Il giocatore (Einaudi)
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Il giocatore (Einaudi)

Nota introduttiva di Leone Ginzburg

  1. 192 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il giocatore (Einaudi)

Nota introduttiva di Leone Ginzburg

Informazioni su questo libro

«La materia è scherzosa, - scrive Leone Ginzburg - o per meglio dire è scherzoso il tono; ma la tensione è continua». È la storia di un progressivo inaridimento morale, il percorso deplorevole di un giovane uomo che lentamente, ma inesorabilmente, perde interesse verso tutto ciò che lo circonda, in nome di un'unica passione: il gioco d'azzardo. Il protagonista si distingue però dalle alte creazione dell'autore perché non procede fatalmente verso un arricchimento spirituale o verso una rovina catartica che ne coroni l'esistenza. La sua vicenda «sarebbe sconsolata se non fosse, come s'è detto, scherzosa».

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2015
Print ISBN
9788806175603
eBook ISBN
9788858418208

XII.

La nonna era in uno stato d’animo impaziente e irritabile, si vedeva che la roulette le stava fissa in mente. A tutto il resto non faceva attenzione e in genere era estremamente distratta. Per la strada, ad esempio, non mi fece nessuna domanda come or ora. Vedendo una carrozza ricchissima, ch’era passata come un turbine accanto a noi, alzò la mano e chiese: «Che cos’è? di chi sono i cavalli?» Ma forse non udí neppure la mia risposta: il suo fantasticare era continuamente interrotto da moti del corpo e da uscite brusche e impazienti. Quando io le indicai da lontano, ormai vicino al casinò, il barone e la baronessa Wurmerhelm, ella li guardò distrattamente e disse con la piú grande indifferenza: «Ah!» e, voltasi rapidamente verso Potapyč e Marfa, che venivano dietro, brontolò:
– Ebbene, perché vi siete appiccicati a me? Non posso prendervi ogni volta! Andate a casa! Mi basti anche tu, – aggiunse, rivolta verso di me, quando quelli, dopo averla salutata in fretta, se ne tornarono a casa.
Al casinò la nonna era ormai aspettata. Le fu subito sgomberato il medesimo posto accanto al croupier. Ho l’impressione che questi croupiers, sempre cosí composti e con l’aria di comuni impiegati, per i quali è proprio quasi lo stesso che il banco vinca o perda, non siano affatto indifferenti alle perdite del banco e, questo è certo, siano muniti di istruzioni per attirare i giocatori e per meglio salvaguardare gli interessi fiscali; e per questo senza dubbio ricevono dei premi e delle provvigioni. Perlomeno, la nonna era già considerata come una vittima. Poi quello che i nostri supponevano avvenne.
Ecco come si svolse la cosa.
La nonna si gettò addirittura sullo zéro e subito fece puntare dodici federici per volta. Furono puntati una, due, tre volte: lo zéro non usciva.
– Punta! Punta! – mi diceva la nonna, dandomi degli strattoni per l’impazienza. Io obbedivo.
– Quante volte abbiamo puntato per niente? – chiese finalmente, digrignando i denti per l’impazienza.
– Ma è già la dodicesima volta che puntiamo, nonna. Abbiamo già perduto centoquarantaquattro federici. Vi ripeto, nonna, magari fino a questa sera...
– Taci! – fece la nonna, interrompendomi. – Punta sullo zéro e punta subito sul rosso mille gulden. To’, ecco il denaro.
Uscí il rosso, mentre lo zéro faceva cilecca: ci restituirono mille gulden.
– Vedi, vedi! – bisbigliava la nonna, – ci hanno restituito quasi tutto quello che avevamo perduto. Punta di nuovo sullo zéro; puntiamo ancora una decina di volte e lasciamo stare.
Ma la quinta volta la nonna aveva già perduto la pazienza.
– Manda al diavolo quel brutto zeraccio! To’, punta tutti i quattromila gulden sul rosso, – mi ordinò.
– Nonna! è troppo; e se il rosso non esce? – le dicevo, supplicandola; ma la nonna per poco non mi picchiò. (E del resto mi dava tali spintoni che, si può dire, era come se mi battesse). Non c’era nulla da fare: puntai sul rosso tutti i quattromila gulden vinti or ora. La ruota si mosse. La nonna sedeva calma e s’era drizzata con alterigia, sicura di vincere immancabilmente.
Zéro! – proclamò il croupier.
Dapprima la nonna non comprese, ma quando vide il croupier rastrellare i suoi quattromila gulden insieme a tutto quello ch’era sul tavolo, e apprese che lo zéro, che cosí a lungo non era riuscito e sul quale avevamo puntato invano quasi duecento federici, era saltato fuori, come a farlo apposta, proprio quando la nonna l’aveva appena insultato e lasciato andare, allora proruppe in un’esclamazione di stupore e batté le mani cosí forte che tutta la sala se ne accorse. Intorno la gente si mise persino a ridere.
– Padri santi! Proprio quel maledetto è uscito! – strillava la nonna: – che maledetto, che maledetto! Sei tu! Sei proprio tu! – esclamò gettandosi ferocemente su di me, e scuotendomi. – Sei tu che mi hai dissuasa!
– Nonna, io vi dicevo delle cose sensate: come posso rispondere di tutte le probabilità?
– Te le darò io le probabilità! – sussurrava lei, minacciosa, – va’ via, lontano da me.
– Addio, nonna! – dissi io, voltandomi per andarmene.
– Aleksej Ivanovič, Aleksej Ivanovič, rimani! Dove vai? Su, perché, perché? Guarda, s’è arrabbiato! Stupido! Su, resta, resta ancora, su, non ti arrabbiare, sono io la stupida! Su, di’, su, che c’è da fare ora?
– Io, nonna, non mi sento di consigliarvi, perché dopo ve la prenderete con me. Giocate da sola; ordinate, e io punterò.
– Su, su! Su, punta ancora quattromila gulden sul rosso! Ecco il portafoglio, prendi –. Ella tolse di tasca e mi tese il portafoglio. – Su, prendilo subito, ci sono centocinquemila rubli in contanti.
– Nonna, – balbettai, – delle poste simili...
– Voglio morire, se non mi rifaccio... Gioca!
Giocai e perdemmo.
– Punta, punta, punta. Tutti gli ottomila!
– Non si può, nonna, la posta maggiore è di quattromila!...
– Su, puntane quattromila!
Questa volta vincemmo. La nonna riprese coraggio.
– Vedi, vedi! – mi disse, dandomi un urtone, – puntane di nuovo quattromila!
Puntai, e perdemmo; poi ancora una volta, e perdemmo ancora.
– Nonna, tutti i dodicimila rubli se ne sono andati, – le annunciai.
– Vedo che se ne sono andati tutti, – proferí lei con una specie di furore tranquillo, se cosí ci si può esprimere, – lo vedo, padre mio, lo vedo, – mormorava, guardando fissa davanti a sé, e come riflettendo: – eh! Voglio morire, ma punta ancora quattromila gulden!
– Ma non c’è denaro, nonna; nel portafoglio ci sono delle obbligazioni russe al cinque per cento e delle lettere di cambio, ma denaro non ce n’è.
– E nel borsellino?
– Ci son rimasti gli spiccioli, nonna.
– Ci sono dei cambiavalute, qui? Mi hanno detto che si possono cambiare tutti i nostri valori, – chiese lei, risoluta.
– Oh, quanti ne volete! Ma a vedere quello che perderete nel cambio... persino un ebreo inorridirebbe!
– Sciocchezze! Mi rifarò! Conducimi! Chiama quegli scemi!
Spinsi via la poltrona, comparvero i portatori, ed uscimmo dal casinò.
– Piú presto, piú presto, piú presto! – comandava la nonna. – Indica la strada, Aleksej Ivanovič, e che sia la piú breve... ma è lontano?
– Sono due passi, nonna.
Ma nel girare dal piazzale sul viale incontrammo tutta la nostra compagnia: il generale, De Grieux e Mlle Blanche con la mamma. Polina Aleksandrovna non era con loro, Mister Astley neppure.
– Su, su, su! Non fermiamoci! – gridò la nonna: – su, che volete? Non ho tempo di fermarmi qui con voi!
Io camminavo dietro; De Grieux accorse verso di me.
– Ha perduto tutto quello che aveva vinto or ora e ci ha rimesso in piú dodicimila gulden del suo. Andiamo a cambiare al cinque per cento, – gli sussurrai in fretta.
De Grieux batté il piede e corse a comunicare la cosa al generale. Noi continuammo a spingere la nonna.
– Fermate, fermate! – mi sussurrò il generale fuori di sé.
– E provate un po’ voi a fermarla! – gli sussurrai.
– Zia! – disse il generale avvicinandosi a lei, – zia... noi adesso... noi adesso... – la voce gli tremò e gli venne meno, – prendiamo dei cavalli e andiamo fuori città... C’è una vista meravigliosa... la pointe... venivamo a invitarvi!
– Va’ a quel paese tu con la tua «puànt»! – esclamò la nonna, allontanandolo da sé con irritazione.
– Là c’è un villaggio... berremo il tè... – continuò il generale, ormai del tutto disperato.
Nous boirons du lait, sur l’herbe fraîche, – aggiunse De Grieux con una rabbia ferina.
Du lait, de l’herbe fraîche, è tutto quel che c’è di idillicamente ideale per il borghese parigino; in ciò, com’è noto, si racchiude tutto il suo modo di concepire la nature et la vérité!
– Va’ a quel paese col tuo latte! Sbattitelo tu, che a me fa venire il mal di pancia. Ma perché mi state seccando!? – gridò la nonna: – vi dico che ho fretta!
– Siamo arrivati, nonna! – gridai io: – qui!
Eravamo giunti a una casa, dove c’era l’ufficio d’un banchiere. Io andai a cambiare; la nonna rimase ad aspettare alla porta; De Grieux, il generale e Blanche se ne stavano da una parte, non sapendo che fare. La nonna li guardò irosa, ed essi se ne andarono, prendendo la strada che va al casinò.
Mi fu proposto un cambio cosí spaventoso che non potei decidermi e ritornai dalla nonna a chiederle istruzioni.
– Ah, briganti! – gridò lei, battendo le palme. – Via! Non è nulla! Cambia! – mi gridò risoluta: – aspetta, chiamami il banchiere!
– Forse qualcuno degli impiegati, nonna?
– Via, un impiegato, fa lo stesso. Ah, briganti!
L’impiegato acconsentí a venir fuori quando seppe che vi era invitato da una vecchia contessa inferma, che non poteva camminare. La nonna gli rinfacciò a lungo, con voce irosa e forte, la sua furfanteria e mercanteggiò con lui, in una lingua dove si mescolavano il russo, il francese e il tedesco, mentre io l’aiutavo a tradurre. L’impiegato ci guardava serio e scuoteva la testa in silenzio. Egli osservava la nonna con una curiosità fin troppo insistente, che raggiungeva la scortesia; infine, sorrise.
– Su, vattene! – gridò la nonna. – Che il mio denaro ti strozzi! Cambia qui, Aleksej Ivanovič; non c’è tempo, altrimenti andremmo da un altro...
– L’impiegato dice che gli altri darebbero ancor meno.
Non mi ricordo con esattezza il cambio di allora, ma era spaventoso. Ebbi circa dodicimila fiorini in oro e in biglietti di banca, presi la distinta e la portai alla nonna.
– Su! Su! Su! È inutile star lí a contare, – disse cominciando a gesticolare con le mani: – presto, presto, presto!
– Non punterò mai su quello zéro maledetto e neppure sul rosso, – ella proferí, avvicinandosi al casinò.
Questa volta cercai con tutte le mie forze di indurla a puntare il meno possibile, assicurandola che, mutando la fortuna, ci sarebbe sempre stato il tempo di fare anche una grossa puntata. Ma lei era cosí impaziente, che sebbene dapprima avesse consentito, non fu possibile frenarla durante il gioco. Aveva appena cominciato a vincere delle puntate di dieci, di venti federici, che cominciava a darmi degli urtoni, dicendo:.
– Su, ecco! Su, ecco! Su, vedi che abbiamo vinto; se ci fosse un quattro invece del dieci, avremmo vinto quattromila gulden, e ora?... Sei sempre tu, sempre tu!
E per quanto mi indispettissi guardando il suo gioco, decisi di tacere e di non darle piú nessun consiglio.
Improvvisamente accorse De Grieux. Erano tutti e tre lí vicino; osservai che Mlle Blanche se ne stava con la madre da una parte e faceva moine al piccolo principe. Il generale era visibilmente in disgrazia, quasi al bando. Blanche non voleva neppure guardarlo, sebbene egli si facesse in quattro per lei. Povero generale! Impallidiva, arrossiva, tremava e non seguiva nemmeno piú il gioco della nonna. Blanche e il piccolo principe infine andarono via; il generale si precipitò dietro di loro.
Madame, Madame, – sussurrò alla nonna De Grieux con voce melata, riuscendo a giungere fino al suo orecchio. – Madame, questa puntata non va... no, no, non è possibile... – aggiunse, parlando un russo storpiato: – no!
– E come allora? Su, insegnamelo! – fece la nonna, rivolgendosi a lui. De Grieux improvvisamente si mise a chiacchierare presto presto in francese, prese a dar consigli, si affannava, diceva che bisognava aspettare la fortuna, si metteva a calcolare delle cifre... la nonna non capiva nulla. Egli si rivolgeva continuamente a me, perché traducessi; puntava il dito sul tavolo, indicando; infine, afferrò il lapis e stava per cominciare dei calcoli su un foglietto.
– Su, va’ via, va’ via! Non fai che raccontare frottole! «Madame, Madame», e lui stesso non ne sa nulla; va’ via!
Mais, Madame, – cinguettò De Grieux, e riprese a spiegare e a mostrare. Era proprio molto preoccupato.
– Su, punta una volta come dice lui, – mi comandò la nonna: – stiamo a vedere: forse uscirà davvero.
De Grieux voleva soltanto distoglierla dalle forti giocate; proponeva di punt...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Il giocatore
  3. Nota introduttiva di Leone Ginzburg
  4. Nota bio-bibliografica
  5. Il giocatore
  6. I.
  7. II.
  8. III.
  9. IV.
  10. V.
  11. VI.
  12. VII.
  13. VIII.
  14. IX.
  15. X.
  16. XI.
  17. XII.
  18. XIII.
  19. XIV.
  20. XV.
  21. XVI.
  22. XVII.
  23. Il libro
  24. L’autore
  25. Dello stesso autore
  26. Copyright