Fiori del mare
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Fiori del mare

  1. 192 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Fiori del mare

Informazioni su questo libro

Con i versi della sua nuova raccolta D'Elia disegna i luoghi della costa marchigiana rielaborati fra il ricordo, il sogno e la storia. È l'idea di un "canzoniere adriatico", anticipata ai tempi di Notte privata ma mai compiutamente realizzata prima d'ora. E la parafrasi baudelairiana del titolo non è un gioco gratuito, dato che l'aura della Riviera Adriatica, nella scrittura poetica di D'Elia, tende allo Spleen. La sonorità delle rime fa invece pensare a una riscoperta di Saba (anch'egli poeta adriatico) ma non alleggerisce la trama filosofica delle meditazioni, che sembrano in dialogo nel tempo con un altro marchigiano: Giacomo Leopardi. Soprattutto nell'ultima parte del libro si addensano riflessioni in cui D'Elia si rivela come un mistico laico, che non ha certo rinnegato le radici politiche e pasoliniane della sua poesia, ma che le ha arricchite con l'approfondimento della tradizione poetica italiana e con l'esperienza di vita.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2015
Print ISBN
9788806212179
eBook ISBN
9788858419458
Argomento
Literature
Categoria
Poetry

VII.

Salone del cuore della città

Dietro il Teatro

Il calice appannato di Martini,
mentre sciama il garbino della sera
e risuonano voci di bambini,
in questa prima calda primavera...
Moriva la sorella, e l’io beveva,
un paio di Martini e cinque Camel,
sotto la Galleria Roma, nera
di mattonelle Pirelli e di trame...
Vedevi chi spacciava la leggera
tra la Sala Giochi e l’Ospedale,
e la pesante dei rondanti in schiera
dietro il Teatro, al vicolo che sale...
Città, che al desiderio brucia intera,
se l’infinito nelle strade assale,
tra la morte e la vita c’è una sera
che sempre dentro al cuore farà male...
Tra la vita e la morte, un’altra sera,
e nel confuso vento altoparlante
la campagna elettorale, che impera
dal tempo in cui ciascuno fu un poppante...
Che noia, che retorica insincera,
a coprire ogni vecchia strage nera...

Cronaca locale

La circonvallazione industriale,
le rotatorie al posto dei semafori,
ogni parallelepipedo commerciale,
del palazzetto la grande astronave...
Fossimo morti nel Settantasette
anche col corpo e non solo di mente,
non troveremmo piú le strade strette
nella città suburbana presente...
Ma tra gli ultimi prati e i primi campi,
questa campagna suburbana accende
terreni vaghi, arsicci, crepitanti
di gialli e rossi, che il marrone stende...
Tra i capannoni, irresistibilmente,
lungo i canali bordati di pioppi,
la sirena operaia che si sente
risveglia il cuore perso dentro ai groppi...
La cronaca locale è il nostro niente
di quel sogno sbucciato sui ginocchi,
di quelle strade corse con la gente
dagli ideali larghi come gli occhi...
Da tutto il grande d’oggi il vero è assente,
ma poi il silenzio del sole ti prende...

Agli assenti di Sclocchini

I.
Ed ecco chi ha la casa per la strada,
ecco gli ancora vivi dei già morti,
quelli che senza affitto e senza paga
s’accucciano in cartoni, stracci storti...
Tu passi e vedi il segno dell’ingrata
vita, che resta impressa negli smorti
giacigli, con l’impronta vuota e vaga
di chi non c’è già piú, di vivi morti...
Coi pochi beni dentro ai tanti sacchi
e sacchetti di plastica dei matti,
eccoli i fiori degli asfalti urbani,
i piú liberi schiavi, gli assenti umani,
barboni e migranti, se si pensa a quanti...
Ti fermi, e scatti, solo se son lontani,
per pudore, nei caldi e accesi slanci
del tuo cuore, cosí amico ai mortali,
nel buio ostello del Terzo Millennio,
caro Faber dei nostri anni bestiali,
pittore dei luoghi abbandonati e vani
degli umili ultimi, tra gli artisti rari...
II.
Come persone informate dei fatti
il fotografo interroga le cose,
gli oggetti usati ed intrisi degli atti
di quante testimoni silenziose...
Le cose che raccontano le vite
dei vinti, che non sono piú e che sono
spariti negli sgorghi della città;
le cose che raccontano le vite
degli orfani e dei pazzi e dei malati,
che hanno trovato nell’aldiqua lo Stige;
lo sguardo del fotografo poeta,
perché la poesia è la società
che fa vibrare la rabbia e la pietà;
i cappellini rosa delle bambine,
brande, materassi e cuscini a righe,
ammonticchiati dopo l’olocausto;
i camici cerati della tabe,
sanatorio, manicomio, orfanotrofio,
e la fabbrica, relitto di speranza;
e quella luce dalla tenda bianca,
che entra dal viale alberato di neve
e pianta sui letti disfatti la Mancanza;
ma quella Madonnina, che ci avanza
nel dolore di chi sa che vivere
solo ripaga un poco d’arte calda...
Al fotografo poeta, che ci incalza...

Sotto l’Arco

L’ombra dei tre che vanno si proietta
sopra il largo pavé del borgo antico,
in questa via dell’Arco, corta e stretta,
che lega casa e chiesa e illustra il rito...
Le due di un pomeriggio di febbraio,
se pensi a quanti col sole alle spalle
furono impressionati sul diario
della viuzza, che pare una calle...
E l’ombra di chi scende, nera e netta,
ora è di corpi impiegati e borghesi,
come secoli fa di gente schietta,
che al lume giallo, a notte, d’oro vedi...
Come quando ri...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Fiori del mare
  3. I. Sala del preludio
  4. II. Sala dei primi fiori
  5. III. Sala degli esercizi dal vero
  6. IV. Sala della rêverie
  7. V. Sala dei ritratti
  8. VII. Salone del cuore della città
  9. VIII. Sala dell’elegia e del madrigale
  10. IX. Sala dei viaggi
  11. X. Sala del lungo tema
  12. XI. Sala della nostalgia
  13. XII. Sala del paesaggio della stanza
  14. XIII. Sala dei congedi
  15. Il libro
  16. L’autore
  17. Dello stesso autore
  18. Copyright