La zona d'interesse
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La zona d'interesse

  1. 312 pagine
  2. Italian
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La zona d'interesse

Informazioni su questo libro

Al Kat Zet, la zona d'interesse, la vita scorre placidamente: madri che passeggiano con le figliolette, ricchi pasti serviti alla mensa ufficiali, tediosa burocrazia negli uffici, caldi incontri nelle alcove. Tutto intorno un'altra vita - se questa è vita - freme e spira, a centinaia, a migliaia, giú per le fosse, su per i camini. Ma qui, lungo il viale alberato della zona d'interesse, comprendente terreni, officine e centro residenziale delle SS, due amici d'infanzia - Golo Thomsen, ufficiale di collegamento fra l'industria bellica e il Reich, nonché nipote del gerarca Martin Bormann, e Boris Eltz, capitano valoroso e senza scrupoli - possono fantasticare sulle morbide forme della procace Hannah Doll, moglie dello spietato Kommandant del campo, come in un qualunque caffè del centro. Qui si può ridere del tatuaggio sul braccio delle Haftlinge- «il tuo numero di telefono?» - e affogare il grattacapo di una partita di 150 unità femminili troppo deperibili in una dose extra di buon brandy. Il grottesco per parlare dell'orrore. Amis affida quella dimensione al piú allucinante e macchiettistico dei suoi molti antieroi, Paul Doll, che con i suoi tic, le sue ansie e le sue lascivie, con il suo straniante pastiche linguistico, incarna tutto l'assurdo del regime. «E io, in modo vago e confuso, mi chiedevo se la storia del Nazionalsocialismo si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua...», osserva Golo. Della tragedia che da quel regime promana è invece interprete Szmul, capo dei Sonderkommando, «gli uomini piú tristi del Lager». Szmul il corvo del crematorio, Szmul che traffica in cadaveri, ma, nel momento estremo della scelta, sono i suoi occhi morti ad accendere della luce della coscienza la vita che gli sopravvivrà. E resta spazio, nel catalogo delle esperienze umane travolte dall'orrore, per l'investigazione dell'amore in tempo di strage, attraverso il racconto dei turbamenti passional-sentimentali dell'arianissimo Golo, terza voce narrante del romanzo. Ma può nascere qualcosa di buono sullo sfondo dei camini? Martin Amis torna a cimentarsi con la ferita mai rimarginata dell'Olocausto, e lo fa con la piú dirompente delle espressioni umane: una caustica risata.

***

«La zona d'interesse è un tour de force di puro virtuosismo linguistico nonché un romanzo geniale e divinamente urticante che trae ispirazione da una profonda curiosità morale sul genere umano. Lascia senza fiato».
Richard Ford

Domande frequenti

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2015
Print ISBN
9788806223540
eBook ISBN
9788858420546
Argomento
Literature

Capitolo quarto

Neve marrone

1. Thomsen: Toccare la vecchia ferita.
C’era un grande uccello malato, credo fosse un nibbio – c’era un grande uccello malato che volteggiava sopra la quercia dietro il patibolo sull’impeccabile tappeto verde (tosato a strisce) di fronte all’Appellplatz del Farben Kat Zet.
Volteggiava lassú, con qualsiasi tempo, brunastro, giallastro, il colore degli occhi in via di guarigione del Comandante; e sembrava non servirsi mai delle ali. Oscillava – semplicemente sospeso.
Adesso sapevo che un uccello può farlo, dato un felice concorso di correnti ascensionali; ma l’uccello malato lo faceva da mattina a sera. Forse anche la notte.
Chissà se gli piacerebbe l’alta quota, ti chiedevi. Talvolta il vento gli entrava sotto le estremità delle ali, che si agitavano, e tu intuivi lo sforzo, e ti sembrava di poter cogliere un respiro gemente in lontananza. E tuttavia l’ascensione falliva. L’uccello stava su, nient’altro; non riusciva a volare.
Talvolta si abbassava bruscamente di tre o quattro metri, scendeva sbandando, come tirato da una corda. Sembrava inorganico, sintetico; come un aquilone, guidato dalla mano inesperta di un bambino.
Forse era folle, quel goffo predatore dell’aria. Forse stava morendo. Talvolta avevi l’impressione che non fosse un uccello ma un pesce, una razza, che fluttuasse, che affogasse nell’oceano del cielo.
Capivo quell’uccello, lo assorbivo, lo portavo in me.
Questo è quanto le ho passato alla scuola di equitazione.
Cara Hannah,
gli eventi mi costringono a esordire con un’altra cattiva notizia. Il Pikkolo del Professor Szozeck, Dov Cohn, è stato a sua volta «trasferito» (insieme a un Kapò di nome Stumpfegger, che si era interessato a lui ed era probabilmente il suo confidente). E questo, sei settimane dopo l’incidente. È particolarmente difficile da accettare, perché io pensavo – lei no? – che Dov fosse molto ben attrezzato per sopravvivere.
Dopo quanto mi ha detto sulle circostanze del suo matrimonio, non sento piú la necessità di tributare a suo marito quel minimo di rispetto dovuto al padre di Paulette e Sybil. È quel che è, e sta peggiorando. Se si è creduto in diritto di eliminare tre persone, fra cui un ragazzino, perché in un’unica occasione ha visto il proprio prestigio compromesso, quando in realtà si trattava di un atto di gentilezza… be’. Io beneficio di una qualche protezione, attraverso mio zio. Lei di nessuna.
È perciò di urgente necessità «normalizzare» retroattivamente i nostri rapporti passati. Come Referendar qualificato, ho dedicato alla questione lunghe e faticose riflessioni, ed ecco la versione, e la sequenza di eventi, cui credo dovremmo attenerci. Sembra complicato ma in realtà è molto semplice. La chiave è la sua certezza che Doll non conosce piú lo status e ha perso le tracce di Dieter Kruger.
Ora memorizzi questo.
Nella lettera che mi ha consegnato Humilia, lei mi chiedeva di farle un favore, e diceva che l’avrei trovata ogni venerdí alle Capanne Estive. Durante il nostro incontro in quel luogo, io ho accettato di indagare su DK – con riluttanza, perché (ovviamente) patisco tutto ciò che mi distrae dalla mia sacra missione alla Buna-Werke.
Questo secondo messaggio, quello che ha in mano ora, è il mio rapporto. Doll sa della prima lettera, e probabilmente sa anche della seconda (ripeto, ci spiavano). Se comincia a fare domande, lei si confidi senza indugio, liberamente. E quando le chiede cos’ho scoperto, gli annunci semplicemente che non glielo dirà. Adesso indagherò su DK (e suo marito farà di sicuro lo stesso).
Da qui in avanti non potremo piú incontrarci, se non in pubblico – e niente piú lettere. Devo dire che sono profondamente turbato da quanto propone per quel che la riguarda: il suo piano, per cosí dire, sul fronte interno. Per come stanno le cose, Doll non avrà motivo di aggredirla. Ma se il suo piano va in porto, non gli servirà alcun motivo. Tuttavia la sento determinata, e naturalmente questa decisione spetta a lei.
Ora lasci che le dica qualcosa dal profondo del cuore.
La lettera continuava per altre due pagine.
Il suo piano, è forse il caso di precisarlo, era di fare tutto quanto in suo potere per accelerare il crollo psicologico del Comandante.
– Smettila di fare quella faccia, Golo. È assolutamente rivoltante.
– … Cosa?
– Quel sorriso mite. Da scolaretto altruista… Lo vedo. Quindi si è aperta una specie di breccia, diciamo. E questo è il motivo per cui non mi hai piú fatto sapere niente.
Ero in cucina a preparare la colazione. Boris aveva passato la notte da me (sul pavimento del salotto sotto una montagna di vecchie tende) e adesso era accovacciato a riaccendere il fuoco con qualche pagina smangiucchiata del «Volkischer Beobachter» e dello «Sturmer». Fuori, la quarta settimana di rigido clima ottobrino, con le sue pesanti nuvole basse, la pioggia incessante e la foschia umida, e sotto i nostri piedi, una sconfinata latrina di melma bruno-violacea.
Riferendosi allo «Sturmer» (un giornale incolto e tendenzioso diretto da Julius Streicher, il Gauleiter molestatore di bambini della Franconia), Boris ha detto: – Perché compri quella rivista da segaioli? Vecchio Ebreo Droga Adolescente Bionda. Agli ufficiali non è consentito leggere lo «Sturmer» nel campo. È una direttiva personale del Vecchio Beone. Pensa quant’è raffinato. Insomma, Golo?
– … Non ti preoccupare, non la toccherò neanche con un dito. È escluso.
– E l’Hotel Zotar e tutto il resto?
– Escluso –. Gli ho chiesto quante uova voleva e come le voleva (sei, fritte). – Niente di clandestino. La vedrò solo in pubblico.
– E ovviamente la vedrai il nove.
– Il nove? Ah sí, il nove. Quando la smetteranno con questa storia del nove di novembre?
– Lo so. C’era da credere che avrebbero condannato a morte chiunque osasse menzionarlo.
– Lo so. E invece non la smettono… Doll e i polacchi, Boris.
– Il Bunker 3? – Boris ha riso di gusto e ha detto: – Ah, Golo, in che stato era il vecchio ciccione. Cristo. Con la sua cataratta da postumi. E le sue mani tremanti.
– Il coraggio non è da tutti, mio caro.
– Giusto, Golo. Questo sí che è un caffè. Mm, i polacchi. Be’, perfino io ho pensato che fosse un tantino arrischiato. Dire a trecento forzuti da circo che stanno per essere fatti fuori.
– Eppure ritenevi…
– Che Mobius avesse fatto il necessario. Il che è vero. Ma Doll. Non dobbiamo essere cattivi, Golo. Limitiamoci a dire che per sua fortuna aveva i pantaloni color marrone.
– E se ne sono accorti tutti.
– Ha cacciato un mugolio e sbatacchiato le braccia per aria. Cosí. Mobius ha gridato, Comandante! E l’alito di Doll puzzava di vomito.
– Comunque –. Sono tornato a riempire le tazze, ho messo tre zollette di zucchero in quella di Boris e gli ho girato il caffè. – Comunque sia, hai proceduto.
– Erano dell’Esercito Nazionale. Era il primo ordine significativo che ricevevo da mesi… Mm, non si può certo dire che non sappiano come morire. Petto in fuori, testa alta.
Abbiamo mangiato in silenzio.
– Oh, smettila, Golo. Quella faccia.
Ho detto: – Sii indulgente con il tuo vecchio amico. Non lo farò spesso. Trascorro la maggior parte del tempo a tormentarmi.
– Per cosa? L’attesa? Per cosa?
– Per il fatto di essere qui. Questo… Questo non è un posto per sentimenti delicati, Boris –. Già, ho pensato. Prima ero indifferente a tutto; ora non ho difese. – Per il fatto di essere qui.
– Mm. Capisco.
Dopo un attimo di riflessione ho detto: – Farò voto di silenzio su Hannah. Ma prima voglio solo che tu… Sono innamorato.
Boris ha lasciato cadere le spalle. – Oh, no.
Ho raccolto piatti e posate. – Giusto, fratello, non posso darti torto. È difficile immaginare un lieto fine. Insomma. Chiudiamola qui.
Ci siamo seduti a fumare nell’altra stanza. Maksik, l’illustre cacciatore di topi (arrivato da poco), con la pancia a due dita da terra, ficcava il naso negli scaffali bassi della cucina; a un tratto si è seduto e, in uno scatto di furiosa irritazione, si è grattato l’orecchio con un’energica zampa posteriore.
– Non è male, vero… – Boris si riferiva ad Agnes. – Oh, ed Esther… Esther per il momento sta bene, a proposito. L’ho tirata fuori dal reparto veterinario, – ha detto con (mi è parso) un filo di compiacimento. – Troppo lavoro all’esterno. Già, e ho visto Alisz Seisser. Hai sentito?
– Sí. Rom o sinti?
– Alisz è una Sintiza, – ha detto in tono nostalgico. – Cosí dolce.
– Quindi è esclusa anche lei.
– Mm. Dai ad Alisz anche solo un bacetto sulla guancia e già starai infrangendo la legge. La Legge, Golo, per la Protezione del Sangue Germanico.
– E del Germanico Onore, Boris. Cosa ti becchi per questo?
– Dipende da chi sei. Di solito se sei l’ariano te la cavi. E se sei l’uomo, ovviamente. Ma io sono in libertà vigilata –. Si è stretto fra i denti il labbro inferiore. – E sarebbero capacissimi di darmi un altro anno qui. Oh, belle le notizie dall’Egitto, eh.
– Mm, – ho fatto io. Alludeva alla disfatta del piú abile dei soldati tedeschi, Rommel, contro gli inglesi a El Alamein. – E perché nessuno parla piú di Stalingrado?
Boris ha soppesato la brace della sua sigaretta. – Non l’ho fatto per anni, ma sto pensando di piú al passato. Adesso.
– Come tutti noi.
Era un martedí. Quel pomeriggio alle quattro Hannah è uscita dalla porta a vetri della sala della prima colazione e ha fatto un giro di cinque minuti in giardino – sotto l’ombrello e avvolta in una specie di montgomery senza cappuccio. Non ha guardato in quella che sapeva essere la mia direzione. Io ero su nel Palazzo del Monopolio, dove tengono tutte le uniformi, gli stivali, le cinture…
Paul Doll non è stato il suo primo amante.
1928, e Hannah si era appena iscritta all’università di Rosenheim nella Baviera meridionale (Francese e Inglese); Dieter Kruger era nella stessa facoltà (Marx ed Engels). Con due amiche lei cominciò a frequentare un ciclo di lezioni tenute da lui – per la semplice ragione che era un uomo bellissimo. Eravamo tutte perse per lui. Un giorno lui la prese da parte e le chiese se la causa comunista la appassionasse; lei mentendo rispose di sí. Lui allora le chiese di partecipare alle riunioni settimanali che presiedeva nella stanza sul retro di una Kaffeehaus del centro. Quello era il Gruppo. E cosí venne fuori che il virile Kruger non era solo un accademico ma anche un attivista, non solo un professore ma anche un combattente di strada (c’erano scontri continui, con pistole e perfino bombe a mano: il Roter Frontkampferbund contro una schiera di fazioni di destra, incluso l’NSDAP). Lui e Hannah iniziarono una relazione e andarono a vivere insieme, piú o meno (allora si diceva prendere due camere contigue). Kruger aveva trentaquattro anni; Hannah diciotto.
Lui la lasciò sei mesi piú tardi.
Pensai che doveva aver perso la voglia di venire a letto con me, ha detto, nel gazebo ai margini della Zona, ma sembrava non fosse cosí. Continuava a tornare… solo per la notte. O mi chiedeva di andare da lui. Diceva, Sai qual è il vero problema? Che tu non sei abbastanza di sinistra, neanche un po’. E infatti non lo ero. Non ci credevo. Non mi piaceva l’Utopia. E lo faceva infuriare che durante le riunioni del Gruppo mi addormentassi di continuo.
Anche Paul Doll faceva parte del Gruppo. E la cosa non mi ha stupito. A quel tempo c’erano migliaia di uomini che facevano la spola tra fascismo e comunismo senza neanche degnare di un’occhiata il liberalismo. Ha proseguito:
Poi Dieter fu gravemente picchiato da una banda di Camicie Brune. E ciò lo rese ancora piú inflessibile. Disse che era «inconcepibile» che uno come lui potesse stare con una donna che non condivideva davvero la sua fede. Cosí se ne andò per davvero… Io fui patetica. Crollai completamente. Cercai perfino di ammazzarmi. I polsi. E mi ha mostrato le cicatrici bianche che retinavano le vene azzurre. Fu Paul che mi trovò e portò all’ospedale. Paul era molto gentile con me in quel periodo…
Le ho chiesto, con stupore, dei suoi genitori.
Sa cosa si intende con «fiore d’autunno»? Be’, questo ero. Avevo due fratell...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. La zona d'interesse
  3. I. La Zona d’Interesse
  4. II. Al lavoro
  5. III. Neve grigia
  6. IV. Neve marrone
  7. V. Morti e vivi
  8. VI. La Notte di Valpurga
  9. Postumi
  10. Ringraziamenti e postfazione: «Quel che è accaduto»
  11. Il libro
  12. L’autore
  13. Dello stesso autore
  14. Copyright