Una vita
eBook - ePub

Una vita

  1. 464 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

Una vita, l'opera prima di Svevo, esce nel 1892. A quest'epoca, l'autore triestino ha scritto qualcosa per il teatro, alcuni articoli, un saggio incompiuto ( Del sentimento in arte ) e un paio di racconti ( Una lotta, L'assassinio di via Belpoggio ): tutte prove non sistematiche, spesso non concluse o interrotte. Stupisce dunque vedere nel romanzo tanta sicurezza di costruzione e di scrittura, tanta abilità nel governare personaggi, intreccio, toni; stupisce, anche, l'originalità di un romanzo che, se tecnicamente rientra ancora nel naturalismo, riesce in parte a staccarsene grazie alla struttura e ai personaggi: Alfonso Nitti, carico di contraddizioni, illusioni e sogni irrealizzati, è il primo antieroe novecentesco, condannato a perdere fin dal principio, fin da quando si illude di poter vivere secondo i principi di Schopenhauer, filosofo particolarmente caro a Svevo e assolutamente estraneo, invece, alla tradizione del romanzo naturalista. Ricchissimi gli apparati che accompagnano questa edizione: un'introduzione a tutto Svevo che è lo scritto piú circostanziato oggi disponibile su Una vita e che ricostruisce l'ambiente culturale e intellettuale in cui si formò l'autore; una cronologia della vita e dell'opera sveviana; un quadro sinottico della critica, una guida ragionata ai testi esegetici fondamentali; un'antologia della critica su Una vita che comprende quattro brani, firmati rispettivamente da De Benedetti, Mazzacurati, De Castris, Lavagetto; e un apparato di note molto vasto che, oltre a fornire le notizie storico-letterarie, suggerisce alcune coordinate interpretative e approfondisce alcuni aspetti dell'opera sveviana - come certi fantasmi autobiografici (il giovane ebreo Ettore Schmitz, la sua famiglia) che ancora aleggiano nel primo romanzo.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Una vita di Italo Svevo, Ferdinando Amigoni in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2015
Print ISBN
9788806146856
eBook ISBN
9788858418680

Una vita

I.

«Mamma mia,
Iersera appena ricevetti la tua buona e bella lettera. Non dubitarne, per me il tuo grande carattere non ha segreti; anche quando non so decifrare una parola, comprendo o mi pare di comprendere ciò che tu volesti facendo camminare a quel modo la penna. Rileggo molte volte le tue lettere; tanto semplici, tanto buone, somigliano a te; sono tue fotografie.
Amo la carta persino sulla quale tu scrivi! La riconosco, è quella che spaccia il vecchio Creglingi, e, vedendola, ricordo la strada principale del nostro paesello, tortuosa ma linda. Mi ritrovo là ove s’allarga in una piazza nel cui mezzo sta la casa del Creglingi, bassa e piccola, col tetto in forma di cappello calabrese, tutta un solo buco, la bottega! Lui, dentro, affaccendato a vendere carta, chiodi, zozza, sigari e bolli, lento ma coi gesti agitati della persona che vuole far presto, servendo dieci persone ossia servendo una e invigilando sulle altre nove con l’occhio inquieto.
Ti prego di salutarlo tanto da parte mia. Chi mi avrebbe detto che avrei avuto desiderio di rivedere quell’orsacchiotto avaro?
Non credere, mamma, che qui si stia tanto male; son io che ci sto male! Non so rassegnarmi a non vederti, a restare lontano da te per tanto tempo, e aumenta il mio dolore il pensare che ti sentirai sola anche tu in quel grande casamento lontano dal villaggio in cui ti ostini ad abitare perché ancora nostro. Di piú ho veramente bisogno di respirare la nostra buona aria pura che a noi giunge direttamente dalla fabbrica. Qui respirano certa aria densa, affumicata, che, al mio arrivo, ho veduto poggiare sulla città, greve, in forma di un enorme cono, come sul nostro stagno il vapore d’inverno, il quale però si sa che cosa sia; è piú puro. Gli altri che stanno qui sono tutti o quasi tutti lieti e tranquilli perché non sanno che altrove si possa vivere tanto meglio.
Credo che da studente io vi sia stato piú contento perché c’era con me papà che provvedeva lui a tutto e meglio di quanto io sappia. È ben vero ch’egli disponeva di piú denari. Basterebbe a rendermi infelice la piccolezza della mia stanza. A casa la destinerei alle oche!
Non ti pare, mamma, che sarebbe meglio che io ritorni? Finora non vedo che ci sia grande utile per me a rimanere qui. Denari non ti posso inviare perché non ne ho. Mi hanno dato cento franchi al primo del mese, e a te sembra una forte somma, ma qui è nulla. Io m’ingegno come posso ma i denari non bastano, o appena appena.
Comincio anche a credere che in commercio sia molto ma molto difficile di fare fortuna, altrettanto, quanto a quello che ne disse il notaro Mascotti, negli studî. È molto difficile! La mia paga è invidiata e io debbo riconoscere di non meritarla. Il mio compagno di stanza ha centoventi franchi al mese, è da quattr’anni dal sig. Maller e fa dei lavori quali io potrò fare soltanto fra qualche anno. Prima non posso né sperare né desiderare aumenti di paga.
Non farei meglio di ritornare a casa? Ti aiuterei nei tuoi lavori, lavorerei magari anche il campo, ma poi leggerei tranquillo i miei poeti, all’ombra delle quercie, respirando quella nostra buona aria incorrotta.
Voglio dirti tutto! Non poco aumenta i miei dolori la superbia dei miei colleghi e dei miei capi. Forse mi trattano dall’alto in basso perché vado vestito peggio di loro. Son tutti zerbinotti che passano metà della giornata allo specchio. Gente sciocca! Se mi dessero in mano un classico latino lo commenterei tutto, mentre essi non ne sanno il nome.
Questi i miei affanni, e con una sola parola tu puoi annullarli. Dilla e in poche ore sono da te.
Dopo scritta questa lettera sono piú tranquillo; mi pare quasi di avere già ottenuto il permesso di partire e vado a prepararmivi.
Un bacio dal tuo affezionato figlio.
Alfonso1.
1 Questa lettera è costruita utilizzando materiali autobiografici e letterari: Svevo rielabora probabilmente ricordi personali legati alla sua lunga esperienza di corrispondente alla Banca Union, alcune pagine del diario del fratello Elio (per qualche aspetto, uno dei modelli di Alfonso Nitti) e una lettera del Louis Lambert di Balzac (un romanzo su cui lo stesso Alfonso si soffermerà nel corso della narrazione). «Io non posso soffrire la vita della città, – dichiara Elio Schmitz. – Entro ora in commercio e se un giorno avessi i mezzi da potermi ritirare, allora abbandonerei Trieste e mi ritirerei in una villa probabilmente vicino al mare e lí, credo, potrei vivere molto piú contento e potrei seguire molto piú i miei gusti, se non in città. Queste sono le mie speranze. Non mancano piú che i mezzi per porre ad effetto» (D, p. 234). «La vita del praticante è molto brutta, – prosegue Elio, – dover ubbidire a qualcuno che, come nel mio caso, è inferiore a noi in educazione, in sentimento, in tutto, eccetto nel denaro, ciò è umiliante» (D, p. 238). E ancora per il tema del «ritorno»: «Dal primo giorno noi [i fratelli Ettore ed Elio Schmitz in collegio a Segnitz] non avevamo altro pensiero fuorché quello di ritornare in grembo alle nostre famiglie» (D, p. 226), scrive Elio, che dedica molte pagine del suo diario al trauma del distacco dalla madre. Largamente praticato dalla narrativa ottocentesca, il tema del «ritorno» ricorre anche nel Louis Lambert di Balzac. Il protagonista, trasferitosi a Parigi dalla provincia, scrive in una lettera: «Caro zio, presto lascerò questa città, dove non saprei vivere. Non trovo nessuno che ami ciò che amo, s’interessi a ciò che m’interessa, si stupisca per ciò che mi stupisce […]. Qui il punto di partenza in tutto è il denaro. Il denaro è necessario anche per fare a meno del denaro. Ma sebbene questo metallo sia necessario a chi vuole pensare tranquillamente, non mi sento il coraggio di renderlo l’unico impulso dei miei pensieri […] Io preferisco il pensiero all’azione» (H. de Balzac, Louis Lambert (1846); qui si cita da Gallimard, Paris 1980, vol. II, p. 108). La possibile allusione al testo di Balzac è di tipo parodico, se non altro perché piú di mezzo secolo separa la lettera di Alfonso Nitti da quella di Louis Lambert, datata «Parigi 1819».

II.

Alle sei sonate Luigi Miceni depose la penna e s’infilò il soprabito corto corto, alla moda. Gli parve che sul suo tavolino qualche cosa fosse fuori di posto. Fece combaciare i margini di un pacchetto di carte esattamente con le estremità del tavolo. Ci diede ancora una guardatina e trovò che l’ordine era perfetto. In ogni casella le carte erano disposte con regolarità che le faceva sembrare libretti legati; le penne accanto al calamaio erano poste tutte alla stessa altezza.
Alfonso, seduto al suo posto, da una mezz’ora non faceva nulla e lo guardava con ammirazione. A lui non riusciva di portar ordine nelle sue carte. Qua e là era visibile il tentativo di regolarle in alcuni pacchetti riuniti, ma le caselle erano in disordine; l’una era riempita di troppo e disordinatamente, l’altra invece vuota. Miceni gli avea spiegato il sistema per dividere le carte secondo il loro contenuto o la destinazione e Alfonso lo aveva capito, ma, per inerzia, dopo il lavoro della giornata non sapeva adattarsi ad altra fatica non assolutamente necessaria.
Miceni già in atto di andare gli chiese:
– E ancora non sei stato invitato dal signor Maller?
Alfonso accennò di no; sfogatosi in quella lettera a sua madre, l’invito gli sarebbe stato una seccatura e null’altro.
Era Miceni la causa che Alfonso nella lettera alla madre aveva alluso alla superbia dei principali; gli aveva parlato spesso dell’invito mancato. Vigeva l’uso che ogni nuovo impiegato venisse presentato in casa Maller, e a Miceni doleva che Alfonso non ne avesse ricevuto l’invito, perché, con questa prima ommissione, vedeva perdersi un’usanza cui egli sembrava tenerci.
Miceni era un giovine mingherlino con una testa straordinariamente piccola, fornita di capelli neri ricciuti che portava corti. Era vestito da persona che può permettersi qualche lusso, acconciato con accuratezza poi, come il suo tavolo.
Non solo nel vestire Alfonso differiva dal suo collega. Era pulito, però dal solino di bucato ma giallognolo, alla giubba grigia, tutto dinotava in lui il gusto poco raffinato e il desiderio di spenderli corti. Miceni, vanerello, gli rimproverava che l’unico suo lusso consistesse nei due occhi intensamente azzurri, l’effetto dei quali era scemato, sempre secondo Miceni, da una barba troppo abbondante di color castagno, tenuta senza cura. Alto e robusto, in piedi appariva troppo lungo, e tenendosi con tutto il corpo alquanto chino per innanzi quasi volesse assicurarsi dell’equilibrio, sembrava debole e incerto.
Entrò correndo Sanneo, il capo corrispondente. Era un uomo sulla trentina, alto e magro, i capelli di una biondezza sbiadita. Aveva ogni parte del lungo corpo in continuo movimento; dietro agli occhiali si movevano irrequieti gli occhi pallidi.
Chiese un libro d’indirizzi ad Alfonso, e, la parola non abbastanza pronta, con le mani cercava d’indicare la forma del libro, fremendo d’impazienza. Quando l’ebbe, già scartabellandolo nervosamente, guardò Miceni sorridendo con cortesia e lo pregò di rimanere perché doveva dargli ancora del lavoro. Miceni, pronto, si levò il soprabito, lo appese con cura, sedette e prese la penna in mano in attesa delle istruzioni.
Il signor Sanneo era antipatico ad Alfonso, perché brusco, ma era costretto ad ammirarlo1. Di un’attività prodigiosa in un organismo debole, il signor Sanneo aveva una memoria ferrea, sapeva di ogni piccolo affare, per quanto remoto, le piú minute particolarità. Sempre sveglio, maneggiava la penna con rapidità fulminea e non senza abilità. In certe giornate passava dieci ore di fila in ufficio, instancabile nel regolare e registrare. Per piccolezze, Alfonso lo sapeva dai copialettere che talvolta doveva leggere, sollevava polemiche accanite.
«Perché si sacrifica in tale modo?» si chiedeva Alfonso che non comprendeva la passione per quel lavoro.
Sanneo aveva un difetto che Alfonso apprese da Miceni. Era volubile, dava le sue preferenze a capriccio e sempre perseguitando i non preferiti. Sembrava davvero che in ufficio egli non potesse avere piú di una simpatia alla volta. In allora prediligeva Miceni.
Il signor Maller aperse la porta e dopo d’essersi accertato che c’era Sanneo entrò nella stanza. Alfonso non ce lo aveva mai veduto. Era un uomo forte, grasso, ma alto di statura. Lo si sentiva respirare talvolta, non affannosamente però. La testa era quasi calva, la barba intiera aveva folta, non lunga, di un biondo tendente al rosso. Portava occhiali con filetti d’oro. La sua testa aveva l’aspetto volgare per il color rosso carico della pelle.
Non guardò i due impiegati che s’erano levati in piedi e non rispose al loro saluto. Consegnò un telegramma a Sanneo con un sorriso e gli disse:
– L’Ipotecaria! Siamo del sindacato!
Quel dispaccio dalla capitale, atteso da giorni, significava che veniva affidata anche alla casa Maller la sottoscrizione per la nuova Banca Ipotecaria.
Sanneo aveva compreso e impallidí. Quel dispaccio gli toglieva le ore di riposo sulle quali aveva contato. Con uno sforzo risoluto si dominò e stette a udire con attenzione le istruzioni che gli vennero impartite.
L’emissione si faceva due giorni appresso, ma la casa Maller doveva conoscere le firme dei soscrittori la sera della dimane. Il signor Maller indicò alcune case a cui gli premeva che l’offerta venisse indirizzata. Gli altri indirizzi dovevano essere dei medesimi clienti ai quali già s’erano fatte offerte consimili. Quella sera stessa bisognava spedire un centinaio di dispacci, preparati da giorni senza l’indirizzo e senza il numero delle azioni che dovevano variare secondo l’importanza della casa cui si dirigevano. Il lavoro però che aveva da allungare di tanto le ore di ufficio consisteva nelle lettere di conferma da scriversi e spedirsi subito.
– Ritornerò alle undici – concluse il signor Maller; – la prego di lasciare sul mio tavolo una lista delle case cui avrà telegrafato e l’indicazione della quantità di azioni offerte; firmerò allora le lettere.
Se ne andò con un saluto cortese ma non indicando con sufficiente chiarezza a chi lo rivolgesse.
Sanneo, che già aveva avuto il tempo di rassegnarsi, disse lieto ai due giovani:
– Spero che avremo finito per le dieci o anche prima, e che quando il signor Maller ritornerà, troverà le stanze vuote. Adesso, presto!
Ordinò a Miceni d’informare del nuovo lavoro gli altri addetti alla corrispondenza, e ad Alfonso, lo speditore, poi uscí correndo.
Miceni riaprí il calamaio chiuso, prese dalla casella un pacco di carta da lettera e lo buttò con violenza sul tavolo.
– Se me ne fossi andato diritto per i fatti miei, ce ne sarebbe voluto a pescarmi fuori, per farmi passare qui la notte.
Alfonso s’incamminò sbadigliando. Un piccolo corridoio angusto e oscuro univa la stanza al corridoio principale ai cui lati c’erano gli uffici, tutti ancora illuminati, dalle porte eguali, con le cornici nere e le lastre appannate. Quelle delle stanze del signor Maller e del signor Cellani, il procuratore, portavano i nomi in nero sopra una piastra dorata. Nella sua luce uguale, le pareti pitturate a imitazione di marmo, le lastre delle porte illuminate piú fortemente, cosí, senza penombre, il corridoio deserto sembrava uno di quei quadri fatti a studio di prospettiva, complicati, ma solo di luce e di linee.
Una sola porta in fondo al corridoio era ad un battente e piú piccola delle altre. Alfonso l’aprí e appoggiandosi allo stipite dalla soglia gridò:
– Il signor Sanneo avverte che per questa sera si rimane fino alle dieci.
– Comandi?
Tale domanda equivaleva ad una risposta. Alfonso entrò e si trovò faccia a faccia con un giovinotto tozzo, dai capelli crespi di color castagno, dal fronte basso ma regolare; erasi levato in piedi appoggiandosi in atto di sfida con i pugni chiusi sul lungo tavolo su cui scriveva.
Il signor Starringer aveva rinunziato a qualsiasi altro avanzamento per occupare il posto rimasto vacante di dirigente alla speditura, ottenendo in tale modo prontamente un emolumento maggiore di cui urgentemente abbisognava.
– Fino alle dieci? E a cena quando ci andrò? Ho lavorato tutto il giorno e ho il diritto di andarmene. Io non resto!
– Ho da avvertirne il signor Sanneo? – chiese timidamente Alfonso, sempre timido con persone che non lo erano.
– Sí... anzi lo avvertirò io stesso! – Il era risoluto, significava che voleva andarsene e nasca quello che sa nascere; il resto pronunziò a voce piú bassa. Improvvisamente, dopo di aver capito che non poteva liberarsi da quella nuova seccatura, scoppiò in un’ira veemente. Disse ch’egli comprendeva essere colpa degl’impiegati alla corrispondenza, che gli toccava quel terno; a suo tempo, gridava, quando era lui impiegato, alludeva a quell’epoca di spesso, si lavorava di un lavoro battuto durante la giornata ma alla sera si andava a casa alle ore volute. Quel giorno aveva veduto chiacchierare Miceni sul corridoio, lavorare intorno ad una serratura Ballina. Perché perdevano in tale modo il loro tempo? Rosso in volto, ingrossate le vene del fronte, s’era avanzato verso Alfonso. Parlando degl’impiegati tendeva il braccio e con l’indice accennava esattamente alla corrispondenza. Alfonso gli spiegò che non si ritardava per il lavoro della corrispondenza, ma che all’ultima ora era stato commesso loro un nuovo lavoro. L’ira di Starringer non cessò ma non la sfogò piú con parole. – Ah! cosí! – e si strinse sdegnosamente nelle spalle con movimento esagerato, volendo esprimere molto.
Sul tavolo giacevano le lettere scritte nella giornata, alcune già sigillate. Senza piú curarsi di Alfonso, il signor Starringer ne prese una, si sedette e in un libro che aveva dinanzi ne copiò l’indirizzo con mano tremante.
Nel corridoio era venuto a sedersi...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Una vita
  3. Introduzione
  4. Avvertenza
  5. Una vita
  6. Appendice
  7. Il libro
  8. L’autore
  9. Dello stesso autore
  10. Copyright