Il mattino dopo esco per andare a correre. Una nebbia fitta nasconde il sole che sorge. Formulo la mia preghiera e chiedo gwekowaadiziwin. Onestà. Attraversare la vita con integrità significa non ingannare se stessi o gli altri. La preghiera mi si blocca in gola. In quest’ultima “nuova normalità” sto vivendo nella menzogna, facendo l’informatore nell’indagine sulla droga connessa alle morti di mio zio e della mia migliore amica.
Non riesco a trovare il ritmo. Qualcosa sembra non quadrare. È lo stesso percorso. La stessa andatura. Solo quando passo davanti al Dairy Queen capisco cosa manca.
Jamie. Non avrei dovuto abituarmi alla sua compagnia. O apprezzarla così tanto.
Mrs B. mi saluta dalla reception. Ricambio con la mano. La nuvola invisibile di rose mi solletica il naso: ruoto la schiena finché non sento uno schiocco soddisfacente da entrambi i lati. Tutto come al solito.
La mamma è seduta al capezzale di GrandMary e legge ad alta voce Orgoglio e pregiudizio. Jane Austen ha mediato la loro tumultuosa relazione per tutta la mia vita. GrandMary ha sempre trovato modalità passivo-aggressive per comunicare la sua delusione a mia madre, come i commenti sprezzanti sull’incapacità della mamma di perdere i chili della gravidanza, o il rifiuto di introdurre taglie comode nella sua boutique di abbigliamento. Le loro discussioni animate sulle donne inglesi degli inizi del XIX secolo erano l’unico momento in cui potevano litigare ad armi pari.
Ho sempre rifiutato le ripetute richieste di unirmi a loro, offrendo Lily al mio posto. La mia migliore amica amava Jane Austen. Adorava leggere e immergersi nei classici, e si crogiolava nelle attenzioni di mia madre, mentre io ero fin troppo pronta a sottrarmi. Mi chiedo se la mamma abbia detto a GrandMary di Lily, o se lo farà mai.
«Troppo sudata» dichiaro, quando la mamma si alza per abbracciarmi, ma lei mi stringe lo stesso.
«Stanno organizzando qualcosa di speciale per Lily al Niibing Program?» La sua voce è dolce sulla mia guancia.
Annuisco. «Alcuni counselor organizzeranno delle attività con i ragazzi per tutta la settimana. Quando ho chiamato Mr Vasques per un permesso, mi ha detto che potevo considerare venerdì scorso come mio ultimo giorno di lavoro. Ha chiesto se potevo passare prima del fine settimana del Labor Day, perché i bambini potessero salutarmi.» Butto giù il nodo in gola. «Garth, il cugino di TJ, fa tirocinio al reparto di salute comportamentale e può sostituirmi. Mr Vasques ha anche detto che uno dei counselor ha preso il posto di Lily per aiutare i suoi bambini a elaborare il lutto.»
«Sono felice che i programmi tribali collaborino in questo modo per sostenere i ragazzi» commenta la mamma. «E che Mr Vasques capisca di cosa hai bisogno adesso.» Prima di lasciarmi libera mi strofina la schiena.
«Oggi sbrigo delle commissioni. Vado a trovare Granny June e compro i libri per i miei corsi. Cercherò di aggiungere quel seminario di biologia.» Sorpresa, mia madre aggrotta la fronte, così addolcisco il tono della voce. «Lily si arrabbierà se non porto a termine i nostri corsi.»
Ometto l’impegno più importante della giornata: un lungo viaggio con Ron e Jamie a Marquette, dove si trova l’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il distretto occidentale del Michigan.
L’auto di Ron accosta mentre mi sto ancora pettinando i capelli umidi. Afferro una bottiglia d’acqua per il viaggio e infilo il pettine e un elastico nella tasca del vestitino corto senza maniche. Lo zio David ha portato questa stoffa – cotone rosso con fiori di ibisco bianchi – da un viaggio alle Hawaii, e GrandMary mi ha fatto fare un vestitino su misura per il mio seno piatto, la vita larga e le gambe lunghe. Non riuscivo a trovare l’occasione per indossarlo, ma l’incontro con gli agenti federali sembra richiedere un abbigliamento più formale di una maglietta e dei pantaloncini di jeans. E un paio di sandali al posto delle scarpe da ginnastica.
Quando apro la portiera, l’aria condizionata è un sollievo dall’umidità di fine agosto: il vestito si è già appiccicato alla schiena. Mi sistemo i capelli in una treccia laterale che mi cade su una spalla.
Jamie è seduto dietro di me. Sentirlo sospirare mi irrita: sono l’unica persona in questa macchina che ha il diritto di sentirsi infastidita; anzi, voglio che Jamie mi stia più lontano possibile.
C’è una scena nel Padrino, il film preferito di mio fratello, dove un personaggio di nome Clemenza si posiziona dietro il tizio che intende strangolare mentre si trovano in auto.
«Ehi, Clemenza, siediti dietro a Ron» dico a Jamie.
«“Lascia la pistola. Pigliami i cannoli”» aggiunge Ron con perfetto tempismo.
Rido. È il mio scudo personale per proteggermi da Jamie, il bugiardo perfetto.
Lui si stringe il naso, come se soffrisse a spostarsi di un metro.
«L’addestramento da agente Super Segretissimo inizia ora» continuo, arrivando al sodo. «Cosa devo sapere?»
«Super Segretissimo?» chiede Jamie.
È Ron a rispondere. «Super Segretissimo... il cartone dello scoiattolo investigatore. Indossa un cappello e un impermeabile.»
«Era un agente segreto in un’organizzazione di spie internazionali» aggiungo. «Conosco i miei classici.»
«Hanno controllato l’auto in cerca di cimici ed è pulita» mi comunica Ron. «Dovresti comunque supporre che ogni altro luogo è sotto controllo e parlare dell’indagine solo quando ti diciamo noi che è sicuro farlo.»
Prendo nota mentalmente.
Lezione numero 1 per l’Agente Scoiattolo: Quella paranoica non sono io, ma loro.
«Sto per mostrarti un luogo di consegna» continua Ron, uscendo dall’autostrada in direzione Dafter.
«Consegna?» Immagino valigie piene di metanfetamina, contanti, magari parti smembrate di un corpo.
«Ti spiegherò, ma prima lasciami chiarire una cosa: ci serve che i nostri informatori ottengano informazioni utili e credibili che siano di aiuto nella nostra indagine sulle attività criminali. Le informazioni che condividi con noi potrebbero essere inserite in future richieste di mandato, ma la tua identità verrà sempre omessa: questo è l’aspetto confidenziale dell’essere un informatore. Non significa però che noi ti forniremo informazioni confidenziali sull’indagine, ma solo ciò che riteniamo necessario e appropriato che tu sappia.» Gira di nuovo, imboccando una strada non asfaltata. «È importante che tu capisca queste limitazioni, Daunis. Se un agente di polizia ordina a te, in quanto informatore, di fare qualcosa – tipo controllare le borse con l’attrezzatura della squadra di hockey in cerca di cellulari usa e getta – tu diventi un rappresentante della legge. Se come rappresentante della legge ottieni delle prove in maniera illegale, allora le informazioni sono inammissibili in tribunale in base al Quarto Emendamento. Si chiama “frutto dell’albero avvelenato”. È meglio che sia tu a offrire informazioni e che lasci a noi la richiesta di chiarimenti.»
Lezione numero 2 per l’Agente Scoiattolo: Evitare il frutto dell’albero avvelenato.
Ron imbocca un vialetto di ghiaia accanto a una roulotte fatiscente: il sentiero si snoda tra i pini fino a raggiungere un garage a tre posti. Quando Ron aziona uno dei due telecomandi, il garage si apre rivelando un moderno laboratorio.
«Qui puoi consegnare sacchi della spazzatura prelevati dalle case dei giocatori di hockey. Compresa quella di tuo fratello.»
Il sorso d’acqua che stavo bevendo finisce sul parabrezza anteriore.
«Rovistare tra i rifiuti è legale» spiega Jamie. «Una volta che finiscono nel bidone, il mandato non serve più.»
«Oh, cavoli, no» farfuglio. «Non porterò la spazzatura di mio fratello. Non puoi parlare sul serio.»
«Sarebbe di aiuto.» Ron aziona di nuovo il dispositivo per chiudere il garage, poi mi allunga il secondo. «Ma non è obbligatorio, Daunis. Tu hai accessi che noi non abbiamo, basta che ci racconti le cose che vedi e che senti. Ci occuperemo noi del controllo dei rifiuti.»
Lezione numero 3 per l’Agente Scoiattolo: Non sono la depositaria... dei rifiuti di mio fratello.
Sto aiutando a indagare su Travis e gli altri tossici di Sault. Non ficcherò il naso negli affari di Levi o di qualche mio amico. L’FBI non cambierà chi sono, giuro a me stessa.
A metà strada da Marquette, Ron accenna al fatto che dovrò imparare come si produce la metanfetamina.
«Sul serio?» strillo prima di rendermi conto che razionalmente ha senso.
Ron sorride. «Sì. Devi conoscere i vari metodi di produzione, così potrai identificare qualunque prova in cui potresti imbatterti. Ti stiamo chiedendo di capire cosa ha fatto Travis Flint per creare la meth-x. Devi conoscere le ricette prima di iniziare a modificarle.»
«Volete che produca metanfetamina e che faccia esperimenti» ripeto, per mia conferma personale.
«Be’, più ne sai, più sarai un buon informatore» mi dice. «Prima dell’apertura della stagione, tu e Jamie passerete un fine settimana in un laboratorio federale fuori Marquette.»
«Aspetta... cosa?» Mi giro a guardare Jamie, la testa appoggiata al finestrino. Gli occhi sono chiusi, probabilmente sta facendo un sonnellino. Abbasso la voce in un sussurro. «Non è normale che due amici che si conoscono da poco facciano una gita del genere. Inoltre ha una ragazza...» Fisso Ron. «Non c’è nessuna ragazza, vero?»
«È più facile tenere le ragazze lontane se sei fedele a qualcuno che hai lasciato a casa» spiega Ron.
«Ma... tutti penseranno che gliel’ho rubato.» Non so cosa mi disturba di più: essere ...