
eBook - ePub
Il Piccolo Principe (Einaudi)
Traduzione e cura di Andrea Bajani. Con gli acquerelli dell'autore
- 136 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Il Piccolo Principe (Einaudi)
Traduzione e cura di Andrea Bajani. Con gli acquerelli dell'autore
Informazioni su questo libro
Un pilota d'aerei in avaria nel mezzo del Sahara, un piccolo principe piombato sulla Terra da un minuscolo asteroide per sfuggire alla solitudine. È cosí che inizia una delle favole senza età piú semplici e piene di poesia che siano mai state scritte: una storia di incontri bizzarri e di struggente malinconia, di amicizia e di amore che parla al cuore di tutti noi. Un grande classico per l'infanzia amato anche dagli adulti, Il Piccolo Principe è divenuto un long seller internazionale, che ha fatto innamorare milioni di lettori nel mondo.
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Informazioni
Print ISBN
9788806213220eBook ISBN
9788858419052
XXVI.
Accanto al pozzo c’era un muro di pietra vecchio e cadente. Quando tornai dal lavoro che dovevo fare, la sera dopo, scorsi da lontano il piccolo principe seduto lí sopra, con le gambe penzoloni. E lo sentii parlare:
– E quindi non ti ricordi? – diceva. – Non è mica qui!
Un’altra voce gli rispose, evidentemente, qualcosa, visto che poi lui disse:
– Sí, sí! Il giorno è giusto. È il luogo che non lo è.
Continuai ad avvicinarmi al muro. Ancora non vedevo né sentivo nessuno. Eppure il piccolo principe rispose di nuovo:
– Ma certo. Vedrai dove iniziano le mie tracce nella sabbia. Mi devi solo aspettare. Sarò lí, stanotte.
Ero a venti metri dal muro e continuavo a non vedere niente.
Dopo un attimo di silenzio, il piccolo principe riprese:
– Ce l’hai un veleno buono? Sei sicuro di non farmi soffrire troppo a lungo?
Mi fermai, con una stretta al cuore. Eppure continuavo a non capire.
– Adesso vattene, – gli disse. – Voglio scendere.
Allora abbassai lo sguardo ai piedi del muro, e feci un salto! Tutto teso verso il piccolo principe, c’era uno di quei serpenti gialli che ti fanno fuori in trenta secondi. Mentre frugavo nella tasca per prendere la pistola, cominciai a correre. Ma non appena sentí il rumore, il serpente si lasciò scivolare giú lentamente tra la sabbia, come una fontanella che si spegne, e s’infilò tra le pietre senza troppa fretta, con un leggero rumore metallico.
Raggiunsi il muro giusto in tempo per raccogliere tra le braccia il mio piccolo principe, che era pallido come la neve.
– Che storia è questa? Adesso ti metti a parlare con i serpenti?
Gli avevo sfilato la sciarpa dorata che portava sempre. Gli avevo bagnato le tempie e l’avevo fatto bere. E adesso non avevo piú il coraggio di chiedergli niente. Mi guardò tutto serio e poi mi buttò le braccia al collo. Sentivo il suo cuore battere come quello di un uccello che muore, dopo che una carabina l’ha colpito. Mi disse:
– Sono contento che tu abbia trovato quel che mancava al tuo apparecchio. Cosí adesso potrai tornare a casa…
– Come lo sai?
In effetti ero andato proprio per annunciargli che, contro ogni mia speranza, ero riuscito a portare a termine il mio lavoro!
Alla mia domanda non rispose, però poi disse:
– Anche io oggi torno a casa…
Quindi, con un po’ di malinconia:

– Adesso vattene, – gli disse. – Voglio scendere.
– È molto piú lontano… è molto piú complicato…
Mi rendevo conto perfettamente che stava succedendo qualcosa di incredibile. Lo strinsi tra le braccia come un bambino, e però mi sembrava che scivolasse lo stesso giú verso un abisso, senza che io potessi far nulla per trattenerlo…
Aveva lo sguardo serio, perso in un punto lontanissimo:
– Ho la tua pecora. E ho la scatola per la pecora. E ho la museruola…
Sorrise malinconico.
Aspettai per un bel po’. Sentivo che a poco a poco si scaldava.
– Ometto mio, tu hai paura…
Ovvio che si era spaventato! Ma poi rise con dolcezza:
– Avrò molta piú paura questa sera.
Mi sentii di nuovo gelare la schiena, per l’ineluttabilità di tutto ciò. E mi resi conto che non riuscivo ad accettare l’idea di non sentire piú quella risata. Era come una fontana in mezzo al deserto, per me.
– Ometto mio, voglio ancora sentirti ridere…
Ma lui mi disse:
– Stanotte sarà un anno. La mia stella si troverà esattamente sopra il punto in cui sono caduto l’anno scorso…
– Ometto mio, dimmi che è solo un brutto sogno questa storia del serpente e dell’appuntamento e della stella…
Ma lui non rispose alla domanda. Mi disse:
– L’essenziale non lo vedono…
– Certo.
– È come per il fiore. Se tu ami un fiore che si trova su una stella, guardare il cielo di notte ti riempie di dolcezza. Tutte le stelle sono fiorite.
– Certo…
– È come per l’acqua. Quella che mi hai dato da bere era come una musica, per via della carrucola e della corda… ti ricordi… era buona.
– Certo…
– La notte, guarderai le stelle. È troppo piccola la mia, perché io te la possa far vedere. Meglio cosí. Per te la mia stella sarà solo una tra le tante. Cosí a te piacerà guardarle tutte, le stelle… Saranno tutte amiche tue. E poi ti farò un regalo…
Si mise di nuovo a ridere.
– Oh! Ometto mio, ometto mio, come mi piace sentire questa risata!
– Sarà proprio il mio regalo… sarà come per l’acqua…
– Che vuoi dire?
– Le stelle non sono per tutti la stessa cosa. Per qualcuno, per chi viaggia, le stelle sono guide. Per altri sono semplici lucine. Per altri, i dotti, sono grandi questioni. Per l’uomo d’affari erano oro. Ma tutte quelle stelle se ne stanno in silenzio. E tu avrai stelle diverse da chiunque altro…
– Che vuoi dire?
– Quando la notte guarderai il cielo, poiché io vivrò in una di quelle stelle, poiché io riderò in una di quelle stelle, per te di conseguenza rideranno tutte le stelle. Tu avrai stelle che sanno ridere!
E rise di nuovo.
– E quando ti sarai rasserenato (ci si rasserena sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E qualche volta aprirai la finestra cosí, per il piacere di… E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere mentre guardi il cielo. E allora gli dirai: «Sí, le stelle mi fanno sempre ridere!», e loro penseranno che tu sia impazzito. Ti avrò fatto proprio un brutto scherzo…
E rise di nuovo.
– Sarà come se, al posto delle stelle, ti avessi dato dei campanellini che sanno ridere…
E rise di nuovo. Poi tornò serio:
– Questa notte… insomma… non venire.

– Non ti lascerò.
– Sembrerò uno che sta soffrendo… sembrerò uno che sta morendo. Sarà cosí. Non venire a vedere, non ne vale la pena…
– Non ti lascerò.
E però era preoccupato.
– Te lo dico… per via del serpente. È importante che non ti morda… I serpenti son cattivi. Possono mordere anche solo per il gusto di…
– Non ti lascerò.
Ma poi ci fu qualcosa che parve tranquillizzarlo:
– È anche vero, però, che al secondo morso non hanno piú veleno…
Quella notte non lo vidi mettersi in cammino. Era sparito senza fare rumore. Quando lo raggiunsi, camminava deciso, a passo svelto. Mi disse solo:
– Oh! Sei qui!
E mi prese per mano. Ma continuava a non darsi pace:
– Stai sbagliando. Soffrirai. Sembrerò uno che sta morendo, e non sarà vero…
Io non dicevo niente.
– Capisci. È troppo lontano. Non posso portarmi dietro questo corpo. È troppo pesante.
Io non dicevo niente.
– Ma sarà come un vecchio guscio abbandonato. Non son tristi i vecchi gusci…
Io non dicevo niente.
Ebbe un moto di sconforto. Ma poi fece ancora un tentativo:
– Sarà facile, sai. Anch’io guarderò le stelle. Tutte le stelle saranno pozzi con carrucole arrugginite. Tutte le stelle mi verseranno da bere.
Io non dicevo niente.
– Sarà cosí divertente! Tu avrai cinquecento milioni di campanellini, e io avrò cinquecento milioni di fontane…
E anche lui non disse piú niente, perché p...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Il Piccolo Principe
- A Léon Werth.
- I.
- II.
- III.
- IV.
- V.
- VI.
- VII.
- VIII.
- IX.
- X.
- XI.
- XII.
- XIII.
- XIV.
- XV.
- XVI.
- XVII.
- XVIII.
- XIX.
- XX.
- XXI.
- XXII.
- XXIII.
- XXIV.
- XXV.
- XXVI.
- XXVII.
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