Amore, dieci anni dopo
eBook - ePub

Amore, dieci anni dopo

  1. 232 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Amore, dieci anni dopo

Informazioni su questo libro

Gillian ha lasciato Stuart per sposare Oliver, il suo spiritoso ex amico. Ma Stuart non è il tipo da dimenticare. Se ne è andato in America a far fortuna, ma solo per tornare ancora piú innamorato e pieno di rancore. Le cose sembrano girare nel verso giusto, perché nel frattempo l'ex ragazzo brillante Oliver è diventato un quarantenne sulla via del fallimento. E Gillian non è insensibile al nuovo fascino di Stuart... A raccontarci le loro vite, sospese tra desideri, frustrazioni, disincanti, rivalse e malinconie, la scrittura di Julian Barnes, piena d'inventiva, rivelatoria e anche divertente. Una deliziosa farsa sulle fragilità dei nostri sentimenti. Un intelligente gioco romanzesco che approfitta delle tante bugie che raccontiamo a chi ci ama. E a noi stessi.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Amore, dieci anni dopo di Julian Barnes, Susanna Basso in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
EINAUDI
Anno
2014
Print ISBN
9788806220303
eBook ISBN
9788858413746

Capitolo undicesimo

Altro che uccello giardiniere

STUART Gillian mi ha confidato in gran segreto che Oliver ha avuto un lieve esaurimento nervoso dopo la morte di suo padre. Ho detto: – Ma se lo odiava, suo padre. Non faceva che dirlo –. E Gillian: – Lo so.
Ci ho pensato a lungo. Mme Wyatt mi ha fornito una spiegazione complessa e articolata. Io gliene ho proposta una piú semplice: Oliver è un bugiardo. Sempre stato. Perciò forse non odiava davvero suo padre, fingeva solo per commuovere gli altri. Forse in realtà gli voleva bene, e cosí quando è morto non ha provato soltanto dolore ma anche senso di colpa per averlo calunniato tutti quegli anni, e il senso di colpa l’ha portato all’esaurimento. Come ti sembra?
Che ha detto Gillian, quando sono andato da loro a cena? – Oliver, tu fraintendi sempre ogni cosa –. Ecco il commento di chi lo conosce come le sue tasche. Secondo lui la verità è da borghesi. Secondo lui mentire è romantico. È ora di crescere, Oliver.
TERRI Non te l’ha ancora mostrata, la foto, vero? Credi che un mandato di comparizione potrebbe funzionare?
STUART E visto che siamo in vena di chiarimenti, parliamo di Terri. Siamo stati sposati per cinque anni. Andavamo d’accordo. Solo che non ha funzionato. Non l’ho mai trattata male o roba del genere. Non l’ho tradita. E lei nemmeno, ci tengo ad aggiungere. Aveva un piccolo problema con… la precedente titolare, tutto qui. Ma andavamo d’accordo. Solo che non ha funzionato.
TERRI Vedi, in fondo, quello che mi mandava in bestia di Stuart era la sua incrollabile logica del cazzo. Si presenta come una brava persona, normale. Il che mi sta bene, finché dura. Lui è sincero, onesto – ma in certi casi non riesce ad accorgersi di non esserlo. E allora come la metti? Io non so fino a che punto lui sia il tipico inglese, perciò non mi va di prendermela con l’intera nazione, mi spiego? Ma Stuart è l’uomo piú introverso che io abbia mai conosciuto, sul piano emotivo. Gli chiedi di parlare dei suoi bisogni e lui ti squadra come se fossi una specie di mattoide New Age. Gli chiedi di spiegarti che cosa si aspetta dal rapporto con una persona e dalla sua faccia si direbbe che tu abbia detto un’oscenità.
Senti. C’è una prova. La fotografia. Mi servono dei soldi. Stuart mi dice di prendere un biglietto da cinquanta dal suo portafogli; cade una foto, io la guardo e dico: – Stuart, e questa chi è? – E lui: – Ah, quella è Gillian –. La prima moglie. Sí, certo, lo so, che c’è di male, eccetera. Nel portafogli, due o tre anni dopo che ti sei risposato, ma sí, perché no? Mai visto una foto di lei prima d’ora, e del resto, perché avrei dovuto?
– Stuart, per caso hai qualcosa da dirmi in proposito? – chiedo.
– No, – dice lui.
– Sicuro? – chiedo.
– No, – dice lui. – Cioè, quella è Gillian.
Prende la foto e la rimette nel portafogli.
Naturalmente, prendo appuntamento con la psicoterapeuta di coppia.
La faccenda è durata piú o meno diciotto minuti. Io spiego che il mio problema con Stuart è riuscire a convincerlo a parlare dei nostri problemi. Stuart commenta: – Perché non abbiamo problemi.
E io: – Ha capito il problema?
Ci giriamo intorno un po’. Alla fine io dico: – Tira fuori la foto.
E Stuart: – Non ce l’ho.
E io: – Ma se l’hai portata in giro ogni giorno da quando siamo sposati –. Sto tirando a indovinare, ma lui non nega.
– Be’, oggi non ce l’ho.
Io guardo la terapeuta, che è a) una donna, e b) la persona meno eccentrica sulla faccia della terra e per questa ragione c) ritenuta adatta ad aiutare Stuart ad aprirsi un poco, e le dico: – Mio marito si porta in tasca una foto della sua prima moglie. È una foto a colori, un po’ sfuocata e presa dall’alto, diagonalmente, credo, con un teleobiettivo: si vede la moglie, la sua ex moglie, con l’aria terrorizzata, la faccia sporca di sangue, come se l’avessero picchiata, e con in braccio un bebé. Per essere sincera quando l’ho vista ho pensato che fosse una profuga di guerra o qualcosa del genere; invece è solo la sua ex moglie, sporca di sangue, che pare stia urlando di paura, tutto qui. E lui la porta appresso. Dal primo giorno del nostro matrimonio.
C’è stato un lungo silenzio. Alla fine, la dottoressa Harries che si era mantenuta rigorosamente neutrale, rigorosamente acritica per qualcosa come sedici minuti, dice: – Stuart, vorrebbe dire qualcosa al riguardo?
E Stuart, rigido come un palo, fa: – No, non vorrei –. Si alza e se ne va.
– Cosa le pare di tutto questo? – domando.
La psicologa spiega che la pratica terapeutica prevede la presenza di entrambi i partner affinché lei possa esprimere un commento o fornire un consiglio. Io mi accontenterei di un parere, un semplice parere del cazzo, ma non ottengo nemmeno quello.
Perciò me ne vado anch’io e non mi sorprende che Stuart mi stia aspettando in macchina e mi accompagni a casa parlando del ristorante. Come se non se la fosse presa per niente. E forse è proprio cosí. Voleva soltanto uscire da quello studio.
Piú tardi il giorno stesso, faccio ancora un tentativo. Dico: – Stuart, sei stato tu a ridurla in quel modo?
E lui dice: – No.
Gli credo. Sí, insomma, questo è importante. Gli credo ciecamente. Solo che non lo conosco. Chi c’è là dentro? Sarebbe un uomo perfetto da amare se non ti dovessi fare questa domanda.
OLIVER Ti ricordi la signora Dyer? Mia concierge e Cerbera al numero 55, quando avevo preso alloggio di fronte agli sposi novelli, i coniugi Hughes (quanto odiavo chiamarli cosí). Nel giardino di casa c’era un’araucaria malata, e un cancello malconcio che cigolava. Mi offrii di aggiustarlo, ma lei disse che non ne aveva affatto bisogno. A differenza di moi. Io ero tutto ammaccato e lei si prese cura di me. Le pagine della sua vita erano ormai belle sbiadite; la testa le ciondolava sul collo come un girasole stanco sullo stelo; i capelli bianchi si andavano tingendo di un giallo color biscotto. Io contemplavo con tenerezza la chierica incipiente tra la chioma rada, come quelle incisioni fatte apposta per far respirare le torte.
Un terrore improvviso: poteva essere morta, rimpiazzata magari da una spavalda giovane coppia di sposi che avrebbero fatto riverniciare la porta color ocra, sistemato allegre veneziane alle finestre e divelto le piante per far posto a una piazzola in cemento su cui parcheggiare la station wagon di famiglia.
Oh, ti prego, signora Dyer, dimmi che ci sei ancora. La morte di coloro che abbiamo conosciuto solo di passaggio ci risuona dentro in modo diverso, piú secondo il timbro argentino di una celesta che quello possente di un organo, eppure è segnale piú inequivocabile del tradimento spietato del tempo. Le morti dei nostri cari possono certo essere gli sbandierati «grandi eventi della vita», secondo Gli Indovini, ma quando muore qualcuno comparso fugacemente nello spartito orchestrale della nostra esistenza, allora cogliamo il lezzo improvviso esalato dall’acquitrino della mortalità. Prego Iddio che la signora Dyer sia ancora viva. Possa la sua araucaria crescere rigogliosa come l’alloro, e possa quel girasole della sua testa sollevarsi eliotropico al ripetuto squillare del campanello da parte di Oliver.
GILLIAN – Chissà chi abitava qui prima, – ha detto Sophie.
– Altre persone, – è stata l’unica cosa che sono riuscita a risponderle.
– Chissà dove sono adesso, – ha insistito lei. Non era una domanda, non piú della prima, ma io stavo sulla difensiva comunque. All’improvviso ho anche pensato: Stuart dovrebbe essere qui, lui saprebbe che cosa dirle, dopo tutto l’idea è stata sua. È lui che ci ha messi in questa situazione.
No, siamo stati noi.
Anzi, nemmeno, sono stata io.
Uno dei metodi che adotto per sentirmi meglio è quello di uscire in strada e darmi un’occhiata in giro. Hai presente, no, il tipo di strada di cui parlo? Un centinaio di casette, cinquanta di qua e cinquanta di là, a isolati di venticinque alla volta, tutte parte di un quartiere tardo vittoriano, tutte perfettamente identiche. Villette a schiera alte e sottili del solito mattone londinese giallo-grigio. Seminterrato, tre piani, con una stanza in piú a ogni mezzanino. Giardino antistante minuscolo, cortile sul retro di una decina di metri. Quel che mi dico è: la nostra è soltanto una delle cento casette uguali su questa strada, delle mille nel quartiere, delle centomila se non di piú nel territorio londinese. E dunque che importanza può avere un numero sulla porta? Bagno e cucina sono diversi adesso, la tinteggiatura è cambiata, non metterò lo studio all’ultimo piano come l’altra volta, bensí al secondo, di modo che non sembri lo stesso, e qualunque cosa mi dovesse ricordare dettagli di dieci anni fa, potrei sempre risolverla con qualche pennellata di colore. Le bambine aiutano a far sentire la casa nuova. E credo che anche un gatto sarebbe una buona idea. Qualsiasi novità è una buona idea.
Se stai per dire che cerco di evadere la realtà, accomodati pure, forse è vero. Ma se non altro ne sono consapevole. In ogni caso, dopo un po’ lo facciamo tutti, non trovi? Cercare di evadere alcune realtà, ignorare certe cose, evitare determinati argomenti. È una cosa normale, tra gente adulta, è l’unico modo per sopravvivere se si è impegnati, se si ha un lavoro, dei figli. Se invece sei giovane, o non hai un impiego, oppure sei ricco, se hai tempo e denaro, o magari tutte e due, allora ti puoi permettere di – com’è già che si dice – confrontarti con ogni realtà, esaminare ogni aspetto dei tuoi rapporti con gli altri, chiederti esattamente perché ti comporti in un certo modo. Ma per lo piú la gente tira avanti. Io non faccio domande a Oliver sui suoi progetti, né sul suo umore. In cambio, lui non mi chiede se mi sento in gabbia o frustrata o esausta o altro. Be’, forse non me lo chiede perché non gli passa per la testa.
Sul retro della casa c’è un patio in mattoni rossi abbastanza recente che allora non c’era, il vecchio prato, piuttosto simile a qualsiasi altro, e una mescolanza alquanto scoordinata di piante e arbusti. Ieri sono uscita e ho tagliato gli unici due che mi ricordavo da dieci anni fa. Li ho riconosciuti perché li avevo piantati io: una Buddleia, nella speranza che attirasse le farfalle, e un Cistus ladanifer, altro esperimento ottimistico. Li ho tagliati raso terra e ho estirpato le radici. Poi ho acceso un fuoco e le ho bruciate. Oliver era uscito con le bambine e quando è tornato si è accorto di tutto ma non ha fatto commenti.
Ecco un esempio di quel che dicevo, capisci?
Sembra che Stuart abbia deciso di lasciare che ce la caviamo da soli. Ci ha mandato un cosciotto di maiale come regalo di benvenuto.
ELLIE Lo studio nuovo è molto meglio dell’altro. C’è piú spazio, piú luce. Ce ne sarebbe stata ancora di piú se l’avessero sistemato all’ultimo piano. E anche meno baccano proveniente dal resto della casa. Ma immagino sia per questo che lí hanno voluto mettere la loro camera da letto. In ogni caso, non sono affari miei.
Ho appena finito il dipinto di Stuart. Pulirlo non l’ha migliorato, questo è sicuro. Tenerlo qui era diventato un po’ imbarazzante. Ormai mi ritrovavo a lavorarci quando lei non c’era. Una volta gli ha dato un’occhiata, come per dire: – Costava meno appiccargli il fuoco –. Io ho fatto un verso che voleva essere di assenso e ho rimesso giú la testa. – È del signor Henderson, – mi sono detta, semmai avessi dovuto dirlo anche a lei.
Ho chiamato Stuart sul cellulare, come mi aveva chiesto. Lui mi ha detto di portarglielo, che avremmo bevuto qualcosa insieme. Non era esattamente un invito, e nemmeno un ordine; un’affermazione, piuttosto. Io gli ho comunicato quanto mi doveva.
– Immagino tu preferisca i contanti, – ha replicato lui, con lo stesso tono. Senza prepotenza, ma senza nemmeno chiedere il mio parere. Io non me la sono presa granché, ho solo pensato che lui stava nel mondo degli adulti e io no.
Il suo comportamento deve sembrare perfettamente normale sia a lui che a un mucchio di altre persone, ma non a me. Suppongo che ci si abitui, che si finisca per accettarlo come un dato di fatto. È solo che non sono sicura di volermici abituare io. Mai.
STUART I maiali sono bestie intelligentissime. Se sottoposti a stress, ad esempio per sovraffollamento, tendono a mutilarsi reciprocamente. Succede la stessa cosa coi polli – pur non essendo cosí intelligenti. I maiali stressati comunque si attaccano. Si strappano a morsi la coda. E vuoi sapere qual è stata la reazione degli allevatori industriali a questo fenomeno? Quella di mozzare la coda ai suini di modo che non abbiano niente da mordere; qualche volta fanno lo stesso anche con le orecchie. Oppure limano loro i denti o gli infilano un anello nel naso.
Ora, io dico, niente di tutto questo ha probabilità di ridurre lo stress del maiale, non trovi? E neppure pomparli di ormoni e antibiotici e di zinco e di rame, e non lasciarli liberi di grufolare all’aperto o di dormire sulla paglia. Cose del genere. Oltre tutto, lo stress altera il rilassamento muscolare, il che a sua volta modifica il sapore della carne. Come pure la dieta dell’animale, ovviamente. Coloro che lavorano nel mio campo sono concordi nel sostenere che quella del maiale è la carne che ha risentito di piú dell’allevamento industriale. E avendo meno sapore, i consumatori devono averla a prezzi piú bassi, perciò precipitano i margini di guadagno e cosí via. Portare il consumatore a spendere di piú per mangiare carne suina decente è una specie di crociata per me, se lo vuoi sapere.
L’altra riflessione che faccio (in effetti la questione dell’alimentazione biologica mi dà molto da pensare) è questa: e noi? Non succede esattamente lo stesso anche a noi? Quante persone vivono a Londra? Otto milioni? Di piú? Nel caso delle bestie, se non altro gli esperti hanno calcolato di quanto spazio ha bisogno ogni singolo capo per non essere sottoposto a stress. Con la gente non hanno neppure cominciato, o se l’hanno fatto non ce ne siamo accorti. Ci limitiamo a campare uno sull’altro, tutti quanti, cani e porci, (verrà da qui l’espressione?) e a strapparci a morsi la coda. Non sappiamo neanche immaginare un mondo diverso. E, considerato il nostro livello medio di stress e quello di cui molti di noi si nutrono, dobbiamo avere un sapore schifoso.
Senti bene, questo non è un paragone. Non di quelli alla Oliver, in ogni caso. Si tratta solo di un percorso logico del pensiero. Risulta sensato, non trovi? Esseri umani biologici: che differenza farebbe!
GILLIAN Sto guardando in giardino dalla finestra del bagno. È una mattina stupenda, con un accenno d’autunno nella luce e nell’aria. Nell’angolo della finestra, le gocce di rugiada imperlano il filo di una ragnatela. Le bambine sono in giardino a giocare. È uno di quei giorni in cui perfino una fila di cortili londinesi, per metà incolti, separati da muretti giallo-grigi, qualche albero stento qua e là e alcune graticciate di plastica pe...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Amore, dieci anni dopo
  3. I. I Remember You
  4. II. Facciamo il punto della situazione
  5. III. Dove eravamo?
  6. IV. Nel frattempo
  7. V. Adesso
  8. VI. Solo Stuart
  9. VII. Cena
  10. VIII. Acqua passata
  11. IX. Corri corri Curry
  12. X. Profilattici
  13. XI. Altro che uccello giardiniere
  14. XII. Volere
  15. XIII. Le gambe del divano
  16. XIV. Amore, ecc.
  17. XV. Sai che succede?
  18. XVI. Preferiresti?
  19. XVII. Un tiramisú fra le dracme
  20. XVIII. Conforto
  21. XIX. Tempo di domande
  22. XX. Cosa ne pensi?
  23. Il libro
  24. L’autore
  25. Dello stesso autore
  26. Copyright