Lucia è a casa: sta ragionando su cosa possa essere opportuno portare “in missione”. Deve essere uno zaino adatto a una gita al rifugio, se Enrica dovesse decidere per un’ispezione a sorpresa. Ma deve contenere anche tutto ciò che può servire per il viaggio segreto.
Ora Lucia ha in mano la trousse dei trucchi. Potrebbero tornarle utili, prima di incontrare Jai. Non che debba usarli per forza. Potendo, però, meglio mettersi un po’ di trucco, no?
Ma la trousse non si può giustificare con la gita al rifugio: meglio nasconderla all’interno di un paio di calzettoni di ricambio.
Bip.
Jai
Ciao Rosalind!
Lucia
Ehi, ciao! Che fai?
Jai
Ti va di fare due chiacchiere?
«Stai calma» mormora Lucia, mentre il suo cuore ignora il consiglio e comincia a battere forte.
Lucia
Ok.
Jai
Vieni a trovarmi nel mio covo?
E subito segue un link, con un indirizzo interno di Hoardalya.
Lucia ha già digitato la risposta in cui spiega che non è allo studio, che non ha una buona connessione, che insomma vorrebbe ma…
Ma decide di provarci. Cancella il messaggio e
Lucia
Arrivo.
Dunque, dunque, dunque.
Connessione. Il punto di casa dove prende meglio è la sala. Che al momento è occupata da Enrica e dalla tremenda serie TV sulla vita di un medico di successo che lascia la metropoli per ritirarsi a vivere in un paesino montano degli Stati Uniti.
Lucia, però, non ha alternative.
Con il portatile in mano e lo smartphone infilato sotto il mento, corre in sala.
«Mamma, ti do fastidio se mi metto di qua?»
«No, anzi! Lo sai che il dottor Robert ha finalmente ammesso di aver perso la testa per la barista dello Starbucks?»
«Okay. Grazie dell’aggiornamento. In realtà io dovrei collegarmi. Posso usare il tuo telefonino come hotspot?»
«Tu hai finito i giga, bimba bella?»
«No, ma…»
«Allora prima finisci i tuoi, poi possiamo parlare dei miei.»
Lucia fa roteare gli occhi, ma non protesta. Jai la sta aspettando.
Miss Rosalind Pikes si ritrova in un punto di Hoardalya che non ha mai visitato. Sembra un piccolo paesino nato attorno a una stazione di rifornimento di acqua e carbone di una linea ferroviaria. Quattro case in tutto.
Una è il covo di Jai.
«Cavolo, però…» borbotta Lucia, avvicinando gli occhi allo schermo «… che schifo!»
«Che hai?» chiede Enrica, che sarà pure presa dal dottor Robert e dalla sua barista ma ha sempre un orecchio ritto come un’antenna per ficcare il naso negli affari della figlia.
«Dobbiamo mettere il wi-fi. Con l’hotspot del cellulare la connessione è così scarsa che ho una risoluzione di tipo tre pixel per due. Non vedo niente…»
«Esagerata! Ai miei tempi i giochi avevano tutti una bassa risoluzione. Ma erano divertenti lo stesso.»
«... e mi muovo a scatti.»
«Fai la danza del robot, allora!» suggerisce Enrica, scoppiando a ridere.
Lucia, che è seduta alla scrivania dietro il divano, guarda seria la chioma riccioluta di sua madre che rimbalza mentre lei ridacchia.
«Molto divertente, mamma.»
Miss Rosalind Pikes liscia la gonna a righe viola e fucsia, riordina i capelli. E, cosa che non aveva mai fatto prima, spinge verso l’alto il corsetto per mettere in risalto le sue forme.
Poi bussa alla porta.
Ad aprirle è Jai in persona. Indossa un kimono da camera, un indumento comodo per rilassarsi.
Miss Rosalind Pikes non ha mai pensato di farsi un guardaroba specifico da indossare al covo. E nemmeno Coco. È talmente stupita da restare immobile, a bocca spalancata, davanti alla porta aperta e a un Jai sorridente.
L’avatar di Jai si è rasato. Sembra più giovane. Ora la somiglianza con la sua versione reale è ancora più marcata di prima. Lucia vorrebbe commentare, ma non sa che dire.
<T: Jai> Benvenuta! Vieni pure avanti.
Miss Rosalind Pikes si scuote.
<T: Miss Rosalind Pikes> Scusa, ho un aspetto terribile, la connessione fa schifo, ho una risoluzione bassissima, mi muovo a scatti.
<T: Jai> Non è vero, stai benissimo. Entra.
<T: Miss Rosalind Pikes> E non posso usare il microfono perché qui c’è... insomma: devo usare la tastiera. Perdonami se sarò lenta.
<T: Jai> Nessun problema!
Il covo di Jai è decorato con eleganza. Un morbido divano di pelle occupa il centro dell’ampia stanza, mentre una serie di bacheche e quadri ricopre le pareti. La maggior parte sono ritratti, altri sono attestati guadagnati al completamento di quest specifiche.
<T: Miss Rosalind Pikes> È molto bello, qui.
<T: Jai> Ora è più bello.
Lucia stacca le mani dalla tastiera. Si tocca le guance: sono calde. Probabilmente è avvampata. Ora è davvero fondamentale che sua madre non si volti verso di lei.
Comunque, deve aver capito male. Sicuramente si riferisce a qualche rinnovo che ha fatto da poco…
<T: Jai> Ti ringrazio per aver portato un tocco d’eleganza e di bellezza nel mio umile covo.
Lucia sospira. Il cuore le martella così forte nel petto che le rimbomba nelle orecchie. Lo sentirà anche Enrica?
«Tutto bene, cara?»
Ma cos’ha quella donna? L’udito bionico?
«Certo!»
«Perché sospiri?»
«Perché sono esasperata dalla lentezza di questa connessione, mamma.» Mentire, distrarla.
<T: Jai> Ti prego, accomodati.
Con un ampio gesto, Jai le indica il divano. Il kimono, che dev’essere di seta leggerissima, svolazza con una tale perfezione che, se solo la risoluzione fosse un po’ più alta, sarebbe commovente.
Miss Rosalind Pikes non arrossisce. Si limita a sorridere, fare un piccolo inchino di cortesia, e sedersi sul divano, vicino al bracciolo destro.
Jai si siede al centro. Kimono di seta e gonna a righe fucsia e viola si sfiorano.
<T: Jai> Parlami di te.
Miss Rosalind Pikes esita.
Questa conversazione è assurda. Hoardalya è un luogo dove si combattono i nemici, si risolvono enigmi, si spara, ci si ferisce e ci si cura. Ogni tanto si parla anche, è vero… ma Jai sembra voler sfruttare la piattaforma di gioco per uno scopo nuovo. Nuovo per Lucia, almeno.
<T: Miss Rosalind Pikes> Ma perché siamo qui? Potevamo sentirci al telefono, su WhatsApp...
<T: Jai> Ti trovi male in Hoardalya?
<T: Miss Rosalind Pikes> No, è che...
<T: Jai> Sai, a volte una maschera aiuta a essere se stessi.
Miss Rosalind Pikes non sa cosa rispondere. E quindi tace.
<T: Jai> Sei molto carina.
<T: Miss Rosalind Pikes> Grazie. Ho lavorato molto a questo avatar. Trovo che sia piuttosto riuscito. Rappresenta bene l’idea di Miss Rosalind Pikes che ho in mente.
<T: Jai> Non mi riferivo a questo avatar.
<T: Miss Rosalind Pikes> Ah.
Lucia non capisce cosa stia accadendo. Jai sembra aver messo da parte tutto. RF, Real My...