La regina della notte
eBook - ePub

La regina della notte

  1. 464 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

La regina della notte

Informazioni su questo libro

Il sogno di gloria di Caterina la Grande. La musica di Mozart e Cimarosa. La storia d'Europa è una profezia scritta col sangue. Vienna, 1792. Sull'Europa illuminata dalle idee della rivoluzione francese si allunga l'ombra di una donna diabolica, sublime e dal carisma irresistibile: Caterina II di Russia, la potente zarina che insieme all'imperatore Giuseppe II d'Austria sogna di riportare alla luce l'Impero romano d'Oriente. Un sogno ai limiti dell'immaginabile che Caterina la Grande, volitiva e spietata, è disposta a inseguire seminando il terrore e manipolando diplomatici e artisti come pedine su una scacchiera. Tra questi Domenico Cimarosa, compositore napoletano invitato a San Pietroburgo come musicista di corte, e il cinico conte Andrej Razumovskij. Così, mentre a Vienna il grande Mozart muore in circostanze misteriose, e a Parigi Luigi XVI e Maria Antonietta - imprigionati nella Torre dei templari - tentano di leggere l'oscuro presente attraverso le profezie di Nostradamus, un'inspiegabile serie di omicidi tinge di sangue il radioso futuro che sembrava attendere l'Europa, svelando una guerra occulta che non è quella scritta nei libri di storia...Dirigendo i suoi personaggi sul palcoscenico di un'Europa in fiamme, in questo straordinario esordio letterario Francesco Pasqualetti disegna l'affresco a tinte fosche di un'epoca, raccontandola come un melodramma in cui musica, politica e volontà di potenza ci aprono le stanze segrete dei suoi protagonisti: un thriller storico che mostra il volto nascosto di un'imperatrice e il suo piano diabolico per dominare il mondo.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a La regina della notte di Francesco Pasqualetti in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati nelle sezioni relative a Letteratura e Letteratura poliziesca e gialli. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

1792

Ornamento di separazione

Cimarosa a Vienna

Vienna, palazzo imperiale, 3 gennaio 1792, ore 6.45

Dodicimila fiorini. Rigirandosi sotto le lenzuola di cotone finissimo, continuava a non credere a quello che gli stava capitando.
La campana dell’Hofburgkapelle aveva appena suonato per le Lodi.
“Forse nevica” pensò Cimarosa, raggomitolandosi ancora di più. Era da solo. “Dov’è Gaetana?”
Magari, come al solito, si trovava nella camera del bimbo lì a fianco. Rinunciò al tepore delle coperte per andare a controllare che fosse tutto a posto. Calzò le pantofole da camera, fece pochi passi. Si affacciò dalla porta ricamata con decori d’oro intrecciati. Era uno spettacolo dolcissimo. Dormivano profondamente. Gaetana, scoperta, era in un cantuccio, mentre il piccolo Paolo occupava una porzione di letto sufficiente a un orso.
Tornò indietro e si ributtò sul suo letto.
“Mi pare ancora impossibile.” I pensieri andarono agli ultimi giorni.
Certo, per molte ragioni si aspettava un’ottima accoglienza a Vienna e dall’imperatore Leopoldo II. Ma l’entusiasmo al suo arrivo e le condizioni offerte erano stati così favorevoli da superare ogni sua possibile attesa. Sembrava che qualcuno gli avesse spalancato le porte del palazzo imperiale.
“Ultimamente capito sempre al momento giusto, nel luogo giusto” si disse.
Si rigirò su un fianco, coprendosi fino al mento con le lenzuola bianchissime. Erano arrivati da due settimane, poco prima di Natale. Mozart era morto ai primi di dicembre, lasciando vacante il ruolo di Kapellmeister imperiale. L’imperatore aveva subito offerto a lui quel posto, con uno stipendio di dodicimila fiorini annui!
“Sarà stata la gratitudine per quei piccoli servizi resi dalla Russia” si disse. «Dodicimila fiorini...» mugolò di piacere da sotto le coperte.
Non poteva togliersi di mente quella scena mentre si rigirava nel tepore del letto. Gli sembrava di rivivere ogni momento. Lui, l’imperatore, Franz Gotthardi della direzione del teatro di corte e il tesoriere imperiale riuniti a un tavolino nella camera di Leopoldo II.
«Maestro Cimarosa, spero voglia accettare l’incarico di compositore di corte» aveva detto Leopoldo, «con il compenso annuo di dodicimila fiorini...»
«Maestà!» l’aveva interrotto scandalizzato il tesoriere. «Perdoni l’intrusione, ma vorrei col suo permesso ricordarle che fino a dieci giorni fa Herr Mozart ricopriva quel posto per appena ottocento fiorini! Ora, vista la recente scomparsa del suddetto, forse sarebbe meglio...»
«Tesoriere!» lo aveva rimproverato Gotthardi. «Non s’intrometta in questioni artistiche di cui non s’intende. Cimarosa è un Maestro di calibro internazionale, conteso dalle corti di mezza Europa. Moltiplicare per quindici volte lo stipendio di Mozart è il minimo... Scriva e basta!»
«Bravo Gotthardi» aveva sorriso l’imperatore. Pareva avere una gran stima di quell’ometto paffuto e tondo. «Inoltre il Maestro Cimarosa alloggerà con tutta la famiglia a nostre spese, a palazzo. Saranno a disposizione del Maestro gli appartamenti per gli ospiti del secondo piano nobile.» Si era alzato per andarsene. «Oltre a un maggiordomo e a diversi domestici, come consuetudine.»
«Un maggiordomo? Ma altezza...» il tesoriere era paonazzo.
«Tesoriere, mi ha seccato! La sua insolenza ispira il mio capriccio. Aggiungo cinquecento doppie d’oro, come extra, se la prima opera del Maestro sarà di mio personale gradimento.»
Sulla porta si era voltato, scambiando un fugace sguardo d’intesa con Gotthardi e Cimarosa che sorridevano compiaciuti. Il tesoriere, invece, era rimasto con la bocca aperta per lo stupore.
Cimarosa ridacchiò tra sé. «Una scena degna di una mia opera buffa!» mormorò, e si raggomitolò sotto le coperte.
* * *
Un paio d’ore dopo, nella camera imperiale, Leopoldo udì nove magnifici rintocchi provenienti dall’orologio d’oro del caminetto. Riemerse dalle carte, tirò un lungo sospiro e si lasciò andare sullo schienale di velluto azzurro polvere della sedia. Suonò il piccolo campanello d’argento sul tavolo. Ne uscirono degli squilli secchi e brillanti che sembravano l’eco in acuto dei rintocchi dell’orologio. Ordinò di nuovo caffè, biscotti e un kipferl.
La sua giornata era iniziata, proprio come quand’era in Toscana, alle quattro.
“Questa prima parte del giorno è un dono” pensò mentre distendeva la schiena sulla sedia.
Ci teneva che a palazzo tutti sapessero che l’imperatore era il primo a mettersi al lavoro. Questo impegno lo autorizzava a essere intransigente e a pretendere il meglio da ciascuno dei suoi amministratori. C’era forse anche un tocco di vanità in tanto zelo, ma era indiscutibile che le migliori idee, le strategie più coraggiose, le politiche più illuminate trovassero in quelle ore di studio e di quiete la loro fucina.
Non riceveva nessuno prima delle 9.30 salvo casi di somma urgenza. Ma in un anno e mezzo di governo le urgenze erano drasticamente diminuite. In pochi mesi era riuscito a riparare ai disastri politici di suo fratello.
“Grazie a Dio, l’inutile guerra contro i turchi, in cui Giuseppe si era fatto trascinare dalla zarina, è solo un lontano ricordo...”
Su quel fronte regnava adesso la pace, e anche nei Paesi Bassi.
“Finalmente anche la nobiltà ungherese ha mitigato le sue richieste, grazie all’opera del mio servizio segreto.”
L’impero e tutti i territori ereditari asburgici vivevano in una quiete che lasciava sperare in una lunga epoca di prosperità.
“E adesso la questione francese...”
Restava da trovare una soluzione alla tragica situazione di sua sorella Maria Antonietta, la regina di Francia.
Ormai riceveva lettere di suo pugno ogni due giorni. Si trattava di fiumi di parole e di inchiostro.
La drammaticità degli eventi frenava la sua ironia innata, ma a volte si chiedeva da dove la più frivola della famiglia attingesse tanta insospettata foga letteraria.
Lesse di nuovo il finale della lettera appena arrivata:
Fratello, non è più necessario darsi molta preoccupazione per noi, perché il nostro comportamento, quello di cedere in apparenza a tutte le richieste, ci garantisce sicurezza. Il pericolo più grande noi lo vediamo nel fatto di permanere in questa condizione. Ora non si può più esitare: è giunto il momento di aiutarci! Se non lo si coglie tutto è finito e a te, imperatore, resteranno solo lo scorno e il rimprovero di far condurre a tua sorella, ai tuoi nipoti, ai tuoi alleati e davanti a tutto il mondo, una vita di umiliazione, quando eri ancora in grado di sottrarveli.
Tua affezionata, Maria Antonietta
Sbuffò pensando all’assurdità che toccasse proprio a lui, al sovrano più progressista d’Europa, soffocare la rivoluzione francese. Due anni prima, quando erano cominciati i moti rivoluzionari, lui e Maria Carolina si erano scambiati lettere piene d’entusiasmo. «Credo che abbiano ragione!» era arrivata a scrivergli sua sorella, la regina di Napoli, auspicando finalmente un periodo di rinascita illuminata. L’inettitudine politica della corte di Francia e i capricci della loro sorella minore meritavano senza dubbio un richiamo alla realtà.
Ma la rivoluzione stava cambiando pelle. Gli intellettuali riformisti che avevano sollevato il popolo adesso ne erano diventati schiavi. Gli uomini più violenti stavano stravolgendo gli ideali stessi della rivoluzione, e questo era un pericolo molto serio.
Sentì aprire la porta alle sue spalle e un aroma di caffè si diffuse, forte e netto, per tutta la stanza.
«Lascia pure il vassoio sul clavicembalo» disse, senza voltarsi.
Forse era una precauzione eccessiva, ma preferiva che nessuno, neanche i suoi più fidati servitori, vedessero le carte su cui stava lavorando. O forse si era semplicemente imposto un’ottima scusa per alzarsi e fare due passi.
Invece non si alzò. Rimase assorto in un pensiero che lo faceva sorridere. Il vassoio alle sue spalle, infatti, in un certo senso riassumeva due storie di famiglia. Da un lato c’era Maria Carolina, la regina di Napoli, la migliore tra le sue sorelle più giovani. Forte e decisa, fumante di energia, si era fatta carico della politica partenopea sostituendo il marito in ogni decisione. Lui le lasciava fare tutto: a Ferdinando IV bastavano la caccia e il teatro. Maria Carolina, con una lucidità tutta asburgica, aveva imposto l’usanza del caffè, che tanto amava, in quella corte dove si pensava che il caffè portasse male, perché di colore nero. E da quell’operazione coraggiosa aveva tratto un successo personale e politico eccezionale, vivificando e perfino risvegliando il regno. Tutta Napoli si era innamorata della regina e del caffè alla viennese!
Maria Antonietta, invece, aveva portato alla corte di Francia il kipferl.
E adesso lei rischiava di finire sbranata, tra le fauci della sua stessa gente.
«Devo fare qualcosa» disse a mezza voce, alzandosi. Si avvicinò con passi svelti al clavicembalo a due manuali interamente dipinto, lo accarezzò con voluttà, come fosse un animale domestico, poi guardò l’orologio. Non c’era più molto tempo prima dell’inizio degli incontri ufficiali.
Bevve il caffè in un sorso e si impose di ricapitolare ciò che aveva elaborato in quelle ore, mentre tornava svelto a sedersi.
Le carte che gli aveva procurato Cimarosa dalla Russia erano la ciliegina sulla torta dei suoi progetti. Riorganizzò i pensieri mentalmente, procedendo da sud verso nord. Il Regno di Napoli, grazie a Maria Carolina, era il migliore alleato dell’impero. Sul resto d’Italia non c’era neanche da discutere.
“Il papa odia gli ortodossi e i rivoluzionari” pensò.
Sul trono di Toscana c’era suo figlio, mentre sugli altri ducati del centro e del nord regnavano i suoi fratelli. E i Savoia avrebbero fatto di tutto per arginare la rivoluzione.
Annotò nei suoi appunti: «Tutto il fronte sud sicuro».
Poi c’era il Sacro romano impero, sotto il suo diretto controllo. Unico punto debole la Prussia, la Potenza militare e politica più rilevante nelle vicinanze, ambiziosa e avida di territori.
Proseguì verso nord, dove Gustavo III regnava sulla Svezia.
“Il migliore re e l’uomo più leale che io conosca. Il più fidato tra i miei alleati.”
Scrisse: «Fronte nord sicuro, ma Prussia anello debole». Cerchiò più volte quel nome di rosso.
A ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. LA REGINA DELLA NOTTE
  4. Veleno
  5. 1787
  6. 1789
  7. 1790
  8. 1791
  9. 1792
  10. 1793
  11. Conclusioni
  12. Nota dell’autore
  13. Ringraziamenti
  14. Bibliografia
  15. Copyright