Il camminatore non si ferma mai. Camminare fa bene alla prostata, lo dice il medico. A vent’anni non ci pensi e nemmeno a quaranta. Compiuti sessant’anni c’hai una sfilza di acciacchi e un cassetto pieno di pasticche. Ma a quell’età non è tutto malaccio. Quello è il momento che cominci il conto alla rovescia segnando il numero zero su un calendario che non è ancora stato stampato. Un calendario del 2007. Alla fine di aprile di quell’anno metterai l’ultimo timbro sul cartellino e comincerai a goderti la pensione.
All’Inps gli dicono che il giorno preciso che il camminatore chiuderà col lavoro non si può sapere.
«Dottò, è inutile fà i conti, in Italia si inventano una legge al giorno. E nei prossimi cinque anni lo sa quanti ce ne stanno? – Prende la calcolatrice e moltiplica 365 per 5. – 1825 giorni. So’ 1825 leggi!»
«Piú uno, – aggiunge il camminatore, – tra due anni è bisestile!»
Si fanno una bella risata. Il camminatore se ne va al bar e lascia il caffè pagato a quell’impiegato simpatico.
Quel giorno si fa la strada a piedi fino allo studio del medico che gli dice di stare attento ai segnali che manda il corpo.
«Come vai al gabinetto?» chiede.
E lui: «Ci vado a piedi! Mica prendo il tram!»
E si fa un’altra risata.
«Facci caso, – fa il medico. – Ti scappa spesso di notte? A certi li manda al cesso pure dieci volte. Poi di giorno c’hanno lo stimolo e, piú che pisciare veramente, pare che gli stai dando una sgrullata. Però ti tocca andarci sennò l’urina ristagna nella vescica e può causare pure il tumore, che nei maschi è secondo solo a quello polmonare».
«Allora significa che quando vado a camminare e passo davanti alla tabaccheria tiro dritto. Passeggio mezz’ora di piú e smetto di fumare. Cosí mi tolgo dalle palle tutt’e due i tumori: prostata e polmoni».
E con questa battuta si fa la terza risata della giornata.
La prostata è una ghiandola. Ce l’hanno tutti i mammiferi maschi. Dice il dottore che è una specie di officina. Tutte le ghiandole funzionano a questa maniera. Producono robba e la mandano in giro. Il fegato fa la bile per l’intestino. Il pancreas fa l’insulina, e se funziona male ti devi fare le punture del diabete. Con la passeggiata risolvi tante cose. Basta un’oretta a passo svelto, ma se riesci a fartene due è pure meglio.
Il camminatore si compra la tuta da ginnastica e le scarpe al grande magazzino dello sport. Quel palazzo blu che sta a Tor Vergata davanti alla Roma-Napoli. Ci va a piedi che sono piú di due chilometri. Ci sta pure il bar all’entrata di quel palazzone.
Bella giornata, si dice appena uscito di casa coi mocassini.
Le tute stanno sotto, le scarpe di gomma al primo piano. Mezz’ora scarsa e sta in fila alla cassa. Paga e intanto chiede al cassiere: «Me le posso mettere subito ’ste scarpette?»
E quell’altro risponde scherzando: «Perché? Sei venuto scalzo?»
E tutt’e due a ridere.
Il camminatore prende un caffè al bar e gliene lascia uno pagato al cassiere spiritoso.
Se ne torna indietro con le scarpe nuove ai piedi. I mocassini l’ha infilati nella scatola delle Adidas. Pure la tuta nuova s’è messo addosso.
Arrivato alla rotonda se ne va per via Angeloni. Mica continua per Schiavonetti. Vuole allungare e farsi due passi in piú. Fa bene alla prostata e pure ai polmoni! Scende per Petrocelli. Rallenta davanti all’edicola. Saluta il giornalaro che non schioda mai.
«Viette a fà ’na camminata! – gli fa. – A forza de sta seduto te vanno in cancrena le chiappe!»
L’edicolante fa le corna e tutt’e due si fanno una bella risata.
Poi infila la scorciatoia solo per non respirarsi la merda della Tuscolana.
Smettere con le sigarette non è stato un dramma. Anzi. Piú conta i giorni che non sta a fumare e piú si sente fiero.
La moglie lo aspetta in pizzeria. Lei non cammina.
«C’hai dieci anni meno di me, – dice lui, – dovresti darmi ’na pista! E invece esci di casa solo per comprarti le sigarette». Che infatti lei non va manco a fare la spesa. Ci va lui. Oppure se la fanno portare a casa dal supermercato. Se spendi piú di quaranta euri non ti fanno pagare il sovrapprezzo della consegna a domicilio. E per i pensionati ci scappa pure lo sconto.
Si chiama Lyda come la Borelli, famosa attrice del muto che piaceva alla nonna. Sul documento sta scritto Lidia perché all’anagrafe non gli hanno voluto mettere la lettera di un alfabeto straniero. La nonna ha baccajato, ma l’impiegato del Comune non ha sentito ragioni: io scrivo Lidia, gli ha detto, voi chiamatela come ve pare.
Il camminatore se ne torna a casa con la moglie che gli cammina qualche metro indietro per fumarsi la sigaretta senza disturbarlo. Lui la guarda con superiorità. Quasi disprezzo. Fanno sempre cosí gli ex fumatori. Sono piú insofferenti di quelli che non hanno fumato mai.
A casa guarda su internet e conta quanta strada s’è camminato. Quattro chilometri precisi. E domani vuole allungare di un altro pezzo. Magari se ne va per via Barzilai fino al Raccordo. Non c’è mai imboccato in macchina. Chissà se c’è un sottopasso per arrivare alla fermata della Metro a piedi.
Il 6 gennaio porta la moglie alla Befana di piazza Navona. Scendono a Repubblica.
«Il biglietto della Metro vale pure per l’autobus, – dice lei, – io prendo il 70».
«Ci vediamo al Domiziano», dice lui che si fa la strada a piedi.
«No, – ribatte Lyda, – me trovi al negozio delle bambole, davanti alla gelateria».
E mentre lui imbocca via Nazionale a passo svelto, lei si accende una sigaretta. I gabbiani fanno il giro del cielo per picchiare verso il Tevere. E che si pescheranno mai in quel fiume zozzo? I sorci? La moglie del camminatore pensa all’urlo che fanno quelle bestie volanti. E si ricorda pure il nome del verso. Garrito o stridio, si chiama cosí. È una qualche parola orizzontale o verticale che ha imparato sulle parole crociate della «Settimana Enigmistica». Tutt’e due di sette lettere. Un bell’impiccio a trovare quella giusta.
Davanti al negozio delle bambole fa in tempo a fumarsi un’altra mezza cicca quando arriva il camminatore. Alla gelateria dirimpetto si prendono due granite. Lei al caffè, lui al limone. Poi cominciano il giro della piazza.
Lyda non salta manco una bancarella, pure se sono tutte uguali.
«Ne hai vista una e l’hai viste tutte», dice il camminatore che la molla davanti a un carrozzone pieno di caramelle. Se ne va verso Castel Sant’Angelo. Traversa il fiume da ponte Umberto e torna indietro da ponte Vittorio.
Quando finisce il giro la trova di nuovo lí, davanti alla vetrina delle bambole.
«Mi piacerebbe tanto la spagnola, – dice al camminatore. – La bambola che c’aveva mia nonna sul letto».
Manco lo guarda al marito. Lei si rimira la ballerina con la gonna larga e il ventaglio in mano. Se la guarda e sogna di vederla sopra al letto suo.
«Per la festa tua te la regalo, – fa lui buttando un occhio al prezzo che piú o meno è quello delle scarpe da corsa che s’è appena comprato. – Ci vediamo alla Metro, – aggiunge. – Circo Massimo. Io vado a piedi. Tu prendi l’81».
E se ne vanno uno di qua e una di là.
Domenica 26 gennaio. Derby Roma-Lazio finisce pari, ma la Magica ha giocato meglio. I discorsi stanno a zero. Possesso palla è 70 a 30 per i giallorossi.
«E allora perché hanno pareggiato?» chiede Lyda.
«Perché la palla è rotonda», bofonchia il camminatore.
Il giorno appresso esce all’ora che i negozi tirano su le saracinesche. Quando rientra trova Lyda davanti alla televisione.
«In Cina ci sta un parassita che sta a fà una strage», dice lei.
Lui fa: «Lo so. L’ho intrasentito al bar. Quelli si mangiano i gatti e i cani. E pure i sorci. Vivono nello sporco. Tutti ammucchiati. Non è mica una nazione civile, quella. È un magazzino de gente mischiata alla m...