Ragazzi della tempesta
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Ragazzi della tempesta

  1. 544 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Ragazzi della tempesta

Informazioni su questo libro

Scelta numero uno: vivere o morire. In una gelida notte d'inverno, Jack Sommers è chiamato a scegliere tra vivere per sempre, secondo le antiche leggi magiche di Gaia, o morire. Jack sceglie di vivere e in cambio da quel momento in poi sarà un Inverno. Come le altre Stagioni, ogni anno Jack deve dare la caccia e uccidere chi viene prima di lui. Le leggi di Gaia sono chiare: l'Inverno uccide l'Autunno, l'Autunno uccide l'Estate, l'Estate uccide la Primavera, la Primavera uccide l'Inverno. Questo significa che Jack uccide Amber. Amber uccide Julio. Julio uccide Fleur. E Fleur uccide Jack. Sono tutti addestrati a cacciare e uccidere, e tutti a turno muoiono. Ma quando Jack e Fleur - Inverno e Primavera - sono attratti l'uno dall'altra contro ogni buon senso e regola della natura, la legge spietata che governa le loro vite eterne a un tratto diventa qualcosa di personale e di doloroso. Fleur verrà bandita per sempre, se insieme non troveranno il modo per fermare il ciclo naturale delle cose. Quando le quattro Stagioni si coalizzano, mettendo a rischio la loro immortalità in cambio di amore e libero arbitrio, la loro fuga attraverso il Paese li condurrà in un luogo in cui saranno costretti a difendersi contro un creatore che vuole annientarli.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2020
Print ISBN
9788817149853
eBook ISBN
9788831802024

PARTE PRIMA

1

COME UN AGNELLO TRA I LUPI

12 marzo 2020

JACK

«Sta’ fermo!» sbotta Fleur. «Potrei tagliarti.»
«Credevo che fosse proprio quello lo scopo.» O almeno, è così che ci siamo accordati. Fleur voleva un metodo meno feroce. Io volevo qualcosa di rapido e pulito. Dopo un’interminabile discussione sulla miriade di modi in cui avrebbe potuto uccidermi, alla fine abbiamo deciso per il coltello.
Ho la testa che galleggia. Fisso l’orizzonte sopra la sua spalla solo per impedirmi di cadere. Solo trovarmi così vicino a lei mi fa bruciare, e guardarla negli occhi è troppo difficile. Un soffio di vento le solleva i capelli rosa, e il colore si mescola alla luce rossa della trasmittente al suo orecchio e al bagliore arancione-sanguigno che illumina le colline ai piedi delle montagne della Virginia, alle sue spalle. Bellissima. Come se fosse uscita da un sogno delirante.
«Che accidenti stai combinando, Jack?»
Scaccio la voce nella mia testa: sono talmente frastornato dalla febbre che quasi la scambio per la mia. Chill sa esattamente quello che sto facendo. Avrò delle grane per questo, fra tre mesi, quando mi sveglierò, ma per adesso non ho l’energia di seguire la ramanzina che mi sta riversando nell’orecchio. Ho permesso a Fleur di raggiungermi. Le ho permesso di mettermi con le spalle al muro, qui, perché ero stanco di scappare e volevo solo un po’ di tempo in più. Solo qualche minuto faccia a faccia con lei prima di andarmene. Per scegliere come dirci addio questa volta.
Fleur si morde il labbro. La punta del suo coltello mi preme contro la pelle appena sotto le costole, riportandomi bruscamente al presente. La primavera è arrivata, e la mia stagione è finita. Il nostro tempo si è esaurito, e adesso il suo compito è rispedirmi a casa.
Solo a pensarlo, mi sento un po’ smarrito. L’Osservatorio non sarà mai una casa. Nell’istante della mia morte, sarò del tutto separato da lei, verrò strappato via e spedito dall’altra parte del mondo attraverso le ley line come un palloncino sgonfiato e finirò rinchiuso sottoterra, segregato in letargo fino al prossimo inverno. Barcollo, e il bordo affilato della sua lama mi fa sentire slegato da tutto.
Profonde rughe di preoccupazione le increspano la fronte mentre aggiusta la presa.
Non riesco a smettere di fissarle la fronte, il modo in cui si lecca il labbro quando si concentra.
Siamo a distanza di un braccio l’uno dall’altra. È troppo lontana.
La mia voce si fa roca. «Il fegato è un po’ più in alto.» Chill mi insulta. «In profondità. Tra la terza e la quarta costola. Probabilmente dovresti venire più vicino.» Attraverso la trasmittente sento Chill sbattere la testa contro la scrivania.
L’aria si fa più rarefatta, quando Fleur avanza. Abbastanza vicino da poter sentire il profumo di gigli nel suo alito. Da avvertire il calore del suo sospiro tremante contro il mio viso. Pensavo che questa altura mi avrebbe fatto guadagnare più tempo – il ghiaccio, il terreno, gli alberi che fanno ombra sui sentierini che serpeggiano nel parco nazionale… ma lei è così calda, e io non riesco a…
«Meglio?» chiede lei. La punta del coltello affonda un po’ di più e io faccio una smorfia, con la testa leggera. I suoi occhi scuri guizzano sui miei.
Annuisco, incapace di formulare parole, con lei così vicina. Esamino i contorni della sua bocca, mi chiedo che sapore ha. Non riesco a pensare ad altri modi in cui preferirei morire. «Se ti fa impressione, possiamo tentare qualcos’altro.»
Lei si blocca. «Tipo cosa?»
«Jack?» La voce di Chill si fa più alta. «Non mi piace dove state andando a parare.»
Lei non si ritrae. Non dice no. In un attimo, sarà tutto finito. Un lampo di dolore e di luce e me ne sarò andato. Ma per un’unica volta, voglio sapere com’è baciarla prima di morire. Piego la testa, avvicinandola alla sua. Abbastanza da permetterle di colmare la distanza, se lo desidera.
Il fiato le esce in un fremito. Il mio battito accelera quando la sua bocca s’inclina verso la mia. Ma l’istante prima che le nostre labbra si sfiorino, lei si scosta bruscamente. Nel breve spazio tra noi riesco a sentire Poppy che le urla nell’orecchio. Le guance di Fleur s’infiammano, facendosi dello stesso colore dei fiori di sequoia sull’albero dietro di lei – fiori che potrei giurare non ci fossero, un momento fa. «Non possiamo» mi dice. «È una pessima idea.»
«Perché?» sbotto. «Perché lo dice Poppy?»
«Perché finiremo nei guai. Le conosci, le regole.»
Sì, le conosco. Un bacio è doloroso per la stagione più debole, un biglietto prioritario per tornare all’Osservatorio, con tanto di libertà vigilata e punizioni a cui preferirei non pensare. Ma l’avrei baciata lo stesso. «Immagino che seguire le regole abbia funzionato alla grande, per te» commento, carico di sarcasmo.
La sento trasalire, e mi detesto per quello. Chill mi ha raccontato come Fleur e Poppy stiano precipitando nella classifica. Probabilmente perché con me ci va fin troppo piano.
Idiota. Se tenesse solo alle regole, mi avrebbe ucciso una settimana fa.
«Non importa» brontolo. «Hai ragione. È un modo stupido di morire.»
«Va bene» mormora tra i denti. Stringe la presa sul coltello con una precisione che la smaschera: sapeva esattamente dove puntarlo, fin dall’inizio. «Al tre, allora.»
«Non fare lo stupido» mi ammonisce Chill.
Troppo tardi.
Mi preparo. Ho il fiato corto. Tra un istante, la mia stagione sarà conclusa. Sarò prigioniero, addormentato in una gabbia di plastica trenta piani sottoterra per tutta la stagione di Fleur…
«Allontanati dalla ragazza, Jack.»
E a quel punto ci vorranno altri sei mesi prima della mia prossima boccata di aria autunnale, quando sarò obbligato a dare la caccia ad Amber, Amber che non mi sopporta…
«Sono il tuo Supervisore e ti sto ordinando di andartene da lì, Jack!»
Dopodiché, passeranno altri tre mesi prima che Fleur venga a cercarmi. Un anno intero prima di rivederla…
«Aspetta…» Non riesco a respirare.
Chill mi urla di scappare.
«No, no, aspetta! Non sono…» Nello stesso istante, Fleur e io ci allontaniamo l’uno dall’altra, barcollando, e mentre lei perde l’equilibrio la sua lama mi graffia la costola. Lei sgrana gli occhi. Fa cadere a terra il coltello, scrollando la mano come se fosse posseduta.
«In nome di Cronos, Fleur! Mi hai tagliato!» strillo, la voce che mi si spezza.
«Me lo hai detto tu di farlo!»
«E poi ho cambiato idea!» Il dolore è accecante. Mi piego e la ferita sembra ruggire mentre sollevo la maglietta e mi contorco per osservarla.
«Niente panico» dice Chill. «Calmo. È superficiale. Gli organi vitali sono a posto.» Sta mentendo. Il mio fianco sembra uscito da una pessima scena di un film horror anni Ottanta. «Vattene da lì mentre lei è distratta. Continua a muoverti.»
Alla vista del sangue che mi cola tra le dita, Fleur fa una smorfia. «Giuro su Gaia, non volevo.» Allunga la mano. «Vieni qui, fammi vedere.»
«No, no, no. Non…» Indietreggio fino a un albero, ma troppo tardi per fermarla. La sua mano mi sfiora la pelle esposta del fianco, e di colpo tutto il mio corpo diventa un condotto vivente. Ogni muscolo si contrae e un caldo fiotto di magia mi fa battere i denti. Grido di nuovo e lei si stacca con un balzo.
«Scusa!» dice. «Stavo solo cercando di essere d’aiuto.»
Crollo in ginocchio, il mondo gira come se avessi infilato il dito in una presa elettrica.
«Hai presente quello che ho detto dei tuoi organi vitali, prima?» chiede Chill. «Me lo rimangio.»
«Lo so!» gli urlo. Vorrei che chiudesse il becco e ci lasciasse in pace.
Fleur ha un sussulto.
«Non stavo gridando a te. Scusa.» Mi rimetto in piedi, sentendomi uno stronzo. Di tutte le centinaia di Primavere che Gaia avrebbe potuto scegliere di spedire nel mio minuscolo fazzoletto di mondo per uccidermi, perché ha dovuto selezionarne una che è riuscita a entrarmi dentro e occupare ogni angolo della mia mente? Una interessante, bellissima e a cui è impossibile non pensare? Perché ha dovuto sceglierne una che potrebbe provare lo stesso per me? Rende tutto ancora peggiore.
«Toccarci è stato tremendo» le dico, aggrappandomi all’albero per sostenermi. «E non dovremmo mai, mai rifarlo.» Sceglierei sempre e comunque il coltello rispetto a morire folgorato lentamente.
Fleur incrocia le braccia al petto. «Non volevo tagliarti. Se avessi saputo che te la saresti fatta sotto…»
«Non me la sono fatta sotto!»
«E perché poi hai tutta questa paura di morire?» Fleur si china a raccogliere il coltello, e io mi allontano incespicando dall’arma che lei agita selvaggiamente mentre gesticola. «Cioè, quante volte ci siamo passati? Ti ho ammazzato almeno venti volte.»
«Ventisette.» Lei solleva le sopracciglia. E abbassa la lama. «E non ho paura di morire» mento. «Solo, non ero ancora pronto a tornare.» Suono patetico ed esausto, come un bambino dell’asilo che protesta perché non vuole fare il sonnellino. Ha ragione lei. Se avessi le palle, la farei finita qui. Probabilmente lei non scappa, quando Julio viene a prenderla a ogni estate. Secondo Chill, sembra che a Fleur nemmeno importi. E non so bene cosa sia peggio: che non abbia paura di morire, o che in realtà Julio le piaccia. «Sai una cosa? Io…» Mi premo i palmi delle mani sugli occhi. Fa troppo caldo. Mi fa male tutto. «Non posso restarti così vicino, adesso.»
Mi volto e percorro il sentierino abbozzato su per il pendio alle mie spalle.
Chill mi incoraggia. Attraverso la trasmittente lo sento picchiare la mano sulla scrivania, poi sullo sfondo mi arriva il battere frenetico sui tasti mentre lui segue i miei progressi dalla nostra stanza, al dormitorio, e probabilmente registra ogni umiliante secondo. «Sì, Jack, così! Vai!»
Fleur mi chiama per nome e io mi costringo ad accelerare. Mi sembra che la ferita al fianco si stia allargando a ogni passo. I miei stivali scivolano sul terreno soffice e bagnato, e Chill impreca al mio indirizzo perché mi sto lasciando dietro delle tracce così facili da seguire.
Più su. Devo solo arrivare più in alto. Se riesco ad arrivare dove fa più freddo, posso guadagnare un po’ di tempo. Il fianco mi tira dolorosamente mentre mi levo la giacca e la lascio avvolta a un ramo per Fleur. Il freddo le fa male. Prosciuga la sua magia e la rallenta.
Continuo ad arrampicarmi, ansimante e in preda alle vertigini, e finalmente crollo in una chiazza di neve rimasta ai piedi di un sempreverde. Tendo l’orecchio verso i passi di Fleur, mentre le ultime gocce d’inverno colano dagli aghi dell’albero. Lo scalpiccio è regolare ma l’odore è del tutto sbagliato, e abbassando lo sguardo vedo con sorpresa una fanghiglia cremisi. Una tosse opprimente s’impossessa di me. Premo la schiena contro il tronco, tenendo insieme i lembi della ferita, ma è inutile. Sto solo rimandando l’inevitabile.
È inutile nascondersi da lei. La sua magia è attirata dalla mia come un magnete. Saprà esattamente dove trovarmi.
«So che sei lì, Jack» dice con un sospiro stanco. «Sento il tuo odore.»
Puzzo di sangue e sudore febbrile. La mia data di scadenza è già passata da un pezzo.
«Stai calmo» mi sussurra Chill all’orecchio. «Troverò un modo per tirarti fuori da lì. Ti resta abbastanza benzina da cavartela un altro giorno, liscio come l’olio.»
Scuoto la testa. Le mie forze sono quasi belle che andate, prosciugate come una batteria morente. Sto approfittando di tempo rubato e lo sappiamo entrambi. Potrei continuare a scappare, ma a che scopo? L’unica cosa peggiore di venire ammazzato da Fleur è la sofferenza di una morte lenta e solitaria.
Sbircio oltre il tronco dell’albero: Fleur sta infilando le braccia nelle maniche della mia giacca e se la stringe addosso come in un abbraccio. Va a crollare in una radura pochi metri più in là, suscitando un turbinio di farfalle dai fiori selvatici che le sono spuntati tutto intorno. Affondo le dita nella mia isoletta di neve sempre più ridotta, cercando di indurla a durare. A congelarsi. A trattenermi qui.
«È la fine di marzo, Jack. L’inverno è concluso» dice lei in tono scontroso. Ripulisce dal mio sangue la lama e ricade sull’erba, con gli stivali che picchiano sul terreno, e la gonna lunga e morbida le si raccoglie intorno alle ginocchia. Una farfalla di un arancione vivace le si posa sui capelli e lei la soffia via con uno sbuffo irritato. Una lunga ciocca rosa le scivola via dagli occhi, ma la farfalla si limita a scostarsi e si posa di nuovo.
«Smettila di fissarla» mi assilla Chill. «Dovresti cercare una via di fuga.»
In un moto di rabbia, spengo la trasmittente.
Mi lecco le labbra secche e soffio un alito gelido verso la radura, facendo...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. PROLOGO. Wintergreen, Virginia 21 dicembre 1988
  4. PARTE PRIMA
  5. PARTE SECONDA
  6. PARTE TERZA
  7. EPILOGO. Sei mesi dopo
  8. RINGRAZIAMENTI
  9. Copyright