
- 192 pagine
- Italian
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Fiori del mare
Informazioni su questo libro
Con i versi della sua nuova raccolta D'Elia disegna i luoghi della costa marchigiana rielaborati fra il ricordo, il sogno e la storia. È l'idea di un "canzoniere adriatico", anticipata ai tempi di Notte privata ma mai compiutamente realizzata prima d'ora. E la parafrasi baudelairiana del titolo non è un gioco gratuito, dato che l'aura della Riviera Adriatica, nella scrittura poetica di D'Elia, tende allo Spleen. La sonorità delle rime fa invece pensare a una riscoperta di Saba (anch'egli poeta adriatico) ma non alleggerisce la trama filosofica delle meditazioni, che sembrano in dialogo nel tempo con un altro marchigiano: Giacomo Leopardi. Soprattutto nell'ultima parte del libro si addensano riflessioni in cui D'Elia si rivela come un mistico laico, che non ha certo rinnegato le radici politiche e pasoliniane della sua poesia, ma che le ha arricchite con l'approfondimento della tradizione poetica italiana e con l'esperienza di vita.
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Informazioni
VII.
Salone del cuore della città
Dietro il Teatro
Il calice appannato di Martini,mentre sciama il garbino della serae risuonano voci di bambini,in questa prima calda primavera...Moriva la sorella, e l’io beveva,un paio di Martini e cinque Camel,sotto la Galleria Roma, neradi mattonelle Pirelli e di trame...Vedevi chi spacciava la leggeratra la Sala Giochi e l’Ospedale,e la pesante dei rondanti in schieradietro il Teatro, al vicolo che sale...Città, che al desiderio brucia intera,se l’infinito nelle strade assale,tra la morte e la vita c’è una serache sempre dentro al cuore farà male...Tra la vita e la morte, un’altra sera,e nel confuso vento altoparlantela campagna elettorale, che imperadal tempo in cui ciascuno fu un poppante...Che noia, che retorica insincera,a coprire ogni vecchia strage nera...
Cronaca locale
La circonvallazione industriale,le rotatorie al posto dei semafori,ogni parallelepipedo commerciale,del palazzetto la grande astronave...Fossimo morti nel Settantasetteanche col corpo e non solo di mente,non troveremmo piú le strade strettenella città suburbana presente...Ma tra gli ultimi prati e i primi campi,questa campagna suburbana accendeterreni vaghi, arsicci, crepitantidi gialli e rossi, che il marrone stende...Tra i capannoni, irresistibilmente,lungo i canali bordati di pioppi,la sirena operaia che si senterisveglia il cuore perso dentro ai groppi...La cronaca locale è il nostro nientedi quel sogno sbucciato sui ginocchi,di quelle strade corse con la gentedagli ideali larghi come gli occhi...Da tutto il grande d’oggi il vero è assente,ma poi il silenzio del sole ti prende...
Agli assenti di Sclocchini
I.Ed ecco chi ha la casa per la strada,ecco gli ancora vivi dei già morti,quelli che senza affitto e senza pagas’accucciano in cartoni, stracci storti...Tu passi e vedi il segno dell’ingratavita, che resta impressa negli smortigiacigli, con l’impronta vuota e vagadi chi non c’è già piú, di vivi morti...Coi pochi beni dentro ai tanti sacchie sacchetti di plastica dei matti,eccoli i fiori degli asfalti urbani,i piú liberi schiavi, gli assenti umani,barboni e migranti, se si pensa a quanti...Ti fermi, e scatti, solo se son lontani,per pudore, nei caldi e accesi slancidel tuo cuore, cosí amico ai mortali,nel buio ostello del Terzo Millennio,caro Faber dei nostri anni bestiali,pittore dei luoghi abbandonati e vanidegli umili ultimi, tra gli artisti rari...II.Come persone informate dei fattiil fotografo interroga le cose,gli oggetti usati ed intrisi degli attidi quante testimoni silenziose...Le cose che raccontano le vitedei vinti, che non sono piú e che sonospariti negli sgorghi della città;le cose che raccontano le vitedegli orfani e dei pazzi e dei malati,che hanno trovato nell’aldiqua lo Stige;lo sguardo del fotografo poeta,perché la poesia è la societàche fa vibrare la rabbia e la pietà;i cappellini rosa delle bambine,brande, materassi e cuscini a righe,ammonticchiati dopo l’olocausto;i camici cerati della tabe,sanatorio, manicomio, orfanotrofio,e la fabbrica, relitto di speranza;e quella luce dalla tenda bianca,che entra dal viale alberato di nevee pianta sui letti disfatti la Mancanza;ma quella Madonnina, che ci avanzanel dolore di chi sa che viveresolo ripaga un poco d’arte calda...Al fotografo poeta, che ci incalza...
Sotto l’Arco
L’ombra dei tre che vanno si proiettasopra il largo pavé del borgo antico,in questa via dell’Arco, corta e stretta,che lega casa e chiesa e illustra il rito...Le due di un pomeriggio di febbraio,se pensi a quanti col sole alle spallefurono impressionati sul diariodella viuzza, che pare una calle...E l’ombra di chi scende, nera e netta,ora è di corpi impiegati e borghesi,come secoli fa di gente schietta,che al lume giallo, a notte, d’oro vedi...Come quando ri...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Fiori del mare
- I. Sala del preludio
- II. Sala dei primi fiori
- III. Sala degli esercizi dal vero
- IV. Sala della rêverie
- V. Sala dei ritratti
- VII. Salone del cuore della città
- VIII. Sala dell’elegia e del madrigale
- IX. Sala dei viaggi
- X. Sala del lungo tema
- XI. Sala della nostalgia
- XII. Sala del paesaggio della stanza
- XIII. Sala dei congedi
- Il libro
- L’autore
- Dello stesso autore
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