Per la cruna di un ago
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Per la cruna di un ago

La ricchezza, la caduta di Roma e lo sviluppo del cristianesimo, 350-550 d.C.

  1. 896 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Per la cruna di un ago

La ricchezza, la caduta di Roma e lo sviluppo del cristianesimo, 350-550 d.C.

Informazioni su questo libro

Con questo libro Peter Brown affronta senza ambiguità uno dei grandi paradossi della storia dell'Occidente. Utilizzando magistralmente fonti alte e archivi «bassi» - elaborazioni dottrinali di matrice teologica, disposizioni del diritto canonico e materiali spuri tratti dalla vita quotidiana di comunità e personaggi minori - il grande storico scrive la prima vera e propria storia economica del cristianesimo e della chiesa delle origini. Al centro del libro la condizione paradossale per cui se anche la rinuncia, il dono e la povertà si trovano al cuore dei Vangeli, la chiesa, che su quei testi si è edificata, è diventata, nel corso dei secoli, una delle piú formidabili potenze economico-finanziarie della storia. Lungi dal gridare allo scandalo, Brown cerca di spiegare come mai un'istituzione nata sul presupposto secondo cui la vera vita si colloca nel mondo altro della promessa, e che questo mondo, con i suoi beni, lusinghe e tentazioni, è da rigettare, proprio a questo mondo si è adattata con tutte le sue forze, insediandovisi e organizzandosi anche e soprattutto come potenza economica e politica. Due i fenomeni studiati dall'autore. Da un lato il flusso di ricchezza, poteri, ruoli e funzioni di comando e controllo dalla grande aristocrazia terriera alle alte gerarchie ecclesiastiche. Dall'altro, e specialmente, le condotte e scelte di vita di una «moltitudine sinora inosservata». La ricchezza della chiesa si spiega soprattutto guardando «verso il basso, verso un mondo di cui si sapeva molto poco solo fino a pochi anni or sono», formato da umili e poveri che parteciparono allo sviluppo della cristianità latina contribuendo all'allestimento di nuove strutture sociali sottomesse alla guida della chiesa a cui chiesero di garantire cura, protezione e conduzione in un'epoca di grandi angosce e inquietudini, che segna la fine di un mondo e l'inizio di un altro, che ormai non potrà piú essere, però, un «mondo altro», concentrato come sarà sulla propria riproduzione e conservazione.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2014
Print ISBN
9788806215750
eBook ISBN
9788858414477
Argomento
Storia
Categoria
Storia antica

Conclusioni

I cambiamenti avvenuti tra il 500 e il 650 risultarono decisivi. Iniziò a imporsi quasi di soppiatto un nuovo coacervo di elementi concettuali che riguardavano l’uso della ricchezza, la natura della comunità cristiana e il destino dell’anima. Per tutti i secoli successivi, questo particolare conglomerato di idee – che ponevano in relazione tra loro la ricchezza della chiesa, la cura dei poveri e il destino dell’anima – divenne inamovibile nella mente delle popolazioni dell’Europa occidentale, cattolica.
Verso l’anno 1000, per gli europei era ormai logico portare con sé tale conglomerato di nozioni ovunque andassero, fosse anche ai limiti estremi del mondo conosciuto. E alcuni andarono effettivamente molto lontano. Nel 1020, il primo colono europeo in Groenlandia convertitosi al cristianesimo – Thorstein, figlio di Eirik il Rosso – stava morendo a Lysefjord (l’attuale fiordo di Ameralik in Groenlandia). Poco prima di morire, Thorstein chiamò a sé la moglie Gudrid e, secondo lo stile delle leggende profetiche scandinave, si levò improvvisamente a sedere sul letto (come se fosse tornato dal mondo dei morti) e le diede un consiglio: «Egli la pregò di guardarsi bene dallo sposare un groenlandese. La pregò di donare i loro beni alla chiesa, e una parte ai poveri; quindi cadde morto per la seconda volta»1.
Ripresa alcuni secoli piú tardi nella Saga dei Groenlandesi, la storia racchiudeva tutto il peso di un senso comune riguardante il corretto uso della ricchezza e condiviso da tutti i cristiani cattolici. Era ciò che ogni credente, come Thorstein Eiriksson, avrebbe dovuto fare prima di affrontare la morte, non importa se ormai abitava ai margini della regione artica.
Nel 350 d.C., tuttavia, poco di tutto ciò era definito. In questo libro abbiamo seguito un lungo processo, iniziando da un’epoca ancora esitante. Come risultato della conversione di Costantino nel 312, le chiese cristiane d’Occidente avevano ricevuto privilegi, ma senza diventare ricche. Nella stragrande maggioranza, gli abitanti dell’Occidente romano appartenenti ai ceti piú alti si sentivano ancora spronati da una lunga tradizione a dimostrare la loro generosità alla città natale e ai loro concittadini, non certo alle chiese e ancora meno ai poveri. I ricchi fecero il loro ingresso nella chiesa in numero crescente solo negli ultimi tre decenni del IV secolo, assumendo spesso ruoli di comando come vescovi e autorevoli scrittori cristiani. Piuttosto che la conversione di Costantino nel 312, a segnare il vero punto di svolta nella cristianizzazione dell’Europa fu, dal 370 circa in avanti, l’ingresso nelle chiese di nuove ricchezze e talenti. Da quel momento, in quanto adepti di una religione abbracciata dai ricchi e dai potenti, i cristiani poterono cominciare a pensare l’impensabile e immaginare la possibilità di una società totalmente cristiana.
Quella nuova ricchezza portò tuttavia con sé i suoi problemi. Le strutture sociali del IV secolo garantivano che vi sarebbe stata abbondanza di nuove ricchezze, possedute da gruppi tra loro in competizione, molti dei quali ansiosi di lasciare la loro impronta sostenendo la nuova religione. Eppure, le chiese a cui i nuovi ricchi si rivolsero negli ultimi decenni del IV secolo erano già, per molti versi, istituzioni obsolete e cristallizzate nei loro comportamenti. La consuetudine cristiana delle pie offerte risaliva a secoli addietro, alle tradizioni e ai testi sacri condivisi dal cristianesimo e dal giudaismo. Sia nel cristianesimo sia nel giudaismo, tali consuetudini si erano create a latere dei modelli dominanti di beneficenza pubblica che le città del mondo greco-romano proponevano ai ricchi.
Nell’immaginario sociale, l’effetto delle offerte cristiane fu quello di abbattere i tradizionali confini ancora mantenuti dalle città antiche. I doni degli evergeti alla città procuravano fama in questo mondo, e solo in questo. Al contrario, le offerte fatte all’interno delle chiese erano in grado – cosí si pensava – di collegare il mondo terreno a un mondo sconfinato al di là delle stelle. Le pie offerte, per giunta, non riguardavano soltanto i ricchi: tutti i credenti di tutte le classi erano incoraggiati a contribuire alla cura dei poveri e al mantenimento della chiesa e del clero. Le donazioni per i poveri, inoltre, erano molto diverse da quelle destinate a un nucleo ben definito di concittadini. Esse erano destinate ad arrivare a un gruppo che veniva immaginato immenso e silenzioso quanto il cielo stesso.
Anche prima della conversione di Costantino, queste idee avevano generato in ambito cristiano uno stile ben preciso di offerte per cause religiose. Negli anni Cinquanta del III secolo, le lette...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Per la cruna di un ago
  3. Elenco delle illustrazioni
  4. Prefazione
  5. Per la cruna di un ago
  6. PARTE PRIMA - Ricchezza, cristianesimo e pie offerte alla fine del mondo antico
  7. PARTE SECONDA - Un’epoca di ricchezza
  8. PARTE TERZA - Un’epoca di crisi
  9. PARTE QUARTA - Le conseguenze
  10. PARTE QUINTA - Verso un altro mondo
  11. Conclusioni
  12. Bibliografia
  13. Indice analitico
  14. Apparati iconografici
  15. Il libro
  16. L’autore
  17. Dello stesso autore
  18. Copyright