Il sogno dello zio (Einaudi)
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Il sogno dello zio (Einaudi)

Nota introduttiva di Angelo Maria Ripellino

  1. 184 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il sogno dello zio (Einaudi)

Nota introduttiva di Angelo Maria Ripellino

Informazioni su questo libro

«Nel raffigurare la gretta società di provincia, Dostoevskij si ricollega alle invenzioni grottesche di Gogol¿. Com'è gogoliana l'assurda cittaduzza di Mordàsov, covo di ipocrisia e maldicenza, dove le ciarle dilagano in modo ossessivo, moltiplicandosi come in un labirinto di specchi. Tutto il racconto è percorso da un brulichio di comari stizzose e malevole, che si passan la voce con rapidità concitata, di insolenti megere, che intessono orditi mostruosi di calunnie e dispetti, piombando come uccellacci dove c'è odore di scandalo. In questo groviglio di serpi, in questo terreno malfido capita, inerme e spaesato, il ridicolo principe K.... un rudere, un mosaico di traballanti reliquie. E non solo i capelli, ma i baffi, i favoriti, il pizzo a punta, sono in lui del tutto posticci. Ha la gamba sinistra di sughero, l'occhio destro di vetro, la dentiera, e si spiana le rughe con molle nascoste nella parrucca». Angelo M. Ripellino

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2015
Print ISBN
9788806164881
eBook ISBN
9788858419656

XIII.

Il principe entrò e sorrise sdolcinatamente. Tutta la paura che un quarto d’ora prima Mozghljàkov aveva suscitata nel suo cuore di coniglio sparí alla vista delle signore. Egli si liquefece immediatamente come una chicca. Le dame lo accolsero con uno stridulo grido di gioia. In generale, le signore vezzeggiavano sempre il nostro vecchietto e avevano con lui una familiarità straordinaria. Egli possedeva la virtú di divertirle con la propria persona a un punto incredibile. Felisàta Michàjlovna quella mattina aveva addirittura affermato (certamente, non sul serio) di essere pronta a sederglisi sulle ginocchia, se ciò gli avesse fatto piacere, «perché era un vecchietto carino carino, infinitamente carino!» Màrja Aleksàndrovna gli piantò gli occhi addosso, volendo leggere qualche cosa sulla sua faccia e indovinare come ella avrebbe potuto uscire dalla sua critica situazione. Era chiaro che Mozghljàkov aveva fatto delle orribili villanie e che tutta la faccenda era gravemente compromessa. Ma nulla si poteva leggere sul viso del principe. Egli era come poco prima, come sempre.
– Ah, Dio mio! Ecco il principe! E noi vi abbiamo aspettato tanto, – gridarono alcune signore.
– Con impazienza, principe, con impazienza, – pigolarono altre.
– Questo mi lu-sin-ga straordinariamente, – scilinguò il principe accomodandosi vicino alla tavola su cui bolliva il samovàr. Le signore subito lo circondarono. Accanto a Màrja Aleksàndrovna rimasero soltanto Anna Nikolàjevna e Natàlja Dmítrievna. Afanàsij Petròvič sorrideva con deferenza, anche Mozghljàkov sorrideva e con aria provocante guardava Zína che, senza rivolgergli la minima attenzione, si era avvicinata al padre e si era seduta accanto a lui in una poltrona, presso il camino.
– Ah, principe, è vero quello che dicono, che partite? – pigolò Felisàta Michàjlovna.
– Ma sí, mesdames, parto. Voglio su-bito andare all’este-ro.
– All’estero, principe, all’estero! – gridarono tutte in coro, – ma che cosa mai vi è saltato in mente?
– All’e-ste-ro, – confermò il principe pavoneggiandosi, – e, sapete, ci voglio andare specialmente per le nuo-ve idee.
– Come, per le nuove idee? A che proposito? – dissero le signore scambiandosi delle occhiate.
– Ma sí, per le nuove idee, – ripeté il principe con un’aria di profonda convinzione. – Adesso tutti ci vanno per le nuove i-dee. Cosí voglio anch’io acquistare delle nuo-ve i-dee.
– Non vorrete mica entrare in una loggia massonica, carissimo zio? – esclamò Mozghljàkov, desiderando evidentemente di far mostra davanti alle signore della sua arguzia e disinvoltura.
– Ma sí, amico mio, non ti sei ingannato, – rispose con meraviglia di tutti lo zio. – Ef-fet-tivamente, ai miei tempi, io ap-par-tenevo a una loggia massonica, all’estero, e anzi avevo per mio conto moltissime idee generose. Allora mi proponevo perfino di far molto per l’istruzione contem-po-ranea e a Francoforte avevo già fermamente stabilito di dare la libertà al mio Sídor, che avevo condotto con me all’estero. Ma lui, con mia meraviglia, se ne fuggí da sé. Era un uo-mo stranissimo. Poi, un bel giorno, lo incontrai a Pa-ri-gi, cosí elegante, con le fedine, che camminava sul bou-le-vard con una mamzelle. Mi guardò, mi fece un cenno di ca-po. E la mamzelle era cosí vivace, con due occhi vispi, cosí se-du-cente...
– Su via, zio! Ma voi, dopo un simile fatto, darete la libertà a tutti i vostri contadini, se questa volta andrete all’estero, – esclamò Mozghljàkov ridendo a gola spiegata.
– Tu hai indo-vinato perfettamente i miei propositi, mio caro, – rispose il principe senza esitazione. – Voglio precisamente metterli tutti in li-bertà.
– Ma scusate tanto, principe, se ne fuggirebbero subito via tutti, e allora chi vi pagherebbe il canone? – esclamò Felisàta Michàjlovna.
– Naturalmente, si squaglierebbero tutti, – disse inquieta Anna Nikolàjevna.
– Ah, Dio mio! Credete che fuggirebbero dav-ve-ro? – esclamò il principe stupito.
– Fuggirebbero, fuggirebbero subito tutti e vi lascerebbero solo, – confermò Natàlja Dmítrievna.
– Ah, Dio mio! Allora non li met-te-rò in libertà. Del resto, l’ho detto soltanto cosí.
– Cosí è meglio, zio, – approvò Mozghljàkov.
Fino a questo momento Màrja Aleksàndrovna aveva ascoltato e osservato in silenzio. Le sembrò che il principe l’avesse del tutto dimenticata e che questo non fosse per niente naturale.
– Permettete, principe, – cominciò a voce alta e con dignità, – che vi presenti mio marito, Afanàsij Matvjéič. È venuto apposta dalla campagna appena ha saputo che vi sareste fermato in casa mia.
Afanàsij Matvjéič sorrise e si rimpettí. Aveva avuto l’impressione che lo avessero lodato.
– Ah! ne sono felicissimo, – disse il principe. – Afanàsij Mat-vjé-ič. Ma sí, è cosí, è quello che era in campagna. Charmant, charmant, felicissimo. Amico mio, – esclamò il principe rivolgendosi a Mozghljàkov, – ma è quello stesso, ricordi, che poc’anzi... faceva persino rima. Come si dice? Il marito è andato a ber... ma sí, anche la moglie par-te per non so che città...
– Ah, principe, è proprio cosí: il marito è andato a ber, e la moglie corre a Tver, è quel vaudeville che degli attori rappresentarono qui l’anno scorso, – rincalzò Felisàta Michàjlovna.
– Ma sí, per l’appunto a Tver; io di-men-tico tutto. Charmant, charmant! Cosí voi siete proprio quello là? felicissimo di co-noscervi, – disse il principe senza alzarsi dalla poltrona e tendendo la mano ad Afanàsij Matvjéič. – Ebbene, come state?
– Ehm!
– Sta bene, principe, sta bene, – si affrettò a rispondere Màrja Aleksàndrovna.
– Ma sí, lo si vede che sta be-ne. E voi vivete sempre in campagna? Ne sono felicissimo. Ma che guance rosse che ha e come ride sempre...
Afanàsij Matvjéič sorrideva, salutava e strisciava perfino degli inchini. Ma all’ultima osservazione del principe non resse piú e all’improvviso, di punto in bianco, nel modo piú sciocco, sbuffò in una risata. Tutti sghignazzarono. Le signore strillavano dal piacere. Zína si fece di fiamma e con gli occhi scintillanti guardò Màrja Aleksàndrovna, la quale, a sua volta, schiattava dalla rabbia. Era tempo di cambiar discorso.
– Come avete riposato, principe? – domandò con voce melliflua facendo nello stesso tempo capire ad Afanàsij Matvjéič, con uno sguardo minaccioso, che doveva immediatamente andarsene al suo posto.
– Ah, ho dormito benissimo, – rispose il principe, – e, sapete, ho fatto un sogno incantevole, un sogno incantevole!
– Un sogno! Mi piace immensamente sentir raccontare i sogni, – esclamò Felisàta Michàjlovna.
– Anche a me piace moltissimo! – aggiunse Natàlja Dmítrievna.
– Un sogno in-can-tevole, – ripeté il principe con un dolce sorriso, – ma questo sogno è un geloso segreto!
– Come, principe, forse che non lo potete raccontare? Dev’essere stato un sogno meraviglioso! – osservò Anna Nikolàjevna.
– Un ge-lo-so segreto, – ripeté il principe deliziandosi a stuzzicare la curiosità delle signore.
– Allora dev’essere una cosa straordinariamente interessante! – esse gridavano.
– Scommetto che il principe, nel sogno era in ginocchio davanti a qualche bellezza e le dichiarava il suo amore! – esclamò Felisàta Michàjlovna.
– Su, confessate, principe, che questa è la verità! Caro principe, confessate!
– Confessate, principe, confessate! – fecero coro da tutte le parti.
Il principe, inebriato, ascoltava solennemente tutte quelle grida. Le supposizioni delle signore lusingavano oltremodo il suo amor proprio, tanto che per poco non si leccava le labbra.
– Sebbene abbia detto che il mio sogno è un geloso segreto, – rispose finalmente, – sono costretto a riconoscere che voi, signora, con mia gran meraviglia, avete in-do-vinato quasi perfet-tamente.
– Ho indovinato! – esclamò Felisàta Michàjlovna in visibilio. – Su, principe! Ora però ci dovete rivelare chi era quella vostra bellezza.
– Ce lo dovete rivelare a ogni modo!
– È di qui, o no?
– Caro principe, rivelatecelo!
– Rivelatecelo, carissimo principe! Morite magari, ma rivelatecelo, – si gridava da tutte le parti.
Mesdames, mesdames!... Se lo volete proprio sapere cosí in-si-sten-temente, vi posso rivelare una cosa sola: che è la piú in-can-te-vole e, si può dire, la piú vir-tuosa fanciulla fra tutte quelle che conosco, – biascicò il principe, andando in brodo di giuggiole.
– La piú incantevole! E... di qui! Chi sarà mai? – domandavano le signore scambiandosi occhiate significative e ammiccandosi a vicenda.
– Naturalmente, quella che qui si considera come la prima delle bellezze, – disse Natàlja Dmítrievna stropicciandosi le manone rosse e guardando Zína coi suoi occhi da gatta. Insieme con lei guardarono Zína anche tutte le altre.
– Poiché fate simili sogni, principe, perché da sveglio non dovreste sposarvi? – domandò Felisàta Michàjlovna girando su tutti uno sguardo significativo.
– E come noi vi sposeremmo bene! – fece coro un’altra signora.
– Caro principe, sposatevi! – pigolò una terza.
– Sposatevi, sposatevi! – si misero a gridare da tutte le parti. – Perché non dovreste sposarvi?
– Ma sí... perché non mi sposerei? – faceva eco il principe, sconcertato da tutte quelle grida.
– Zio! – esclamò Mozghljàkov.
– Ma sí, amico mio, ti com-pren-do! Volevo per l’appunto dirvi, mesdames, che ormai non posso piú sposarmi e che, dopo aver passato una serata incantevole presso la nostra squisita padrona di casa, domani stesso me ne andrò dal monaco Misaíl al romitaggio, e poi direttamente all’estero, per poter seguire piú comodamente la cul-tu-ra europea.
Zína impallidí e guardò sua madre con inesprimibile angoscia. Màrja Aleksàndrovna già si era decisa. Finora aveva soltanto spiato l’occasione, fatto degli assaggi, pur comprendendo che la cosa era molto compromessa e che i suoi nemici avevano guadagnato troppo terreno su di lei. Infine capí tutto e decise di sterminare in una volta sola, d’un colpo solo, l’idra dalle cento teste. Si alzò maestosamente dalla poltrona e a passo fermo si avvicinò alla tavola misurando con uno sguardo orgoglioso i pigmei suoi nemici. Il fuoco della ispirazione brillava in quello sguardo. Ella aveva deciso di far stupire, di sconcertare tutte quelle velenose pettegole, di schiacciare quel mascalzone di Mozghljàkov come uno scarafaggio e, con un solo colpo audace, decisivo, riconquistare tutto il potere perduto sul principe idiota. Naturalmente, occorreva una sfacciataggine non comune, ma la sfacciataggine Màrja Aleksàndrovna non aveva bisogno di cercarsela in tasca!
Mesdames, – cominciò solennemente e con dignità (a Màrja Aleksàndrovna in tutte le cose piaceva straordinariamente la solennità), – mesdames, a lungo ho ascoltato la vostra conversazione, i vostri allegri e spiritosi scherzi, e stimo che sia l’ora per me di dire la mia parola. Voi sapete che noi ci siamo riuniti qui insieme... per puro caso (e io ne sono tanto, tanto felice)... Giammai mi sarei decisa per la prima a palesare un importante segreto di famiglia e a divulgarlo prima di quanto richieda il piú ovvio senso delle convenienze. Particolarmente chiedo scusa al mio caro ospite; ma mi è sembrato che egli stesso, con le sue lontane allusioni al fatto in questione, mi facesse venir l’idea che non soltanto non gli sarà discara la formale e solenne rivelazione del nostro segreto familiare, ma anzi che egli desidera questa divulgazione... Non è vero, principe, non mi sono ingannata?
– Ma sí, non vi siete ingannata... e io sono molto, molto felice... – proferí il principe, senza capire per niente di che si trattasse.
Màrja Aleksàndrovna, perché l’effetto fosse maggiore, si fermò a prender fiato e girò lo sguardo su tutti i presenti. Tutte le ospiti, con avida e inquieta curiosità, tendevano l’orecchio alle sue parole. Mozghljàkov sussultò; Zína arrossí e si sollevò un poco dalla poltrona; Afanàsij Matvjéič, nell’attesa di qualcosa di straordinario, per ogni buon fine si soffiò il naso.
– Sí, mesdames, con gioia sono pronta a confidarvi il mio segreto di famiglia. Oggi, dopo pranzo, il principe, attratto dalla bellezza e... dalle doti di mia figlia, le ha fatto l’onore della sua proposta. Principe! – ella concluse con voce tremante dalle lacrime e dall’emozione, – caro principe, voi non dovete, non potete arrabbiarvi per la mia indiscrezione! Soltanto una straordinaria gioia familiare ha potuto prematuramente strapparmi dal petto questo caro segreto, e... quale madre me ne potrebbe far colpa in un caso simile?
Non trovo parole per descrivere l’effetto prodotto dall’uscita inaspettata di Màrja Aleksàndrovna. Tutti rimasero come intontiti dallo stupore. Le perfide ospiti, che avevano creduto di impaurire Màrja Aleksàndrovna col farle vedere che già conoscevano il suo segreto, che avevano creduto di ucciderla con la prematura rivelazione di questo segreto, che avevano creduto di straziarla, per intanto, con le sole allusioni, furono sbalordite da una sincerità tanto audace. Una cosí impavida sincerità denotava in lei la forza. «Dunque effettivamente il principe sposava Zína di sua propria volontà? Dunque non lo avevano attirato, ubriacato, ingannato? Dunque non era vero che in modo clandestino, furtivo lo inducessero a sposarsi? Dunque Màrja Aleksàndrovna non temeva nessuno? Dunque non era piú possibile mandare a monte quelle nozze, dal momento che il principe si sposava senza esservi costretto?» Si udí per un momento un mormorio, che a un tratto si mutò in garrule strida di gioia. La prima che si precipitò ad abbracciare Màrja Aleksàndrovna fu Natàlja Dmítrievna, poi Anna Nikolàjevna, poi Felisàta Michàjlovna. Tutte balzarono dai loro posti, tutte si frammischiarono. Delle signore molte erano pallide di rabbia. Presero a congratularsi con l’impacciata Zína; si aggrapparono perfino ad Afanàsij Matvjéič. Màrja Aleksàndrovna protese pittorescamente le braccia e, quasi a forza, strinse la figlia nel suo amplesso. Solo il principe guardava tutta quella scena con una certa strana meraviglia, pur continuando a sorrider...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Il sogno dello zio
  3. Nota introduttiva di Angelo Maria Ripellino
  4. Nota bio-bibliografica
  5. Il sogno dello zio
  6. Capitolo primo
  7. Capitolo secondo
  8. Capitolo terzo
  9. Capitolo quarto
  10. Capitolo quinto
  11. Capitolo sesto
  12. Capitolo settimo
  13. Capitolo ottavo
  14. Capitolo nono
  15. Capitolo decimo
  16. Capitolo undicesimo
  17. Capitolo dodicesimo
  18. Capitolo tredicesimo
  19. Capitolo quattordicesimo
  20. Capitolo quindicesimo
  21. Il libro
  22. L’autore
  23. Dello stesso autore
  24. Copyright