Abdul Bashur, sognatore di navi
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Abdul Bashur, sognatore di navi

  1. 176 pagine
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Abdul Bashur, sognatore di navi

Informazioni su questo libro

Abdul Bashur è l'alter ego e l'inseparabile amico di Maqroll il Gabbiere, eroe e antieroe di quasi tutte le storie raccontate da Álvaro Mutis. Nei vari episodi di questo romanzo può finalmente dare libero sfogo alle proprie passioni e ai propri estri: la fantasia, l'intraprendenza, il coraggio, il gusto per la provocazione, l'astuzia, la sensualità... Personaggio di una coerenza inalterabile, giocherà l'ultima sfida inseguendo il miraggio della nave perfetta, il cargo ideale, il sogno di tutta una vita. Perché Abdul Bashur è per l'appunto un«sognatore di navi», alla ricerca inesausta del supremo oggetto del desiderio, che appare all'orizzonte ma sempre un po' oltre il punto in cui ci si trova, al di là dell'appuntamento inevitabile e necessario.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2015
eBook ISBN
9788858418819
Print ISBN
9788806224035

Tre.

Non mi è stato possibile collocare nel tempo l’incontro di Abdul Bashur con Jaime Tirado, il Rompispecchi. Per evocarlo ho dovuto ricorrere alle lettere di Bashur indirizzate a Fatima, dove il fatto viene citato senza molti dettagli, e ai miei appunti delle conversazioni con Maqroll, quelle sí molto piú esplicite e ricche di particolari. Bashur parla del tramp steamer comprato a Marsiglia, che battezzò con il nome Princess Boukhara, dando prova di un umorismo attribuibile piú al Gabbiere che non a lui. Su questa nave viaggiò all’appuntamento con il Rompispecchi. Ma prima che questo succedesse, avvennero molti altri fatti e altrettanti ne accaddero dopo, a giudicare dalle notizie, quasi tutte senza data, provenienti da Maqroll, il cui forte non è mai stata la cronologia. In ogni caso, questa imprecisione non ha molta importanza, dato che non è nemmeno mia intenzione, in questo resoconto di fatti, comunque parziale, della vita di Bashur, attenermi a una rigida sequenza temporale, come non è accaduto, in precedenza, nei miei racconti dedicati al Gabbiere. Ciò che mi ha sconcertato in questo caso particolare, mentre cercavo di stabilire la data in cui avvenne, è l’apparizione delle gemelle Vacaresco, che io davo per scomparse molto tempo prima dell’appuntamento di Bashur con Tirado. L’errore dovette essere mio, sicuramente, perché sia i dati provenienti da Bashur sia quelli raccolti da Maqroll concordano nel ricordare le famose sorelline all’inizio del caso del fiume Mira e dell’incontro con il Rompispecchi, dove Abdul fu sul punto di perdere la vita.
Maruna e Lena Vacaresco facevano spettacolo in un malfamato cabaret di Southampton con un numero erotico piuttosto ordinario che risultava però abbastanza piccante poiché si trattava di due sorelle gemelle che si lanciavano in una serie di acrobazie lesbiche, con ogni tipo di gemiti e di occhi rovesciati nello spasimo, poco credibili, questo è vero, ma sufficienti a tener vivo il morboso interesse del pubblico. Questo era composto, nella quasi totalità, da marinai delle piú diverse nazionalità per nulla esigenti nel pretendere un rigoroso realismo nella sceneggiata di cui erano protagoniste le due gemelle.
Una notte in cui decisero di scendere dal Princess Boukhara, che scaricava nel porto inglese lino grezzo proveniente dall’Egitto, Maqroll e Abdul andarono a farsi un giro per i bar vicini ai moli. La grigia monotonia delle strade di Southampton e l’imponente massa delle fabbriche e delle installazioni portuali causò loro una depressione come in nessun altro porto dell’isola.
– Un buon whisky cancella due terzi di tanto cemento senza colore, di tanti mattoni, di tanta fuliggine e di tanti inglesi ottusi e mal nutriti, – disse il Gabbiere cercando di convincere Bashur ad accompagnarlo per fuggire dallo strepito sincopato e implacabile delle gru.
Fu cosí che finirono con il fare visita al Pink-Surprise, come si chiamava, in modo piuttosto gratuito, il tugurio dove si davano da fare le gemelle Vacaresco. Avevano già girato un numero di bar sufficiente a far sí che lo scotch cominciasse a mantenere la promessa di Maqroll e tutto avesse un aspetto piú tollerabile. Il numero delle sorelline era animato, va’ a sapere perché, da musica spagnola, il che provocò in Bashur un’allegria che il Gabbiere non arrivava a capire. Lo spettacolo cominciava con la presentazione delle sorelle, ognuna a un lato della piccola scena, e nel centro era illuminato un letto rotondo addobbato con fiocchi e nappine di color rosa, come il lenzuolo che lo copriva. A sinistra si trovava Maruna, con una capigliatura marcatamente nera, gli occhi bistrati da spesse righe di matita e le forme rotonde coperte da un succinto baby doll celeste. A destra compariva Lena, con una ricca chioma biondo platino, gli occhi truccati di un lilla intenso e un capo di vestiario ridotto come quello della sorella, ma di color rosa. L’azione cominciava al suono del pasodoble El relicario, seguivano poi brani ugualmente noti, fino ad arrivare, nell’estasi delle due sorelle, a España cañí. Il rituale di abbracci, baci, carezze e colpi di lingua, il tutto accompagnato da lamenti e sospiri esagerati era, lo si è già detto, tanto poco convincente quanto monotono. L’ilarità di Abdul lo spinse a invitare al tavolo le due gemelle e a ordinare una bottiglia di champagne. Il Gabbiere lo guardava, incuriosito di fronte a tanto entusiasmo non giustificato né dal luogo né dalle sorelle Vacaresco.
– Soltanto gli inglesi, – disse Abdul per spiegare il suo entusiasmo, – sono capaci di produrre una simile mostruosità, tanto assurda quanto volgare. Questa è la cosa piú deliziosamente grottesca che io abbia visto da molto tempo. Le gemelline sanno il fatto loro. Possiedono quella che lei chiama la «febbre danubiana». Vedrà.
In effetti, le sorelline Vacaresco risultarono essere abbastanza diverse da quanto si poteva pensare vedendole in azione al Pink-Surprise. Tanto per cominciare, come si poteva supporre, il loro cognome non era quello, e nemmeno i loro nomi. Si chiamavano Estela e Raquel Nudelstein. Il padre era stato un sarto ebreo nato in Bessarabia e la madre, che svolgeva a un tempo i ruoli di agente e di protettore, era di Lwow, figlia di un rabbino hassidico. Su una vecchia rivista inglese, Donna Sara, cosí si chiamava l’imponente matrona, aveva visto in gioventú la fotografia della poetessa rumena Hélene Vacaresco, che aveva goduto a Parigi di una certa notorietà negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Alla madre sembrò che Vacaresco si adattasse perfettamente alla professione cui aveva destinato le gemelle che Geova le aveva concesso come mezzo infallibile per guadagnarsi la vita. Il padre morí in uno dei primi pogrom dello stalinismo. Tutto questo venne raccontato dalle protagoniste, dopo la seconda coppa di champagne, con una disinvoltura e una grazia che – aveva ragione Bashur – conservavano per l’intimità e mai mettevano in mostra in scena. Senza il maquillage e le vistose parrucche, apparivano un volto interessante e un’espressione sveglia e maliziosa che confermavano quanto aveva predetto Abdul citando Maqroll. Di sicuro questo è un tratto caratteristico di molti ebrei della Mitteleuropa che finiscono con l’essere piú viennesi dei viennesi o piú magiari degli ungheresi. Si veda a riprova il caso di Erich von Stronheim, ebreo viennese che nel cinema rappresentò il tipico ufficiale della guardia dell’imperatore Francesco Giuseppe o lo junker di pura razza prussiana. La prima cosa che chiese Abdul, quando le gemelle si sedettero al loro tavolo, fu da dove fosse uscita l’idea di utilizzare quella musica spagnola cosí irresistibilmente di cattivo gusto. Maruna, che cominciava a dimostrare una spiccata preferenza per il Gabbiere, spiegò che i proprietari del locale dovevano aver dedotto che Vacaresco fosse un tipico cognome andaluso e avevano messo insieme quell’allucinante pot-pourri di pasodoble per rendere vivace il numero. Bashur insistette soddisfatto:
– È proprio come avevo detto. Solo gli inglesi possono ottenere una simile meraviglia. Sono impagabili.
Lena, da parte sua, aveva messo gli occhi su Bashur e fu lei a proporre di passare al francese per scambiarsi le loro opinioni. Ormai cominciavano a piovere dagli altri tavoli sguardi di manifesto biasimo. I quattro lasciarono il Pink-Surprise dopo una seconda esibizione delle Vacaresco in cui l’indifferenza e la stanchezza risultavano quasi insultanti nei confronti del pubblico. Dopo aver fatto visita ad altri due o tre locali, andarono al porto a mangiare ostriche e pesce fresco con vino bianco portoghese, che un tipo di Lisbona vendeva in una piccola bottega all’uscita di un garage. Salirono poi sulla nave e ogni coppia andò nella propria cabina in mezzo a fados contraffatti dalle gemelle che non sapevano neppure una parola della lingua di Camões.
Una volta scaricato il lino grezzo, il Princess Boukhara fu sottoposto a una necessaria e urgente pulizia dello scafo. I cinque giorni in cui la nave restò in cantiere, Maqroll e Bashur li passarono nell’albergo delle gemelle, con il consenso, certo non molto entusiasta, della madre. Le sorelline risultarono essere una fonte di divertimento all’apparenza inesauribile. La loro tendenza naturale a un umorismo pungente e immediato, applicato ai piú insignificanti incidenti quotidiani, riuscí a trasformare il tempo passato dai due amici a Southampton in una memorabile festa. Le gemelle avevano personalità del tutto opposte. Maruna, l’amante di Maqroll, aveva un carattere introverso, tendente alla malinconia e al fugace melodramma. Una certa propensione alla frigidità veniva compensata a letto dall’imitazione di estasi inaspettate, molto piú convincenti di quelle finte sulla scena. Tutto ciò, nell’intimità, risvegliava in Maqroll un’eccitazione sconosciuta. Quando le cose si facevano serie, Maruna cadeva in un’estasi da madonna, ugualmente stimolante per lui. Lena, estroversa, superficiale e disordinata, aveva quella sensualità a fior di pelle delle donne per cui solo il presente conta, che preferiscono gli uomini istintivi, negati per «ogni complessità intellettuale e per ogni angoscia metafisica», come lei stessa li definiva. «L’unica angoscia che conosco è quella di non piacere a qualcuno», era solita dire, mentre scuoteva i capelli con un gesto provocante che ormai si era trasformato in un tic. Le Vacaresco finirono col divenire, piú avanti, per loro, una sorta di metro di paragone per misurare un ambiente o un’esperienza. Una «notte Vacaresco» o una donna «non Vacaresco», davano la misura di quanto si erano divertiti.
Ma l’incidente che fece di quei giorni una vacanza indimenticabile, soprattutto per Bashur, accadde alla vigilia della partenza del Princess Boukhara. Lena volle lasciargli un ricordo di quell’incontro. Cercando tra un mucchio di fotografie che aveva tirato fuori da una scatola per biscotti vuota, voleva dargliene una in cui i suoi attributi fossero bene in vista, senza cadere nel volgare. Bashur ne adocchiò subito una in cui lei stava con un uomo dall’aspetto florido, il volto leggermente inquietante e un’aria sportiva. Erano appoggiati alla ringhiera di poppa di un cargo di notevole ed elegante linea. Il castello di poppa gli ricordò quello del Nebil, ma aveva un disegno ancora piú classico. Prese la foto e se ne restò a guardarla assorto, cercando di identificare la nave. Lena non capí l’interesse di Abdul per quella particolare immagine e gli chiese perché attirasse la sua attenzione. Invece di risponderle, Abdul le chiese con evidente ansietà:
– Dove si trova ora questa nave? Il padrone è il tipo che compare nella foto? Chi è?
Lena lo guardò, sorpresa per la raffica di domande, e rispose con la pazienza con cui si parla a qualcuno che si desidera veder tornare in sé:
– La nave si chiama Thorn e ora sta marcendo alla foce del fiume Mira alla frontiera nord dell’Ecuador. Il proprietario è, in effetti, l’uomo che compare nella foto, – qui tentennò un momento prima di proseguire. – Non c’è molto da dire su di lui. Io, per lo meno, so ben poco. Ha molto denaro, guadagnato con la vendita di non so quale prodotto vegetale, le cui piantagioni gli appartengono. Si trovano a monte del fiume, a molte ore di navigazione.
– Come si chiama il tipo? – la interruppe Abdul impaziente.
– Perché fai cosí? Il tipo si chiama Jaime Tirado, ma è conosciuto come il Rompispecchi. Non mi dirai che sei geloso? È una cosa che non avrei mai pensato di te, – Lena non poteva spiegarsi il febbrile interesse di Abdul per un personaggio cosí lontano nel tempo.
– No, per Dio, – spiegò Bashur. – È la nave che mi interessa. Ha una linea che è una meraviglia. Credi che si trovi ancora là?
Lena, ora piú tranquilla, rispose:
– Dovrebbe trovarsi là, credo. Ho paura che non prenda piú il mare. Mi pare di ricordare che il proprietario abbia cercato di venderla.
– Il fiume Mira, hai detto? – insistette Bashur.
– Sí, il Mira, al confine con la Colombia, – rispose Lena. – Ma non mi dire che pensi di andare fin lassú. È in capo al mondo. Ho viaggiato con il Rompispecchi da Panama fino a quel posto, su un panfilo. Fa un caldo d’inferno, le zanzare ti divorano giorno e notte, in mezzo a una desolazione e a una miseria incredibili. Lui, invece, vive come un marchese, ma in un posto ancora piú a monte e ci scommetto che non riuscirai ad avvicinarti.
– Conosco luoghi molto peggiori e mille volte piú pericolosi. Non ti preoccupare, – rispose Abdul, mentre riponeva la fotografia nel portafoglio.
Lena gliene diede un’altra dove appariva con la camicetta aperta e offriva i suoi seni al fotografo con un sorriso provocante.
– Prenditi anche questa, – disse, – anche se non c’è nessuna nave. Conservala come ricordo delle nostre notti di Southampton.
Abdul la mise insieme alla precedente e cambiò discorso. Piú tardi passarono da Maqroll e Maruna e andarono a cenare in un ristorante pakistano, raccomandato da Donna Sara. La signora, dalle carni imponenti e dall’astuzia inesauribile, sapeva rimanere nell’ombra e lasciava alle figlie una libertà in apparenza assoluta che, in realtà, si concretizzava nel vecchio e ben noto gioco del pescatore e della trappola. Loro non la nominavano mai, ma i due amici avevano già avvertito certi segnali, impercettibili per gli altri, che era facile arguire si riferissero a severe istruzioni della matrona di Lwow, mai trasgrediti dalle due ragazze.
Quella notte la passarono svegli, in un’accelerata e febbrile rivincita prima di dirsi addio. Girarono per i pochi bar passabili del porto e, al ritorno in albergo, fecero l’amore con la furia di chi sa che non si incontrerà mai piú. Si diressero al Princess Boukhara e, ai piedi della scaletta, prima di salutarsi, Maqroll dichiarò alle gemelle con un’enfasi poco comune in lui:
– Il ricordo delle sorelle Vacaresco ci sarà utile, d’ora in avanti, quando arriveranno i giorni bui che non mancano mai all’appuntamento, per ricordarci che l’allegria non è un’invenzione dei semplici per ingannare se stessi. Sappiamo che esiste, perché l’abbiamo conosciuta con voi.
Loro, con qualche lacrima che scorreva su guance sciupate, cercarono di capire quel che diceva il Gabbiere. Era evidente che non ci riuscivano. Quando la nave cominciò a muoversi, Maruna e Lena erano ancora lí, ad agitare le braccia e a piangere con un’aria di abbandono che provocò al Gabbiere e a Bashur un nodo alla gola.
In alto mare, sulla rotta per Danzica, dove li aspettava un carico di utensili agricoli destinati a Giacarta, Abdul mostrò a Maqroll la fotografia del Thorn e gli parlò del suo interesse a verificare se la nave fosse ancora in vendita. Il Gabbiere, ormai abituato da tempo a non contrastare l’ossessione del suo amico, gli propose di cercare in uno dei porti dove avrebbero fatto scalo, un carico diretto a Panama o a Guayaquil. Cosí avrebbe potuto dare un’occhiata alla nave che lo inquietava tanto. Riconobbe, di sfuggita, che il disegno della nave era davvero di notevole eleganza e semplicità. Mancava solo di capire quale motore avesse e in che stato si trovasse. Riguardo al proprietario, disse con sincerità:
– Nella storia di Lena manca un pezzo, ma lei è stata sufficientemente furba, con quanto ci ha detto, da fare in modo che lo trovassimo da noi. Di una cosa sono sicuro: il famoso Rompispecchi non ha fatto la sua fortuna esportando banane, che è ciò che si coltiva laggiú. Quel denaro proviene da qualcosa che vale di piú e che è piú rischioso ottenere. Inoltre quella sua aria da bambino ben pasciuto mi sembra oltremodo sospetta. Non c’è peggior razza di questi signorini che se ne escono dal loro solito ambiente e rompono con le regole e le convenzioni della loro classe sociale. Sono molto pericolosi perché si sono lasciati alle spalle i principî con i quali sono nati e non rispettano mai quelli stabiliti dalla malavita. È per questo che sono capaci di tutto. Non ci sono limiti che li frenino. Vedremo cosa succederà. Bisogna ottenere questo carico per Panama o per l’Ecuador, e poi si vedrà.
Abdul ripose di nuovo la fotografia, soddisfatto nel verificare che il suo compagno e complice lo appoggiava, ancora una volta, nella sua ricerca del tramp steamer ideale.
A Giacarta, Maqroll decise di fermarsi per viaggiare un po’ nell’arcipelago malese e riannodare a Kuala Lumpur le sue relazioni con la vedova venditrice di incensi funebri, i cui incanti continuavano ad avere per lui un fascino per nulla disdegnabile. L’ultima cosa che consigliò a Bashur, prima di abbandonare il Princess Boukhara, fu:
– Abdul, stia in guardia dal Rompispecchi. Si ricordi quanto le ho detto di questi signorini. Non mi lasci senza notizie. Sa dove scrivermi.
– Non si preoccupi. Terrò bene a mente i suoi avvertimenti. Parta tranquillo, – gli rispose Bashur, mentre lo guardava scendere la scaletta con il suo passo guardingo di felino stanco e perdersi, poi, tra la variopinta moltitudine del porto, il capo eretto e vigile, come a misurare le insidie del mondo. Tornò allora a provare quella solidarietà affettuosa, quell’amicizia senza ombre, inflessibile e calorosa a un tempo, che gli risvegliava quel personaggio senza eguali, esploratore instancabile delle dune dove il destino e il caso si confondono per ingannare l’uomo e stordirlo con gli stupidi miraggi dell’ambizione e del desiderio. Le riserve che il Gabbiere gli aveva espresso in relazione al proprietario del Thorn se le sarebbe ricordate nei momenti che avrebbe voluto condividere con il suo amico e che dovette affrontare da solo, nell’abbandono inclemente di un Tropico atroce.
Da Giacarta, Abdul viaggiò verso Tripoli e da lí, con la nave carica di esplosivi, a Limassol, a Cipro, dove consegnò la compromettente mercanzia a un uomo dalla lunga barba rossiccia, accuratamente pettinata e con i capelli dello stesso colore che gli scendevano sulle spalle. Aveva tutto l’aspetto di un pope e muoveva le sue piccole mani da damina profumata come se impartisse benedizioni. Era chiaramente un pope travestito da civile e immischiato nelle intricate cospirazioni dell’isola che miravano ad abbattere il dominio inglese. Già da tempo Bashur aveva imparato che per far rendere un tramp steamer non si devono fare troppe domande e le risposte si devono dare a piccole dosi con vigile parsimonia.
Il Thorn era sempre nei suoi pensieri. Ogni notte, prima di dormire, esaminava a lungo la fotografia della nave. Arrivò a calcolare con approssimazione le sue misure e la sua capacità di carico, partendo solo da quell’immagine alla quale la sorridente coppia aggiungeva un tocco di intrigo e di nostalgia che lo lasciava per lunghe ore insonne. Chi sarà quel Jaime Tirado, il Rompispecchi, sul quale Maqroll nutriva tanti sospetti? La risposta non si fece aspettare troppo.
Da Limassol viaggiò verso La Rochelle. Il suo agente in quel porto gli aveva spedito un telegramma chiedendogli di correre lí al piú presto. Con un carico di minerale di zinco partí per la Francia, con la premonizione, quasi una certezza, che qualcosa stava maturando in relazione al Thorn. E cosí fu. Nel porto dell’antica Aquitania lo aspettava un contratto di carico per Guayaquil, consistente in venti immensi cassoni contenenti macchinari tessili che occuparono tutta la stiva del Princess Boukhara. A La Rochelle acquistò una carta nautica della costa ecuadoriana e un’altra, piú dettagliata, della foce del Mira. Durante il viaggio si dedicò a studiare queste due carte in compagnia del capitano, personaggio che abbiamo tardato a presentare – un’imperdonabile negligenza – dato che fu per molto tempo un assistente insostituibile di Abdul, grazie alla sua lealtà e gentilezza, indispensabili per trattare con equipaggi radunati con la casualità dei porti.
Si chiamava Vincas Blekaitis ed era nato a Vilnius. Aveva occhi di un grigio pallido, cosí comuni tra i baltici, e da loro aveva anche ereditato la statura erculea e una lentezza di movimenti che nascondeva millenarie astuzie e tempestosi cambiamenti di umo...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Abdul Bashur, sognatore di navi
  3. Uno
  4. Due
  5. Tre
  6. Quattro
  7. Cinque
  8. Sei
  9. Sette
  10. Otto
  11. Dialogo a Belém do Pará
  12. Epilogo
  13. Il libro
  14. L’autore
  15. Dello stesso autore
  16. Copyright