Quaderno di traduzioni
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Quaderno di traduzioni

  1. 376 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Quaderno di traduzioni

Informazioni su questo libro

"Non ho mai fatto differenza, o posto gerarchie di nobiltà, tra il mio scrivere in proprio e quell'atto che, comunemente, viene chiamato tradurre", afferma Giorgio Caproni sottolineando la sostanziale continuità tra traduzione e scrittura poetica e affidando alla traduzione l'importante funzione di "allagamento della propria esperienza e coscienza: del proprio essere ed esistere, più che del conoscere".Progettato da Caproni stesso pochi anni prima della morte, questo Quaderno presenta una scelta delle sue traduzioni poetiche: alle versioni ormai famose da Apollinaire, Char, Frenaud, Garcia Lorca, se ne accompagnano altre inedite, come quelle da Baudelaire, o fin qui reperibili solo su rivista o su antologia: Prevert, Verlaine, Cadou, Henri Thomas, De Viau, Hugo, Manuel Machado. Dall'accostamento di testi originali e versioni caproniane risulta un rapporto dialogico fitto di convergenze e agnizioni; un affascinante intreccio vocale a cui la scrittura poetica di Caproni partecipa in profondità, poiché tradurre è, nelle parole dello stesso poeta, quanto "rende diurno ciò che già era in lui, ma dormiente: notturno". Nella sua sequenza di "imitazioni", il Quaderno consente di individuare una forma del tradurre che si sottrae originalmente, sia nella teoria che nella testualità, alle tendenze dominanti nella nostra tradizione novecentesca della versione poetica.Il volume, introdotto da uno scritto di Pier Vincenzo Mengaldo, è accompagnato da una ricca nota ai testi del curatore in cui si individuano le varianti di traduzione e le scelte che le hanno motivate.

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Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2014
Print ISBN
9788806142988
eBook ISBN
9788858417614

Guillaume Apollinaire

Il gambero

Incertezza, io e te pari siamo.
Io e te, mio bene segreto,
Come i gamberi ce n’andiamo
A culo indietro, a culo indietro.

Da Le Bestiaire

L’écrevisse

Incertitude, ô mes délices
Vous et moi nous nous en allons
Comme s’en vont les écrevisses,
A reculons, à reculons.

Zona

Alla fine sei stanco di questo mondo antico
Pastora o Torre Eiffel stamani i tuoi ponti belano
Ne hai abbastanza di vivere nell’età greca e romana
Perfino le automobili qui sembrano antiche
Nuova nuova è rimasta soltanto la religione
Semplice come gli hangar di Porto Aviazione
Tu solo o Cristianesimo non sei antico in Europa
L’europeo piú moderno siete voi Papa Pio X
E tu se non entri in chiesa stamani a confessarti
È perché le finestre t’osservano e ti vergogni
Leggi i volantini i cataloghi i manifesti che cantano a
voce alta
Ecco la poesia stamani e per la prosa ci sono i giornali
Ci sono le dispense da 25 centesimi piene d’avventure
poliziesche
Ritratti di grandi uomini e mille titoli diversi
Ho visto stamani una simpatica via il nome non lo
ricordo
Nuova e pulita era la tromba del sole
I dirigenti gli operai e le belle stenodattilografe
Dal lunedí mattina al sabato sera quattro volte al
giorno ci passano
Al mattino per tre volte la sirena vi alza il suo lamento
Una campana rabbiosa vi abbaia verso mezzodí
Le scritte delle insegne e sui muri
Le targhe gli avvisi schiamazzano come pappagalli
Mi piace la grazia di questa via industriale
Qui a Parigi fra Rue Aumont-Thiéville e l’Avenue des
Ternes
Eccola la giovane via e tu sei ancora un piccino nulla piú
Che la mamma veste soltanto di bianco e di blu
Sei molto devoto e col tuo piú vecchio compagno René
Dalize
Nulla ti attrae tanto quanto le pompe della Chiesa
Sono le nove il gas è abbassato tutto blu di nascosto
Uscite dal dormitorio
Pregate tutta la notte nell’oratorio
Mentre eterna e adorabile profondità ametista
Gira in perpetuo la sfavillante aureola del Crocifisso
È il bel giglio che tutti noi coltiviamo
È la torcia rossochiomata che il vento non spenge
È il figlio bianco e vermiglio della madre dolorosa
È l’albero sempre folto di tutte le preghiere
È la doppia forca dell’onore e dell’eternità
È la stella a sei branche
È Dio che muore il venerdí e risuscita la domenica
È Cristo che sale in cielo meglio d’un aviatore
Del primato mondiale d’altezza è lui il detentore
Pupilla Cristo dell’occhio
Ventesima pupilla dei secoli questo secolo
Ci sa fare e mutato in uccello come Gesú in aria sale
I diavoli negli abissi alzano il capo a guardare
Dicono che imita Simon Mago in Giudea
Gridano se sa rubar gli spazi di ladro abbia nomea
Gli angeli intorno al bel volteggiatore volteggiano
Icaro Enoch Elia Apollonio di Tiana
Intorno al primo aeroplano aleggiano
Si scansano a tratti per lasciare il passo a tutti i
trascinati dalla Santa
Eucarestia
I preti che eternamente salgono elevando l’ostia
L’aeroplano si posa infine senza richiudere le ali
Il cielo si riempie allora di milioni di rondini
Ad ali spiegate giungono i corvi i falchi i gufi
Dall’Africa arrivano gli ibis i fenicotteri i marabú
L’uccello Roc celebrato da favolisti e poeti
Si libra stringendo fra gli artigli il cranio d’Adamo la
prima testa
L’aquila piomba dall’orizzonte lanciando un grande
strido
E dall’America viene il piccolo colibrí
Dalla Cina son giunti i pihi lunghi e agili
Che hanno un’ala sola e volano a coppie
Poi ecco la colomba spirito immacolato
Scortata dall’uccello lira e dal pavone occhiato
La fenice rogo che da sé si genera
Per un attimo vela tutto con la sua ardente cenere
Le sirene lasciati i pericolosi stretti
Arrivano cantando tutte e tre bellamente
E tutti aquila fenice e pihi della Cina
Fraternizzano con la volante macchina
Ora te ne vai per Parigi solo solo tra la folla
Mandrie d’autobus muggenti ti passano accanto di corsa
L’angoscia dell’amore nella tua gola è una morsa
Come se mai piú tu dovessi essere amato
In altri tempi in monastero saresti entrato
Ti vergogni se ti sorprendi a recitare una preghiera
Ti sfotti e il tuo riso crepita come il fuoco infernale
Le faville di quel riso dorano il fondo della tua vita
È un quadro appeso in un buio museo
E a volte t’avvicini per meglio vederlo
Oggi te ne vai per Parigi le donne sono bagnate di
sangue
Era e vorrei non ricordarmene al declino della bellezza
Circondata di fervide fiamme Nostra Signora m’ha
guardato a Chartres
Il sangue del vostro Sacro Cuore m’ha inondato a
Montmartre
Mi ammalano le parole di beatitudine
L’amore che mi tormenta è una malattia vergognosa
E l’immagine che ti possiede ti fa sopravvivere nell’i...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Quaderno di traduzioni
  3. Premessa di Pier Vincenzo Mengaldo
  4. Introduzione di Enrico Testa
  5. Nota al testo
  6. Quaderno di traduzioni
  7. GUILLAUME APOLLINAIRE
  8. RENÉ CHAR
  9. ANDRÉ FRÉNAUD
  10. JACQUES PRÉVERT
  11. PAUL VERLAINE
  12. RENÉ GUY CADOU
  13. HENRI THOMAS
  14. FEDERICO GARCÍA LORCA
  15. MANUEL MACHADO
  16. THÉOPHILE DE VIAU
  17. VICTOR HUGO
  18. CHARLES BAUDELAIRE
  19. Note
  20. Il libro
  21. L’autore
  22. Dello stesso autore
  23. Copyright