Ho deciso. Oggi lo affronto di petto. Mi sono proprio rotto. Un frate, che aveva superato abbondantemente i settant’anni, mi fissava in continuazione. Sembrava non riuscisse a staccarmi gli occhi di dosso.
Devo dire che mi dava piú fastidio la sua indecisione che non questo sentirmi continuamente braccato senza neanche poter reagire. Cosí oggi ho deciso di affrontarlo io. Per togliermi il pensiero.
Anche se devo dire che non era antipatico. Anzi, aveva una bella faccia. Era uno dei pochi che non avessi ancora sentito chiamare per nome. Strano. E di strano aveva molte altre cose, il monaco.
– Lei, è... uno di quelli?
– ...
– Ma sí, perché fa quella faccia? Cosa crede, che sia la prima volta che mi capita? Che – anche se ho solo sedici anni – non ne abbia mai visti, fuori? Lei se ne sta rinchiuso qui, ma oggi i finocchi lo sa che si vedono dappertutto, nei film, alla televisione, e per strada, ovunque? Se uno comincia a parlarne dopo gli otto anni è già un ritardato mentale. Adesso perché ride? Che c’è da ridere?
– Mi spiace, e un po’ mi diverte, che tu abbia pensato questo di me. Hai frainteso, ma era logico, era naturale che tu pensassi proprio una cosa del genere. Sorrido perché sono sorpreso. Sorpreso dalla mia ingenuità...
– E allora cos’ha sempre da guardarmi, seguirmi? Gliel’ha detto il Priore di sorvegliarmi, per caso? Mi ci incazzerei ancora di piú.
– No, non è neanche questo. I frati qui sono davvero brava gente. Leali.
– E allora?
– Sí, ti ho tenuto molto d’occhio e ho pensato molto a te. Ma perché... perché anch’io sono scappato. Anche se scappato è una parola che non mi piace, sa di vigliaccheria. Diciamo che ho scelto di uscire di scena, all’improvviso, senza spiegarne a nessuno la ragione. Senza farmi mai piú trovare. Solo che ero molto piú vecchio di te. E pensare che sono passati già piú di dieci anni. Sinceramente, quando ho fatto perdere le mie tracce, credevo – anche se non era questa la ragione – che mi sarebbe rimasto molto meno tempo da vivere...
– Quindi lei non è un frate?!?
Ero pieno di stupore. Non avrei mai immaginato una rivelazione del genere.
– No, no, ma che frate. Non ho preso né voti né niente. Non sono neanche credente.
– Neanch’io...
– Ah, lo saprai già, ma il mio nome è Federico.
– No, non lo sapevo, e me ne sono reso conto solo oggi.
– Te lo dicevo. Questi frati sono molto scrupolosi. Attenti. Leali. Federico è il mio vero nome, sai? Perché cambiarlo? Qui non c’era piú rischio. E poi ci ero affezionato. Cambiare tutto, all’improvviso, senza dare spiegazioni, senza dare notizie – scontare anche l’estrema crudeltà di questa scelta nei confronti di chi ci ama e amiamo, e quindi anche verso noi stessi – va bene. Lasciare il mondo va bene, ma se stessi mai. Soprattutto con il passare degli anni, il nostro nome siamo noi, e noi siamo il nostro nome. Per questo frati e monache lo cambiano: come gesto di rinuncia estrema. Ma scusami, ci siamo appena conosciuti, e sto già facendoti una lezione. Ho fatto il professore tutta la vita, e questi ultimi anni di totale isolamento si vede che non sono bastati a farmi passare il vizio, soprattutto con un giovane come te che avrebbe potuto essere proprio uno dei miei studenti. Scusami.
– Piacere, sono Marcello.
– Oh, il tuo nome io lo so già da tempo. Anche se in effetti non so se ti chiami davvero cosí.
– Sí, anch’io ho deciso di tenermi il mio nome vero. Per lealtà. E lei, professore, perché...
– Diamoci del tu, ti prego. Siamo amici adesso. O almeno lo spero.
– Va bene. Tu, professore...
– Federico, Federico e basta. In un posto come questo... Fai un altro sforzo, se ti va. A me farebbe piacere. Dimentica gli anni. Siamo due ‘rifugiati politici’, no?
– Sí sí, come vuoi. Tu. Federico. Come ti pare. Ma perché sei scappato?
– Perché sono scappato, dici. Eh già. Io non l’ho mai detto a nessuno, neanche qui dentro. Non è per sfiducia, credimi. È un giuramento che ho fatto a me stesso: portarmi questo segreto nella tomba. Anche se la sua apparente banalità ti stupirebbe. Questo sarà l’unico argomento di cui non parleremo.
– Io invece te lo voglio dire perché sono venuto qui. Ma tu chi eri ‘fuori’?
– Ero un professore di economia. Insegnavo all’università di Roma. Una mattina come tutte le altre sono uscito, con il solito vestito e mi sono avviato come sempre a piedi e... nessuno mi ha piú visto.
– Ma se lei... tu eri conosciuto, ti avranno cercato in mille modi. Devi essere stato molto abile ad arrivare fin qui senza che nessuno ti riconoscesse...
– Avevo amici soprattutto in un piccolo quotidiano di sinistra, ho visto una mattina che lo leggevi. Sí, loro hanno fatto molte ipotesi, anche qualche ricerca in proprio, ma qui non potevano scovarmi. Hanno continuato a ricordarmi, però, e non hanno mai creduto alla mia morte. Penso non si siano mai rassegnati al mistero, a questa totale mancanza di spiegazioni. Ogni anniversario della mia ‘scomparsa’ mi dedicano un articolo. Dopo qualche anno, quando si sono resi conto che comunque non mi avrebbero piú rivisto, vivo o morto che fossi, hanno istituito una borsa di studio a mio nome.
– Chissà come rimarrebbero se sapessero che continui a leggerli!
– Credo non lo immaginino proprio. Non pensare lo dica con aria divertita. Lo sai bene che questo non è un gioco. Mi immalinconisce ancora molto, tutto questo. Ma ho ragioni piú che buone per quello che ho fatto. Nonostante questo, a volte la tentazione di farmi vivo in qualche modo è fortissima, insopportabile. Poi prevalgono le motivazioni di quella lontana scelta. Scusami ancora se non posso parlartene. Tu sei l’unica persona al mondo nei confronti della quale per un attimo ho pensato di fare un’eccezione. Ma è stata anche questa una tentazione. La debolezza di un vecchio, cui ho saputo resistere.
– Io me ne sono andato per una donna. Una donna, non una ragazza. Lei era – è! – una donna grande.
Sentivo la mia voce come se arrivasse da un altoparlante, meglio, da una radio con quel ronzio misto a rimbombo di quando la sintonia non è perfetta. Perché raccontare per la prima volta quella cosa enorme mi sconvolgeva, oltre a riempirmi di una fierezza incontenibile. Io sono scappato per una donna. Io sono un uomo. Sono scappato per la mia donna. Anch’io sono grande, e ho fatto una cos...