L'Isola del Tesoro
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L'Isola del Tesoro

  1. 288 pagine
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Informazioni su questo libro

«Sin dall'infanzia, Robert Louis Stevenson per me ha incarnato la felicità».
Jorge Luis Borges *** La fantasia e il dilemma della scelta. Il gioco e il dramma del mare, della guerra e della morte. L'Isola del Tesoro contiene tutto questo insieme a quasi tutti i sentimenti, alle virtú piú nobili e ai peggiori peccati: la lealtà, il coraggio, la paura, il tradimento, la ferocia. E li avvolge in uno scenario di acque e rupi, di spiagge e di taverne, che sono sogno e realtà del diventare adulti.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2015
eBook ISBN
9788858419960
Print ISBN
9788806226589

Parte sesta

Il capitano Silver

Capitolo ventottesimo

Nel campo nemico

Il rosso bagliore della torcia, illuminando l’interno del capanno, mi mostrò come le mie peggiori paure si fossero avverate. I pirati erano in possesso della ridotta e delle provviste; c’era il barilotto del cognac, c’erano il pane e il porco salato come prima e, a moltiplicare per dieci il mio terrore, non c’era traccia di prigionieri. Potevo solo concludere che erano tutti morti, e il mio cuore fu percosso dalla dura verità che io non ero rimasto lí a morire con loro.
In tutto i bucanieri erano sei: nessun altro uomo era rimasto vivo. Cinque di loro erano in piedi, paonazzi e gonfi, risvegliati di colpo dal primo sonno dell’ebbrezza. Il sesto si era appena puntellato sul gomito: era mortalmente pallido, e la benda insanguinata attorno al capo diceva che era stato ferito di recente, e ancor piú di recente fasciato. Ricordando l’uomo colpito dalla fucilata e fuggito nel bosco durante il grande attacco, conclusi che si trattava di lui.
Il pappagallo si lisciava le piume sulla spalla di Long John. Quest’ultimo, pensai, appariva piú pallido e accigliato di come lo ricordavo. Indossava ancora quell’abito di gala che si era messo per l’ambasciata, ma era in un pessimo stato, tutto schizzi di fango e strappi aperti dai rovi spinosi del bosco.
– Bene bene, – disse, – ecco qua Jim Hawkins, che mi venga un colpo! Sei passato a trovarci, eh, che mi dici? Beh, lo considererò un gesto d’amicizia.
Poi si sedette sul barile del brandy e cominciò a caricare la pipa.
– Passami un po’ quella torcia, Dick, – disse; e poi, quando ebbe acceso per bene aggiunse: – Ecco fatto, ragazzo… pianta la torcia nella catasta; e voi, gentiluomini, accomodatevi!… non è necessario stare in piedi per Mr Hawkins; lui vi scuserà, ci potete giurare. E cosí, Jim, – mentre pressava il tabacco, – eccoti qua. Ma che bella sorpresa, per il vecchio John. L’ho visto che eri sveglio, la prima volta che ti ho messo gli occhi addosso; ma questa… bah, mi lascia sbalordito, mi lascia.
A tutto ciò, come si può ben immaginare, non detti risposta. Mi avevano messo con le spalle al muro, e lí restai guardando in faccia Silver… cercando di mostrarmi, almeno speravo, baldanzoso, ma con il cuore gonfio di disperazione.
Silver trasse con grande tranquillità un paio di boccate dalla pipa, e poi riprese.
– Allora Jim, visto che sei qui, – mi disse, – ti dirò un po’ quello che penso io. Mi sei sempre piaciuto, perché sei un ragazzo di spirito, e sembri il mio ritratto di quando ero giovane e bello. Ho sempre desiderato che ti schierassi con noi e avessi la tua parte, per morire da signore e cosí via, caro il mio galletto, e ci sei arrivato. Il capitano Smollett è un fine gentiluomo, lo ripeterò tutti i giorni della mia vita, ma sulla disciplina è troppo rigido. «Il dovere è dovere», dice, e ha ragione. Beh, meglio che stai alla larga dal capitano. E anche il dottore… ce l’ha a morte con te. «Ingrato di un moccioso», è quel che ha detto; insomma, per farla breve la faccenda è questa: dai tuoi amici non puoi tornare, perché non ti vogliono piú; e a meno che non formi una terza ciurma per conto tuo, ma considera che potresti trovarti un po’ solo, ti toccherà venire col capitano Silver.
Fin qui, tutto bene. Dunque i miei amici erano ancora vivi, e anche ammettendo almeno in parte la veridicità delle parole di Silver che la compagnia della cabina fosse furiosa con me per la diserzione, fui piú sollevato che angosciato da quello che avevo sentito.
– Lasciamo perdere che sei nelle nostre mani, – continuò Silver, – anche se è proprio cosí, e su questo puoi giurarci. Però io preferisco farti ragionare; non ho mai visto uscire niente di buono dalle minacce. Se l’ingaggio ti va, bene, resterai con noi; e se non ti va, Jim… beh, sei libero di dire no: libero e benvenuto, compagno; e che mi venga un accidente se un marinaio può parlar meglio di cosí!
– Dunque devo rispondere? – chiesi con voce tremante. Dietro questo parlare beffardo mi era stata comunicato che una minaccia di morte incombeva su di me, e mi sentivo le guance scottare e il cuore battere all’impazzata.
– Ragazzo, – disse Silver, – qui nessuno ti incalza. Pensaci pure sopra. Mica vogliamo metterti fretta, compagno; è uno spasso stare in tua compagnia, lo sai.
– Bene, – risposi con un po’ piú di spavalderia, – se proprio devo scegliere, ho il diritto di sapere come stanno le cose, perché siete qui, e dove sono i miei amici.
– Come stanno le cose? – ripeté uno dei bucanieri con un grugnito. – Mi piacerebbe se lo sapessi anch’io!
– Tu, amico, faresti meglio a tapparti i boccaporti, se non sei interrogato, – ringhiò Silver a chi aveva parlato. Poi ritornò mellifluo e mi rispose: – Ieri mattina, signor Hawkins, durante la prima guardia è venuto giú il dottor Livesey con la bandiera bianca. Ha detto: «Capitano Silver, siete finiti. La goletta non c’è piú». Beh, magari avevamo bevuto un bicchierino tra una canzone e l’altra, non dico di no. Comunque sia, nessuno aveva controllato. Poi abbiamo guardato, e per tutti i diavoli!, la vecchia nave non c’era piú davvero. Non ho mai visto un branco di allocchi restare piú allocchiti; e puoi giurarci che è andata proprio cosí, se ti dico che il piú allocchito ero io. «Dunque, – fa il dottore, – troviamo un accordo». Abbiamo fatto un accordo, lui e io, e adesso te lo dico: provviste, brandy, fortino, la legna che siete stati cosí previdenti da tagliare, e, per dire cosí, tutta la benedetta tinozza, dalle crocette alla controchiglia. Quanto a loro, se ne sono andati; e non so dove siano.
E tirò un’altra placida boccata.
– E affinché non ti ficchi in quella cocuzza, – continuò, – di essere stato incluso nel nostro accordo, ecco le ultime parole che ci siamo scambiati: «Voi quanti siete, – chiedo, – ad andarvene?» «Quattro, – mi ha risposto lui; – quattro, tra cui un ferito. Quanto al ragazzo… vada al diavolo, non so dove sia. E non m’importa. Ci siamo stancati di lui». Ecco quali sono state le sue parole.
– È tutto? – gli chiesi.
– Beh, è tutto quello che devi sapere tu, figliolo, – rispose Silver.
– E adesso devo scegliere?
– Adesso devi scegliere, puoi giurarci, – disse Silver.
– Bene, – dissi, – non sono tanto sciocco da non sapere benissimo cosa mi aspetta. Che dal peggio venga il peggio, poco mi importa. Ne ho visti morire troppi da quando vi ho incontrati. Ma ci sono un paio di cose che voglio dirvi, – aggiunsi, e a questo punto ero molto animato. – La prima è questa: siete messi male; goletta perduta, tesoro perduto, uomini perduti; tutto il vostro guadagno andato a rotoli; e se volete sapere a causa di chi… sono stato io! Io ero nella botte delle mele la notte che avvistammo l’isola e sentii voi, John, e voi, Dick Johnson, e Hands, che adesso è in fondo al mare, e prima che fosse trascorsa un’ora avevo già riferito ogni parola che vi eravate detti. E quanto alla goletta, sono stato io a tagliare la gomena, sono stato io a uccidere gli uomini che avete lasciato a bordo, e sempre io a portarla dove nessuno di voi, nessuno!, la vedrà mai piú. Tocca a me ridere; ho tessuto io questa trama fin dall’inizio; non ho piú paura di voi di quanta ne abbia di una mosca. Uccidetemi, se volete, o risparmiatemi. Ma vi dirò una cosa, e poi basta: se mi risparmierete, quello che è stato è stato, e quando vi processeranno per pirateria farò il possibile per salvarvi. A voi la scelta. Ucciderne uno in piú non vi servirà a niente, ma se mi risparmiate avrete un testimone per salvarvi dalla forca.
Mi interruppi perché, ve lo confesso, ero senza fiato: e, con mia sorpresa, non uno di loro si mosse, ma rimasero tutti lí a guardarmi come tanti pecoroni. Cosí, mentre ancora mi fissavano, sbottai di nuovo: – E adesso, signor Silver, credo che voi siate il capo qui dentro, e se finisse male fatemi la gentilezza di far sapere al dottore come mi sono comportato.
– Lo terrò a mente, – rispose Silver, con un accento cosí strano che, lo giuro, non capii se rideva della richiesta o era rimasto impressionato dal mio coraggio.
– Ho un’altra cosa da aggiungere, – esclamò il vecchio marinaio con la faccia di mogano, Morgan, quello che avevo visto nella taverna di Long John sul lungomare di Bristol. – È stato lui a riconoscere Cane Nero.
– Oh, beh, ma allora… – aggiunse il cuoco di bordo. – Dannazione, ho una cosa da aggiungere anch’io!… perché è sempre lo stesso ragazzo che ha rubato la mappa di Billy Bones. Dall’inizio alla fine, abbiamo continuato a sbattere contro Jim Hawkins!
– Proprio cosí! – disse Morgan con una bestemmia.
E balzò in piedi come se avesse vent’anni, estraendo il suo coltello.
– Fermo lí! – gridò Silver. – E chi tu sei, Tom Morgan? Ah, ecco, magari ti credevi d’essere il capitano. Ma, per tutti i diavoli, ti faccio vedere io! Tu tagliami la strada, e finirai dove sono finiti prima di te tanti bravi uomini, dal primo all’ultimo, in questi ultimi trent’anni… qualcuno appeso a un pennone, che mi venga un colpo!, altri gettati fuoribordo, e tutti in pasto ai pesci. Non c’è mai stato nessuno che mi abbia guardato fisso negli occhi e abbia visto il sole l’indomani, Tom Morgan… puoi giurarci.
Morgan si fermò, ma dagli altri si alzò un mormorio gutturale.
– Tom ha ragione, – fece uno.
– Di rospi ne ho già ingoiati abbastanza con l’altro capitano, – aggiunse un secondo. – Che m’impicchino se ne ingoierò altri con te, John Silver.
– Forse qualcuno di lor signori vuole vedersela fino in fondo con me? – ruggí Silver, sporgendosi tutto in avanti dal barilotto dove era seduto, con la pipa ancora accesa nella destra. – Ditelo schietto cosa avete in mente; non siete mica muti, mi sembra. Avanti, non mi tirerò indietro. Ho vissuto tutti questi anni per vedere il figlio di un barile di rum mettermi il bastone fra le ruote? Le regole le conoscete; siete tutti gentiluomini di ventura. Beh, sono pronto. Chi se la sente tiri fuori la sciabola, e prima che questa pipa sia spenta vedrò di che colore ha le budella, gruccia o non gruccia.
Non un uomo si mosse; non un uomo rispose.
– Ah… di questa pasta siete? – aggiunse, rimettendosi la pipa in bocca. – Beh, comunque a vedervi fate ridere. A combattere, beh, valete poco. Però l’inglese di Re Giorgio lo capite. Qui il capitano eletto sono io, perché sono piú in gamba di voi di un buon miglio marino. Non volete battervi come dovrebbero fare dei gentiluomini di ventura? E allora, per tutti i fulmini, obbedirete, potete giurarci! Bene, questo ragazzo mi piace; non ho mai visto un ragazzo migliore di lui. È piú uomo lui, qui dentro, che due di voi topi di sentina messi insieme, ed ecco cosa vi dico: voglio vedere chi gli metterà le mani addosso… Ecco cosa vi dico, potete giurarci.
Seguí una lunga pausa. Io stavo dritto contro il muro con il cuore che batteva come un martello, ma ora con un barlume di speranza nel petto. Silver appoggiò la schiena al muro, le braccia conserte, la pipa all’angolo della bocca, piú calmo che se fosse stato in chiesa, ma con gli occhi che continuavano a muoversi furtivi senza perdere di vista i suoi turbolenti seguaci. I quali, dal canto loro, a poco a poco si raggrupparono in fondo al capanno, e il sommesso sibilo del loro mormorare mi risuonò ininterrotto nelle orecchie come lo scorrere di un torrente. L’uno dopo l’altro alzarono lo sguardo e per un attimo il rosso bagliore della fiaccola illuminò i loro volti; ma non guardavano me, guardavano Silver.
– Sembra che abbiate molto da dire, – osservò Silver, sputando lontano. – Alzate la voce e fatemela sentire, oppure piantatela.
– Chiedo scusa, signore, – rispose uno degli uomini, – ma voi non badate molto a certe regole; fateci il favore di rispettare le altre. Questa ciurma non è soddisfatta; a questa ciurma non piace farsi mettere sotto i piedi; questa ciurma, mi prendo la libertà di dire, ha i suoi diritti come tutti gli altri equipaggi; e stando alle vostre regole, direi che possiamo parlare tra di noi. Chiedo scusa, signore, e riconosco che in questo momento siete il capitano; ma reclamo il mio diritto, ed esco fuori a tenere consiglio.
E spiattellando un affettato saluto marinaresco quell’uomo, uno spilungone sui trentacinque anni con gli occhi gialli e un’aria malaticcia, si avviò con calma verso la porta e uscí. Tutti seguirono il suo esempio, l’uno dopo l’altro, senza tralasciare il saluto e aggiungendo qualche giustificazione. – Secondo le regole, – disse uno. – Consiglio al castello di prua, – disse Morgan. E cosí, con una frase o l’altra, tutti marciarono fuori lasciando me e Silver soli con la fiaccola.
Il cuoco di bordo si tolse subito la pipa di bocca. – Bene, Jim Hawkins, ora stammi a sentire… – sussurrò con voce ferma, ma appena percettibile, – sei a tanto cosí dalla morte e, cosa ben peggiore, dalla tortura. Mi destituiranno. Ma, occhio… comunque vada starò al tuo fianco. Non era questa la mia intenzione; no, almeno finché non hai parlato chiaramente. Ero quasi disperato all’idea di aver perso tutto quel bendidio, e per giunta finire poi impiccato. Ma adesso ho capito che tu sei quello giusto. Mi son detto: tu stai con Hawkins, John, e Hawkins starà con te. Sei la sua ultima carta e, per tutti i fulmini, John, lui è la tua! Spalla a spalla, dico io. Tu salva il tuo testimone, e lui ti salverà dalla forca!
Incominciai vagamente a capire.
– Volete dire che è tutto perduto? – gli chiesi.
– Sí, perdiana, è cosí! – mi rispose. – Persa la nave, perso il collo… cosí stanno le cose. Una volta che ho guardato in quella baia, Jim Hawkins, e non ho visto la goletta… beh, io sono un duro, ma mi sono arreso. Quanto a quelli là e al loro consiglio, credimi, sono dei babbioni e dei vigliacchi. Ti salverò la vita da loro… se potrò. Ma stammi a sentire, Jim… una mano lava l’altra… tu salverai Long John dalla forca.
Rimasi esterrefatto: la sua richiesta sembrava cosí assurda… lui, il vecchio bucaniere, il caporione fatto e finito.
– Quello che posso fare, lo farò, – gli risposi.
– È un patto! – esclamò Long John. – Se parlerai ben chiaro a mio favore, perbacco! potrei ancora farla franca.
Zoppicò fino alla fiaccola, sulla catasta di legna da ardere, e riaccese la pipa.
– Devi capirmi, Jim, – disse tornando verso di me. – Ho la testa sulle spalle, io. Adesso sto dalla parte del signor Trelawney. Lo so che hai portato la goletta da qualche parte, in salvo. Come hai fatto non lo so, ma ne sono sicuro. Hands e O’Brien devono essersi rimbecilliti. Io non ho mai creduto troppo in nessuno dei due. Ora, ascoltami. Non ti farò domande, e non lascerò che te ne facciano gli altri. Lo so quando una partita è chiusa, io; e so riconoscere un ragazzo di cui ci si può fidare. Ah, tu sei giovane… noi due insieme avremmo potuto fare grandi cose!
Spillò un po’ di cognac dal barilotto in una piccola tazza di stagno.
– Vuoi favorire, compagno? – mi chiese; e quando rifiutai disse: – Beh, Jim, allora ne berrò un goccetto io. Ho bisogno di calafatarmi, perché sento odore di guai. A proposito di guai, Jim, perché quel dottore mi ha dato la mappa?
La mia faccia tradí una sorpresa cosí spontanea da dissuaderlo dal fare altre domande.
– Beh, comunque me l’ha data… – aggiunse. – E c’è sotto qualcosa, ci scommetto… di sicuro c’è sotto qualcosa, Jim… di buono o di cattivo.
E bevve un altro sorso di brandy, scuotendo il testone biondo come un uomo che si aspetta il peggio.

Capitolo ventinovesimo

Di nuovo il bollo nero

Il consiglio dei bucanieri durava già da un po’ quando uno di loro rientrò nel capanno e, con una replica del saluto...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. L'Isola del Tesoro
  3. L’Isola del Tesoro di Pietro Citati
  4. L’Isola del Tesoro
  5. AL COMPRATORE DUBBIOSO
  6. Parte prima - Il vecchio bucaniere
  7. Parte seconda - Il cuoco di bordo
  8. Parte terza - La mia avventura a terra
  9. Parte quarta - Il fortino
  10. Parte quinta - La mia avventura in mare
  11. Parte sesta - Il capitano Silver
  12. Il libro
  13. L’autore
  14. Dello stesso autore
  15. Copyright