cornelii?
– No, non credo.
– Ufficialmente Pompeo e Silla non hanno mai avuto contrasti di rilievo.
– Per quello che ne sappiamo noi poveri mortali, no.
– E che mi dici del trionfo per cui Pompeo sbava dopo le sue vittorie in Africa? Ormai è cosa nota: vuole sfilare sulla via Sacra. E, in fondo, se lo meriterebbe… Astragalo si grattò il mento ispido.
– Non otterrà mai di sfilare in trionfo. Mai. Sfilare per le vie di Roma è un’esclusiva del Fortunato.
– Se Silla non glielo concedesse, non so come la prenderebbe quella parte di senato che tanto apprezza Pompeo e il suo essere cosí piú… rispettoso? Io dico che si preparano tempi bui.
– Dici bene, – sospirò Tito.
– Ma se anche fosse vero quello che Velia ti ha raccontato, allora il fatto che tu sia stato sguinzagliato sulle tracce di Mezzo Asse significa che Crasso stava facendo affari, intendo affari politici, con un uomo di Pompeo.
– E ti sembra strano? Marco Licinio Crasso non si lega a niente e a nessuno che non porti il suo nome. Ieri stava con Silla, e oggi? Chissà. Crasso vede le cose prima degli altri, sente il profumo della pioggia quando il temporale è ancora a miglia di distanza. E magari sulla testa di Silla si stanno addensando nubi che noi ancora non vediamo.
Ad Astragalo però qualcosa non tornava. – Visto che hai una risposta per tutto, spiegami questo: perché cazzo Roma è piena di Cornelii a caccia di Mezzo Asse?
– Vogliono eliminare un testimone?
– Può darsi.
– Anche se Mezzo Asse è abbastanza astuto per mettere nel sacco chiunque.
– Anche Crisogono e i suoi.
– Anche Crisogono e i suoi, – convenne Tito.
– E tu pensi che Silla avrebbe fatto ricorso a un omuncolo infido e intrigante come Mezzo Asse per risolvere una questione tanto delicata? Silla, per affari del genere, usa i suoi veterani. Per omicidi tipo quello al Fodero non coinvolge nemmeno Crisogono.
– No. Non credo. Non lo so… Forse non sono Cornelii gli assassini. Siamo talmente abituati a dare loro la colpa per ogni stronzata… – Tito scrollò le spalle.
– In fondo a noi che ce ne importa? Contiamo qualcosa, noi? Abbiamo qualcosa da dire? Sono faccende che non ci riguardano, avevi ragione l’altro giorno sulla barca. A noi adesso interessano soltanto i rubini. Giusto?
Tito fece di sí, distratto. Era concentrato su chi stesse spingendo Pompeo contro Silla con tanto impegno.
Avanzarono verso sud per un’altra decina di miglia, illuminati dal pallido sole di gennaio. Astragalo sempre sul mulo, Tito e Gabello a piedi, in fila. Marciavano in un silenzio quasi totale, non fosse stato per il fischiettare di Gabello. Tito infastidito gli tirò un paio di sassi per farlo smettere, ma quello continuò imperterrito. I due veterani si misero il cuore in pace.
Astragalo di tanto in tanto si attaccava alla laguncula – una piccola borraccia di metallo che i legionari, in genere, usavano per dissetarsi in occasione delle marce piú lunghe – e in cui lui non metteva acqua da un bel po’. Fra un sorso e l’altro, passava il vino, da bravo compagno di viaggio, agli amici. In breve i tre presero a intonare canzoni, canzoni da legionari. Gabello fu ben lieto di impararne qualcuna, e col suo vocione sosteneva il coro insieme a Tito.
A noi, i nemici! Fuggite, voi che ancor potete.
Ad Astragalo toccavano le strofe. – Avanziamo nel fango, avanziamo sotto il sole, avanziamo con la fame, avanziamo con la sete.
Cosí marciarono per qualche ora, una vociante legione di tre uomini e un mulo.
A un certo punto furono affiancati da un carro, uno dei tanti, trainato da un bue che avanzava a passo lento, una zampa dopo l’altra. L’animale era vecchio ma ancora robusto, con grandi corna e una giogaia traballante. Sul carro, in piedi, un uomo con una lunga canna.
– È vino, quello? – chiese l’uomo indicando la borraccia dalla quale Astragalo stava bevendo.
– E a te che te ne frega? – rispose Astragalo.
– È da stamattina a sole ancora addormentato che salgo e ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il diritto dei lupi
  4. Parte prima
  5. Parte seconda
  6. Epilogo
  7. Ringraziamenti.
  8. Il libro
  9. Gli autori
  10. Copyright

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Scopri come scaricare libri offline
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 990 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Scopri la nostra missione
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Scopri di più sulla funzione di sintesi vocale
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS e Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app
Sì, puoi accedere a Il diritto dei lupi di Stefano De Bellis,Edgardo Fiorillo in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati nelle sezioni relative a Letteratura e Narrativa storica. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.