Un piccolo villaggio inglese. Oscene lettere anonime. Un misterioso assassino che minaccia di passare dagli animali agli esseri umani. Un perfetto capro espiatorio, George, il diverso del villaggio perché di origini indiane. Sembra un caso per Sherlock Holmes. Ma a occuparsene sarà Arthur Conan Doyle e non il suo personaggio: perché questa è una storia vera. Ai cittadini di Great Wyrley iniziano ad arrivare deliranti lettere anonime in cui gli insulti si mescolano ai vaneggiamenti religiosi, un maniaco sventra cavalli e bestiame annunciando il sacrificio di venti giovanette. Serve un colpevole, serve in fretta, e George, un giovane e riservato avvocato, ha tutte le carte in regola per fare da capro espiatorio: è timido, ha un disturbo agli occhi che rende bizzarro il suo aspetto, ma soprattutto è indiano. George viene condannato ai lavori forzati ma accetta la pena con la dignità e la modestia di chi vuole solo «diventare inglese» e confida nella legge con piú fervore di tanti altri «inglesi ufficiali». Quando la notizia del sopruso giunge alle orecchie di Arthur Conan Doyle, il celebrato creatore di Sherlock Holmes decide di impegnarsi in prima persona per restituire a George l'onore che gli è stato sottratto.

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Arthur e George
Informazioni su questo libro
Parte seconda
Esordio con epilogo
George
Il mese in cui cessa la persecuzione coincide con il ventesimo anniversario del vicariato di Shapurji Edalji presso la parrocchia di Great Wyrley; l’occorrenza è seguita dal ventesimo – anzi dal ventunesimo – Natale festeggiato in canonica. Maud riceve un segnalibro di passamaneria, Horace la sua copia personale della fatica paterna dal titolo Riflessioni sulla lettera di San Paolo ai Galati, e George una riproduzione a stampa in tinta seppia della Luce del mondo di Mr Holman Hunt, accompagnata dall’esplicito suggerimento di appenderla alla parete del suo studio. George ringrazia i genitori, ma gli è facile immaginare che cosa ne penserebbero i suoi colleghi piú anziani: e cioè che un apprendista con appena due anni di praticantato alle spalle, al quale si affida poco piú che l’incarico di ricopiare in bella grafia gli atti giudiziari, non ha di certo voce in capitolo riguardo all’arredo dei locali; senza contare che i clienti vengono in uno studio legale per cercare lumi di un tipo molto specifico, e potrebbero benissimo trovare la propaganda di Mr Hunt a un altro genere di illuminazione piuttosto sviante.
Con il passare dei primi mesi dell’anno, un mattino dopo l’altro, le tende vengono tirate con sempre maggiore certezza di scorgere sul prato nient’altro che lo scintillio della rugiada divina; e l’arrivo del portalettere ha cessato di mettere in allarme. Il parroco comincia a ripetere che hanno subíto una prova del fuoco, e che la loro fede li ha aiutati a superare l’ordalia. Maud, gracile e devota, è stata tenuta per quanto possibile all’oscuro; Horace, ormai un sedicenne robusto e determinato, sa qualche cosa di piú, e confesserà in privato a George che, secondo lui, il vecchio metodo dell’occhio per occhio è un sistema di giustizia impareggiabile, e che se mai dovesse sorprendere qualcuno a lanciare merli morti oltre la siepe di casa, gli tirerà personalmente il collo.
A differenza di quanto credono i suoi genitori, George non ha un suo ufficio presso lo studio Sangster, Vickery & Speight. Dispone di uno sgabello alto e di uno scrittoio in un angolo spoglio della sala dove l’accesso dei raggi del sole dipende dalla benevolenza di un remoto lucernario. Non possiede ancora un orologio da taschino, figuriamoci poi una collana di testi giuridici di sua proprietà. Ha però un cappello adeguato, una bombetta da trentasei penny acquistata da Fenton in Grange Street. E sebbene il suo letto rimanga a poco piú di due metri da quello del padre, George sente crescergli dentro la voglia di un’esistenza indipendente. Ha perfino preso a frequentare due apprendisti di studi vicini. Greenway e Stentson, che sono un po’ piú anziani, lo hanno portato a colazione in un pub dove il giovane ha finto brevemente di apprezzare l’atroce birra rancida appena pagata.
Durante l’anno trascorso al Mason College, George ha badato ben poco alla grande città in cui era capitato. La percepiva soltanto come una barriera di chiasso e trambusto che si stendeva tra la stazione e i suoi libri; a dirla tutta, lo spaventava. Ora però comincia a sentirvisi piú a proprio agio, e a incuriosirsene. Se non si farà annientare dalla strepitosa energia della metropoli, non è escluso che un giorno possa diventarne parte.
Incomincia a leggere la storia locale. In un primo tempo la trova piuttosto indigesta: parla di coltellinai, fabbri ferrai e officine; quindi è la volta della Guerra Civile e la Peste, il motore a vapore e la Lunar Society, i tumulti fra il re e la Chiesa, le rivolte cartiste. Poi però, poco piú di un decennio prima, Birmingham incomincia a inserirsi d’impeto nella vita di una moderna comunità, e all’improvviso George ha la sensazione di leggere cose reali, importanti. Lo tormenta il pensiero che avrebbe potuto presenziare a uno dei momenti piú significativi della storia di Birmingham: quel giorno del 1887 in cui Sua Maestà pose la prima pietra dei Victoria Law Courts. Da allora, in città è stato un precipitoso susseguirsi di nuovi edifici e istituzioni: l’Ospedale maggiore, il Collegio arbitrale, il mercato delle carni. Attualmente si stanno raccogliendo fondi per aprire un ateneo; è in progetto la costruzione di una sede per la Lega antialcolica, e voci autorevoli sostengono che Birmingham potrebbe presto diventare un episcopato, sganciandosi dalla cattedra di Worcester.
Quel giorno, il giorno della visita, mezzo milione di persone vennero a rendere omaggio alla regina Vittoria, e nonostante l’enorme moltitudine non si registrarono incidenti né disordini. George trova la cosa notevole ma non sorprendente. Secondo l’opinione diffusa, le città sarebbero violente e sovraffollate, la campagna, un luogo calmo e tranquillo. Ma la sua personale esperienza gli dice il contrario: è la campagna a essere turbolenta e incivile, mentre in città la vita diventa organizzata e moderna. Certo, a Birmingham non mancano crimini, vizi e discordie – altrimenti i procuratori non saprebbero come guadagnarsi da vivere –, ma George ha l’impressione che la condotta umana sia piú razionale da quelle parti, piú rispettosa della legge: piú civile, insomma.
Il ragazzo trova il suo quotidiano transito in città al tempo stesso decoroso e rassicurante. Un percorso con relativa destinazione: è cosí che gli hanno insegnato a interpretare la vita. A casa, il traguardo è il Regno dei Cieli; in ufficio invece, la giustizia, vale a dire una soluzione positiva per il cliente; ma entrambi i viaggi risultano pieni di crocevia e di insidie predisposte dagli avversari. La ferrovia dà un’idea di come dovrebbero andare le cose: una corsa senza intoppi verso la destinazione finale, su rotaie parallele e secondo un orario preciso, con i passeggeri suddivisi in vagoni di prima, seconda e terza classe.
Forse è per questo che George ha un moto di collera silenziosa quando qualcuno cerca di recare danno alla ferrovia. Si tratta di giovani – magari anche uomini fatti – che tagliano con coltellini e rasoi le cinghie di cuoio dei finestrini; che se la prendono senza criterio con le stampe in cornice appese sopra i sedili; o che perdono tempo sui cavalcavia e cercano di gettare mattoni dentro i fumaioli delle locomotive. Tutto ciò a George risulta del tutto incomprensibile. Piazzare un penny sulla rotaia e recuperarlo spianato a un doppio del diametro originario dopo il passaggio di un espresso, sarà anche un passatempo inoffensivo; ma George lo considera una china sdrucciolevole che può condurre al vandalismo ferroviario.
Tali gesti sono naturalmente coperti dal codice penale. Ma George si scopre sempre piú impensierito dal legame civile che regola il rapporto tra passeggeri e compagnia ferroviaria. Il passeggero acquista un biglietto e, da quel momento, tenuto conto di una serie di elementi, si realizza un contratto. Ma provate a chiedere a un viaggiatore quale tipo di contratto abbia appena stipulato, quali obblighi si assumano le rispettive parti, a quale tipo di rimborsi si abbia diritto in caso di ritardo, guasto o incidente, e nessuno saprà darvi risposta. Il che può non essere colpa del passeggero: il biglietto fa riferimento a un contratto, ma i termini dettagliati dello stesso sono disponibili solo nelle grandi stazioni di percorrenza o presso gli uffici dell’azienda – e quale indaffarato viaggiatore ha mai tempo di concedersi una deviazione per esaminarli? Malgrado ciò, George si meraviglia di come gli inglesi, che hanno portato le strade ferrate nel mondo, le trattino alla stregua di semplici, comodi mezzi di trasporto, e non di impegnativi legami fatti di complicati obblighi e responsabilità.
Decide di eleggere Horace e Maud l’Uomo e la Donna a bordo dell’omnibus di Clapham – o, nel caso specifico, l’Uomo e la Donna a bordo del convoglio Walsall, Cannock & Rugeley. Gli viene concesso l’uso dell’aula scolastica a mo’ di tribunale. Siede fratello e sorella nei banchi e presenta loro un caso in cui si è da poco imbattuto sfogliando i rapporti legali dall’estero.
– C’era una volta – esordisce, passeggiando su e giú in un modo che appare confacente alla storia – un signore francese grassissimo che si chiamava Payelle, e pesava centocinquanta chili.
Horace comincia a ridacchiare. George gli fa la faccia scura e si afferra il bavero come fanno gli avvocati con la toga. – Non si ride in aula, – dichiara. E procede. – Monsieur Payelle acquistò un biglietto di terza classe su un treno francese.
– Dove doveva andare? – domanda Maud.
– Non ha importanza dove doveva andare.
– Come mai era cosí grasso? – vuole sapere Horace. Questa giuria ad hoc sembra convinta di poter intervenire in qualsiasi momento.
– Che ne so. Doveva essere piú goloso di te. Anzi, era talmente ingordo che quando il treno arrivò in stazione, si accorse di non riuscire a entrare dalla porta di un vagone di terza classe –. Horace trova l’idea esilarante. – A quel punto provò con uno di seconda, ma era troppo grasso anche per quello. Perciò alla fine tentò con la prima…
– Ed era troppo grasso anche per quella! – strepita Horace, come se si trattasse della battuta finale di una barzelletta.
– No, signori della corte, l’uomo scoprí che in effetti quella porta era abbastanza larga. Perciò prese posto a sedere, e il treno partí – diretto dove era diretto. Poco dopo arrivò il controllore, esaminò il suo biglietto e gli chiese la differenza in denaro tra la tariffa di terza e quella di prima classe. Monsieur Payelle si rifiutò di pagare. La compagnia ferroviaria intentò causa a Payelle. Allora, avete capito il problema?
– Il problema è che era troppo grasso, – dice Horace, per poi rimettersi a sghignazzare.
– Non aveva abbastanza soldi per pagare,– interviene Maud. – Poverino.
– No, nessuno dei due è il vero problema. Aveva abbastanza denaro, ma si rifiutò di pagare lo stesso. Lasciate che vi spieghi. Il difensore di Payelle sostenne che il suo cliente aveva ottemperato ai propri obblighi acquistando un biglietto, e che era colpa della compagnia se tutte le porte erano troppo strette per quel signore, tranne quella di prima classe. La compagnia ribatté che se l’uomo era troppo grasso per salire su un certo tipo di vagone, doveva acquistare il biglietto per il vagone su cui era in grado di salire. Voi che ne pensate?
Horace è piuttosto drastico. – Se è andato in un vagone di prima classe, deve pagare per entrarci. È evidente, no? Bastava che non mangiasse tutti quei dolci. Che colpa ne ha la ferrovia se lui è cosí grasso?
Maud invece tende a mettersi dalla parte dei perdenti, e stabilisce che un francese grasso rientra nella categoria. – Non è colpa sua se è grasso, – comincia a dire. – Magari è una malattia. O magari gli è morta la mamma e lui era talmente triste che si è messo a mangiare troppo. O magari… che ne so. Non è mica che abbia fatto sloggiare qualcuno dal proprio posto e l’abbia spedito in un vagone di terza.
– Alla corte non sono state spiegate le ragioni della sua mole.
– Allora la legge è asina, – fa Horace, che ha di recente imparato l’espressione.
– L’aveva già fatto altre volte? – chiede Maud.
– Ecco, questa è un’osservazione importante, – commenta George, annuendo come un giudice. – Solleva la questione dell’intenzionalità. I casi sono due: o sapeva da precedenti esperienze di essere troppo grasso per un vagone di terza classe e ha acquistato lo stesso il biglietto, oppure l’ha comprato in buonafede credendo davvero di riuscire a passare dalla porta.
– E come era andata? – chiede impaziente Horace.
– Io non lo so. Il rapporto non lo dice.
– E allora qual è la risposta?
– Ebbene, qui la risposta sta in una giuria divisa: una parte per ciascun contendente. Dovrete discutervela tra di voi.
– Io non voglio discutere con Maud, – dice Horace. – È una femmina. Voglio sapere la vera risposta.
– Be’, il tribunale di Lille diede ragione alla compagnia ferroviaria. Payelle dovette pagare il rimborso.
– Ho vinto io! – urla Horace. – Maud ha avuto torto.
– Non aveva torto nessuno, – ribatte George. – Il caso poteva finire in tutti e due i modi. È per questo che si portano le questioni in tribunale.
– Comunque, ho vinto, – dice Horace.
George è soddisfatto. Ha suscitato l’interesse della sua giuria in erba, e nei successivi sabati pomeriggio esporrà ai fratelli nuovi casi e problemi. I passeggeri di uno scompartimento al completo hanno o no il diritto di chiudere la porta in faccia a coloro che dal marciapiede cercano di salire sul treno? Esiste una differenza legale tra il rinvenimento del portafoglio di uno sconosciuto sul sedile e quello di una moneta finita sotto la seduta? Che cosa succede se un viaggiatore sale sull’ultimo treno per tornare a casa, e il convoglio non effettua la fermata alla sua stazione, obbligandolo a farsi a piedi cinque miglia sotto la pioggia?
Quando l’attenzione della corte gli sembra vacillare, George li diverte con fatterelli o episodi curiosi. Racconta loro, ad esempio, la storia dei cani in Belgio. In Inghilterra, il regolamento stabilisce che i cani debbano viaggiare con la museruola e come bagaglio appresso. In Belgio invece l’animale gode dei diritti di un normale passeggero, a patto che sia munito di biglietto. Cita il caso di un cacciatore che si era portato in treno il suo retriever e che sporse denuncia contro le ferrovie quando il cane venne fatto sloggiare dal posto accanto al suo in favore di un essere umano. Il tribunale – per la gioia di Horace e il disappunto di Maud – diede ragione al querelante con una sentenza in base alla quale da quel giorno, se cinque persone con i rispettivi cani avessero occupato uno scompartimento a dieci posti, e tutti e dieci avessero dimostrato di possedere il biglietto, lo scompartimento in questione sarebbe stato da considerare completo.
Horace e Maud si stupiscono di George. In quell’aula di scuola il fratello acquisisce un’inedita autorevolezza; ma anche una sorta di allegria, come se fosse sempre sul punto di fare una battuta, cosa che, per quanto ricordano, non si era mai verificata prima. Dal canto suo, George trova la giuria utile. Horace arriva subito a conclusioni senza mezze misure – di solito in favore della compagnia ferroviaria – e si mostra poi irremovibile. Maud ci mette di piú a prendere partito, rivolge domande piú pertinenti, e tende a simpatizzare con il viaggiatore per ogni eventuale inconveniente. Sebbene i suoi fratellini non bastino a rappresentare uno spaccato dell’utenza, ciò che li rende tipici della categoria è la pressoché completa ignoranza dei loro diritti.
Arthur
Arthur aveva adattato il romanzo investigativo al gusto moderno. Aveva fatto piazza pulita degli esponenti della vecchia scuola, di tutti quei comuni mortali, per giunta lenti nel ragionare, che si procuravano il plauso del pubblico con la semplice congettura di indizi evidentissimi offerti loro su un piatto d’argento. Li aveva sostituiti con un personaggio impassibile, calcolatore al punto da riuscire a scorgere la chiave di un assassinio in un gomitolo di lana, e un’indiscutibile sentenza di condanna in un piattino da caffè.
Holmes procurò ad Arthur fama improvvisa e – qualcosa ch...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Arthur e George
- I. Esordi
- II. Esordio con epilogo
- III. Epilogo con esordio
- IV. Epilogo
- Nota dell’autore
- Il libro
- L’autore
- Dello stesso autore
- Copyright
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