Il pupazzo di neve
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Il pupazzo di neve

Il romanzo ispirato alla storia originale di Raymond Briggs

  1. 160 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Il pupazzo di neve

Il romanzo ispirato alla storia originale di Raymond Briggs

Informazioni su questo libro

Èuna mattina di dicembre e ad attendere James al suo risveglio c'èuna sorpresa: nella notte un candido manto di neve ha ricoperto i campi che circondano la fattoria dei suoi genitori. Neve fresca e soffice, perfetta per costruire un pupazzo, come quello della sua fiaba preferita.Due pezzetti di carbone come occhi, un vecchio cappello e una sciarpa verde, un naso fatto con un mandarino: il pupazzo di neveèpronto edècosìbello che a fine giornata James non vuole separarsene.Di notte, il bambinosgattaiola fuori per rivederlo…edèallora che il pupazzo prende vita e l'avventura piùmagica di sempre ha inizio. Ispirato al classico senza tempo di Raymond Briggse rielaborato dall'abile penna di Michael Morpurgo, un racconto straordinario sulla magia del Natale.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2020
eBook ISBN
9788831802420
Print ISBN
9788817146852

Capitolo sette

Al piano di sotto l’orologio nell’ingresso batteva le ore, e James era ancora sveglio ogni volta che risuonavano i rintocchi. Sentì tutti gli altri salire le scale per andare a dormire, facendo scricchiolare i gradini. La mamma e il papà insieme e poi la nonna. E ancora il gufo bubolò, e l’orologio batté le ore. James non stava pensando all’arrivo di Babbo Natale; riusciva a pensare soltanto al suo pupazzo di neve, e provava la strana sensazione che anche il pupazzo stesse pensando a lui.
Scese dal letto e andò alla finestra. Era una notte luminosa, una notte tutta bianca. Alla luce della luna e delle stelle distingueva appena il grande albero nel Campo della Quercia. Sentì bubolare il gufo. E gli sembrò anche di intravedere il pupazzo di neve con il vecchio cappello di papà sulla testa.
«’Notte, Signor pupazzo di neve» sussurrò. «A domattina.»
Una volta tornato a letto, vi si rannicchiò. Ancora non riusciva a smettere di pensare al pupazzo di neve. Fuori il gufo bubolò di nuovo. Al piano di sotto l’orologio batté ancora le ore. “La mattina arriverà più in fretta se dormo” pensò James. “Allora sarà Natale e mi sveglierò, e Babbo Natale avrà riempito la calza e mi avrà portato la mountain bike verde brillante con le grandi ruote dal battistrada largo. E soprattutto potrò uscire e stare con il mio pupazzo di neve. La nonna aveva ragione. È magnifico; è splendido.” James chiuse gli occhi e finse di dormire: finse così bene, ma così bene, che molto presto cadde in un sonno profondo e si perse nei sogni.
Ornamento di separazione
Quando si svegliò era ancora notte fonda. Si sedette e guardò fuori dalla finestra. Ecco laggiù nel campo la grande quercia, ed ecco il suo pupazzo di neve, o almeno la cima della testa. E poi… poi… James all’inizio non riusciva a crederci e non ci crederete neppure voi: il pupazzo di neve lo salutò con la mano; sì, lo stava salutando con la mano! James si sfregò gli occhi e guardò di nuovo.
Era vero. Il pupazzo di neve gli faceva segno con la mano di andare da lui. Voleva che tornasse a trovarlo.
James saltò giù dal letto come un fulmine e si infilò vestaglia e pantofole. Un attimo dopo oltrepassò in punta di piedi la camera della nonna, scese per la scala scricchiolante e si diresse verso l’ingresso. Poi, sempre in punta di piedi per non svegliare Bertie, aprì la porta e corse fuori nella neve… in pantofole. Non si era nemmeno fermato per mettersi gli stivali!
Corse fino al cancello e al Campo della Quercia, e vide il grande albero con tutti i rami e i rametti ancora coperti di neve.
Ma dov’era il suo pupazzo? Non lo vedeva da nessuna parte! Era sparito.
Ma d’un tratto da dietro l’albero spuntarono un braccio che salutava e poi una gamba che scalciava e infine una testa: la testa del suo pupazzo di neve, con il volto ancora sorridente e il vecchio cappello di papà ancora calcato sulle orecchie. E di colpo il pupazzo di neve si mise a camminare: stava attraversando il campo diretto verso di lui! Un attimo dopo gli strinse la mano.
«È tutta la notte che me ne sto qui a pensare» disse il pupazzo di neve con una voce allegra, fragorosa e profonda. «Stavo pensando a come potrebbe essere la tua casa, dentro. Non sono mai stato in una casa.»
«Be’, perché non vieni dentro, Signor pupazzo di neve?» disse James. «Ti faccio fare un giro. Però non sono sicuro che tu passi per la porta. Sei davvero molto grande. E non dobbiamo fare rumore, altrimenti sveglieremo tutti quanti e la nonna detesta essere svegliata di notte. Quando succede non fa che brontolare.»
Il pupazzo di neve lo prese per mano e attraversarono di corsa il giardino sulla neve gelata, superando l’altalena e il tappeto elastico verso casa, con il gufo che volava sopra di loro su ali silenziose.
Il pupazzo di neve dovette trattenere il fiato per passare attraverso la porta. Ma ci riuscì, anche se per un pelo.
Prima di tutto James gli mostrò il salotto. Bertie era profondamente addormentato sul divano, dove non avrebbe dovuto essere. L’ultima cosa che James voleva era che il cane si svegliasse. Si mise un dito sulle labbra e il pupazzo di neve fece lo stesso. Si capivano perfettamente.
E al pupazzo di neve piacque moltissimo l’albero di Natale con tutte le decorazioni scintillanti e soprattutto la stella d’argento in cima e il piccolo Babbo Natale ai piedi dell’albero; quello particolarmente amato dalla nonna, perché quando era bambina lo metteva ogni anno sotto il suo albero di Natale.
Il pupazzo di neve cercò di accomodarsi su una sedia. Provò la sedia della nonna. Troppo piccola. Poi provò la sedia della mamma. Troppo piccola. L’unica sedia grande abbastanza era quella vicino al fuoco, quella su cui si sedeva il papà quando si toglieva le calze e si sgranchiva le dita dei piedi, cosa che alla nonna non piaceva affatto. Il pupazzo di neve si sedette sulla sedia proprio come faceva il papà, ma non si tolse le calze né si sgranchì le dita dei piedi perché non aveva calze da togliersi o dita dei piedi da sgranchire.
Di colpo però il pupazzo di neve non parve affatto contento. Saltò su dalla sedia e si allontanò dal camino. James capì che cosa stava succedendo. Era il calore del fuoco! Era troppo forte per il pupazzo di neve. Lo stava scaldando, e al pupazzo di neve questo non piaceva affatto. A lui piaceva avere freddo. Doveva avere freddo.
Allora James lo portò in cucina e aprì il coperchio del congelatore. Era lungo abbastanza da contenere il pupazzo di neve. «Stenditi lì per un po’, Signor pupazzo di neve» disse. «Ti rinfrescherai e ti sentirai meglio.»
Così il pupazzo di neve si stese e si accoccolò felice sul suo letto gelato fatto di sacchetti di piselli congelati, fave congelate, mele congelate, ribes neri congelati e uva spina congelata: tutto quello che la mamma aveva raccolto in giardino durante l’estate.

Capitolo otto

Quando il pupazzo di neve sentì che si era raffreddato abbastanza uscì dal congelatore, pronto a esplorare il resto della casa. James lo portò al piano di sopra per la scala scricchiolante fino alla sua cameretta e gli mostrò tutti i giocattoli. Si sedettero e giocarono con il trenino, e James gli presentò ognuno dei suoi peluche. Al pupazzo di neve piacque più di tutti l’orso polare.
Si infilarono anche nella stanza della nonna. Per fortuna dormiva della grossa e russava forte, come faceva a volte. Accanto al suo letto c’era una fotografia di James che il pupazzo di neve riconobbe immediatamente.
Nel bagno, James gli mostrò come si lavava i denti. Il pupazzo di neve volle annusare tutto quanto c’era sul ripiano: lo shampoo, lo speciale sapone alla lavanda della nonna, vietato a tutti gli altri, e il talco. James gli mostrò come far uscire la polvere dal barattolo. Non avrebbe dovuto farlo perché, prima ancora che se ne rendesse conto, il pupazzo di neve si scatenò e si mise a spandere talco in giro per il bagno, su di sé e anche su James!
A quel punto James lo portò fuori dalla casa il più in fretta possibile, prima che combinasse altri disastri. L’intera casa odorava di talco!
Corsero fuori in giardino. Il pupazzo di neve diede uno sguardo all’altalena e gli venne voglia di provarla, ma era troppo grande per sedercisi. Così fu James a salirci e il pupazzo di neve iniziò a spingerlo sempre più in alto, sempre più in alto, tanto in alto che a James sembrava quasi di volare.
Poi, di colpo, il pupazzo di neve smise di spingerlo. Stava correndo verso il tappeto elastico. Ci salì sopra e bastò un salto per capire che gli piaceva moltissimo. James lo raggiunse. Saltarono e saltarono e saltarono tenendosi per mano. James non aveva mai fatto salti così alti in vita sua. Era il massimo del divertimento. Alla fine dovettero fermarsi perché non ce la facevano più a ridere tanto.
Forse furono le risate a svegliare Grosso e Piccolo, che iniziarono a nitrire e a ragliare nella stalla. Il pupazzo di neve voleva capire chi stesse facendo tutto quel baccano. Prese James per mano e insieme corsero nella stalla.
Grosso e Piccolo furon...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Capitolo uno
  4. Capitolo due
  5. Capitolo tre
  6. Capitolo quattro
  7. Capitolo cinque
  8. Capitolo sei
  9. Capitolo sette
  10. Capitolo otto
  11. Capitolo nove
  12. Capitolo dieci
  13. Capitolo undici
  14. Capitolo dodici
  15. Capitolo tredici
  16. Capitolo quattordici
  17. Capitolo quindici
  18. Postfazione
  19. Michael Morpurgo
  20. Raymond Briggs
  21. Il pupazzo di neve nel corso degli anni…
  22. Tradizioni di Natale nel mondo
  23. Come fare un pupazzo di neve perfetto
  24. Decora il pupazzo di neve!
  25. Copyright